La questione armena, a Padova incontro con Vincenzo Pace

armeni[1]Giovedì 3 dicembre 2015 dalle ore 16.30 alle ore 18.30 nell’Aula Brunetta di via del Santo, 26 - Padova, all’interno del corso di Storia dei Paesi Islamici, la professoressa Leila El Houssi ospiterà il terzo di un ciclo di incontri sulla questione “Minoranze religiose nel Nord Africa e Medio Oriente”.

La conferenza sarà tenuta dal professor Vincenzo Pace, Università di degli Studi di Padova, e avrà come titolo “La questione armena”.

Il professore Vincenzo Pace è ordinario di Sociologia generale e docente di sociologia della religione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova. Insegna inoltre sociologia dei diritti umani nel corso di laurea in Scienza politica e relazioni internazionali. E' stato Direttore del Dipartimento di Sociologia dell'Università di Padova dal 1999 al 2005; coordina il Gruppo di ricerca su Islam e modernità (GRIM) del Dipartimento di Sociologia ed è responsabile scientifico del progetto Socrates del Doctorate Programme on Diversity, Identity and Migration in Europe. E' Presidente dell'International Society for the Sociology of Religion (SISR).

Fa parte dei seguenti comitati scientifici:

- Fondazione per la ricerca sulla pace della Regione Veneto;

- Observatoire des Sciences Religieuses dell'Università di Losanna;

- Centro Interdipartimentale di Studi e ricerche sui diritti umani dell'Università di Padova.

Collabora con le riviste Archives de Sciences Sociales des Religions, Social Compass, Socijalna Ekologija e Religioni e società.

Si interessa prevalentemente di sociologia della religione e di sociologia della condizione giovanile. Nel primo ambito ha condotto studi sul fenomeno delle sette, dei nuovi movimenti religiosi, del fondamentalismo contemporaneo e sulle trasformazioni del campo cattolico (soprattutto in Italia). Più recentemente si è interessato alla sociologia dell'islam e alla presenza delle comunità musulmane in Europa. Nel secondo ambito ha partecipato a ricerche (anche come direttore di ricerca) sugli atteggiamenti e comportamenti delle nuove generazioni in Italia e in Europa.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:

  • Raccontare Dio. La religione come comunicazione, Il Mulino 2008;
  • Perché le religioni scendono in guerra?, Laterza 2004;
  • L’Islam in Europa: modelli di integrazione, Carocci 2004;
  • I fondamentalismi, Laterza 2002;
  • Il fondamentalismo religioso contemporaneo Queriniana 2000;
  • Credere nel relativo, UTET Università 1997.

 

Scarica la locandina dell'evento

 


Giovedì 3 dicembre “Sperando contro ogni speranza”, la testimonianza dei cristiani in Medio Oriente

Perseguitati, uccisi, torturati, spesso costretti a vivere in campi profughi. Eppure sono loro, i cristiani perseguitati in tanti paesi, e in particolare in Medio Oriente, che possono indicare a noi europei, spesso imborghesiti e intorpiditi, dov’è il tesoro più prezioso della nostra civiltà. L’Associazione culturale Antonio Rosmini, in collaborazione con l’Associazione Santa Lucia per la Cooperazione e lo Sviluppo tra i popoli onlus propone

 

giovedì 3 dicembre, ore 21.00
sala dello Studio teologico – basilica del Santo

Sperando contro ogni speranza
La testimonianza dei cristiani perseguitati in Medio Oriente

Incontro-testimonianza con Giorgio Paolucci editorialista di Avvenire e scrittore

Introduzione di Filippo Stoppa, Associazione Rosmini

L’incontro costituisce un momento di preparazione e approfondimento dei temi della Cena di Santa Lucia (www.cenadisantalucia.it), che quest’anno si svolgerà lunedì 14 dicembre al Centro congressi Padova “A. Luciani” sul tema “Profughi e noi – tutti sulla stessa strada” per sostenere, tra l’altro, progetti di accoglienza e ricostruzione in Siria, a supporto della parrocchia di padre Ibrahim Alsabagh ad Aleppo, ma anche progetti in Iraq, Llibano, Giordania, Sud Sudan e altri.

Paolucci presenterà alcuni docuvideo girati in Medio Oriente, particolarmente in Siria e nei territori curdi di Siria, Iraq e Turchia. Un’occasione per restare ‘incollati’ alle vicende dolorose dei nostri fratelli ed anche per rispondere agli appelli dei loro pastori che chiedono a gran voce di fare di tutto perché non scompaia la millenaria presenza cristiana da quei luoghi martoriati dalle scorribande sanguinose dei jihadisti dell’Isis.

«Fino a pochi giorni fa, suonava naturale, quasi ovvio, chiedersi come vivessero i cristiani e le altre minoranze perseguitate dall’estremismo islamico in Medio Oriente e come si potesse aiutarli», spiega Andrea Pin, responsabile progetti culturali dell’Associazione Rosmini «dopo i fatti di Parigi, avvertiamo che il terrore attanaglia le nostre vite non meno delle loro. Giorgio Paolucci, scrittore e giornalista, raccontandoci la vita di quelle comunità ci restituisce una capacità di amore, perdono e cura che vede i perseguitati dei protagonisti e fonte di speranza anche per noi europei. Li guardavamo immaginando di poterli aiutare; ora scopriamo che sono essi a poterci sostenere».

