#Pollock365 a Venezia - 1. Dipingere (e pensare) l’inconscio

peggy_pollock_0[1]Di Jackson Pollock, Lee Krasner Pollock e Charles Pollock, la Collezione Guggenheim offre, da maggio a novembre, una mirata selezione di opere, oltre a “Murale” e “Alchemy”, episodi decisivi del percorso di Pollock: tre mostre in una (già conclusa peraltro il 14 settembre la mostra su Charles)

“I Pollock”, potremmo dire, come e più dei Giacometti; poiché a Jackson (seguito su questa strada dalla moglie e dal fratello) si deve l’Action painting, nuovo inizio dell’arte astratta americana e poi di quella mondiale.

Si trattò di un’esperienza pittorica che implicava l’inconscio, finalmente legittimato, dopo la fuorviante esperienza surrealista, poco seguita in America e infine abbandonata in favore di una prassi più libera. Il termine “Action painting” sarebbe stato trovato quasi per caso, durante una discussione tra Harold Rosenberg e Jackson Pollock: il critico forse aveva per la testa qualcun altro che Pollock, l’artista impiegava le sue forze a cercare di far capire che non era del tutto consapevole di quel che faceva nell’atto di dipingere.

A volte il destino offre i suoi doni in modo comico: si trattò di una circostanza memorabile. Pensare o dipingere l’inconscio non è affatto scontato, prestargli cura e attenzione, nel modo in cui Pollock fece, fu un’opera di civiltà.

 

(Mario Cancelli 1. continua)


Oriana Sartore: lo stupore e il dolore della vita

annunciazione orianaIn questi giorni la Galleria di Arte moderna (già chiesetta di Santa Lucia) di Thiene in provincia di Vicenza ospita la Personale di pittura e scultura dell’artista Oriana Sartore, con una serie di opere in terracotta (nell'immagine una sua recente Annunciazione), terracotta e legno, pastelli colorati e disegni. La mostra è aperta sabato-domenica-lunedì dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30 e il giovedì e venerdì dalle 16.30 alle 19.30, fino a lunedì 28 settembre.

Web http://arteoriana.altervista.org/

Facebook: Galleria d’Arte Moderna (già chiesetta di Santa Lucia)

 

Ecco come il critico e docente Giulio Zennaro introduce la sua opera.

Le opere di Oriana Sartore nascono dallo stupore o dal dolore. Nascono dalla vita. Oriana modella e scolpisce l’esperienza, ciò che accade alla sua esistenza. “Sono felice quando vedo che una cosa mi riesce ed è bella, se mi ‘dice’ qualche cosa; sono felice quando, dopo essermi messa davanti a un’opera che ho appena fatto, mi dico: ‘io ho fatto questa cosa?’; sono felice quando resto stupita davanti alla mia opera e non so cosa dire. Mi stupisco di averla fatta”. Mi racconta il suo sussulto creativo di gioia mentre ammiriamo le sue opere sparse nella casa e nel minuscolo ma grazioso giardino ,una specie di “delizia” rinascimentale in miniatura .Laforma delle sue opere porta nel nostro tempo la grazia e l’eleganza della “visione” rinascimentale; Oriana ci porta all’origine, prima della decostruzione della forma operata dalle Avanguardie all’inizio del Novecento. Un altro modello della sua forma sta tra l’arte levigata e pulita di Canova e quella più tormentata ma classica di Rodin. Parliamo di “pugni nell’occhio” per una certa ‘moderna’ sensibilità contemporanea, ma Oriana non si scompone e tira avanti per la sua strada. Una strada che inizia come scultrice nel 2007, in cui scopre la sua forma creativa più trascinante, frequentando l’atelier di Elena Ortica a Dosson di Casier (TV). Da allora Oriana Sartore parla di sé attraverso le sue terrecotte, sussurrando in modo discreto profonde percezioni della vita. Questa sensazione viene innanzitutto dall’infanzia, la prima fonte di ispirazione per Oriana. Le tre “bambine” presenti in mostra colgono da tre sfaccettature diverse ma vicine l’essere dell’artista stessa in un atteggiamento-archetipo di fronte alla vita: lo stupore pensoso e grato .Una forma che assume questo stupore è quella della danza: Oriana vede nella danza l’essenza della vita come movimento, leggerezza,eleganza, ritmo. Sia “La Danzatrice - Omaggio a Canova” che i più recenti “Sufì” esprimono il moto e la levità: pur in modo molto diverso sembrano dominare la gravità e levitarsi nell’aria. Così, con queste linee avvolgenti verso l’alto (nella “Danzatrice) e questa leggerezza “volumetrica” (nei “Sufi”) Oriana esprime il suo desiderio di Ideale, cioè di perfezione e bellezza assoluta...

 

BREVE BIOGRAFIA

Oriana Sartore è nata e vive a Villadelconte (PD) dove lavora come pittrice e scultrice in via Roma 59.

Oriana è approdata al Liceo Artistico in età adulta quando è emerso in modo preponderante il desiderio di disegnare. Dopo la scuola ha incontrato il primo maestro, Angelo Gatto di Castelfranco Veneto che nella sua bottega riuniva artisti veneti. Dal maestro Gatto ha appreso maggiormente l’anatomia della figura umana e gli insegnamenti basilari per la pittura classica.

