In libreria “Il maestro vetraio”, il secondo romanzo di Alberto Raffaelli

copertina cattura Si intitola “Il maestro vetraio” il nuovo romanzo di Alberto Raffaelli, pubblicato a distanza di due anni dal successo de “L’Osteria senza oste”, opera prima dello scrittore veneto di origini trentine, oltre che imprenditore nel campo della formazione.

Il romanzo, edito da Itaca, vede il ritorno del viceispettore Giovanni Zanca: proprio l’inchiesta dell’Osteria senza oste gli è costata il trasferimento in laguna e ancora una volta per lui, ormai prossimo alla pensione, si apre un nuovo capitolo.

Due sono le indagini affidate al poliziotto: una vicenda di corruzione nei palazzi di Venezia e l’omicidio di una prostituta albanese consumato nell’ambiente dell’immigrazione clandestina. Il cadavere viene ritrovato nella zona industriale di Marghera, nei pressi della vecchia fornace dove il giovane Benedetto Zaccaria, figlio dell’ultimo maestro vetraio di San Marco, sta fondendo i dodici quadri di una maestosa vetrata artistica: dodici scene di vita quotidiana che stanno al centro dei dodici capitoli del romanzo a rappresentare un Giudizio Universale dei nostri giorni. Ed è proprio la fornace di Marghera il palcoscenico in cui tutte le storie si incrociano e trovano una sintesi del tutto imprevista.

«Ho voluto creare un fitto e spero coinvolgente intreccio di storie e personaggi, dal profilo drammatico o ironico, sullo sfondo di una delle città più belle al mondo, ma anche snodo di traffici illegali» racconta Raffaelli. Le vicende si susseguono in un ritmo incalzante fino alla resa dei conti finale, «quando le indagini avranno un esito insospettabile e le tessere della vetrata si completeranno, a comporre uno specchio della realtà contemporanea».

«L’idea mi è nata leggendo una riflessione che papa Francesco fece nel dicembre 2013 sul tema del Giudizio Universale, quando diceva che questo ultimo drammatico giudizio in realtà “è già in atto, incomincia adesso nel corso della nostra esistenza” ed è “pronunciato in ogni istante della vita”, per cui “siamo noi che possiamo diventare in un certo senso giudici di noi stessi, autocondannandoci all’esclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli”».

Molteplici le prospettive ideali presenti in controluce tra le righe della narrazione. Il male, anche nelle sue declinazioni più abiette, può essere detto, raccontato senza scandalo nel contesto del suo significato ultimo, del suo destino. Nel romanzo, gli idoli di sempre – usura, lussuria e potere – vengono vissuti attraverso gli occhi di qualcuno che è capace di abbracciare e di amare anche la situazione più disperata.

E ancora: «Con la figura del “Barba”, il personaggio più scorretto, titolare di un bar tabacchi di Marghera crocevia di un traffico di immigrati clandestini» precisa Raffaelli «si evidenzia quella che io chiamo la precedenza del giudizio sull’etica: nel corso del romanzo l’esperienza del vero, diciamo pure la conversione, non avviene in prima battuta a partire da uno sforzo etico ma piuttosto dal riconoscimento di fatti che si impongono, da un atto di giudizio della ragione».

Fra tutti i temi toccati dall’autore, forse i più rilevanti rimangono il perdono e la misericordia, il vero filo rosso del romanzo. Una compresenza di temi che hanno portato l’autorevole critico letterario Elio Gioanola a scrivere «Raffaelli sa coniugare una bella trama con una profonda intenzionalità morale-religiosa, riuscendo con abilità ad intrecciare i molti fili della narrazione senza restarne imbrogliato».

Alberto Raffaelli è nato a Rovereto (TN) nel 1959. Ha studiato a Venezia e vive a Padova. Da alcuni anni dirige la scuola professionale di ristorazione di Valdobbiadene (TV). È autore del romanzo “L’osteria senza oste”.