«Impressiona soprattutto la loro certezza, la certezza con cui guardano ciò che hanno di fronte. E il fatto che perdonano i loro persecutori», raccontava Paolucci in una recente intervista. «Come si fa? Mi viene in mente il video proiettato al Meeting di Rimini di quest’anno nel quale emergeva l’origine della fede vissuta da una bambina, Myriam di Qaraqosh, con sua madre che spiegava che per lei Cristo è tutto. Ecco da dove viene una fede così: da un’educazione. Dobbiamo recuperare questa educazione e la nostra tradizione. L’altra cosa impressionante è che non odiano, ma sperano contro ogni speranza».

Nel corso dell’incontro Paolucci mostrerà anche un video con il Custode di Terra Santa, il francescano Pierbattista Pizzaballa. «Un esempio eloquente del fatto che la vera identità è possibile solo nel confronto con l’altro. Per essere cristiano davvero c’è bisogno di confrontarsi con chi è profondamente ebreo e con chi è profondamente musulmano. Non posso dire “io” fino in fondo, senza dire “tu”. Altrimenti sono mutilato nella mia identità. È per questo che si può costruire un “noi”».

Giorgio Paolucci, giornalista, è editorialista del quotidiano Avvenire e scrittore. Da vent’anni si occupa delle problematiche legate all’immigrazione e all’islam. Con Camille Eid ha scritto Cento domande sull’Islam, intervista a Samir Khalil Samir, 2002 e I cristiani venuti dall’islam, 2005. Di recente ha pubblicato Se offrirai il tuo pane all’affamato – Oltre lo scarto: la rete di carità del Banco Alimentare.

 

 


Anna Zanoli e l’arte in TV raccontata da Federico Zeri

premio_malatesta_novello_cesena_foto_05L’arte e Anna Zanoli: una vocazione e un’impresa, nel senso anche economico del termine. Laureatasi in storia dell’arte con Roberto Longhi, ha potuto ampliare il suo campo d’interessi grazie a un concorso alla Rai, vinto appena terminata l’università. Un impegno su più fronti, che le ha permesso di utilizzare le proprie competenze specifiche per avvicinarsi a linguaggi fino ad allora poco sviluppati. Per cui al suo lavoro, che ha conosciuto ben poche interruzioni, a questo personaggio un po’ sbarazzino e coraggioso, la cultura italiana deve moltissimo. Non solo per quel che riguarda l’attività specifica di critica - vedi suoi studi su artisti del Rinascimento italiano, come tra i quali quello sul Pisanello, la partecipazione alla collana I maestri del colore, gli interventi sulla rivista Paragone arte e Paragone letteratura - ma per la sua capacità di trovare, lì dove tutto doveva essere intrattenimento, fessure, occasioni per avvicinare l’arte al pubblico.

Fondazione Zeri, 12 novembre 2015
Fondazione Zeri, Bologna 12 novembre 2015

Un risultato forse unico, visto che proprio la critica d’arte più qualificata, in questi inverni più o meno rigidi della cultura, proclama la dissociazione tra arte e intrattenimento. Il programma affidatole dalla Rai “Io e...” (pensato come intervento su di una singola opera) ha consentito ad Anna di offrire agli interpreti più validi della cultura italiana la possibilità di brevi ma sentiti interventi. Nella sua rete non manca nessuno, da Bassani a Fellini, da Pasolini a Luzi, dalla Banti alla Bellonci, da Guttuso a Zeri. E proprio di Zeri, dei suoi interventi, grazie alla collaborazione con La Cineteca di Bologna, la Fondazione Zeri giovedì 12 novembre ha riproposto materiali quasi introvabili oramai.

zeriMa il merito di Anna Zanoli, oltre alla fattura dei documentari, è soprattutto aver incuriosito i supremi Atteoni e campioni del nostro variopinto Areopago, in genere distaccati, e aver permesso performance di cui le siamo appunto debitori. Mai, senza Anna, avremmo uno Zeri come quello che si scopre nel documentario sulla via Appia, mai avremmo una confessione tutta laica ma passionale come quella cui Pasolini, fuor di ogni auto censura, diede.

la proiezione alla Fondazione Zeri del documentario su Zeri e i dipinti su pietra, (Anna Zanoli, 1997)
La proiezione alla Fondazione Zeri del documentario su Zeri e i dipinti su pietra (Anna Zanoli, 1997)

Il primo filmato, introdotto da Andrea Bacchi nella Biblioteca della Fondazione Zeri, è dedicato alla pittura su pietre dure. Un tecnica conosciuta già dal mondo romano, tornata in auge con il Rinascimento italiano, grazie a Sebastiano dal Piombo, di cui Zeri ricorda lo splendido esempio della Natività della Madonna in Santa Maria del Popolo (1530); un gusto diffusosi rapidamente in Italia e in Europa. Ai nostri occhi, oggi, apparentemente nulla di straordinario nell’intervista televisiva: Zeri, in elegante giacca rossa, ci accoglie in uno studio arredato e ci educe con dire pacato, preciso e sintetico. Un principe, non solo un maestro, del gusto rinascimentale, simile a quei ritratti che egli stesso commentò, e che intrattiene i nipotini spettatori sulle patrie istorie. E anche un principe del linguaggio televisivo, per la sua capacità di modellare il linguaggio sui ritmi del nuovo mezzo.