Ha frequentato la “Scuola libera del nudo” all’Accademia di Venezia partecipandoanche ad un corso di specializzazione per l’apprendimento della pittura a tempera con i colori naturali, tecnica iniziata dai Fiamminghi nel ‘400, tenuto dal maestro Zarotti insegnante dell’Accademia di Venezia. Ha incontrato nel 2006 l’Associazione Di-Segno di Padova, di cui è segretaria, partecipando ai vari corsi di disegno tenuti dal maestro Truttero e collaborando alla organizzazione di eventi culturali tra cui due simposi internazionali sull’a rte:”All origine dell’affresco” e “Bellezza e Tradizione”.

Nello stesso anno ha conosciuto l’Associazione Il Baglio di Palermo partecipando ai corsi di Iconografia Cristiana tenuti ogni anno. Ha frequentato il master “Architettura, Arti Sacre e Liturgia” tenuto nell’anno 2007-2008 dall’Università Europea alla “Regina Apostolorum” di Roma sostenendo la tesi finale: studio iconografico sull’Akathistos, inno liturgico bizantino del V secolo dedicato alla Theotokos (Madre di Dio).

Ha conosciuto la tecnica dell’encausto dal maestro Americo Mazzotta e dal 2007 frequenta il laboratorio della scultrice Elena Ortica a Dosson di Casier (TV) dove crea sculture modellate con l’argilla e trasformate in terrecotte. Dal 2014 scolpisce il legno nel laboratorio del maestro Roberto Tonon in Padova.

 

MOSTRE EFFETTUATE

  • Galleria Vardanega, Asolo (TV) 1998
  • ATP, Bassano del Grappa (VI) 1999
  • Centro Arte, Via S. Francesco Padova 2006
  • Biblioteca, Resana (TV) 2008
  • Villa Litta, Lainate (MI) Aprile 2009
  • Pinacoteca Chiesa San Martino, Chioggia (VE) Maggio 2009
  • Basilica di S Maria Assunta Chiesa Madre di Alcamo, Alcamo (TP) Giugno 2010
  • Chiesa dell’Internato Ignoto, Terranegra(PD) Agosto 2010
  • Mostra laboratorio presso stand “Uomini all’opera” ass. Il Baglio, Meeting Rimini Agosto 2010
  • Villa Comello, Galliera Veneta (PD) Maggio 2011
  • Hotel Esplanade Tergesteo, Montegrotto Terme (PD) 6-20 Agosto 2011
  • Sala Samonà, Via Roma Padova 29 Marzo - 29 Aprile 2012
  • Chiesa degli Agostiniani, Vienna 9-20 Maggio 2012
  • Colombario Cattedrale di Santo Stefano, Budapest 25 Maggio - 3 Giugno 2012
  • Casa degli artisti “La vita che miracolo”, Via Sottocastello Belluno Ottobre 2012
  • Accademia Artigianato, Este (PD) Giugno 2013
  • Premio Internazionale Arte presso “Museo Mic”, Grottammare (AP) I Giugno - 23 Giugno 2013
  • Premio città di Montecosaro, Montecosaro (MC) 7-21 Luglio 2013
  • Galleria Radio Nazionale Slovacca, Bratislava 24 Agosto - 9 Settembre 2013
  • Premio Ligures Città di Sarzana, Fortezza Firmafede (SP) 9-23 Marzo 2014
  • Casa degli Artisti “Attraverso la luce”, Via Sottocastello Belluno 12 Aprile - 31 Maggio 2014
  • Studio Elle “Rinascita”, Vicenza 31 Gennaio - 8 Febbraio 2015
  • Palazzo Valmarana Braga “Emozioni Incancellabili”, Vicenza 28 Febbraio - 14 Marzo 2015

 

ORIANA SARTORE

via Roma, 59 - 35010 Villadelconte (PD)

mail: orisartore@alice.it

web http://arteoriana.altervista.org/

cell. 392 5444562


A Padova il rappresentante della Santa Sede all’Onu Silvano M. Tomasi

migrantiQual è il significato dell’incessante appello del Papa sul tema dei migranti? Come affrontare con razionalità e umanità le sfide poste da questo fenomeno? Per affrontare queste domande, che saranno a tema della prossima Cena di Santa Lucia, Associazione Culturale Antonio Rosmini sengala un’iniziativa dell’Associazione Santa Lucia Onlus propone

lunedì 28 settembre, ore 12.45
Sala dello Studio Teologico, Basilica del Santo - Padova

Incontro con

mons. Silvano M. TOMASI
osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra

Giampaolo SILVESTRI
direttore generale di Fondazione Avsi

R.S.V.P. info@cenadisantalucia.it
Aderiscono all’iniziativa, promossa dall’Associazione Santa Lucia Onlus: Associazione Progetti per l’Africa Onlus, Associazione Culturale Antonio Rosmini, Università Cattolica San Tommaso d’Aquino di Addis Abeba.


Due nuovi blog sul sito web Rosmini

edward-hopper[1]Ci sono due novità da oggi sul sito dell’Associazione Rosmini: il blog musicale di Luca Belloni, compositore e direttore d’orchestra, e il blog del critico d’arte Mario Cancelli. Per noi dell’associazione, sono altrettanti aiuti - usiamo le parole di Mario Cancelli - a un «vedere (e a un ascoltare) critico che è sempre un re-iniziare, anche perché l’arte è, come scrisse Harold Rosenberg, un modo di pensare, e quindi un giudizio».

