Domenica 29 maggio visita guidata alla Padova ebraica
L’Associazione culturale Rosmini propone per domenica 29 maggio alle 15.30 una visita guidata ai luoghi della Padova ebraica. La visita comprenderà l’antico Cimitero ebraico sito in via Isidoro Wiel, la collezione del Museo della Padova Ebraica con la possibilità di vedere un breve documentario sulla storia degli ebrei in Padova e il film “Generazione va, generazione viene” per la regia di Denis Brotto. Infine sarà possibile visitare la Sinagoga Italiana, fondata nel 1548, tuttora usata della Comunità ebraica di Padova.
Il costo della visita è di 18 euro per i soci Rosmini, con possibilità di iscriversi per chi non è socio. Per le iscrizioni inviare un’e-mail a info@rosminipadova.it entro il 23 maggio. Si accettano iscrizioni sino ad esaurimento posti.
Per info sulla comunità ebraica di Padova vedi http://moked.it/padovaebraica/vita-ebraica/notizie-storiche/.
Assemblea dei soci il 30 maggio all’Istituto Barbarigo di Padova
Appuntamento imperdibile per i soci della Rosmini lunedì 30 maggio all’Istituto Barbarigo in via del Seminario, 7 per l’assemblea ordinaria dell’associazione. L’assemblea è convocata in prima convocazione alle ore 7.30 ed occorrendo in seconda convocazione lo stesso giorno alle ore 21.00. All’ordine del giorno la relazione sulle attività svolte nel 2015, l’approvazione del bilancio 2015, la programmazione delle attività dei prossimi mesi e il rinnovo delle cariche sociali. Possono intervenire all’assemblea, con diritto di voto, tutti gli associati.
Come tradizione, inoltre, una parte dell’assemblea sarà dedicata a un breve approfondimento culturale, che quest’anno vogliamo dedicare proprio ad Antonio Rosmini, con la presenza di Maria Pia Tindaci, docente di Filosofia nel Liceo Romano Bruni di Padova.
Il Liceo Bruni mette in scena La Tempesta di Shakespeare
In occasione del 400° anniversario della scomparsa di William Shakespeare la Compagnia de "Il teatro instabile" del Liceo scientifico Romano Bruni mette in scena "La tempesta", ultimo dramma del grande autore inglese. Lo spettacolo si svolgerà venerdì 20 maggio alle ore 21 al Teatro comunale Quirino De Giorgio a Vigonza.
Dopo aver messo in scena negli ultimi anni il "Miguel Manara", "Assassinio nella Cattedrale" e "Antigone" il "Teatro instabile" ha scelto la “La tempesta” perchè rappresenta, a detta di molti critici, il testamento di Shakespeare. In essa si trova effettivamente un condensato di quei sentimenti e quelle tematiche che rendono urgenti le scelte nella vita di un uomo. Dentro le trame che nell'opera si intrecciano vengono rappresentate sulla scena alcune grandi opposizioni che nel profondo reggono la commedia e qualsiasi storia umana: riso e pianto; magia e realtà; schiavitù e libertà; odio di vendetta e amore; castità e innamoramento sensuale; amicizia e tradimento; vita e morte; società civile e vita selvaggia.
Il messaggio de La Tempesta si offre allora ad attori e spettatori: volete voi preferire le cose agli spiriti? rinunciate voi alla speranza nella magia? volete voi credere al perdono?
Venticinque studenti, guidati dai professori Martino Frizziero e Luca Traversi, lavorano da ottobre per preparare lo spettacolo e per entrare nei panni dei loro personaggi, per immedesimarsi in quei sentimenti estremi che fecero grande l’autore inglese. Con loro collaborano altri studenti e volontari che contribuiscono alla realizzazione dello spettacolo attraverso l'elaborazione di scene, luci, costumi e musiche.