Siamo così nella favola delle pietre, più o meno dure, più o meno rare. Resistenti eppur fragili. Capaci però di assicurare al colore una durata che gli altri supporti non consentono. Materiali ricercati, come l’ardesia o soprattutto pietra di Volterra, dalle pregiate striature informali, che ispiravano al pittore movimenti e occasioni figurative; e poi i lapislazzuli, oggetto del virtuosismo dei pittori francesi o fiamminghi; i vetri napoletani, dai connotati apotropaici o perfino magici; e infine la lavagna, che sfida i secoli, tanto che Sebastiano ne consigliò l’utilizzo a Michelangelo per tutta la Cappella. Il che non poteva non irritare, ci chiarisce Zeri, il nostro: di suo un “frescante” e in fondo già consegnatosi agli inalterabili cieli platonici, cornici di un dramma più che epocale. E dire che le pietre dure, cupe od oscure, come pochi altri medium, inclinano al mistero. Un linguaggio, quello di Zeri, bonario, attento al ricevente, completo: mancano solo le quotazioni di Christie’s.

Federico Zeri e la via Appia, di Anna Zanoli, 1974
Federico Zeri e la via Appia, di Anna Zanoli, 1974

Fin qui siamo nelle Vite del Vasari. Anna Zanoli ottiene però un risultato supremo, con il secondo filmato di questo dittico: quello sulla via Appia, nel quale l’antichista compie incredibile metamorfosi. Nel seducente bianco e nero di Maurizio Cascavilla, forse guidato a sua volta dal fascino delle stampe private e pubbliche antiche, l’irrequieto Cicerone alza il proprio sdegno, crucciato per il degrado ambientale cui le onorate e disonorate rovine sono lasciate. Da Vasari a Pirandello, potremmo dire. Un capolavoro.

Solo, senza interlocutori, fra copertoni, cartacce, rifiuti vari, Zeri proclama il lutto per la civiltà presente che permette saccheggi dei beni archeologici, acquisiti da musei privati e pubblici, in questi ultimi invisibili per l’inagibilità degli stessi. Bassorilievi o frontoni di cui rimane, quando rimane, solo la targhetta. Massicci pietroni da cui spunta miseranda vegetazione, resti di abitazioni, lapidi e iscrizioni che consegnarono al cielo di Roma la propria cifrata e onorata storia; un mausoleo più cupo che mai nel bianco e nero della pellicola fotografica, di per sé ancora intatto ma non fa primavera, specie se ad esso si oppone il disastro ambientale dell’abusivo palazzone a quattro piani. La via Appia, la via che raggiungeva Brindisi e metteva in rapporto Roma con il mondo: uno squarcio di Paradiso trasformato nell’infernale “Passeggiata archeologica” . Situazione mutata oggi grazie anche a Zeri.

La locandina dell'incontro del 12 novembre
La locandina dell'incontro del 12 novembre

Nella sua Roma, conosciuta fin nelle pietre, Federico Zeri appare quasi come uno straniero, reiterando con cupo cipiglio il proprio scandalo. Un invariabile lamento, sullo sfondo del paesaggio che “sfuma nell’azzurro dei monti laziali”: un’“unità ideale” che orride siepi lacerano impedendo la visione di tale teatro che lo stesso Goethe scelse come luogo del proprio autoritratto altrettanto ideale.

È sempre Anna Zanoli a informarci dell’apprezzamento ottenuto da questa chili aria: Zeri per dieci anni fu letteralmente bandito. Solo un tardivo recupero con Minoli.

Federico Zeri e la via Appia, di Anna Zanoli, 1974
Federico Zeri e la via Appia, di Anna Zanoli, 1974

L’età migliora, come avviene per il vino, anche i capolavori. È questo lo è. Perché Zeri, più che denunciare, svela qualcosa di sé, di un deluso sentimento che travalica l’occasione.

Se poi a questo dittico aggiungiamo il ben più noto documentario sulla città di Orte, girato da Anna con la collaborazione di Pier Paolo Pasolini, possiamo aggiungere a Vasari e Pirandello, Plutarco e le sue Vite parallele. Alessandro e Cesare; Zeri e Pasolini. Un dittico, anzi un trittico che permette al poeta-regista e all’antichista, di raggiungere i toni di un’angosciosa confessione. Sempre un palazzone che oltraggia l’ambiente, ma più che l’ambiente, la storia, l’antropologia. Andrebbero visti insieme, come i dittici di Piero della Francesca sui principi d’Urbino. In entrambi gli episodi filmici, un flusso di coscienza incontenibile realizza e tradisce sì disagio per la civiltà, ma assieme a questo un disagio privatissimo, che nessun testo di letteratura o d’arte può comunicare. Lo sguardo di Zeri, lo sguardo sia dell’occhio sia della mente, non incontrano un oggetto, una rovina, storica o moderna che sia, ma l’universo.

Fondazione Federico Zeri, Piazzetta Giorgio Morandi 2. Bologna.

giovedì 12 novembre ore 17.30

L’arte in TV raccontata da Federico Zeri 

con Andrea Bacchi e Anna Zanoli
proiezione di

Federico Zeri e la via Appia, di Anna Zanoli, 1974, 23'

Federico Zeri presenta una collezione di dipinti su pietra, di Anna Zanoli, 1997, 62' (estratto)

 

La biografia e la filmografia di Anna Zanoli sono su http://www.mymovies.it/biografia/?r=22602.