 

 

www.itacaedizioni.it/alberto-raffaelli

 

Alberto Raffaelli
Il maestro vetraio
Itaca Editore
formato: 14x21 cm
pagine: 272
prezzo: € 15,00
Isbn: 9788852604560
distribuzione: Itacalibri
ordinabile su: b2b.itacalibri.it
web www.itacaedizioni.it/il-maestro-vetraio

 

La recensione del libro sul blog di Eugenio Andreatta

http://www.eugenioandreatta.com/maestro-vetraio-un-giallo-appassionante-non-solo/

 


Milano: i luoghi dell’infinito. Cleofe Ferrari a Casa Testori

Basilica della Passione da via MascagniDelle sue opere afferma: «Per me dipingere è amare e abbracciare la realtà che mi circonda e mi accade, fissarne una traccia che diventi eterna, perché ogni volta che la guardi riaccada un incontro: un’emozione, un’esperienza». Lei è Cleofe Ferrari, pittrice emiliana ormai da tempo residente a Padova, e “Lo stupore nei luoghi dell’infinito” è il titolo della mostra che ha a tema Milano e i suoi luoghi: Duomo, Basiliche viste da scorci urbani, piazze e grattacieli. La mostra sarà inaugurata

lunedì 25 aprile alle 18.00 a Casa Testori
Largo Angelo Testori 13 - Novate Milanese (MI)

con presentazione del critico d’arte Giorgio Grasso. A seguire aperitivo in giardino

La mostra sarà visitabile dal 25 aprile all’8 maggio 2016 con orari mar / ven: 10 -18 sab /dom: 14 -20

Il presentatore della mostra, Giorgio Grasso, è critico e storico dell’arte oltre che stretto collaboratore di Vittorio Sgarbi, già curatore del Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia. Grasso inoltre è stato direttore editoriale della rivista Arterama e dal 1996 al 2002 consulente sottosegretario ai beni culturali.

la piazza dei grattacieli«Che Cleo Ferrari sia riuscita a unire la dote naturale del saper dipingere ad uno studio attento e approfondito, lo si capisce non solo dal richiamo all’impressionismo ma soprattutto dalla sua evoluzione espressionista che traspira dagli ultimi lavori di Monet, in particolare da quelli ben conosciuti delle cattedrali», scrive Grasso nel catalogo della mostra. «Dalle opere pittoriche di Cleo Ferrari si evince una grande capacità tecnica, dove però prevale in modo significativo il movente poetico». «Farsi conquistare da una sua opera», prosegue il critico, «è come immergersi quotidianamente in luoghi dove il paesaggio ha il sopravvento sulle umane vicende. Nulla di meglio che ammirare una sua opera pittorica per sentire la nostra anima diventare un tutt’uno con l’anima dei luoghi da lei visti e trasportati con maestria su tela».

«Cleofe, già familiare alle tecniche dell’acquerello e dei gessetti e successivamente al più tradizionale olio all’acrilico e all’encausto», aggiunge Emanuela Centis, architetto, «fin dall’inizio ha individuato la forma espressiva della sua personalità esuberante ed energica in uno stile espressionista materico e gestuale. Le prime opere sono di piccole dimensioni, vere e proprie finestre aperte sulla realtà, nelle quali l’artista esprime il suo amore attento a cogliere la ricchezza che contiene anche il particolare apparentemente modesto, quotidiano. Così racconta con forme e colori il suo incontro con i diversi luoghi che visita o frequenta: Assisi o Gerusalemme, ma anche la sua cara campagna padana e le marine dell’Adriatico. A Cleofe non interessa semplicemente descrivere la realtà che vede, ma desidera raccontare esperienze di incontro personale con luoghi e situazioni».

Duomo di MilanoIn contemporanea alla mostra della pittrice padovana a Casa Testori saranno presenti due sculture dal Sacro Monte di Varallo a titolo di omaggio a Giovanni Testori. L’evento, dal titolo “Arriva il gran teatro montano” è cominciato il 9 aprile e durerà fino all’8 maggio 2016. Una “trasferta” per molti versi straordinaria di due tra le più celebri sculture del Sacro Monte di Varallo a Casa Testori. L’aspetto inedito sta proprio nel vedere per una volta un pezzo di Sacro Monte fuori dal suo naturale contesto. Vederlo da vicino, potervi girare attorno, studiarlo… per i visitatori sarà un’esperienza destinata a sollecitare sguardi inediti, cortocircuiti imprevisti, davanti a questi corpi così audacemente agli antipodi l’uno dall’altro. Un’opportunità unica per festeggiare i 50 anni dall’uscita di quel fondamentale libro di Giovanni Testori che aveva di fatto svelato all’attenzione di un pubblico vasto la grandezza di Gaudenzio Ferrari e il fascino del Sacro Monte di Varallo. Oggi quel libro è tornato in una nuova edizione, curata da Giovanni Agosti, e pubblicata dallo stesso editore di allora, Feltrinelli: ed è altro motivo per cui festeggiare. Il titolo del libro è diventato quasi il claim del Sacro Monte varallino: “Il gran teatro montano”.