Così si presenta Luca Belloni. Sono nato e cresciuto a Milano, sposato (peraltro con una bellissima padovana) e vivo in Veneto ormai da 27 anni (ben più di metà dei miei splendidi 46 anni). Ho studiato composizione, pianoforte e direzione d’orchestra e svolgo le diverse attività professionali che le circostanze mi offrono. Per molti anni ho insegnato nella scuola (tenendo anche corsi di Analisi delle Forme compositive in Conservatorio) e contemporaneamente ho svolto attività musicale soprattutto come compositore ed interprete delle mie opere (ma anche di molti altri compositori che hanno scritto per me). Nel 1997 ho fondato, insieme all’amico di sempre Luciano Chillemi, l’Ensemble WEBERN (www.ensemblewebern.it) gruppo cui sono legato da una profonda amicizia personale.

Ho collaborato con il quotidiano online “Il Sussidiario.net” tenendo una rubrica dedicata alla musica contemporanea (“The day after tonality”) ideata insieme all’amico giornalista Carlo Melato. Mie composizioni son o state eseguite in molte città italiane e trasmesse dal secondo canale della Radio della Svizzera italiana (con cui ha collaborato per un ciclo di trasmissioni) e da Radio Vaticana che ha dedicato una trasmissione alla mia opera compositiva. Ho collaborato a diverse uscite della collana discografica “Spirto Gentil”, sono stato molte volte ospite del Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini in qualità di relatore ed interprete e tengo regolarmente, accanto alle tradizionali esibizioni concertistiche, conferenze-concerto mirate ad avvicinare un pubblico il più possibile vasto alla comprensione e al godimento pieno e consapevole della musica d’arte.

Tra i concerti che mi sono più cari diversi si sono tenuti a Padova: “Gioivano in coro le stelle del mattino” nella Cappella degli Scrovegni e ad essa esplicitamente dedicato attraverso la commissione a diversi compositori italiani di brani ispirati agli affreschi, la “Passione secondo Luca” eseguita in Santa Maria dei Servi, l’oratorio “Russia 1943” nella Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e l’”Apocalisse con Figure” nel battistero del Duomo ed ispirata all’arte di Giusto de’ Menabuoi.

Website: www.belloniluca.com

E questa la biografia sintetica di Mario Cancelli. Nato a Roma nel 1951, si laurea in Filosofia all’Università di Bologna con tesi in Estetica, relatore Luciano Anceschi. Attualmente insegna italiano e storia al Liceo artistico F. Arcangeli di Bologna. Dal 1980 al 1990 ha collaborato con la Fondazione William Congdon. Relativamente al pittore americano, nel 1995 ha pubblicato catalogo ed interventi della mostra “Pastelli” di Ferrara, mentre nel 2004 ha curato la pubblicazione del testo di Congdon “Il viaggio continua” con contributi sull’Osservatore Romano e Avvenire. Per i Quaderni della Fondazione Congdon ha pubblicato il saggio “Chi ha paura del rosso, del giallo, del blu” dedicato all’Action painting. Ha presentato varie mostre collettive a Roma e Bologna, oltre al concorso d’arte Carracci, all’Accademia di Bologna. Ha curato cataloghi delle mostre di vari autori, tra i quali F. Bertani, N. Bux. M. Caldon, D. Casadei, G. Cesana. M. Framba, M. Frisinghelli, A. Gennari, B. Pinto, A. Truttero, N. Uneddu, U. Sergi.


La bellezza disarmata. In libreria il libro di don Carrón

Dal 17 settembre in tutte le librerie italiane, il nuovo libro di don Julián Carrón, "La bellezza disarmata", edito da Rizzoli. Dal "Corriere della Sera" del 16 settembre, un'intervista al presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione

carrCorriere della Sera, mercoledì 16 settembre, p. 9, Carrón: «Il Papa affronta sfide epocali» (Aldo Cazzullo)

Don Julián Carrón, 65 anni, figlio di contadini dell’Estremadura, cresciuto in una piantagione di ciliegi, ordinato sacerdote nell’anno della morte di Franco, erede di don Giussani, capo di Comunione e liberazione.

Che cosa significa il titolo del suo nuovo libro, La bellezza disarmata?
La bellezza è lo splendore della verità, dice san Tommaso; perciò non ha bisogno di qualche aiuto dall’esterno per comunicarsi; è sufficiente l’attrattiva che esercita, proprio per la sua bellezza. Mi è sembrato un titolo adeguato per un contributo che si rivolgesse alla ragione e alla libertà, senza forzare né una né l’altra. La stagione che stiamo vivendo ci costringe a riconoscere che l’unico modo per accedere alla verità è quello che passa attraverso la libertà.

Lei scrive che è possibile un «nuovo inizio» per l’Europa. Tre mesi fa l’Europa sembrava finita. Ora, dalla Grecia ai migranti, qualcosa si muove. L’Europa diventerà lo «spazio di libertà» di cui lei parla? O gli egoismi nazionali e materiali sono destinati a prevalere?
Questa è precisamente la sfida. Non c’è una risposta precostituita. È una opportunità per ripensare uno stile di vita, superando la tentazione di irrigidirsi nelle forme del passato. La Arendt diceva che ogni crisi «costringe a tornare alle domande» ed «esige risposte nuove». Sta a noi approfittare dell’occasione.