Scarica la presentazione de La tempesta
Prenota i biglietti per La tempesta
Per informazioni: Stefano Montaccini, 345-5913987 email rettore@istitutobruni.com
In libreria “Il maestro vetraio”, il secondo romanzo di Alberto Raffaelli
Si intitola “Il maestro vetraio” il nuovo romanzo di Alberto Raffaelli, pubblicato a distanza di due anni dal successo de “L’Osteria senza oste”, opera prima dello scrittore veneto di origini trentine, oltre che imprenditore nel campo della formazione.
Il romanzo, edito da Itaca, vede il ritorno del viceispettore Giovanni Zanca: proprio l’inchiesta dell’Osteria senza oste gli è costata il trasferimento in laguna e ancora una volta per lui, ormai prossimo alla pensione, si apre un nuovo capitolo.
Due sono le indagini affidate al poliziotto: una vicenda di corruzione nei palazzi di Venezia e l’omicidio di una prostituta albanese consumato nell’ambiente dell’immigrazione clandestina. Il cadavere viene ritrovato nella zona industriale di Marghera, nei pressi della vecchia fornace dove il giovane Benedetto Zaccaria, figlio dell’ultimo maestro vetraio di San Marco, sta fondendo i dodici quadri di una maestosa vetrata artistica: dodici scene di vita quotidiana che stanno al centro dei dodici capitoli del romanzo a rappresentare un Giudizio Universale dei nostri giorni. Ed è proprio la fornace di Marghera il palcoscenico in cui tutte le storie si incrociano e trovano una sintesi del tutto imprevista.
«Ho voluto creare un fitto e spero coinvolgente intreccio di storie e personaggi, dal profilo drammatico o ironico, sullo sfondo di una delle città più belle al mondo, ma anche snodo di traffici illegali» racconta Raffaelli. Le vicende si susseguono in un ritmo incalzante fino alla resa dei conti finale, «quando le indagini avranno un esito insospettabile e le tessere della vetrata si completeranno, a comporre uno specchio della realtà contemporanea».
«L’idea mi è nata leggendo una riflessione che papa Francesco fece nel dicembre 2013 sul tema del Giudizio Universale, quando diceva che questo ultimo drammatico giudizio in realtà “è già in atto, incomincia adesso nel corso della nostra esistenza” ed è “pronunciato in ogni istante della vita”, per cui “siamo noi che possiamo diventare in un certo senso giudici di noi stessi, autocondannandoci all’esclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli”».
Molteplici le prospettive ideali presenti in controluce tra le righe della narrazione. Il male, anche nelle sue declinazioni più abiette, può essere detto, raccontato senza scandalo nel contesto del suo significato ultimo, del suo destino. Nel romanzo, gli idoli di sempre – usura, lussuria e potere – vengono vissuti attraverso gli occhi di qualcuno che è capace di abbracciare e di amare anche la situazione più disperata.
E ancora: «Con la figura del “Barba”, il personaggio più scorretto, titolare di un bar tabacchi di Marghera crocevia di un traffico di immigrati clandestini» precisa Raffaelli «si evidenzia quella che io chiamo la precedenza del giudizio sull’etica: nel corso del romanzo l’esperienza del vero, diciamo pure la conversione, non avviene in prima battuta a partire da uno sforzo etico ma piuttosto dal riconoscimento di fatti che si impongono, da un atto di giudizio della ragione».
Fra tutti i temi toccati dall’autore, forse i più rilevanti rimangono il perdono e la misericordia, il vero filo rosso del romanzo. Una compresenza di temi che hanno portato l’autorevole critico letterario Elio Gioanola a scrivere «Raffaelli sa coniugare una bella trama con una profonda intenzionalità morale-religiosa, riuscendo con abilità ad intrecciare i molti fili della narrazione senza restarne imbrogliato».
