Una serata per aiutare la ceramista siriana Wafaa Saad

11289806_1827427890816093_1452766640_nSegnaliamo molto volentieri un’iniziativa di alcuni amici romagnoli, una serata benefica a favore di una giovane ceramista siriana, Wafaa Saad. Si svolgerà

mercoledì 10 giugno alle 19.00

al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (RA)

viale Baccarini, 19

Il programma prevede un aperitivo siriano, seguirà un’asta con opere di Wafaa Saad e la lotteria con ceramiche donate da artisti faentini. La serata sarà intervallata da degustazioni sonore con TripparDò... Spritz & Music Band.

Wafaa Saad, 34 anni, ceramista in Siria, frequenta con una borsa di studio internazionale il liceo Ballardini a Faenza, esponendo al MIC nel 2006 e ricevendo numerosi premi. Rientra nel suo paese, insegna all’Istituto di Arti Applicate a Damasco continuando a ottenere riconoscimenti nel mondo. Vincitrice nel 2014 del Symposium, prestigioso concorso a invito in Cina. Dall’inizio del conflitto versa in grave difficoltà con il marito e le bambine di 3 e 5 anni. Il ricavato della serata è devoluto a questa ceramista che alcuni di noi hanno conosciuto personalmente e che ha mantenuto un legame con la città di Faenza e la sua cultura.

Biglietti in prevendita: Aperitivo 20 euro Lotteria 30 euro (ad ogni biglietto corrisponde una ceramica donata da artisti faentini)

Info: www.micfaenza.org amichedifaenza@gmail.com Daniela Tedioli 339-6032306 Elena Bentini 338-2329900

 

Si ringraziano: Carla Lega per le opere di Wafaa Saad I ceramisti faentini Leopoldo Giuliani di Novatex, ForD La Greca Mi Grafiche, ForD

 

Scarica l'invito in formato .pdf.

 

Ecco una gallery delle ceramiche messe a disposizione dai maestri ceramisti a favore di Wafaa.


La Sagrada Familia, un percorso dello sguardo

sagradaPer Alessandro Rondena, architetto e restauratore dell’Abbazia di Morimondo recentemente scomparso, Gaudí era un maestro ideale. Pur non avendolo conosciuto, “il Sandro” (così era chiamato dagli amici) ne aveva colto il segreto più profondo e si era fatto suo discepolo appassionato sulla strada della bellezza. Così, più che un’analisi della Sagrada Família, nel volume “La Sagrada Família. Un percorso dello sguardo” scritto con Silvio Prota, Rondena propone di camminare con lui sui passi di Gaudí per sorprendere la radice più profonda del suo approccio alla realtà. La basilica di Barcellona è, infatti, sintesi non solo del metodo di lavoro, ma di tutta la posizione umana dell’architetto catalano, rintracciabile fin dagli anni della sua formazione.

L’Associazione culturale Antonio Rosmini propone

venerdì 12 giugno alle ore 21.15
OnOff SpazioAperto

via Albania 2 bis, 35123 Padova

 

La Sagrada Familia, un percorso dello sguardo

 

Presentazione del libro di Alessandro Rondena e Silvio Prota.

Interverrà SILVIO PROTA, autore.

Ingresso su prenotazione riservato ai soli soci Rosmini e OnOff con possibilità di associarsi all’ingresso. INGRESSO GRATUITO. Alla fine dell’incontro sarà offerto un buffet.

Iniziativa realizzata con il contributo di

murialdo self servicehttp://www.murialdoselfservice.it/

Il percorso, nel primo capitolo del libro, prende avvio dagli esempi architettonici che hanno ispirato il maestro, indagati alla luce dei suoi scritti giovanili, miniera inesauribile di indicazioni sulla sua concezione dell’architettura. Si scopre, così, che nella Sagrada sono confluiti in qualche modo tutti gli edifici che Gaudí amava e ammirava. Vi si ritrovano tanto la ricchezza scultorea delle cattedrali gotiche, a cui rimanda l’abbondanza di statue sulle facciate, quanto la semplicità tipica dell’architettura cistercense, evocata dalle forme rigorose di un interno caratterizzato da pochi arredi liturgici. Ma fonte di ispirazione è anche l’architettura bizantina, dove l’apporto decisivo della luce è funzionale alla liturgia, e quella greca, che affascinava Gaudí soprattutto per l’uso raffinato della geometria e delle proporzioni.