Scrivendo dell’emergenza educativa, lei sostiene che «i genitori hanno voluto risparmiare a ogni costo ai loro figli la fatica di vivere». I nostri ragazzi sono troppo viziati?
Il problema non sono i ragazzi, ma gli adulti. Abbiamo da proporre qualcosa che sfidi la loro ragione e la loro libertà? I ragazzi sono un giudizio sugli adulti, pagano lo scetticismo dei grandi; sono più fragili delle generazioni precedenti, per una debolezza di coscienza che diventa debolezza affettiva.

Lei insiste sulla continuità tra Ratzinger e Bergoglio, ad esempio nel rapporto tra fede e ragione. Non le pare che per altri versi Francesco stia imponendo una svolta alla Chiesa, non da tutti accettata?
Certamente. Papa Francesco sta affrontando con audacia da gigante le grandi sfide del presente in continuità con Benedetto XVI. Mi stupisce che possa non essere compreso nel suo costante richiamo all’essenziale. Credo che ciò sia dovuto alla difficoltà di riconoscere il cambiamento epocale in atto, che il Papa invece ha ben presente.

Qual è l’atteggiamento di Bergoglio nei vostri confronti? È stato severo nell’incontro che ha avuto con i ciellini? Lei sa che alcuni esponenti di Cl sono duramente critici verso di lui.
Come fa con tutti, anche con noi il Papa non ha avuto ritegno a richiamarci ad essere fedeli al carisma ricevuto. Chi è familiare con i richiami fatti da don Giussani quando ci allontanavamo dalla verità dell’esperienza cristiana, riconoscerà che il Papa è stato fin troppo tenero. Quindi non possiamo che ringraziarlo di una simile paternità, che è arrivata fino a indicazioni precise di cui ogni membro di Cl è chiamato a far tesoro, dall’autoreferenzialità al non confondere la fedeltà al carisma con la sua “pietrificazione”, al non perdere la libertà.

È un Papa sudamericano. Qualcuno vede in lui una nota populista. Sbaglia?
Sì! Una cosa è essere sensibili a problemi che riguardano la giustizia verso i poveri, i loro bisogni e diritti, un’altra è essere populisti. Il Papa ha troppo a cuore la dignità e il destino di ogni singola persona per annullarla in una massa da blandire.

Le nuove norme sulla nullità del matrimonio non introducono una sorta di «divorzio cattolico»? Non teme che ne esca indebolito il vincolo, ammorbidito il sacramento?
Non saranno le nuove norme a indebolire il vincolo, come non sono state le vecchie a frenarne l’indebolimento. Quello che renderà sempre più forte il legame matrimoniale sarà solo una esperienza di fede adeguata, senza la quale l’indissolubilità sarà un’utopia. Senza cedere sul terreno della dottrina, il Papa prende atto del contesto umano profondamente mutato, in cui un uomo e una donna decidono di contrarre il sacramento con una consapevolezza in tanti casi sempre più superficiale.

L’Europa invita l’Italia a riconoscere le unioni omosessuali. In Spagna è già accaduto. È un fenomeno irreversibile? Oppure va combattuto?
La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale. La questione è quale tipo di riconoscimento dare, e il loro rapporto con la famiglia fondata sulla relazione uomo-donna, i figli, le adozioni. Tutti capiamo che sono temi di grande rilievo personale e sociale. Anche le coppie omosessuali non possono evitare certe domande. Una volta uno di loro mi chiese, parlando dell’adozione dei figli: che conseguenze avrà per loro la mancanza di una figura femminile? E che scenario apre per la dignità delle donne l’utero in affitto? C’è bisogno di uno spazio di libertà che permetta un dialogo che non costruisca muri, ma inizi processi, come ripete il Papa, anche a livello culturale e politico.

È giusto accogliere tutti i migranti, o solo coloro che fuggono dalle guerre? Anche Cl si mobiliterà per l’accoglienza?
Il dramma di tanti uomini in situazione di estremo bisogno colpisce la coscienza di tutti. Nessuno resta indifferente davanti alle immagini della tv: penso alle recenti iniziative di alcuni leader europei e della stessa Ue, o al richiamo del Papa ad aprire le parrocchie. Non c’è dubbio che i rifugiati abbiano la priorità, ma non potremo fermare l’arrivo di altri migranti. La gente di Cl, da tempo impegnata in tante iniziative di ospitalità, troverà il modo di rendersi disponibile alle richieste delle diocesi.

Guardi che in Italia molti uomini di Chiesa, sacerdoti e cardinali, hanno messo un freno.
Questa non è solo un’emergenza. È un cambiamento epocale. E la nostra risposta non può essere solo pratica, organizzativa. Occorre un cambiamento culturale, di mentalità. Siamo chiamati a convivere con il dolore degli altri. Siamo chiamati alla conversione.

In un’intervista al Corriere, tre anni e mezzo fa, lei disse che non esistono «politici di Comunione e liberazione», e che Cl doveva vigilare per evitare di essere usata. Pensa che ci sia riuscita?
Penso di sì, malgrado continuino ad essere usate per inerzia certe espressioni ereditate dal passato. Oggi tutti distinguono il movimento dai politici appartenenti a Cl, i quali agiscono - e non può essere altrimenti - con loro responsabilità personale. Questa distinzione è essenziale e non può che fare del bene a Cl e ai politici.