Alberto Raffaelli è nato a Rovereto (TN) nel 1959. Ha studiato a Venezia e vive a Padova. Da alcuni anni dirige la scuola professionale di ristorazione di Valdobbiadene (TV). È autore del romanzo “L’osteria senza oste”.
www.itacaedizioni.it/alberto-raffaelli
Alberto Raffaelli
Il maestro vetraio
Itaca Editore
formato: 14x21 cm
pagine: 272
prezzo: € 15,00
Isbn: 9788852604560
distribuzione: Itacalibri
ordinabile su: b2b.itacalibri.it
web www.itacaedizioni.it/il-maestro-vetraio
La recensione del libro sul blog di Eugenio Andreatta
http://www.eugenioandreatta.com/maestro-vetraio-un-giallo-appassionante-non-solo/
Milano: i luoghi dell’infinito. Cleofe Ferrari a Casa Testori
Delle sue opere afferma: «Per me dipingere è amare e abbracciare la realtà che mi circonda e mi accade, fissarne una traccia che diventi eterna, perché ogni volta che la guardi riaccada un incontro: un’emozione, un’esperienza». Lei è Cleofe Ferrari, pittrice emiliana ormai da tempo residente a Padova, e “Lo stupore nei luoghi dell’infinito” è il titolo della mostra che ha a tema Milano e i suoi luoghi: Duomo, Basiliche viste da scorci urbani, piazze e grattacieli. La mostra sarà inaugurata
lunedì 25 aprile alle 18.00 a Casa Testori
Largo Angelo Testori 13 - Novate Milanese (MI)
con presentazione del critico d’arte Giorgio Grasso. A seguire aperitivo in giardino
La mostra sarà visitabile dal 25 aprile all’8 maggio 2016 con orari mar / ven: 10 -18 sab /dom: 14 -20
Il presentatore della mostra, Giorgio Grasso, è critico e storico dell’arte oltre che stretto collaboratore di Vittorio Sgarbi, già curatore del Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia. Grasso inoltre è stato direttore editoriale della rivista Arterama e dal 1996 al 2002 consulente sottosegretario ai beni culturali.
«Che Cleo Ferrari sia riuscita a unire la dote naturale del saper dipingere ad uno studio attento e approfondito, lo si capisce non solo dal richiamo all’impressionismo ma soprattutto dalla sua evoluzione espressionista che traspira dagli ultimi lavori di Monet, in particolare da quelli ben conosciuti delle cattedrali», scrive Grasso nel catalogo della mostra. «Dalle opere pittoriche di Cleo Ferrari si evince una grande capacità tecnica, dove però prevale in modo significativo il movente poetico». «Farsi conquistare da una sua opera», prosegue il critico, «è come immergersi quotidianamente in luoghi dove il paesaggio ha il sopravvento sulle umane vicende. Nulla di meglio che ammirare una sua opera pittorica per sentire la nostra anima diventare un tutt’uno con l’anima dei luoghi da lei visti e trasportati con maestria su tela».
«Cleofe, già familiare alle tecniche dell’acquerello e dei gessetti e successivamente al più tradizionale olio all’acrilico e all’encausto», aggiunge Emanuela Centis, architetto, «fin dall’inizio ha individuato la forma espressiva della sua personalità esuberante ed energica in uno stile espressionista materico e gestuale. Le prime opere sono di piccole dimensioni, vere e proprie finestre aperte sulla realtà, nelle quali l’artista esprime il suo amore attento a cogliere la ricchezza che contiene anche il particolare apparentemente modesto, quotidiano. Così racconta con forme e colori il suo incontro con i diversi luoghi che visita o frequenta: Assisi o Gerusalemme, ma anche la sua cara campagna padana e le marine dell’Adriatico. A Cleofe non interessa semplicemente descrivere la realtà che vede, ma desidera raccontare esperienze di incontro personale con luoghi e situazioni».