(Mario Cancelli)


Il 26 novembre a Padova “Autonomia, parità per una scuola migliore”

a21-1024x761[1]La Fondazione per la Sussidiarietà ha di recente pubblicato SOS Educazione. Statale, paritaria: per una scuola migliore. I curatori del volume, Giorgio Vittadini e Luisa Ribolzi, sottolineano che l’emergenza educativa in Italia impone uno sforzo di riflessione e di proposta che valorizzi il contributo di ciascuno in vista di una scuola migliore, a vantaggio di tutti.

Per approfondire questi temi L’Istituto Romano Bruni propone per giovedì 26 novembre alle 21.00 nel Polo Educativo Scuole Romano Bruni di via Fiorazzo, 7 a Padova (Ponte di Brenta) l’incontro pubblico

Autonomia, parità per una scuola migliore

che prenderà spunto dal libro per riflettere sulla scuola italiana. Saranno presenti:

Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e curatore del volume
Simonetta Rubinato, deputato Pd, membro della V Commissione Bilancio della Camera
Elena Donazzan assessore all’istruzione della Regione Veneto

Moderatore Stefano Montaccini, rettore delle Scuole Romano Bruni.

invito_SOS Padova_26nov-72L’evento è promosso da: Scuole Romano Bruni, Scuola dell’Infanzia San Gaetano, Scuole DIEFFE e Associazione genitori Romano Bruni, in collaborazione con la Fondazione per la Sussidiarietà, CdO Opere educative, DISAL e AGESC.

L’incontro vuole invitare a evitare in ogni modo posizioni viziate da un approccio ideologico, che da troppo tempo condiziona la riflessione sul tema di come attuare una effettiva parità tra scuola statale e scuola paritaria. «L’emergenza educativa, che ormai è sotto gli occhi di tutti in Italia», sottolinea Montaccini, «impone uno sforzo di riflessione e di proposta che valorizzi il contributo di ciascuno – al di là degli schieramenti culturali e politici – in vista di una scuola migliore, a vantaggio di tutti: studenti, insegnanti, genitori e dell’intera società. Chiunque rinunci per pregiudizio o indifferenza a esercitare questo compito di riflessione abdica a una responsabilità storica dalla quale dipende il futuro del nostro Paese». Quindi non un incontro per “specialisti” ma per tutti coloro che vogliono una scuola che svolga fino in fondo la sua irrinunciabile funzione di accompagnamento alla maturità delle giovani generazioni.

Il libro SOS Educazione. Statale, paritaria: per una scuola migliore intende fare il punto sulla situazione del sistema scolastico italiano e sul ruolo che in esso svolge la scuola paritaria, analizzandone le dimensioni numeriche, gli andamenti, gli esiti in termini di apprendimento, i costi e le caratteristiche degli “imprenditori educativi”. L’ottica degli autori è quella di offrire una serie di contributi in vista di un allineamento dell’Italia al sistema europeo, alla luce delle best practices già realizzate in altri Paesi dell’UE e negli USA.

L’ipotesi di partenza è che solo adottando un atteggiamento pragmatico e innovativo capace di tenere in considerazione il maggior numero di fattori, sarà possibile realizzare un sistema scolastico nazionale, secondo il dettato della Legge 62/2000, il che non significa in alcun modo omologare l’offerta formativa, se non in termini di affidabilità e di qualità.

 

Scarica l’invito allevento del 26 novembre “Autonomia, parità per una scuola migliore”.


Concerto il 17 novembre: Il Novecento (ri)ascolta la musica antica

10655216_829959787055494_1791104338059712641_o[1]Il 17 novembre a Padova un concerto organizzato dagli studenti dell’Università e rivolto al mondo universitario, ma anche a quanti sono interessati alla riscoperta della polifonia antica avvenuta tra Otto e Novecento. L’iniziativa si propone di diffondere i risultati ottenuti da un gruppo di studio del nostro Ateneo, che ha indagato le modalità con le quali nei secoli XIX e XX è stata re­interpretata la polifonia del Rinascimento, genere che ha ispirato le composizioni di numerosi musicisti moderni e contemporanei. Gli autori scelti per il programma sono rappresentativi della riforma della musica sacra in Italia: Giovanni Tebaldini, di cui sono appena trascorsi i 150 anni dalla nascita, Ildebrando Pizzetti e Lorenzo Perosi, i quali si sono variamente ispirati ad alcuni dei principali esponenti della Scuola Romana e Veneziana del ’500, come Giovanni Pierluigi da Palestrina, Tomás Luis de Victoria e Giovanni Matteo Asola.

Martedì 17 novembre 2015, ore 20.45

Padova, Chiesa di S. Nicolò - Piazzetta S. Nicolò

Il Novecento (ri)ascolta la musica antica

CONCERTO

in memoria di Pier Luigi Gaiatto

GRUPPO VOCALE NOVECENTO

Organista: Francesco Grigolo
Direttore: Maurizio Sacquegna

Ingresso libero

Progetto finanziato dall’Università di Padova sui fondi della legge 3.8.1985, n. 429

Gli studenti dell’Università di Padova coinvolti in questa iniziativa hanno contribuito a raccogliere le composizio­ni per studiarne le caratteristiche testuali e musicali, e poi proporre la loro esecuzione che, in questa occasione, viene affidata al Gruppo Vocale Novecento. Il concerto, però, è anche l’occasione per ricordare un carissimo compagno di studi prematuramente scomparso, il dott. Pier Luigi Gaiatto che ha indagato sistematicamente l’opera di chi ha promosso la riscoperta della musica antica in area veneta. Le sue ricerche sono state fondamentali per coloro che, dopo di lui, hanno continuato lo studio degli autori e dei repertori prodotti dalla riforma della musica sacra. Pier Luigi aveva avviato anche la compilazione del catalogo delle musiche di Giovanni Tebaldini: possa l’esecuzione del concerto favorire la conclusione di quel progetto editoriale, a riconoscimento del suo lavoro e in omaggio alla sua memoria.