Tramonto sulle Dolomiti 80x80 acrilico 2016Cleofe Ferrari nasce a Carpi (MO) il 16 dicembre 1950. Dopo aver svolto gli studi su stilismo di moda a Reggio Emilia, svolge fino al 2008 attività di libera professionista. Nel 1982 consegue la laurea in Psicologia all’Università di Padova. Nel 2008 consegue il diploma al master di Architettura, Arti e Liturgia promossa dalle Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa. Dal 2002 aderisce all’associazione di artisti “il Baglio” e dallo stesso anno partecipa regolarmente alle attività di disegno promosse dall’Associazione “Di.segno” di Padova, di cui dal 2006 è presidente. Nel 2005 partecipa alla mostra “La casa del Dio vicino” allestita nel corso dei lavori del sinodo dei Vescovi a Roma. Nel 2007 partecipa alla mostra di Arte Sacra “Sinfonia dello spazio liturgico” a Padova. Nel 2010 al Caffè Pedrocchi di Padova realizza la mostra collettiva “Stili a confronto”. Nel 2012 sempre al Caffè Pedrocchi partecipa alla mostra collettiva “Omaggio al Guariento” dell’associazione “Art.Tu”. Nel 2013 espone “Il Volto di San Francesco” alla mostra collettiva Scuola della Carità di Padova dell’associazione “Art.Tu”. Nel 2014 espone alla biennale internazionale, Scuola della Carità di Padova, Maison D’Art. Nel 2015/2015 “Personale” alla Maison D’Art di Padova. Dipinge nella tecnica dell’acquarello, gessetto, encausto, acrilico e olio.

Opere, info e contatti www.cleofeferrari.it cleofe.ferrari@libero.it.


Sostieni l'Associazione Rosmini con il 2x1000 per la cultura (novità 2016!)

volantino 2x1000 okNon è il 5x1000. Non è neanche l’8x1000. È il 2x1000 per la cultura (novità dal 2016). Non costa nulla e ti permette di sostenere la cultura nel nostro Paese. Nella dichiarazione dei redditi metti la tua firma per la cultura e scrivi il codice fiscale dell’Associazione culturale Antonio Rosmini:

01879010286

A partire da quest’anno nella dichiarazione dei redditi, oltre all’8 per mille per la Chiesa Cattolica e al 5 per mille per varie realtà sociali, è possibile infatti esprimere la scelta per la destinazione del 2 per mille dell’Irpef in favore di associazioni culturali. Tali scelte non sono alternative tra di loro, possono essere tutte espresse e non costano nulla al contribuente.

Nella scelta del 2 per mille sostieni l’Associazione culturale Antonio Rosmini, mettendo la tua firma nell’apposita casella della dichiarazione dei redditi e inserendo il codice fiscale dell’Associazione che è 01879010286.

 

Per saperne di più http://www.ecnews.it/fisco-lavoro/due-per-mille-irpef-favore-partiti-associazioni-culturali.


Economia, società, finanza: come superare la crisi di tutto il modello

economia-soldi[1]Due economisti estranei al mainstream oggi dominante propongono chiavi di lettura per interpretare l’attuale crisi mondiale. Avverrà all’Agriturismo Collalto di Molvena in provincia di Vicenza con l’incontro

Economia, Società, Finanza: Come superare la crisi di tutto il modello

giovedì 21 aprile 2016 alle ore 20.45

all’Agriturismo Collalto - Via Collalto, 36 Molvena (VI).

Interverranno:

Nino Galloni, economista, già direttore generale del Ministero del Lavoro e attuale Sindaco Inail, autore del libro: L’economia imperfetta - Catastrofe del capitalismo o rivincita del lavoro?, ed. Novecento Media

Giovanni Passali, analista dei mercati finanziari, progettista e sviluppatore di sistemi di trading per mercati finanziari ad alto rischio, autore assieme a Galloni del libro: Eurocidio, ed. Associazione Copernico.

Modererà l’incontro Giovanni Salviati - giornalista e dottorando all’Università di Padova

È gradita la prenotazione 345-1004236 alessandroballardin@gmail.com

Al termine della serata sarà offerto un buffet.

incontrogallonipassalimolvena


Quali esterni per le camere di Van Gogh e Schiele? Cancelli risponde a Scarpa

roomsdi Mario Cancelli. Raccogliendo l’invito contenuto nel recente intervento sul blog di Giovanni Scarpa, anche Mario Cancelli entra nelle camere da letto di Vincent Van Gogh ed Egon Schiele. E facendosi aiutare dalla tecnica delle libere associazioni ci chiede quale esterno potremmo immaginare per ciascuna delle due stanze. Se mai un esterno fosse pensabile.