In contemporanea alla mostra della pittrice padovana a Casa Testori saranno presenti due sculture dal Sacro Monte di Varallo a titolo di omaggio a Giovanni Testori. L’evento, dal titolo “Arriva il gran teatro montano” è cominciato il 9 aprile e durerà fino all’8 maggio 2016. Una “trasferta” per molti versi straordinaria di due tra le più celebri sculture del Sacro Monte di Varallo a Casa Testori. L’aspetto inedito sta proprio nel vedere per una volta un pezzo di Sacro Monte fuori dal suo naturale contesto. Vederlo da vicino, potervi girare attorno, studiarlo… per i visitatori sarà un’esperienza destinata a sollecitare sguardi inediti, cortocircuiti imprevisti, davanti a questi corpi così audacemente agli antipodi l’uno dall’altro. Un’opportunità unica per festeggiare i 50 anni dall’uscita di quel fondamentale libro di Giovanni Testori che aveva di fatto svelato all’attenzione di un pubblico vasto la grandezza di Gaudenzio Ferrari e il fascino del Sacro Monte di Varallo. Oggi quel libro è tornato in una nuova edizione, curata da Giovanni Agosti, e pubblicata dallo stesso editore di allora, Feltrinelli: ed è altro motivo per cui festeggiare. Il titolo del libro è diventato quasi il claim del Sacro Monte varallino: “Il gran teatro montano”.
Cleofe Ferrari nasce a Carpi (MO) il 16 dicembre 1950. Dopo aver svolto gli studi su stilismo di moda a Reggio Emilia, svolge fino al 2008 attività di libera professionista. Nel 1982 consegue la laurea in Psicologia all’Università di Padova. Nel 2008 consegue il diploma al master di Architettura, Arti e Liturgia promossa dalle Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa. Dal 2002 aderisce all’associazione di artisti “il Baglio” e dallo stesso anno partecipa regolarmente alle attività di disegno promosse dall’Associazione “Di.segno” di Padova, di cui dal 2006 è presidente. Nel 2005 partecipa alla mostra “La casa del Dio vicino” allestita nel corso dei lavori del sinodo dei Vescovi a Roma. Nel 2007 partecipa alla mostra di Arte Sacra “Sinfonia dello spazio liturgico” a Padova. Nel 2010 al Caffè Pedrocchi di Padova realizza la mostra collettiva “Stili a confronto”. Nel 2012 sempre al Caffè Pedrocchi partecipa alla mostra collettiva “Omaggio al Guariento” dell’associazione “Art.Tu”. Nel 2013 espone “Il Volto di San Francesco” alla mostra collettiva Scuola della Carità di Padova dell’associazione “Art.Tu”. Nel 2014 espone alla biennale internazionale, Scuola della Carità di Padova, Maison D’Art. Nel 2015/2015 “Personale” alla Maison D’Art di Padova. Dipinge nella tecnica dell’acquarello, gessetto, encausto, acrilico e olio.
Opere, info e contatti www.cleofeferrari.it cleofe.ferrari@libero.it.
Sostieni l'Associazione Rosmini con il 2x1000 per la cultura (novità 2016!)
Non è il 5x1000. Non è neanche l’8x1000. È il 2x1000 per la cultura (novità dal 2016). Non costa nulla e ti permette di sostenere la cultura nel nostro Paese. Nella dichiarazione dei redditi metti la tua firma per la cultura e scrivi il codice fiscale dell’Associazione culturale Antonio Rosmini:
01879010286
A partire da quest’anno nella dichiarazione dei redditi, oltre all’8 per mille per la Chiesa Cattolica e al 5 per mille per varie realtà sociali, è possibile infatti esprimere la scelta per la destinazione del 2 per mille dell’Irpef in favore di associazioni culturali. Tali scelte non sono alternative tra di loro, possono essere tutte espresse e non costano nulla al contribuente.
Nella scelta del 2 per mille sostieni l’Associazione culturale Antonio Rosmini, mettendo la tua firma nell’apposita casella della dichiarazione dei redditi e inserendo il codice fiscale dell’Associazione che è 01879010286.
Per saperne di più http://www.ecnews.it/fisco-lavoro/due-per-mille-irpef-favore-partiti-associazioni-culturali.
Economia, società, finanza: come superare la crisi di tutto il modello
Due economisti estranei al mainstream oggi dominante propongono chiavi di lettura per interpretare l’attuale crisi mondiale. Avverrà all’Agriturismo Collalto di Molvena in provincia di Vicenza con l’incontro
Economia, Società, Finanza: Come superare la crisi di tutto il modello
giovedì 21 aprile 2016 alle ore 20.45
all’Agriturismo Collalto - Via Collalto, 36 Molvena (VI).