Più di ogni altra cosa, però, era la natura la sua vera maestra, perché il lavoro dell’uomo è chiamato a sviluppare la creazione. L’impulso creativo, per Gaudí, non può che nascere come risposta all’imbattersi, con sorpresa, in un dato naturale che ci precede: «Noi creiamo perché immersi dentro una divina preesistente creazione, che ci preme da ogni lato e vuole essere da noi compresa. Tutto è prima del nostro atto creativo». La natura va amata e compresa nelle sue leggi più profonde, più che imitata, perché per l’architetto catalano essa è frutto di un’intelligenza creatrice. È questo sguardo sulla realtà il vero metodo di Gaudí: uno sguardo non offuscato dall’abitudine, ma meravigliato e commosso: «Nei popoli, come nei bambini e in ogni uomo creativo, il dare forma nasce dalla commozione». Il maestro guarda la realtà per imparare da essa, perché la natura stessa propone infinite soluzioni ai problemi strutturali e nello stesso tempo è dotata di un’intima valenza estetica. La particolare percezione tridimensionale dello spazio di cui Gaudí era dotato è una qualità appresa fin dall’infanzia, quando egli osservava suo padre, calderaio, che nella sua officina dava forma ad oggetti nello spazio partendo da una lastra metallica. Anche l’appartenenza alla famiglia, insieme alla religiosità del popolo catalano, accompagneranno Gaudí per tutta la vita.

Il secondo e il terzo capitolo sono dedicati all’apparato scultoreo della basilica, in primis quello che orna la facciata della Natività. Sono statue estremamente popolari, vive ed espressive come lo erano quelle dei Sacri Monti, si rivolgono a tutti. Accompagnandosi con brani evangelici e con alcuni passaggi tratti dall’Infanzia di Gesù di Benedetto XVI, gli autori guidano perciò ogni lettore tra la “foresta di statue”, alla scoperta delle scene rappresentate sui portali. È qui che, attraverso la scelta dei temi e la disposizione delle statue, Gaudí esprime efficacemente la sua concezione della vita e della storia, una concezione profondamente cristiana.

(testi tratto da «Tutto mi precede. E creo» di Anna Colombo, Tracce.it 21/04/2015)

 

Silvio Prota, Alessandro Rondena

La Sagrada Família. Un percorso dello sguardo

Cantagalli

  1. 106 - € 16

Giovedì 14 al Barbarigo l’assemblea dei soci… con Donatello

crocifissi-di-donatello-5-1386-1466[1]Giovedì 14 maggio alle 21.15 si terrà l’assemblea annuale dei soci dell’Associazione culturale Rosmini, aperta anche ai simpatizzanti. L’assemblea si terrà nella Sala Ezechiele Ramin dell’Istituto Barbarigo, con ingresso da via Seminario 7 - Padova.

Oltre a presentare le principali attività svolte quest’anno e approvare il bilancio 2014, presenteremo le uscite guidate che l’Associazione sta organizzando.

Durante la serata Marta Zanuttini, docente di arte, ci presenterà la figura di Donatello in preparazione alla visita che proporremo alla mostra “Donatello svelato”, ospitata nel Museo diocesano.

Il collegio Barbarigo ha un ampio parcheggio: arrivando dalla chiesa del Torresino, si entra al numero civico 7 non nel primo cancello di destra che dà accesso alla Facoltà Teologica, ma al secondo cancello.