 

Ho letto con interesse il contributo di Giovanni Scarpa sulle camere da letto di Van Gogh e Schiele. Trovo in primo luogo condivisibile l’analisi cromatica. Ciò che accomuna i due ambienti è poi senz’altro un senso di rifugio e di sofferenza. Perché tanto interesse per una solitaria stanza? Il letto testimonia ristrettezza, non solo economica. Letto a una piazza, si badi, quando i letti dovrebbero essere sempre a due piazze. Tali da dare rappresentanza al pensiero dell’altro.

Un altro che sia presente, come nella Venere di Tiziano, o no. L’altro possibile.

vangDirei che il testo di Van Gogh dà corpo a una sorta di angoscia quasi persecutoria, quello che si pre-sente più che il riposo è un terremoto o un maremoto. L’opera di Schiele dà luogo a uno spazio più saldo, in apparenza. Qualcosa di claustrofobico si evince in quel nitore e in quei contrasti. Sul letto ci si può stendere, sulla sedia appoggiarsi. Ma Schiele dovrà sforzarsi, incaponirsi testardo, aiutandosi con il delirio per allargare quel pavimento, quasi un tappeto mistico per dilatare la occlusiva dimora.

il_570xN.926624387_q6e5[1]Quel che potrebbe aiutare è la tecnica delle libere associazioni. Mettiamola così: quale esterno immaginereste per le due stanze, se mai un esterno fosse pensabile?

Io risponderei così.

Per Van Gogh il famoso campo con i neri minacciosi corvi; per Schiele nessuno spazio se non quello della pagina sulla quale un segno, simile a una sadica tecnica yoga, dà luogo, in tutta “l’apertura” che si vuole - mai sufficiente per i corpi che ospita, a forme che si torcono, a un tratto  che rende spasmo il più dolce contorno.

Eccole, le “belle stanze”: due forme di inferno psichico. A tendenza paranoide il primo, ossessiva il secondo. Non entrare, dice sempre il primo: guarda che se entri ti costerà molto caro, il secondo.

 

Leggi il post di Giovanni Scarpa Schiele e Van Gogh, camere da letto a confronto.


Il racconto della prima mondiale di "Armonie giottesche" in Cappella degli Scrovegni

Marcelo Cesena foto Antonio Naia (2)«L’arte di Giotto è perfetta così, non serve aggiungere niente». Marcelo Cesena, compositore brasiliano, ha appena completato il concerto più emozionante della sua vita. Un’ora a tu per tu con gli affreschi della Cappella degli Scrovegni, con un pubblico selezionato di autorità ed esperti per la prima mondiale di “Armonie giottesche”, opera in dodici movimenti, ognuno dei quali ispirato a una singola scena degli affreschi. Il tutto la sera di lunedì 4 aprile, giorno che nell’anno 2016 coincide con la festa dell’Annunciazione, alla quale è dedicato il capolavoro del maestro fiorentino.

Se l’arte di Giotto è perfetta, ciò non significa però che non necessiti di essere raccontata in modi sempre nuovi. «Quando nella primavera del 2014 sono stato a Padova per la prima volta, il mio amico Filippo Stoppa, giovane architetto padovano, mi ha invitato in Cappella. A dire il vero non avevo molta voglia, ero stanco, ma poi ho accettato. E quando sono entrato è stato un colpo di fulmine. Mi sono subito innamorato di quest’opera. E ho capito che dovevo parlarne a tutti, anche quelli – e sono ancora moltissimi – che non conoscono questi affreschi unici».

Così in oltre un anno e mezzo di lavoro è nata «Armonie giottesche», la suite che va dalla promessa, all’attesa, alla nascita di Gesù, alle scene della sua vita pubblica, passione, morte e resurrezione per concludersi con il grandioso giudizio finale. Marcelo, introdotto da brevi brani letti dall’attore Matteo Bonanni, al pianoforte alterna momenti di lirismo con altri di intensa drammaticità, con una continuità di temi ed elementi melodici che innervano tutto il concerto. Una musica sì di presa immediata e di accentuato lirismo, ma solo apparentemente facile, che va ascoltata più volte per coglierne la complessa struttura e i molteplici richiami interni.