Interverranno:
Nino Galloni, economista, già direttore generale del Ministero del Lavoro e attuale Sindaco Inail, autore del libro: L’economia imperfetta - Catastrofe del capitalismo o rivincita del lavoro?, ed. Novecento Media
Giovanni Passali, analista dei mercati finanziari, progettista e sviluppatore di sistemi di trading per mercati finanziari ad alto rischio, autore assieme a Galloni del libro: Eurocidio, ed. Associazione Copernico.
Modererà l’incontro Giovanni Salviati - giornalista e dottorando all’Università di Padova
È gradita la prenotazione 345-1004236 alessandroballardin@gmail.com
Al termine della serata sarà offerto un buffet.
Quali esterni per le camere di Van Gogh e Schiele? Cancelli risponde a Scarpa
di Mario Cancelli. Raccogliendo l’invito contenuto nel recente intervento sul blog di Giovanni Scarpa, anche Mario Cancelli entra nelle camere da letto di Vincent Van Gogh ed Egon Schiele. E facendosi aiutare dalla tecnica delle libere associazioni ci chiede quale esterno potremmo immaginare per ciascuna delle due stanze. Se mai un esterno fosse pensabile.
Ho letto con interesse il contributo di Giovanni Scarpa sulle camere da letto di Van Gogh e Schiele. Trovo in primo luogo condivisibile l’analisi cromatica. Ciò che accomuna i due ambienti è poi senz’altro un senso di rifugio e di sofferenza. Perché tanto interesse per una solitaria stanza? Il letto testimonia ristrettezza, non solo economica. Letto a una piazza, si badi, quando i letti dovrebbero essere sempre a due piazze. Tali da dare rappresentanza al pensiero dell’altro.
Un altro che sia presente, come nella Venere di Tiziano, o no. L’altro possibile.
Direi che il testo di Van Gogh dà corpo a una sorta di angoscia quasi persecutoria, quello che si pre-sente più che il riposo è un terremoto o un maremoto. L’opera di Schiele dà luogo a uno spazio più saldo, in apparenza. Qualcosa di claustrofobico si evince in quel nitore e in quei contrasti. Sul letto ci si può stendere, sulla sedia appoggiarsi. Ma Schiele dovrà sforzarsi, incaponirsi testardo, aiutandosi con il delirio per allargare quel pavimento, quasi un tappeto mistico per dilatare la occlusiva dimora.
Quel che potrebbe aiutare è la tecnica delle libere associazioni. Mettiamola così: quale esterno immaginereste per le due stanze, se mai un esterno fosse pensabile?
Io risponderei così.
Per Van Gogh il famoso campo con i neri minacciosi corvi; per Schiele nessuno spazio se non quello della pagina sulla quale un segno, simile a una sadica tecnica yoga, dà luogo, in tutta “l’apertura” che si vuole - mai sufficiente per i corpi che ospita, a forme che si torcono, a un tratto che rende spasmo il più dolce contorno.
Eccole, le “belle stanze”: due forme di inferno psichico. A tendenza paranoide il primo, ossessiva il secondo. Non entrare, dice sempre il primo: guarda che se entri ti costerà molto caro, il secondo.
Leggi il post di Giovanni Scarpa Schiele e Van Gogh, camere da letto a confronto.
Il racconto della prima mondiale di "Armonie giottesche" in Cappella degli Scrovegni
«L’arte di Giotto è perfetta così, non serve aggiungere niente». Marcelo Cesena, compositore brasiliano, ha appena completato il concerto più emozionante della sua vita. Un’ora a tu per tu con gli affreschi della Cappella degli Scrovegni, con un pubblico selezionato di autorità ed esperti per la prima mondiale di “Armonie giottesche”, opera in dodici movimenti, ognuno dei quali ispirato a una singola scena degli affreschi. Il tutto la sera di lunedì 4 aprile, giorno che nell’anno 2016 coincide con la festa dell’Annunciazione, alla quale è dedicato il capolavoro del maestro fiorentino.