 

La mostra “Donatello svelato”

 

Due parole sulla mostra padovana. Nel 2008, grazie al ritrovamento di alcuni documenti, è stato attribuito a Donatello il Crocifisso della chiesa di Santa Maria dei Servi in Padova, una scultura monumentale in legno dipinto, che dal 1512 - anno del prodigioso sanguinamento raccontato dalle cronache - è stato gelosamente custodito in una cappella a lui dedicata. Celato alla vista dei più, e ridipinto con una patina a finto bronzo che ne ha modificato radicalmente l’aspetto, il Crocifisso è giunto fino a noi sano e salvo, ma privato del nome del suo celebre autore.

Il lungo e delicato restauro condotto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo conferma ora l’altissima qualità dell’opera e la paternità donatelliana. La mostra al Museo Diocesano offre l’occasione di ammirare in condizioni davvero irripetibili il Crocifisso “svelato”, prima che venga ricollocato sul suo altare nella chiesa dei Servi.

Padova riacquista così un capolavoro che si affianca alle altre opere realizzate da Donatello durante la sua permanenza in città (1443-1453) - il monumento equestre al Gattamelata, l’altare e il Crocifisso bronzeo per la Basilica di Sant’Antonio - e aggiunge un ulteriore tassello alla vicenda biografica dell’artista.

Accanto a quello dei Servi, in uno scenografico allestimento sono esposti anche gli altri due grandi Crocifissi noti di Donatello, quello ligneo della chiesa di Santa Croce a Firenze e quello bronzeo della Basilica del Santo. Un’opportunità unica di vedere accostati e da vicino i tre grandi capolavori nei quali il maestro fiorentino ha affrontato il tema centrale della fede cristiana, leggendo attraverso di essi il percorso compiuto dall’artista dagli anni giovanili alla piena maturità.


“La piccola speranza di Péguy” venerdì 8 maggio all'OnOff di Padova

Carabelli-PeguyÈ più facile disperare, ma è più umano sperare. Ci sono uomini che ancora sperano, anche nelle situazioni più umanamente incomprensibili. Il poeta francese Charles Péguy parla di “questi poveri figli che vedono come vanno le cose e credano che domani andrà meglio. Che vedono come vanno le cose oggi e credono che andrà meglio domattina”: lo fa nel secondo dei tre Quaderni dei Misteri, dedicato alla speranza. Proprio a partire dalla poesia di Péguy, che è insieme profonda riflessione umana e teologica, andrà in scena

venerdì 8 maggio alle 21.15
OnOff Spazio Aperto - via Albania 2bis, Padova

LA PICCOLA SPERANZA

melologo teatrale a tre voci
tratto da “Le porche du Mystere de la Deuxieme Vertu” di Charles Peguy

 

Voce recitante: Andrea Carabelli

Musiche di Pippo Molino

Soprano: Sara Cantamesse

Mezzosoprano: Anna Giorgioni

 

Ingresso gratuito per studenti universitari e soci OnOff.

 

Vai alla pagina Facebook dell’evento.

 

L’iniziativa è organizzata da un gruppo di studenti dell’Università di Padova coordinati da Federico Andreatta e finanziata con il contributo dell’Università di Padova sui fondi della Legge 3.8.1985 n. 429 per le iniziative culturali studentesche.

«Un equilibrio perfetto tra musica e teatro - dice il regista Andrea Maria Carabelli-. Non è uno spettacolo, non è un musical, ma una commistione di pezzi recitati e cantati». Il testo di Charles Peguy, per quanto scritto come un monologo, è pensato in una formula paraliturgica. «Non per nulla è chiamato “mistero”. Tuttavia», aggiunge il regista, «non volevo rappresentare un monologo - che è difficilmente apprezzabile dal pubblico - e cercavo un modo di renderlo rappresentabile senza snaturarlo. Inoltre, il testo originale è in lingua francese, e la necessaria traduzione in italiano mancava di tutta la musicalità della lingua d’oltralpe. Perciò, abbiamo collaborato con il compositore milanese Pippo Molino, in modo che la musica potesse funzionare come una “eco” del parlato, che concretamente si è rivelata come un’amplificazione armonica delle vocali. Così si è formata una drammaturgia».