160404 Marcelo Cesena Scrovegni foto Antonio Naia

Il concerto era promosso dall’Associazione Rosmini con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando Culturalmente 2015, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova - Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche e con il concorso di Valentini Poliambulatorio Centro medico e Cooperativa sociale Giotto. Così l’ha introdotto l’assessore alla Cultura del Comune di Padova Matteo Cavatton: «L’opera del maestro Cesena va nella direzione giusta, portare Giotto a tutto il mondo, la stessa direzione che abbiamo intrapreso chiedendo che la Cappella degli Scrovegni sia inserita tra le opere patrimonio dell’umanità dell’Unesco». «La composizione di Cesena riesce a raccontare in modo nuovo la bellezza di questo inimitabile cielo azzurro che ci sovrasta», aggiunge Matteo Segafredo, consigliere di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, «siamo lieti di poter continuare nella nostra azione di mecenatismo per operazioni culturali di questa portata».

Le ultime parole sono ancora per Cesena. «Ognuno di voi potrebbe descrivere meglio di me ogni singola scena di questo capolavoro, ma una cosa mi è chiara: la grandezza di Giotto non è solo nella sua tecnica, ma in colui che ha ispirato Giotto e come lui moltissimi artisti di ogni epoca: il mondo ha bisogno di questa bellezza, della speranza che Giotto ha cosi magistralmente comunicato». Il concerto verrà riproposto per la popolazione il 10 giugno al conservatorio Pollini e il 18 giugno in un concerto all’aperto in piazzetta Conciapelli. Il tutto si potrà seguire dal sito www.concertogiotto.com, così come sulla pagina Facebook Armonie Giottesche e sugli account Instagram @armoniegiottesche e Twitter @giottesche.


Pittura Museo Città, una mostra dal 1975 al 2015

artisti ieri e oggidi Mario Cancelli. Maurizio Bottarelli, Sergio Cara, Bruno de Angelis, Daniele degli Angeli, Marcello Landi, Vittorio Mascalchi, Gabriele Partisani, Giovanni Pintori, Roberto Rizzoli, Vincenzo Satta, Severino Storti Gajani, Giorgio Zucchini.

Un'opera di Sergio Cara
Un'opera di Sergio Cara

Cominciamo con i loro nomi. Un po’ come nel libro dell’Esodo o nei Guermantes di Proust. Più che per obbedienza alle sacre regole del giornalismo, per evitare quell’effetto di sospensione che spesso ci trasmettono i non meno sacri testi critici. Prima il “Chi”.

mostra5Li potete incontrare, questi artisti che qualificarono la vita culturale di Bologna in quegli anni, come ben testimoniato dal catalogo “PITTURA MUSEO CITTÀ una mostra dal 1975 al 2015”, curato da Sandro Malossini e Paolo Conti, nei bellissimi spazi espositivi della Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Viadana.

Rosso - Giorgio Zucchini
Rosso - Giorgio Zucchini

La mostra riunisce, infatti - “ricorda” pare limitativo - le vicende di alcuni giovani pittori i quali, appena diplomati nella maggior parte di loro all’Accademia delle belle Arti, altri già docenti, operarono nella città suscitando interesse proprio per il gusto appassionato della pratica del fare artistico che in quei giorni veniva messa in discussione da più aggressive e totalizzanti istanze.

Londra - Maurizio Bottarelli
Londra - Maurizio Bottarelli

Probabilmente ignorati dagli improvvisati Comitati di salute pubblica, mentre fuori dei muri del Palazzo Bentivoglio - ricorda uno di loro, Bruno de Angelis - s’alzava la cortina dei lacrimogeni e delle molotov, reduci già a vent’anni per questa loro difesa dell’arte, consapevoli di essere oramai i soli rappresentanti di sé medesimi dinanzi al tribunale dell’io (più che della storia), essi congiunsero in continui confronti con i maestri - tra i quali è giusto ricordare anche i critici Giovanni Maria Accame e Pier Giovanni Castagnoli - la febbrile attività creativa ed intense riflessioni sulla propria prassi. Si trovavano tra l’incudine di un mondo dell’arte in rapido cambiamento, che consumava ciò che era appena stato confermato e il martello dei sommari negazionismi.

Un'opera di Bruno De Angelis
Un'opera di Bruno De Angelis

Quegli anni culminarono in una mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna e nell’apertura degli studi personali, secondo un’idea di aprire l’arte alla città, che avrà successo ai nostri giorni. Da qui il titolo dell’iniziativa e del catalogo: “PITTURA MUSEO CITTÀ una situazione a Bologna”.