Se l’arte di Giotto è perfetta, ciò non significa però che non necessiti di essere raccontata in modi sempre nuovi. «Quando nella primavera del 2014 sono stato a Padova per la prima volta, il mio amico Filippo Stoppa, giovane architetto padovano, mi ha invitato in Cappella. A dire il vero non avevo molta voglia, ero stanco, ma poi ho accettato. E quando sono entrato è stato un colpo di fulmine. Mi sono subito innamorato di quest’opera. E ho capito che dovevo parlarne a tutti, anche quelli – e sono ancora moltissimi – che non conoscono questi affreschi unici».
Così in oltre un anno e mezzo di lavoro è nata «Armonie giottesche», la suite che va dalla promessa, all’attesa, alla nascita di Gesù, alle scene della sua vita pubblica, passione, morte e resurrezione per concludersi con il grandioso giudizio finale. Marcelo, introdotto da brevi brani letti dall’attore Matteo Bonanni, al pianoforte alterna momenti di lirismo con altri di intensa drammaticità, con una continuità di temi ed elementi melodici che innervano tutto il concerto. Una musica sì di presa immediata e di accentuato lirismo, ma solo apparentemente facile, che va ascoltata più volte per coglierne la complessa struttura e i molteplici richiami interni.
Il concerto era promosso dall’Associazione Rosmini con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando Culturalmente 2015, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova - Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche e con il concorso di Valentini Poliambulatorio Centro medico e Cooperativa sociale Giotto. Così l’ha introdotto l’assessore alla Cultura del Comune di Padova Matteo Cavatton: «L’opera del maestro Cesena va nella direzione giusta, portare Giotto a tutto il mondo, la stessa direzione che abbiamo intrapreso chiedendo che la Cappella degli Scrovegni sia inserita tra le opere patrimonio dell’umanità dell’Unesco». «La composizione di Cesena riesce a raccontare in modo nuovo la bellezza di questo inimitabile cielo azzurro che ci sovrasta», aggiunge Matteo Segafredo, consigliere di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, «siamo lieti di poter continuare nella nostra azione di mecenatismo per operazioni culturali di questa portata».
Le ultime parole sono ancora per Cesena. «Ognuno di voi potrebbe descrivere meglio di me ogni singola scena di questo capolavoro, ma una cosa mi è chiara: la grandezza di Giotto non è solo nella sua tecnica, ma in colui che ha ispirato Giotto e come lui moltissimi artisti di ogni epoca: il mondo ha bisogno di questa bellezza, della speranza che Giotto ha cosi magistralmente comunicato». Il concerto verrà riproposto per la popolazione il 10 giugno al conservatorio Pollini e il 18 giugno in un concerto all’aperto in piazzetta Conciapelli. Il tutto si potrà seguire dal sito www.concertogiotto.com, così come sulla pagina Facebook Armonie Giottesche e sugli account Instagram @armoniegiottesche e Twitter @giottesche.
Al Liceo scientifico Bruni il ricercatore che per primo ha osservato le onde gravitazionali
Le Scuole Romano Bruni e l’Associazione genitori propongono:
Un nuovo “senso” per la ricerca scientifica: le onde gravitazionali - incontro pubblico con il dott. Marco Drago
Sabato 2 aprile alle ore 11:30
Aula magna Polo educativo Scuole Romano Bruni, Via A. Fiorazzo 7, Ponte di Brenta
Relatore: Marco Drago, fisico dell’Università di Padova, postdoc al Max Planck Institute for Gravitational Physic di Hannover (Germania).
Drago introdurrà i concetti base per conoscere le onde gravitazionali e illustrerà come ha vissuto la loro scoperta, da scienziato ma soprattutto come uomo.
L’incontro è aperto al pubblico.