Eppure Comunione e liberazione continua a essere accusata di aver costruito un sistema di potere, attraverso la Compagnia delle Opere. Cosa risponde?
Mi sembra che questo sia assolutamente falso. Si è diffusa, a volte non senza calcolo, un’idea della Cdo come una lobby sotto la regia nascosta di Cl. La Cdo nasce dalla libera iniziativa di persone per sostenersi nel portare avanti opere e imprese. Come ogni attività, è sempre un «tentativo ironico», come diceva don Giussani: suscettibile di errori. Ciascuno giudichi se, con questa crisi, i tentativi di creare posti di lavoro e risposte ai bisogni sono qualcosa di cui rammaricarsi.

Qual è il suo ricordo di don Giussani?
Il mio ricordo è di una persona traboccante di passione per Cristo e per gli uomini. Per questo ha dedicato l’intera esistenza a mostrare che la fede cristiana può offrire un contributo significativo alla vita di tutti nel contesto attuale, dove non è facile trovare punti di riferimento per orientarsi. Sento una gratitudine sconfinata per avere avuto la grazia di incontrarlo; questo ha impresso alla mia vita una svolta senza paragoni.

Qual è la sua eredità?
Una consapevolezza del cristianesimo come avvenimento di vita, che l’ha reso di nuovo interessante per migliaia di persone in tutto il mondo; un’idea di educazione come introduzione alla realtà fino al suo significato, all’altezza dell’emergenza educativa; un’insistenza sulla testimonianza per mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita; un’apertura a tutto ciò che di vero, bello e buono c’è in chiunque; un rispetto e una valorizzazione della libertà della persona. Mi auguro di non sprecare la grazia ricevuta.

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JULIÁN CARRÓN

LA BELLEZZA DISARMATA

RIZZOLI (Milano 2015)
pp 360 - € 18

Dal 17 settembre in tutte le librerie


Sabato 26 settembre la prima edizione di Prato Rock

PRATOROCK - Evento 26.9.2015La Domus Familiae Padre Daniele e la Parrocchia di Santa Giustina invitano la popolazione a Prato Rock, il primo concerto di Christian Music nel cuore di Padova, sabato 26 settembre 2015 sul sagrato della Basilica di Santa Giustina in prato della Valle, nato dal desiderio di testimoniare la bellezza, la forza e la gioia che derivano dal seguire Gesù Cristo, in occasione del 6° anniversario della nascita al Cielo di padre Daniele Hekic.

 

Interverranno tre gruppi:

 

REALE: stanno girando l’Italia in tour per promuovere il loro nuovo secondo cd “Kairòs”. Dopo quindici anni di concerti e musica, hanno suonato di recente a Torino per “L’amore più grande - Santa Sindone - Ostensione 2015” in occasione della visita di Papa Francesco. Parole e musica definiti “alta teologia in rock”. http://www.realemusica.it/

 

GIRAFFA PROJECT: suonano dal 2007 prevalentemente nella diocesi di Padova, in eventi di evangelizzazione e feste parrocchiali cittadine. Stanno lavorando al loro secondo cd. http://www.giraffaproject.it/

 

DE ESPERANZA: Giovanissimi ragazzi che condividono un’esperienza di vita evangelica comunitaria nella Domus Familiae Padre Daniele. Sempre di più la loro amicizia è divenuta parole e musica e “De Esperanza” è il frutto genuino delle fatiche, delle conversioni, e del desiderio di lodare Gesù vissuto sulla loro stessa pelle.

 


Domenica 13 settembre le “Sette parole” di Haydn ad Adria

croce (2)Domenica 13 settembre alle 21.00 nella Parrocchia di Santa Maria Assunta (detta “della Tomba”), di Adria (RO), in via Bocchi 46, l’Ensemble Webern eseguirà Le Sette ultime parole del Nostro Salvatore in Croce di F.J. Haydn (trascrizione per ensemble di L. Belloni)

Il concerto costituisce l’atto inaugurale della settimana dedicata alle celebrazioni quinquennali del Crocifisso miracoloso presente all’interno della chiesa di S. Maria Assunta (detta “della Tomba”). Ingresso Libero

L’Ensemble “Webern” nasce nel 1996 da un’idea di Luca Belloni e Luciano Chillemi. Fin dall’inizio della sua attività il gruppo si caratterizza per l’originalità dei programmi e dell’approccio al repertorio contemporaneo, inteso, al di là di ogni velleità “specialistica”, come l’ultima propaggine di una grande tradizione che affonda le sue radici all’origine stessa della cultura occidentale. Da queste premesse la formazione prende le mosse per sviluppare una ricerca che si concretizza in concerti “tematici” in cui l’accostamento dei brani non sia un mero pretesto ma si articoli seguendo un filo conduttore che aiuti il pubblico nella comprensione di brani spesso complessi e linguisticamente inconsueti. In questo contesto viene recuperata la pratica della trascrizione di brani del passato recente o lontano, pratica che ha suscitato l’interesse dei musicisti di ogni epoca (si vedano a titolo esemplificativo gli illuminanti esempi di Schoenberg, Berg e Webern). Nasce così la serie dei concerti-omaggio, serate monografiche in cui intorno ad un tema o ad un autore vengono disposti, in un singolare contrappunto, brani di diverse epoche e stili:

Un esperienza nella musica contemporanea: omaggio a Pippo Molino
Con Niccolò in freundschaft: omaggio a Niccolò Castiglioni
Cara beltà...: omaggio a Vittorio Fellegara
Fur Edith: omaggio alla figura di Edith Stein
Unum loquuntur omnia: omaggio a Umberto Bombardelli
Sette parole sull’uomo: poesia e musica all’incrocio del sentiero
Incontri col Novecento
Ricordare Vienna: percorsi da Mozart a Schoenberg
Omaggio a Shostakovich
Comporre e trascrivere oggi
La morte di Ivan (di Luca Belloni) e L’Illousione (di Pippo Molino) - opere da camera
Salve Festa dies: omaggio a Venanzio Fortunato
Al punto fermo del mondo che ruota: contrappunti con la storia ed il Destino
A partire da Dante: un itinerario musicale nella Commedia
La storia può essere libertà
Ave crux, spes unica: sguardi sul mistero della Misericordia