Senza titolo - conchiglia - Roberto Rizzoli
Senza titolo - conchiglia - Roberto Rizzoli

Non “il Palazzo” (del potere), come si dirà poi, ma un palazzo fu all’origine di questi sentieri, che oggi appaiono a volte interrotti, ma ricchi di intuizioni ancora feconde; quel Palazzo Bentivoglio che meriterebbe la penna di Bassani, eretto nel Cinquecento da un ramo collaterale della famiglia che aveva dominato Bologna, come tributo all’antico splendore del primigenio palazzo Bentivoglio, distrutto a furor di popolo.

Piccola sindone Gabriele Partisani
Piccola sindone Gabriele Partisani

La bellezza della loro storia è non solo nell’attenzione e nelle cure dei critici che operavano all’epoca - il gradevole e duttile catalogo riporta testi di Accame, Castagnoli, Trento, Cerritelli, Guberti,- quanto nella prudenza e nella quasi paterna pazienza degli stessi, che dimostravano di aver afferrato pienamente la situazione di questi artisti, loro amici e compagni, per nulla “situazionisti”. Non avevano fra le mani le pretese di un gruppo, capace di manifesti e di dottrinarie premesse e promesse, ma personalità che le foto d’epoca ci restituiscono sorridenti, fiduciose pur fra tante incertezze, di poter conseguire una meta che l’occasione di Viadana sottrae alla polvere del tempo.

Acrilico su tela - Daniele Degli Angeli
Acrilico su tela - Daniele Degli Angeli

Senza strafottenza, senza obiezione, con rispetto. Cosa c’è di più politico del proprio desiderio che non vive se non in rapporto con l’altro, del proprio impegno a trarre qualcosa da insegnamenti, stili, messaggi, tendenze? Non vediamo nulla di provinciale o di esasperatamente acceso infatti nei loro esiti: tecniche e linguaggi maturi, abilità e giovanile volontà di tentare e provocare le acquisite eredità linguistiche, quasi inesistenti i narcisismi di chi possiede oramai strumenti e li vuole ostentare.

Si resta ammirati davanti alle fredde ma liriche geometrie di Sergio Cara, di perfetta e misurata eleganza, ai cartoni tra il pop e il minimalismo di Partisani, già opere “povere” quanto a materiali eppur ricche di vivacità e prontezza. Colpisce la determinazione con la quale Bruno de Angelis conduce il suo impeto informale nelle parietali dimensioni di una superficie che, senza nulla invidiare a quelle dei canvas dell’Action painting, orchestra musicalmente neri e grigi, secondo partiture che costeggiano il minimalismo, restando ancorate a spazi, percezioni: luoghi non emotivi, ma trasposizioni della memoria e della psiche. Ai seriali ritmi astratti di Storti Gajani, pastellati, esito di grigi nebbiosi e azzurrini, che fanno pensare ancora agli ultimi naturalismi di cui parlava Arcangeli. Si va dalle textures sapienti di Landi a quelle espressionistiche e seducenti, capaci di confessione di Pintori, tentate da inserzioni alla Rauschenberg.

mostra2Tutto dice della qualità e della durezza della partita: non solo tra vecchio e nuovo, ma soprattutto tra una forma spiritualistica, non inclusiva dell’io e il tentativo di difesa dell’io stesso.

Un 'altra oepra di Zucchini
Un 'altra opera di Zucchini

Alcuni, infatti, cercano ancora la favola, il mito, il racconto, come Daniele degli Angeli, ma si tratta sempre di fedeltà senza malizia al proprio immaginario, altri, come Giorgio Zucchini, guardano con ironia, leggerezza e piacevolezza a magisteri celebri; altri infine presentano l’invasione tecnologica e cercano un equilibrio tra realtà, assicurata dai media, e poetiche psicologiche, come Roberto Rizzoli.

Tra i più maturi, quanto a età, Mascalchi oppone alberi di minacciosa espressività e rapidità esecutiva alla nuova natura di oggettive e lentissime istantanee di ambienti rurali.

mostra1Nel rigoroso, perfino univoco percorso di Vincenzo Satta, cogliamo appieno, invece, il tentativo di ascesi dell’artista: le sue “macchie” per nulla gestuali sono perfettamente controllate, i suoi calligrammi veleggiano verso una luce non naturalistica, di un’astratta e mentale purezza.