Il Gruppo Vocale Novecento, fondato nel 2003, esegue polifonia sacra rinascimentale a sole voci virili. Ha partecipato a concerti, rassegne, festival, corsi e concorsi nazionali e internazionali, ottenendo prestigiosi riconosci­menti. Nel 2015, al 49° Concorso nazionale di Vittorio Veneto, gli è stato assegnato il primo premio per il canto polifonico di ispirazione popolare, il secondo premio per musiche originali d’autore, il premio speciale “Centena­rio” e il premio speciale per la migliore interpretazione della musica di autori contemporanei. Tra le incisioni discografiche si segnala una raccolta antologica con musiche di Tomás Luis de Victoria e un oratorio di Giuseppe Gazzaniga, eseguito con il gruppo Alio modo ensemble diretto da Silvano Perlini.

Francesco Grigolo, diplomato in Organo, Composizione organistica e Canto presso il Conservatorio di Vicenza, si è perfezionato all’Università della musica di Vienna. Vincitore, nel 2010, della borsa di studio Associazione musicale Terenzio Zardini, svolge attività concertistica in Italia e all’estero come direttore, solista e accompagnatore. È direttore del Coro Polifonico San Biagio di Montorso Vicentino e del Gruppo corale di Bolzano Vicentino, con i quali ha effettuato numerose produzioni musicali, ottenendo riconoscimenti come il premio “Direttore” al 47° Concorso nazionale corale di Vittorio Veneto. È componente del sestetto vocale EsaConsort, consulente artistico dell’ASAC Veneto e organista titolare del duomo di Arzignano. Ha inciso musiche di Terenzio Zardini e Mario Lanaro.

Maurizio Sacquegna, laureato in musicologia presso l’Università di Padova con una tesi magistrale sulla musica policorale di Giovanni Matteo Asola (1525-1609), è iscritto al corso di Direzione di coro e Composizione corale al Conservatorio di Vicenza. Ha approfondito il canto gregoriano con Lanfranco Menga e la vocalità funzionale con Luciano Borin. È direttore del Coro Piccola Baita, del Gruppo Vocale Novecento, del Coro del Liceo di Cologna Veneta e della Corale di Locara. È docente presso l’UNIVA di Vicenza (sede di Montecchio), nei seminari dell’Accademia Piergiorgio Righele e nel Liceo coreutico di Verona. Componente del sestetto vocale EsaConsort, ha ricevuto premi e riconoscimenti in numerosi concorsi nazionali.

Studenti dell’Università di Padova che hanno promosso l’iniziativa: Giorgio Peloso (garante), Agnese Aghito, Valentina Bagarolo, Anna Balagion, Barbara Bittante, Lara Bottaro, Giulio Daniele, Alessandro De Blasi, Elena Filippucci, Alessia Leccese, Dario Lo Surdo, Giorgia Malagò, Gaia Masut, Francesco Ostuni Minuzzi, Alessia Penazzato, Miriam Rizzi, dott. Giorgio Zoia

PROGRAMMA

Giovanni Tebaldini (1864-1952) Prélude Choral, op. 16 n. 1
da Trois pièces d’orgue, 1897

Tomàs Luis de Victoria (1548 ca.-1611) Ave Maria, 4v (CATB)
da Victoria-Werke, VIII, 1913

Giovanni Tebaldini (1864-1952)
Ave Maria, op. 22 n. 7, 1v (S) e organo da «Composizioni sacre per canto», I/5, 1909

Ildebrando Pizzetti (1880-1968)
Ave Maria, op. 2, 3v (ATB) e organo da «Musica sacra», 7, 1900

Giovanni Tebaldini (1864-1952) Intermezzo, op. 16 n. 2
da Trois pièces d’orgue, 1897

Giovanni Matteo Asola (1524-1609)
Laudate dominum omnes gentes, 8v (coro I: CATB; coro II: CATB)
da Vespertina omnium solemnitatum psalmodia, 1590

Giovanni Tebaldini (1864-1952)
Laudate dominum omnes gentes, 4v (T1T2BrB) Inedito

Lorenzo Perosi (1872-1956)
Laudate dominum omnes gentes, 2v (SMz) e organo da «Melodie sacre», II, 1898

Giovanni Tebaldini (1864-1952)
Marche Grave sur le thème de “Vexilla”, op. 16 n. 3 da Trois pièces d’orgue, 1897

Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525/26-1594)
Sicut cervus desiderat, 4v (CATB)
Trascrizione in Giovanni Tebaldini, Trilogia sacra, 1921

Giovanni Tebaldini (1864-1952)
Sicut cervus desiderat, op. 24 n. 2, 4v (SATB)
da Tria Motetta, 1904