L’Ensemble si è esibito in numerose città italiane (Padova, Milano, Parma, Rovigo, Bergamo, Adria) ottenendo lusinghieri consensi di pubblico e di critica. Esecuzioni dell’Ensemble sono state trasmesse da Radio Vaticana. L’Ensemble Webern ha all’attivo numerose prime esecuzioni di diversi compositori contemporanei quali: P. Rosato, U. Bombardelli, C. Benati, G. Grosskopf, P. Bellini, M. Erbi, R. Tagliamacco, P. Cattaneo, P. Molino, L. Verdi. Il repertorio dell’Ensemble, oltre agli autori citati comprende numerosi importanti autori quali G. Kurtàg, A. Schoenberg, A.Webern, G. Mahler, C. Ives, I. Stravinsky, N. Castiglioni.

Componenti dell’ensemble:

Luca Belloni - direttore

Chiara De Monte - flauto

Claudio Miotto - clarinetto

Elisa Saglia - violino

Luciano Chillemi - chitarra

Michele Zappaterra - pianoforte

Il sito internet dell’Ensemble: www.ensemblewebern.it.

Luca Belloni ha studiato Composizione presso i Conservatori di Milano e Adria (RO) diplomandosi nel 1997 con il massimo dei voti e perfezionandosi quindi sotto la guida di Pippo Molino presso la Civica scuola di Musica di Casatenovo (LC) e presso il Castello di Piobbico (PU). Negli stessi anni si perfeziona in Direzione di Coro e Direzione d’Orchestra con Anibàl Cetrangolo e Luigi Verdi. Nel 2005 ha partecipato ai corsi dell’Accademia Chigiana di Siena (Corso d Direzione d’Orchestra, docente: Gianluigi Gelmetti) e nello stesso anno ha conseguito il Diploma Accademico di Secondo Livello, indirizzo Compositivo, corso di Composizione, con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria. Agli studi musicali ha affiancato quelli universitari presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Sue composizioni sono state eseguite in diverse città italiane quali: Milano (Conservatorio: Sala Puccini, Spazio Oberdan, Palazzina Liberty), Bologna (Accademia Filarmonica: Sala Mozart), Ferrara (Stagione del Teatro Comunale), Rovigo (Tempio della Rotonda in occasione di Telethon, Auditorium S.Michele, Accademia dei Concordi), Adria (Sala Groto, Sala De Guarneri, Teatro Comunale), Bergamo (Incontri europei con la musica, XIX edizione), Rimini, Camerino, Senigallia, Salò. Nel 2001 Radio Vaticana ha dedicato una trasmissione monografica alla sua produzione compositiva. I suoi Cinque studi per chitarra hanno ottenuto il diploma di merito nell’edizione 1998 del Concorso di Composizione “P.Barsacchi” di Viareggio. Dal 2006 è socio della SIMC (Società Italiana di Musica Contemporanea). La sua attività direttoriale spazia dal repertorio classico a quello contemporaneo. E’ direttore stabile dell’Ensemble “Webern”, formazione che ha fondato in collaborazione con il chitarrista Luciano Chillemi e con la quale si è esibito in diverse città italiane, svolgendo un’attività concertistica volta alla valorizzazione del repertorio contemporaneo. Alla testa dell’Ensemble ha diretto numerosi concerti “tematici” dedicati adi importanti personalità del panorama musicale contemporaneo (quali ad esempio Castiglioni, Fellegara, Molino o Bombardelli). Per l’Ensemble “Webern” hanno composto brani importanti compositori quali: Chiara Benati, Pieralberto Cattaneo, Pippo Molino, Umberto Bombardelli, Roberto Tagliamacco, Giovanni Grosskopf. Dal 2003 collabora con l’Ensemble “Laboratorio Novecento” di Adria (RO) alla testa del quale ha eseguito importanti pagine del repertorio contemporaneo come l’”Histoire du Soldat” di Igor Stravinsky (in un allestimento scenico appositamente realizzato), e il “Das Lied Von der Erde” di Gustav Mahler (nella versione per orchestra da camera a cura di Arnold Schoenberg, Anton Webern e Reinald Riehn). E’ tra i soci fondatori del Centro Studi “Arcipelago Musica”, all’interno del quale è nata la prima Biblioteca Musicale Multimediale italiana, biblioteca della quale ha ideato la struttura e pianificato le acquisizioni. Sempre per “Arcipelago Musica” ha svolto attività di moderatore in diversi incontri del ciclo “Vedere la musica” - conferenze con Fabio Vacchi, Davide Anzaghi, Carlo Florindo Semini, Alessandro Melchiorre, Carlo Boccadoro, Gianni Possio – (Milano, Palazzo delle Stelline) ed ha tenuto la relazione “Un addio alla tonalità: Mahler e Schoenberg” (Centro Culturale di Milano) nel contesto del ciclo “Capire la Musica”. Svolge attività musicologica e di divulgazione tenendo numerosi incontri di introduzione all’ascolto sia presso istituzioni culturali (teatri, stagioni concertistiche e centri culturali) che all’interno di progetti destinati a studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. Negli ultimi anni è stato ospite del “Meeting per l’amicizia tra i popoli” di Rimini in qualità di relatore. Per il Teatro Sociale di Rovigo ha redatto i programmi di sala di produzioni quali “Falstaff” di G. Verdi (2002) e “Il Pranzo” (balletto in prima esecuzione assoluta) di Carlo Pedini (2003). Per la casa discografica Universal ha curato le note di copertina del III concerto di S.Rachmaninov (DGG), della VI e IX Sinfonia di L. van Beethoven (DECCA – DGG), del III concerto per violino di W. A. Mozart (PHILIPS), della Sonata in La minore “Arpeggione” di F. Schubert (DECCA), del Concerto K.466 di W. A. Mozart (DGG) e delle Sonate op. 57 e 111 di L. van Beethoven (DGG). La sua opera da camera Il Ritorno è stata eseguita sotto la sua direzione al Teatro Comunale di Adria riscuotendo lusinghieri consensi di pubblico e critica (L’Opera, novembre 2004). Con l’ensemble Stella maris (da lui fondato e diretto) ha eseguito in diverse occasioni lo Stabat Mater di G.B. Pergolesi, la Johannes-Passion di J.S.Bach e lo spettacolo Percorsi e labirinti (su un testo di Maurizio Biondi) dedicato alle strutture polifoniche nella tarda produzione bachiana.. Nell’autunno 2007 ha diretto la in prima esecuzione due nuovì lavori teatrali: La morte di Ivan (libretto e musica di Luca Belloni, da Tolstoj) e L’Illusione di Pippo Molino, da Solov’ev. Negli A.A. 2005/2006 e 2006/2007 ha insegnato “Analisi delle Forme compositive” (Diploma Accademico di II livello) presso il Conservatorio “A.Buzzolla” di Adria. Ha recentemente diretto un ciclo di concerti (Milano, Padova, Parma) in cui, accanto ad altre pagine di prestigiosi compositori contemporanei, ha tenuto a battesimo il suo Requiem per due voci e strumenti. Collabora stabilmente con il quotidiano online Il Sussidiario in veste di curatore della rubrica THE DAY AFTER TONALITY dedicata alla musica colta contemporanea.