Ecco come Drago ha raccontato la sensazionale scoperta a La Stampa.
lastampa.it, venerdì 12 febbraio, int. a M. Drago “Così ho decifrato il segnale che fa la storia” (E. Perugini)
È un giovane italiano il ricercatore che per primo ha osservato le onde gravitazionali. Si chiama Marco Drago, ha 33 anni. Laurea a Padova, ora lavora al centro di calcolo «Atlas» del Max Planck Institute a Hannover: qui analizza alcuni dei dati in arrivo dalle due grandi antenne di «Ligo». È questo «cervello in fuga» che ha ricevuto, lo scorso 14 settembre, la mail d’«allerta» con i dati della scoperta destinata a diventare storica. «Era poco prima di pranzo, quando ho aperto la mail che il nostro sistema invia in automatico e ho visto subito che c’era qualcosa di particolarmente interessante», racconta. Era il segnale tanto atteso e adesso Drago è tra le centinaia di ricercatori che hanno firmato il fondamentale studio pubblicato ieri su «Physical Review Letters».
Quanto è emozionato? Si rende conto che con questa scoperta rischia di vincere il prossimo Nobel per la Fisica?
«Certo. Ma presumo che il Nobel andrà ai pionieri che hanno ideato gli interferometri e iniziato il progetto di costruzione».
Come si è sentito quando ha visto i dati che potevano rivelarsi decisivi?
«Non so dire se, in quel momento, fosse più forte l’entusiasmo per la scoperta o lo scetticismo. Appena ho aperto la mail ho chiamato il mio collega Gabriele Vedovato dell’Infn di Padova. Non sapevamo bene se essere felici o se essere scettici. L’unica certezza era che stavolta eravamo di fronte a qualcosa di particolare».
La caccia alle onde gravitazionali coinvolge migliaia di ricercatori nel mondo. È stato un caso se la mail è arrivata proprio a lei?
«No. E ci tengo a precisarlo. Sono stato io, con i miei colleghi di Padova, Trento e Florida, ad aver messo a punto l’algoritmo che valuta i dati raccolti dall’interferometro e decide di inviare la mail di “alert”. In altre parole siamo stati noi a creare il sistema di allarme automatico attraverso il quale l’esperimento comunica i dati che vengono registrati dagli strumenti in tempo reale».
Come funziona il sistema?
«È molto complesso e raccoglie le misurazioni effettuate dagli strumenti. Parliamo di variazioni davvero piccole, dell’ordine del milionesimo di millimetro. È per questo che dobbiamo essere estremamente precisi. Abbiamo disegnato un algoritmo in grado di rilevare segnali consistenti con possibili onde gravitazionali nel ciclo di queste misurazioni. In questo caso l’algoritmo attiva un sistema che invia in automatico una mail a un gruppo di persone: sono loro ad avere il compito di interpretare l’anomalia riscontrata dal sistema».
Allora perchè lei e il suo collega eravate scettici?
«Temevamo di essere davanti a un semplice test: sono quelli eseguiti abitualmente per verificare lo stato di efficienza degli strumenti. Ma per fortuna non era così».
E qual è stato il ruolo dell’altro esperimento, quello che si trova vicino a Pisa, vale a dire «Virgo»?
«Per essere super-precisi avremmo dovuto poter contare anche su “Virgo”, l’osservatorio pisano. Questo, però, è in fase di potenziamento e non è ancora attivo».
Ha confidato a qualcuno il segreto di questa scoperta prima dell’annuncio ufficiale?
«Non mi è stato possibile riferire nulla, perché prima della conferenza stampa ufficiale siamo stati costretti a non dire niente a nessuno. Per i miei genitori ho fatto però una piccola eccezione e, ovviamente, sono molto orgogliosi. Non so se, davvero, se ne rendano ancora conto del tutto».
Adesso che è diventato uno dei «cervelli in fuga» più famosi del mondo ritornerebbe in Italia?
«Io vorrei tornare in Italia. Sono partito all’estero un po’ per fare esperienza e un po’ perché in Italia non mi è stata data la possibilità di rimanere all’interno del campo delle onde gravitazionali. Ma mi piacerebbe ritornare nel mio Paese».