Giovanni Tebaldini (1864-1952)
Sonata per organo con coro sul corale «Herzliebster Jesu», op. 26, 4v (SATB) e organo, 1901: Allegro sostenuto


Gli acquarelli di Emanuela Colbertaldo ad ArtePadova

ec1Ci saranno anche gli acquarelli di Emanuela Colbertaldo ad ArtePadova, la 26° Mostra Mercato d’Arte Moderna e Contemporanea, che si terrà nel capoluogo veneto dal 13 al 16 novembre. Nata a Padova, dove vive ed opera, Emanuela inizia la sua attività nel 2004 sotto la guida dei maestri Mario Zoppelletto, Alberto Troiani, Ennio Toniato, Laura Sarra, Sergio Bigolin. Esterna con profondità e completezza la propria espressività pittorica, soprattutto attraverso la tecnica dell’acquerello. Le sue opere comunicano l’incanto della natura in tutte le sue componenti: soggetti floreali, paesaggi, nature morte. Ha partecipato a molte mostre collettive e personali, nel 2010 ha vinto il primo premio alla Biennale Internazionale dell’acquerello di Albignasego.

ec3Delle sue opere hanno trattato vari critici d’arte quali Dionisio Gardini, Maria Beatrice Rigoletto Autizi, Luigi La Gloria, Gabriella Niero, Francesco Celi, Raffaele Mombello, Dora Schiavon, così come numerosi sono i riconoscimenti attribuiti alla sua opera, nonostante si sia dedicata alla pittura da poco più di un decennio.

Per maggiori informazioni il sito della pittrice è www.ecolbertaldo.it.


La questione confessionale nell’Egitto contemporaneo: il caso dei cristiani copti

12188115_10206778936025442_8458710999536050191_o[1]Giovedì 12 novembre 2015 dalle ore 16.30 alle ore 18.30 presso l'Aula Brunetta, via del Santo, 26 - Padova, all'interno del corso di Storia dei Paesi Islamici, la professoressa Leila El Houssi ospiterà il secondo di un ciclo di incontri sulla questione "Minoranze religiose nel Nord Africa e Medio Oriente". La conferenza sarà tenuta dalla Dott.ssa Alessia Melcangi Università di Catania, e avrà come titolo "La questione confessionale nell’Egitto contemporaneo:il caso dei cristiani copti".

Alessia Melcangi è assegnista di ricerca in Storia e Istituzioni dell’Africa presso il Centro per gli Studi sul Mondo Islamico Contemporaneo e l’Africa - CoSMICA Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università di Catania. Cultore delle materie Storia dell’Africa e Storia dei Paesi dell’Africa e del Medio Oriente presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania, fa parte del comitato scientifico della collana editoriale IJAZAH. Collana di Storia del mondo islamico e islamistica. Cura la Segreteria dell’Associazione per gli Studi Africani in Italia (ASAI), di cui è responsabile dell’informazione e della mailing list. Fa inoltre parte del Comitato di redazione della rivista Polo Sud. Rivista di Storia moderna e contemporanea.

I suoi principali ambiti di interesse sono la Storia contemporanea dell’Egitto, le minoranze religiose e i diritti umani in Egitto, la partecipazione politica, sociale e culturale della minoranza cristiano copta in Egitto, la cittadinanza e processi democratici in Africa e in Medio Oriente.

Principali pubblicazioni

Melcangi A., La questione confessionale nell’Egitto post-rivoluzionario, in A. Cantaro (a cura di), Dove vanno le primavere arabe?, Ediesse, Roma 2013, pp. 83-90.

Melcangi A., La collettività italiana nell’Egitto di Gamal ‘Abd al­Nasser. Alcune note a proposito dei documenti diplomatici italiani sulla visita di Fanfani al Cairo, in “Polo Sud. Semestrale di studi storici”, III, 2013, pp. 55-79. Peer-reviewed publication.

Melcangi A., The political participation of Copts in Egypt: from the Nasser years to the sectarian strife of the nineties, in Fois M., Pes A. (eds.), “Politics and Minorities in Africa”, Aracne, Roma 2013, pp. 221-243. Peer-reviewed publication.

Melcangi A., Religious issues in Egypt: From revolution to Nasser and back, in Panebianco S., Rossi R. (eds.), Winds of Democratic Change in the Mediterranean? Processes, Actors and Possible Outcomes, Rubettino, Soveria Mannelli 2012, pp. 347-363.

Melcangi A., Cricco M., Gamal ‘Abd al-Nasser e Muammar al­Gheddafi: due figure a confronto nello scenario mediorientale della fine degli anni Sessanta, in Tonini A., Simoni M. (a cura di), Realtà e memoria di una disfatta. Il Medio Oriente dopo la guerra dei Sei Giorni, Firenze University Press, Firenze 2010, pp. 35-56.

Melcangi A., La risata che cambiò il mondo. Gamal ‘Abd al­Nasser tra mito pubblico e identità privata, in Melfa D., Melcangi A., Cresti F. (a cura di), Spazio privato, spazio pubblico e società civile in Medio Oriente e in Africa del Nord, Giuffré, Milano 2008, pp. 153-180.

Melfa D., Melcangi A., Cresti F. (a cura di), Spazio privato, spazio pubblico e società civile in Medio Oriente e in Africa del Nord, Giuffré, Milano 2008.

Melcangi A., Gamal ‘Abd al-Nasser tra mito pubblico e identità privata, in “Africa”, LXII, 2007, pp. 329-359. Peer-reviewed publication.