È Editor dell’area UNIVERSO MUSICA di ABeditore (www.abeditore.it oppure www.tinyurl.com/lucabelloni-abeditore)


Il vaticanista Tornielli all’Agriturismo Collalto di Molvena (VI)

Andrea_Tornielli[1]Mercoledì 2 settembre alle ore 20.30 a Molvena (VI) nell’Agriturismo Collalto di Gianico Viero ci sarà un incontro con l’Autore. Partecipa Andrea Tornielli, vaticanista del quotidiano La Stampa. Ricordiamo il suo ultimo libro “Papa Francesco: questa economia uccide, con un intervista esclusiva su capitalismo e giustizia sociale”, scritto con il collega Giacomo Galeazzi.

 

Sono bastate poche frasi del pontefice «contro l’economia che uccide» per bollarlo come “papa marxista”. Che a fare certi commenti siano editorialisti di quotidiani finanziari, o esponenti di movimenti come il “Tea Party” americano, non deve probabilmente sorprendere. Molto più sorprendente, invece, è che siano stati condivisi anche da alcuni settori del mondo cattolico, dal momento che, come mostrano Tornielli e Galeazzi, vaticanisti fra i più accreditati nel panorama internazionale, alla base dei ragionamenti di Bergoglio non c’è che la radicalità evangelica dei Padri della Chiesa.

Delle disuguaglianze sociali e dei poveri è ammesso parlare, a patto che lo si faccia di rado. Un po’ di carità e un pizzico di filantropia, conditi da buoni sentimenti, vanno bene, mettono a posto la coscienza. Basta non esagerare. Basta, soprattutto, non azzardarsi a mettere in discussione il “sistema”. Un sistema che, anche in molti ambienti cattolici, rappresenterebbe il migliore dei mondi possibili, perché – come ripetono senza sosta le cosiddette “teorie giuste” – più i ricchi si arricchiscono meglio va la vita dei poveri.

Ma il fatto è che il sistema non funziona, e oggi viene messo in discussione da un papa che in questo libro propone una riflessione sul rapporto fra economia e Vangelo. Temi che troveranno spazio anche nella sua prossima enciclica.

 

Vaticanista, giornalista del quotidiano La Stampa e coordinatore del sito web «Vatican Insider», Andrea Tornielli collabora con varie riviste italiane e internazionali. Numerose le sue pubblicazioni, tradotte in 17 paesi, tra cui ricordiamo, presso Piemme, Carlo Maria Martini. Il profeta del dialogo e Francesco. Insieme.


Perché l’arte contemporanea ha fatto breccia al Meeting

mostra_arte_fabiolarn-640x640[1]Riprendiamo queste righe da robedachiodi, il blog di Giuseppe Frangi sul sito www.associazionetestori.it, un bilancio della mostra “Tenere vivo il fuoco - Sorprese dell’Arte Contemporanea” che all’ultimo Meeting di Rimini ha proposto un incontro con alcuni dei maggiori artisti contemporanei. A cura di Casa Testori Associazione Culturale, la mostra era opera di Davide Dall'Ombra, Luca Fiore, Giuseppe Frangi, Francesca Radaelli. Ecco la presentazione dal sito del Meeting. Per leggere il commento di Frangi nel suo blog (assieme a tutte le altre note del critico lombardo) cliccare qui.