La pretesa di salvare il mondo, nel testo di Péguy, arriva da un Dio che si fa carne e diventa un bambino. «Un essere a cui nessuno darebbe nulla, una piccolezza nella grandezza del mondo e del cosmo», commenta Carabelli, «Eppure Lui, Gesù, ha salvato il mondo e donato speranza. D’altronde, come dice sempre Péguy, sono proprio i bambini a donare speranza: non fanno nulla, ma nella famiglia tutto ruota attorno a loro. La mamma cucina e lava per loro, il papà lavora per loro. Ultimamente si sente spesso dire, con un pizzico di retorica, che “dobbiamo ridare la speranza ai nostri giovani” creando lavoro e stabilità, curando l’ambiente. Invece, è il contrario: sono proprio i giovani che devono dare speranza a noi».

La piccola speranza è dedicato a Giuseppe Gulotta, un uomo rinchiuso ingiustamente in un carcere per 36 ann. A chi gli chiedeva come avesse fatto a non impazzire in quella condizione, Giuseppe Gulotta rispose: «Un uomo senza speranza non è più un uomo». «Da qui», racconta Carabelli, «è partita l’indagine sul testo di Péguy, ed è in questa risposta che si sintetizza tutta l’opera. Sperare può sembrare difficile, ma disperare non è umano».

 


Accompagnare a cogliere il senso e la bellezza della vita

cometaL’appassionata ricerca del significato vero della vita, la passione per il bello e l’aver messo a servizio degli altri il suo “dono creativo”, hanno nel tempo potenziato, rinnovato e profondamente trasformato la vita e il lavoro di Erasmo Figini, stilista e interior designer comasco che si è da sempre distinto per un’innata vocazione alla bellezza, per gli interessi eclettici, per l’attenta scelta dei colori e dei materiali, per l’originalità degli accostamenti, per l’amore e il rispetto della natura e per una curiosità che lo spinge oltre i tradizionali confini professionali. Lo ascolteremo

giovedì 9 aprile alle 21.00
centro parrocchiale San Sebastiano, via Roma - Vigonza

Accompagnare a cogliere il senso e la bellezza della vita

 

figiniIncontro con Erasmo Figini, stilista ed interior designer, fondatore dell’Associazione Cometa di Como

L’incontro è organizzato dalle Scuole Romano Bruni in collaborazione con l’Associazione Genitori Romano Bruni, la Scuola dell’infanzia San Gaetano e l’Istituto superiore di Enogastronomia Dieffe.

Negli ultimi anni l’esperienza di Figini si è straordinariamente arricchita grazie all’apertura all’accoglienza e all’avventura intrapresa con Cometa, una realtà di famiglie impegnate nell’accoglienza, nell’educazione e nella formazione dei giovani.

Tutto di lui ci testimonia come creatività, ideazione e realizzazione si fondono armonicamente e funzionalmente nella continua tensione alla bellezza e nella ricerca di soluzioni capaci di fermare, nel tempo, spazi per interpretare e rispondere alle esigenze più profonde delle persone che li utilizzeranno.

Questo metodo ha potuto esprimere tutta la sua potenzialità all’interno della realtà educativa di Cometa nella quale è sorta la Scuola Oliver Twist, concreta espressione di questo strategico connubio tra creatività e tecnica ed è nata la Contrada degli Artigiani, un’impresa con vocazione educativa dove maestri artigiani e ragazzi realizzano prodotti di eccellenza per l’arredo della casa rilanciando il patrimonio di competenze dell’artigianato comasco.