Melcangi A., Church, intellectuals and youth movements: the new reflection on secularism and tradition within the Coptic community in Egypt, in L. El Houssi, A. Melcangi, S. Torelli (eds.), North African Societies after the Arab Spring: Between Democracy and Islamic Awakening, Cambridge Scholars Publishing, Cambridge 2015, sub prelo.

Melcangi A., Identità contestata, identità condivisa: i copti tra nazionalismo e rivendicazioni comunitarie nell’Egitto contemporaneo, in Cresti F. (a cura di), La sfida del pluralismo, Aracne, Roma 2015, sub prelo.


Avviso importante: cambiamento di sede per l’incontro sul Sinodo

image[1]Un avviso importante: è cambiata la sede dell’incontro “Il Sinodo visto da vicino - La bellezza della famiglia e le sfide del tempo presente” di martedì 10 novembre 2015 alle 21.00, che originariamente si doveva tenere nella Sala dello Studio teologico del Santo. Si terrà invece poco lontano, nella Sala del Redentore, di corso Vittorio Emanuele II 174, vicino alla parrocchia di Santa Croce.


A day in the jungle. Baruffi e l’impossibile surrealismo

baruffi (5)Si parlerà mai di un terzo surrealismo, dopo quello di Breton e poi di Bataille? Pensiamo proprio di no, anche se speriamo solo di sbagliarci.

Per varie ragioni, non ultimo il fatto che, contrariamente a quello che si predicava sulle barricate del Sessantotto, il potere non ha nessuna intenzione di concedersi all’immaginazione. Tutto lo spazio possibile invece all’imitazione di essa (è il kitsch). Per questo un terzo surrealismo è per lo meno arduo da immaginare, quasi come la terza età di Gioachino da Fiore. Dipende soprattutto da come verrà trattato quel che si chiama il “sintomo”, un tempo il forziere del nevrotico, che artisti e scrittori saccheggiavano con passione.

La Sainte vierge di Picabia è sintomo. L’Elephant fording a river di Bacon è sintomo. La fattoria degli animali di Orwell è sintomo, anche se un po’ compromesso con l’allegoria.

baruffi (4)Gli animali di Baruffi non conoscono possibili alterità, tanto sembrano preannunciare e testimoniare l’avvento di questa inimmaginabile terza età di cui si parlava.

Terza età come ultima metamorfosi (animalesca) dell’honnête homme?

Baruffi in verità si fa da parte, sceglie il ruolo di Cicerone del dramma in cui guida. Nella sua straniata città le mucche ruminano assimilatissime all’ambiente, i pavoni si offrono come dive cinematografiche, cavalli sui tetti-giardini dei grattacieli assaggiano erbe come fossero drink.

L’operazione allora è quella di farci accettare con assoluta normalità tale incubo, che nulla ha da spartire con le associazioni dell’inconscio e sembra invece propagandare un che di avvenuto: l’identità di uomo e animale.

baruffi (2)Dal suo osservatorio newyorkese Baruffi ci offre le istantanee di una poetica che, senza azzardare alcun ribellismo o demistificazione, è de facto e de jure, tutta politica. Non fosse per il fatto che l’artista si concede il lusso di osservare - come il tirocinante fa nelle sale dove si amministra la giustizia - quel che la polis delle polis offre all’immaginario. Immagini oniriche o prese casualmente da un cellulare?

baruffi (3)Le tartarughe, meglio delle oche celebrate da favole e fumetti, attraversano i passaggi pedonali con quacquera e orgogliosa compunzione: e non uno strombettio osa far loro fretta. Insomma: l’ideale di cui si è detto si è fatto storia.

Una società serena, senza conflitti è davanti a noi e noi la osserviamo senza scandalo, quasi ogni ribellione fosse impossibile. Questa è l’angoscia che tale pittura trasmette. L’animale come derridiano ideale, l’istinto (!) di sottomissione reso virtù civica.

baruffi (1)Baruffi ce lo dice come meglio non si può, con questi teleri che usano lo straniamento come variazione di un’assurda posa fotografica. Un mondo che pochi decenni fa sarebbe stato solo fumetto, ora è realtà. Lo cogliamo senza sforzo, si diceva: non ci resta che aggiungere a tale lettura il pensiero che un piccolo resto psichico questo zoo poco fantastico ancora riesca a proporre. Un resto di totemismo, che induce alla speranza per un dramma individuale e collettivo che osi nominarsi. Quel dramma che Bacon si era concesso di sorprendere nelle metamorfosi dei suoi personaggi, chiusi come cavie in un calvario di deformazione.

Francis Bacon - Elephant Fording a River (1952)
Francis Bacon - Elephant Fording a River (1952)

Già: una vicenda ancora simbolica, quella di Bacon. Il suo celebre Elefante, come si è detto, è figura sovradeterminata quanto al significato: Bacon lo scopre, senza pregiudizi scientifici, in quelle stesse pianure che furono percorse da antropologi senza troppa inventiva. Bacon onorava poeticamente qualcosa in cui è possibile riconoscere il simbolismo paterno.

In tanta serenità, come quella generata di Baruffi, è ancora possibile il Parricidio? O tutto si è consumato senza resto? È questa l'alba di un nuovo surrealismo, la pacificatapaix[1] favola di un fissato inconscio, come Picasso nella Paix aveva colto?