 

Ci sono tante riflessioni che si possono fare in merito al successo davvero inatteso della mostra portata al Meeting di Rimini sull’arte contemporanea (20mila visitatori in sei giorni, cataloghi esauriti in quattro…). Provo a riassumerne alcune.

1. L’arte contemporanea si è dimostrata in grado di far breccia in un pubblico normale sostanzialmente digiuno da frequentazioni con mostre e biennali varie in parte anche più o meno prevenuto. Perché fa breccia? L’arte contemporanea ha come caratteristica quella di dover trovare sempre nuove formule per dire cose che sono molte volte cose di sempre. Ma in questo scovare formule nuove produce un effetto spiazzamento che colpisce, che sollecita emotivamente, che mette in movimento intelligenze e sensibilità. Tra i commenti, tanti, che hanno costellato la mostra, uno mi è sembrato particolarmente azzeccato: l’esperienza della mostra provocava una sorta di “decentramento” nelle persone. È quello suscitato da chi ammette di essere stato portato a vedere le cose da un punto di osservazione del tutto imprevisto, ma molto più acuto e profondo di quanto prevedessimo. Uno sguardo, quello suggerito dagli artisti, che non smantella il nostro ma lo rimette in movimento. Alla ricerca. Tener vivo il fuoco, come recitava il titolo, vuol dire proprio questo. Per tenerlo vivo non ci si può ripetere, si deve essere sempre nuovi… È il pubblico ha capito il fascino di chi si prende il rischio di inoltrarsi nel “nuovo”.

2. Se ha fatto breccia è anche grazie al dispositivo della mostra prevedeva una narrazione delle opere, che quindi invece di blindare le opere nell’enigmaticità di linguaggi critici incomprensibili, forniva delle chiavi, delle ipotesi per entrarci. Non era un dispositivo critico, quindi, ma semplicemente narrativo, che poi lasciava al visitatore la libertà di approfondire e di farsi coinvolgere.

3. L’arte è sempre stata “bene comune” anche quando principi e papi ne incameravano il meglio nei loro palazzi. Ma le chiese, le piazze hanno sempre parlato a tutti, e per tutti. Bernini ha riplasmato Roma cambiando l’immaginario della città. Michelangelo il David lo ha messo in piazza. Giotto e Masaccio erano fruibili da tutti. Ora non si vede perché nel nostro tempo, che vorrebbe essere il più democratico ed egualitario, l’arte debba essere diventata materia di pochi. Affare per un’élite. Roba da cerchio magico. La mostra di Rimini riporta l’arte davanti allo sguardo e al giudizio dell’uomo comune. La rimette in piazza. Credo ci sia da guadagnarci per tutti.


Uno smartphone, un social network, una mostra. A Padova “Instapark” di Giovanni Guglielmin

Instapark-locandina-1000pxNato a Bassano del Grappa nel 1974, Giovanni Guglielmin è appassionato fin da giovane di fotografia. Dal 2009 frequenta il Gruppo fotografico Antenore di Padova (www.fotoantenore.org), del quale è membro del consiglio direttivo. In questi giorni propone la sua prima personale, sedici scatti dal titolo

INSTAPARK – I(n)stanti dal LunaPark

all’Enoteca Ristorante “La Corte dei Leoni” di via Boccalerie, 8 a Padova.

«Sono sedici immagini Instagram per rivivere atmosfere, emozioni, luci e colori di una notte magica», spiega il fotografo bassanese naturalizzato padovano. «Il lavoro nasce dalla voglia di raccontare le atmosfere magiche del lunapark con la semplicità di uno smartphone e i filtri e il formato quadrato tipici di Instagram, la nota applicazione mobile e social network fotografico».

Le immagini, raccolte in circa 18 mesi durante le feste di paese, sono state selezionate cercando di trasmettere le luci e i colori pop, la gioia e la spensieratezza dei bambini, la partecipazione e le attese dei genitori.

08 - IMG_20140924_204642Da una parte Guglielmin punta alla semplicità estrema dei mezzi, quasi elementari. Gli scatti sono stati presi con un Samsung Galaxy S3, quindi un telefonino, non un apparecchio fotografico, - ammesso oramai che si possa distinguere - e un set di filtri che per quanto estremamente vario e raffinato è gratuito e alla portata di chiunque. D’altra parte dai sedici scatti, catturati in varie regioni d’Italia, emergono il paziente lavoro di pensiero, la coerenza stilistica (netta la prevalenza delle foto in notturna), il senso geometrico e compositivo, la scelta mirata dei colori, la continua ricerca di bilanciamento tra l’elemento strutturale dei luna park e la presenza dei bambini e dei genitori. Non si supera mai la soglia espressionistica che pure il soggetto inviterebbe facilmente a varcare. Guglielmin si ferma un attimo prima, lavora con i filtri non per cercare effetti ma per giungere a un equilibrio che rimane la nota stilistica, discreta e inequivocabile, prevalente in queste immagini.

La mostra è stata inaugurata giovedì 18 giugno, in collaborazione con il Gruppo Fotografico Antenore e l’Enoteca Ristorante “La Corte dei Leoni” (www.cortedeileoni.it). Le fotografie rimarranno esposte fino a tutto agosto.

 

La pagina instagram di Giovanni Guglielmin.