In tali gnostici chiarori si manifesta appieno l’altro polo della dialettica di questi pittori a cui si accennava prima, quello che spiritualisticamente aspira a superamento (o meglio rimozione) dell’io.

MOSTRA%20PITTURA%20MUSEO%20CITTA[1]L’esperimento del Museo Civico di Viadana ha quindi non solo un senso ma anche un risultato proficuo. Anche se le poetiche non sono più quelle, se le strade individuali sono - e in mostra già vediamo traccia e sintomi di queste necessarie aperture - , se qualcuno non è più (Mascalchi, Partisani e il critico d’arte Accame) e di altri, come per Bottarelli, si è nel tempo confermata vitalità e riconoscimento. La cura dimostrata dagli organizzatori ci porta oltre l’esito un semplice recupero, semmai verso la ritrovata consapevolezza che la “ricerca del tempo perduto” è tale solo se è ricerca della “pulsione” instauratasi allora e in fondo da nessuno di loro mai perduta. Non era proprio lei, la “pulsione” dell’io, ciò che si trovarono davanti critici e maestri così attenti a ogni piega e a ogni minima variazione, ciò di fronte a cui essi stessi non sapevano - e fortunatamente - come porsi? La loro prudenza e attenzione continua certamente in questa cura odierna e vale un viaggio sulle rive del Po.

 

Pittura Museo Città - una mostra dal 1975 al 2015
MU.VI Musei Viadana - Galleria Civica d’Arte Contemporanea
14 febbraio 2016 - 11 aprile 2016


Al Liceo scientifico Bruni il ricercatore che per primo ha osservato le onde gravitazionali

IMG_8985-kAzE-U107082386040VPD-1024x576@LaStampa.it[1]Le Scuole Romano Bruni e l’Associazione genitori propongono:

Un nuovo “senso” per la ricerca scientifica: le onde gravitazionali - incontro pubblico con il dott. Marco Drago

Sabato 2 aprile alle ore 11:30

Aula magna Polo educativo Scuole Romano Bruni, Via A. Fiorazzo 7, Ponte di Brenta

Relatore: Marco Drago, fisico dell’Università di Padova, postdoc al Max Planck Institute for Gravitational Physic di Hannover (Germania).

Drago introdurrà i concetti base per conoscere le onde gravitazionali e illustrerà come ha vissuto la loro scoperta, da scienziato ma soprattutto come uomo.

L’incontro è aperto al pubblico.

 

Ecco come Drago ha raccontato la sensazionale scoperta a La Stampa.

 

lastampa.it, venerdì 12 febbraio, int. a M. Drago “Così ho decifrato il segnale che fa la storia” (E. Perugini)

 

È un giovane italiano il ricercatore che per primo ha osservato le onde gravitazionali. Si chiama Marco Drago, ha 33 anni. Laurea a Padova, ora lavora al centro di calcolo «Atlas» del Max Planck Institute a Hannover: qui analizza alcuni dei dati in arrivo dalle due grandi antenne di «Ligo». È questo «cervello in fuga» che ha ricevuto, lo scorso 14 settembre, la mail d’«allerta» con i dati della scoperta destinata a diventare storica. «Era poco prima di pranzo, quando ho aperto la mail che il nostro sistema invia in automatico e ho visto subito che c’era qualcosa di particolarmente interessante», racconta. Era il segnale tanto atteso e adesso Drago è tra le centinaia di ricercatori che hanno firmato il fondamentale studio pubblicato ieri su «Physical Review Letters».

Quanto è emozionato? Si rende conto che con questa scoperta rischia di vincere il prossimo Nobel per la Fisica?

«Certo. Ma presumo che il Nobel andrà ai pionieri che hanno ideato gli interferometri e iniziato il progetto di costruzione».

Come si è sentito quando ha visto i dati che potevano rivelarsi decisivi?

«Non so dire se, in quel momento, fosse più forte l’entusiasmo per la scoperta o lo scetticismo. Appena ho aperto la mail ho chiamato il mio collega Gabriele Vedovato dell’Infn di Padova. Non sapevamo bene se essere felici o se essere scettici. L’unica certezza era che stavolta eravamo di fronte a qualcosa di particolare».

La caccia alle onde gravitazionali coinvolge migliaia di ricercatori nel mondo. È stato un caso se la mail è arrivata proprio a lei?