Cometa (www.puntocometa.org) è una realtà di famiglie impegnate nell’accoglienza, nell’educazione e formazione di bambini e ragazzi e nel sostegno delle loro famiglie. Un luogo in cui i bambini e i ragazzi sono accompagnati alla conoscenza della realtà, sono educati a cogliere il senso e la bellezza della vita nella condivisione della semplice quotidianità e dove le famiglie sono aiutate e sostenute nel loro cammino educativo. Ogni giorno dopo la scuola un centinaio di bambini e ragazzi del territorio trovano in Cometa un’equipe di educatori ed insegnanti; l’aiuto allo studio, le attività espressive, ricreative e sportive sono un’occasione per crescere insieme, in una quotidianità che diventa sfida educativa per tutti.

La Scuola Oliver Twist offre corsi quadriennali di istruzione e formazione professionale (Tessile, Legno e Ristorazione) a studenti tra i 14 e i 18 anni, con un modello dove il lavoro diventa un’opportunità formativa ed educativa. La Scuola sorge nel complesso di Cometa: un luogo, uno spazio fisico, un contesto sociale

 

 

 


La mostra su Millet al centro Le Grazie di Mestre

Locandina-Mostra (2) (1)Da alcuni anni il Circolo Veneto, presieduto da Cesare Campa, in collaborazione con il Centro Santa Maria delle Grazie, propone alla cittadinanza veneziana una riflessione attraverso la lettura di grandi cicli artistici sul tema del lavoro.

Il percorso espositivo di quest’anno vede al centro la figura e l’opera di uno degli artisti fondamentali nella storia moderna, il francese Jean-François Millet (1814-1875) che ha fatto del lavoro il tema prediletto della sua pittura. Nei suoi dipinti esplode una simpatia profonda per la quotidiana fatica degli uomini e delle donne al lavoro; una fatica percepita, come dice lo stesso Millet, come un dramma avvolto di splendore che ha come dimensione ultima una carità profonda.

Una concezione che ha segnato profondamente la vita e l’opera di un altro grande genio, ancor più grande di Millet: Vincent Van Gogh.

Su questo tema il Circolo propone un progetto espositivo didattico: UN DRAMMA AVVOLTO DI SPLENDORI uomini e donne al lavoro nella pittura di Millet che sarà aperto dal 2 al 19 aprile 2015 nel Centro Le Grazie in via Poerio, 32 a Mestre.

 

Il sito internet de Il Circolo Veneto

 


La speranza di un popolo, ecco il video

LocandinaRabbino_finale2Vi proponiamo il video dell’incontro

La speranza di un popolo: un ebreo e un cristiano si incontrano

che si è svolto

giovedì 12 marzo alle ore 21.00
nell’Oratorio del Redentore, corso Vittorio Emanuele II 174, Padova.

Sono intervenuti

il rabbino Mark Moshe Goldfeder, professore di diritto ebraico, Università di Emory, Georgia, USA

padre Mario Cucca ofm cap, professore di Esegesi dell’Antico Testamento, Pontificia Università Gregoriana

con il coordinamento di

Andrea Pin, professore di diritto pubblico comparato, Università di Padova

 


Paolo Malaguti a Maserà (PD) presenta “Sul Grappa dopo la Vittoria”

sul_grappa_dopola_vittoria[1]Venerdì 20 marzo alle 20.45 nella Casa delle Associazioni di via dei Kennedy, 8 a Maserà di Padova Paolo Malaguti presenterà il suo libro “Sul Grappa dopo la Vittoria”, la maturazione di un giovane che avviene nelle misere condizioni della comunità contadina in un ambiente devastato. Una narrazione per capire cos’era stata e cos’era la guerra. La manifestazione è organizzata dalla sezione Anpi locale (Associazione nazionale Partigiani d’Italia) con il patrocinio del Comune di Maserà.