 

 

 

Andrea Baruffi, A day in the jungle.
Galleria Forni, Bologna
24 ottobre-1 dicembre 2015

(Mario Cancelli)


Sabato 7 novembre a Padova si inaugura la personale di Cleofe Ferrari

Cleofe Ferrari Punta della Dogana con SalutePer iniziativa dell’atelier d’arte contemporanea Maison d’Art di Carla d’Aquino, a Padova torna una rassegna di opere pittoriche dell’artista Cleofe Ferrari. L’artista presenta il frutto del lavoro di questi anni, che ha maturato in un progressivo percorso svolto nell’alveo della associazione Di.Segno, di cui Cleofe Ferrari è presidente, sotto la guida del maestro Alfredo Truttero, scomparso prematuramente quest’anno.

Nel corso degli anni l’Associazione di.Segno ha sviluppato una attività laboratoriale, una sorta di work in progress, dal titolo: Disegno: esperienza e metodo, sotto la guida di Truttero. Questo ambito è stato per Cleofe il luogo costante della verifica del proprio lavoro, di cui oggi presenta il frutto.

Siamo lieti di invitarvi alla mostra

L’INCANTO DEL REALE NEI DIPINTI
DELL’ARTISTA CLEOFE FERRARI

sabato 7 novembre 2015 alle ore 17.30
Circolo Unificato dell’Esercito di Padova
Palazzo Zacco, prato della Valle, 82

INAUGURAZIONE

Presentazione e critica di Carla d’Aquino

Intervento del coordinatore nazionale della Maison d’Art di Padova Andrea Petralia

La mostra rimarrà aperta fino al 17 novembre.

Alba Santa Giustina FerrariCleofe Ferrari nasce a Carpi (Mo). Dopo aver svolto gli studi su stilismo di moda a Reggio Emilia, svolge fino al 2008 attività di libera professione che si amplia dal 1990 all’intervento nella progettazione di interni. Nel 1982 consegue la laurea in Psicologia all’Università di Padova. Nel 2008 consegue il diploma del Master in Architettura, arti e liturgia promosso dalla Pontificia Commissione per i Beni culturali della Chiesa. Dal 2002 aderisce all’Associazione di artisti “Il Baglio” e dallo stesso anno partecipa regolarmente alle attività di disegno promosse dall’Associazione “Di.Segno” di Padova, di cui dal 2006 è presidente. Nel 2005 partecipa alla Mostra “La casa del Dio vicino” allestita nel corso dei lavori del Sinodo dei Vescovi a Roma. Nel 2007 partecipa alla Mostra di arte sacra “Sinfonia dello spazio liturgico” a Padova. Dipinge nella tecnica dell’acquerello, gessetto, encausto.

«Per Cleofe Ferrari», scrive Emanuela Centis, architetto e docente di Storia dell’Arte, «le immagini che nascono dall’impressione dell’incontro con la realtà si fanno segno espressivo carico di quella esperienza, ridonata e resa perennemente viva attraverso l’opera». L’artista emiliana segue in questo percorso il suggerimento del pittore americano William Congdon: “L’artista coglie - e allo stesso tempo viene colto da – l’immagine di sé nelle cose e delle cose in sé; immagine perciò della comunione fra sé e le cose, in cui, in qualche modo, l’artista è le cose e le cose sono lui. L’artista trasforma l’apparenza materialistica delle cose, le trasfigura in immagine, o segno, di vita nuova. Il gesto dell’artista è un lasciarsi trascinare in un seguire, un obbedire”.

«Per me dipingere è amare e abbracciare la realtà che mi circonda e mi accade», scrive la stessa Ferrari, «fissarne una traccia che diventi eterna, perché ogni volta che la guardi riaccada un incontro: una emozione, una esperienza. La realtà data è il dono più grande, e quell’attimo di luce è altrettanto dono. Il gesto veloce del momento creativo è dettato da una emozione, ma non si esaurisce in una sensazione percettiva; esso viene posto a servizio della realtà: io incontro la realtà e la realtà incontra me: quando la realtà incontra anche te che guardi, allora l’opera è riuscita».

Cleofe Ferrari Bacino di San Marco alba«Anni fa, camminando per Venezia», prosegue Cleofe Ferrari, «e disegnando en plein air la facciata della basilica di Santa Maria della Salute e di San Marco, e poi ad Assisi le basiliche di Santa Maria degli Angeli e San Francesco, ho intrapreso questa avventura che mi ha portato qui oggi. L’occasione di ogni mostra è un momento importante: per mettermi umilmente a confronto con il pubblico e ridonare a tutti nell’incontro ciò che è accaduto a me».

«Ritornando quest’anno a Venezia», conclude Emanuela Centis, «Cleofe ha scelto di ampliare lo spazio della sua espressione rispetto al consueto ritaglio di inquadratura, mostrandoci la visione che il suo occhio ha abbracciato in quel momento ed in quella situazione. Nelle tele veneziane, due vedute del bacino di Bacino di San Marco, il tema è l’insieme della acqua e dei suoi riflessi e le quinte architettoniche che fanno di Venezia la Regina del mare. Questa regalità di Venezia traspare splendida e maestosa nelle pennellate dell’artista, sempre gestuali (cifra del suo stile) nell’annotazione dei svariati particolari atmosferici, naturali, architettonici, ma organicamente compaginate nel rendere la vita che palpita qui in modo unico».