Nato a Monselice nel 1978, Paolo Malaguti si è laureato in Lettere moderne, con una tesi di Filologia italiana su Antonio Fogazzaro. Dal 2004 insegna nei licei. Ha pubblicato “Sul Grappa dopo la vittoria” (6a edizione 2014) nel 2009, per i tipi della Santi Quaranta di Treviso; sempre con la casa editrice trevigiana, diretta da Ferruccio Mazzariol, ha pubblicato due anni dopo, nel 2011, “Sillabario veneto” (3a edizione 2013), e, nel 2013, “I mercanti di stampe proibite” (2a edizione 2013). Nel 2012 ha partecipato con il racconto “Il bambino di Marostica” all’antologia “Nero 13 - Giallo a Nordest” per la Libra Edizioni. Dal 2013 contribuisce, con articoli di educazione, didattica, cultura generale, al quotidiano on-line “IlSussidiario.net”.

135-xcms_label_largeMalaguti_ridotto[1]«Le mie presentazioni», racconta l’autore, «vorrebbero essere prima di tutto un momento di incontro e di dialogo aperto: ogni volta al termine degli incontri mi piace rendermi conto di avere imparato qualcosa di nuovo, oltre che di avere offerto spunti di discussione e di ragionamento».

Presentando “Sul Grappa dopo la vittoria” Malaguti cerca di toccare alcuni aspetti significativi della Grande Guerra. «Tra questi le grandi novità (tecniche, culturali, spaziali) rispetto ai conflitti precedenti, la tematica della scrittura dal fronte, le pagine ancora oscure del conflitto (quali le fucilazioni di guerra e la brutalità nei confronti dei soldati), gli aspetti del dopo-guerra (il recupero, l’emigrazione...), la problematica del rapporto tra Grande Guerra e ventennio fascista».

 

Il sito Anpi di Maserà

Il blog di Paolo Malaguti

 


La speranza di un popolo: un ebreo e un cristiano si incontrano

LocandinaRabbino_finale2Dialogo tra il rabbino Mark Moshe Goldfeder, professore di diritto ebraico, Università di Emory, Georgia, USA e padre Mario Cucca (ofm cap), professore di Esegesi dell'Antico Testamento, Pontificia Università Gregoriana. Introduce Andrea Pin, professore di diritto pubblico comparato, Università di Padova

Giovedì 12 marzo ore 21.00
Oratorio del Redentore, corso Vittorio Emanuele II 174, Padova.

I due relatori si confronteranno a partire da alcuni temi chiave: speranza, promessa di Dio ed esperienza di essere popolo.

“Se è vero che è importante approfondire la riflessione teologica attraverso il dialogo, è anche vero che esiste un dialogo vitale, quello dell’esperienza quotidiana. Anzi, senza questo, senza una vera e concreta cultura dell’incontro, che porta a relazioni autentiche, a poco servirebbe l’impegno in campo intellettuale. Anche qui, il Popolo di Dio ha un proprio fiuto e intuisce il sentiero che Dio gli chiede di percorrere.” Dal discorso di Papa Francesco alla Delegazione della comunità ebraica di Roma, 11 ottobre 2013

“Ora inizia la verifica per l’Europa. Spazio di libertà vuol dire spazio per dirsi, ognuno o insieme, davanti a tutti. Ciascuno metta a disposizione di tutti la sua visione e il suo modo di vivere. Questa condivisione ci farà incontrare a partire dall’esperienza reale di ciascuno e non da stereotipi ideologici che rendono impossibile il dialogo. Come ha detto papa Francesco, «al principio del dialogo c’è l’incontro. Da esso si genera la prima conoscenza dell’altro. Se, infatti, si parte dal presupposto della comune appartenenza alla natura umana, si possono superare pregiudizi e falsità e si può iniziare a comprendere l’altro secondo una prospettiva nuova»”. Julián Carrón, Corriere della Sera del 13/02/2015

“Il libro di Giussani Il senso religioso mi ha ricordato molto un saggio di Rabbi Soloveitchik, in cui egli descrive la saggezza che ha appreso da sua madre: “Da lei imparai la cosa più importante della vita – avvertire la presenza dell’Onnipotente e la gentile pressione della Sua mano sulle mie fragili spalle”. Se mi si chiedesse perché sono credente, direi che lo sono in parte per storia familiare, in parte per ragioni teologiche, ma soprattutto perché in particolari momenti della mia vita ho avvertito, e sono ancora in grado di avvertire, Dio. Sono stato particolarmente colpito dal Capitolo 10, nel quale egli descrive l’esperienza di essere alla dipendenza e alla presenza di Dio, e commosso dall’esempio di quell’essere appena nato, che ha richiamato alla mia mente uno dei miei insegnamenti kabbalistici favoriti. Un bambino avverte ancora quel senso di dipendenza e affidamento sconfinato. Questo, per me, è l’insegnamento centrale del volume: il primato dell’esperienza elementare, l’immediato e originale impatto con la realtà, privato del bisogno esasperato di razionalizzare qualunque cosa. Sono grato perché il libro ha riportato alla mia memoria tutto questo.”
Rabbi Mark Goldfeder


Péguy, il poeta della giovane speranza

150403 locandina Péguy“Credo che chiunque voglia capire l’epoca in cui ci troviamo dovrebbe avventurarsi tra le pagine di Péguy (…) le parole che lui ha dedicato alla speranza, alla fede, alla lotta per il vero e per il fatto (…) ci fanno vedere meglio la luce e l’ombra della sua vita dura, generosa, ferita”. Le parole del poeta bolognese Davide Rondoni spiegano bene perché ricordare Charles Péguy oggi non nasce solo dall’esigenza di onorare un centenario (morì in combattimento, all'inizio della prima battaglia della Marna, il 5 settembre 1914). «Non si è mai parlato così cristiano» disse di lui Hans Urs von Balthasar. Péguy ci aiuta oggi a capire cosa significa “avvenimento”, ci fa capire debolezze e unicità del mondo moderno, ci insegna la virtù della speranza e a dubitare della “cricca dei devoti”.

mercoledì 4 marzo ore 21.00
OnOff Spazio Aperto via Albania 2bis, Padova

Charles Péguy Il poeta della giovane speranza

 

Dialogo con Pigi Colognesi, autore del libro La fede che preferisco è la speranza. Vita di C. Péguy e curatore della mostra Charles Péguy - Storia di un’anima carnale.

 

L’iniziativa è organizzata da un gruppo di studenti dell’Università di Padova coordinati da Federico Andreatta e finanziata con il contributo dell’Università di Padova sui fondi della Legge 3.8.1985 n. 429 per le iniziative culturali studentesche.

Charles Péguy: scrittore originale e prolifico, uno dei più innovativi pensatori cristiani tra Ottocento e Novecento. Si è schierato apertamente contro le falsità della politica, la presunzione della scienza e degli intellettuali: insomma, contro il vuoto del “mondo moderno”. Ha speso la vita nel mettere al centro l’umano, con i suoi dolori, miserie e speranze, donando così una linfa nuova tanto al socialismo della giovinezza quanto alla fede della maturità; per questo, è stato isolato.

Oggi la sua figura riconquista il posto che gli compete - anche grazie ad “ammiratori” quali Giovanni Paolo II, don Luigi Giussani e von Balthasar - ma resta ancora molto da scoprire. Pigi Colognesi ci propone finalmente la prima biografia italiana del grande autore: un’accurata introduzione al suo pensiero e alle sue opere. Il modo migliore per avvicinarsi a una vita che continua a parlare al presente

Pigi (Pierluigi) Colognesi è giornalista professionista. Ha fatto parte della redazione del mensile di Comunione e Liberazione, di cui poi è stato direttore dal 1989 al 1992. In seguito ha lavorato presso la Fondazione Russia Cristiana e l’Università Vita-Salute San Raffaele. Collabora stabilmente alle pagine culturali di quotidiani e periodici. E’ autore di una biografia di padre Romano Scalfi (Russia Cristiana, Milano 2007) e di L’umana avventura, una serie di ritratti di letterati, teologi e artisti (Bari 2008).

 

Approfondimenti su Charles Péguy sul sito AIC, Associazione italiana centri culturali.