«No. E ci tengo a precisarlo. Sono stato io, con i miei colleghi di Padova, Trento e Florida, ad aver messo a punto l’algoritmo che valuta i dati raccolti dall’interferometro e decide di inviare la mail di “alert”. In altre parole siamo stati noi a creare il sistema di allarme automatico attraverso il quale l’esperimento comunica i dati che vengono registrati dagli strumenti in tempo reale».

Come funziona il sistema?

«È molto complesso e raccoglie le misurazioni effettuate dagli strumenti. Parliamo di variazioni davvero piccole, dell’ordine del milionesimo di millimetro. È per questo che dobbiamo essere estremamente precisi. Abbiamo disegnato un algoritmo in grado di rilevare segnali consistenti con possibili onde gravitazionali nel ciclo di queste misurazioni. In questo caso l’algoritmo attiva un sistema che invia in automatico una mail a un gruppo di persone: sono loro ad avere il compito di interpretare l’anomalia riscontrata dal sistema».

Allora perchè lei e il suo collega eravate scettici?

«Temevamo di essere davanti a un semplice test: sono quelli eseguiti abitualmente per verificare lo stato di efficienza degli strumenti. Ma per fortuna non era così».

E qual è stato il ruolo dell’altro esperimento, quello che si trova vicino a Pisa, vale a dire «Virgo»?

«Per essere super-precisi avremmo dovuto poter contare anche su “Virgo”, l’osservatorio pisano. Questo, però, è in fase di potenziamento e non è ancora attivo».

Ha confidato a qualcuno il segreto di questa scoperta prima dell’annuncio ufficiale?

«Non mi è stato possibile riferire nulla, perché prima della conferenza stampa ufficiale siamo stati costretti a non dire niente a nessuno. Per i miei genitori ho fatto però una piccola eccezione e, ovviamente, sono molto orgogliosi. Non so se, davvero, se ne rendano ancora conto del tutto».

Adesso che è diventato uno dei «cervelli in fuga» più famosi del mondo ritornerebbe in Italia?

«Io vorrei tornare in Italia. Sono partito all’estero un po’ per fare esperienza e un po’ perché in Italia non mi è stata data la possibilità di rimanere all’interno del campo delle onde gravitazionali. Ma mi piacerebbe ritornare nel mio Paese».


Alle Scuole Romano Bruni la testimonianza di padre Maurizio Boa

don-maurizio_def-min-424x600[1]Le Scuole Romano Bruni e l’Associazione genitori Romano Bruni propongono l’incontro con padre Maurizio Boa, giuseppino del Murialdo, missionario in Sierra Leone da 20 anni.

L’incontro si svolgerà venerdì 11 marzo alle 21 nell’Aula magna del Polo educativo Scuole Romano Bruni, in via Fiorazzo 7 a Padova (Ponte di Brenta) ed è aperto a genitori, docenti, studenti ed educatori.

Proseguendo gli incontri con testimoni della Misericordia per approfondire la proposta dell’Anno Santo, che Papa Francesco ha chiesto di vivere anche nelle scuole, dopo aver incontrato nel dicembre scorso la straordinaria esperienza dell’ex carcerato americano Joshua Stancil, gli organizzatori hanno approfittato della presenza per alcune settimane di p. Boa in Italia per farci raccontare la sua vita in Sierra Leone.

In un paese tra i più poveri del mondo, dove una terribile guerra civile che si è protratta per dieci anni e un’epidemia di Ebola fanno ancora sentire le loro conseguenze catastrofiche, padre Maurizio continua ad impastare di misericordia ed educazione la sua vita con i più poveri.

In Sierra Leone padre Maurizio ha realizzato un ospedale, il St. Joseph Community Health Center, 273 case per gli amputati, tre case famiglia, 110 pozzi. Mantiene 64 ragazzi in casa famiglia, 300 con le adozioni a distanza e molti tra i suoi ragazzi stanno frequentando l’università.


Il 5 marzo a Padova la presentazione di Il nome di Dio è misericordia

1285[1]È stato ribattezzato “il libro del Papa” – anche per quel titolo vergato di pugno dallo stesso pontefice – Il nome di Dio è misericordia, l’ultimo libro intervista a papa Francesco realizzato dal vaticanista Andrea Tornielli.

Il volume sarà presentato a Padova, dallo stesso autore, sabato 5 marzo, alle ore 17, in sala Cardinal Callegari (via Curtatone e Montanara 4 – zona San Giuseppe) all’interno di un incontro organizzato dal progetto Un attimo di pace della diocesi di Padova in collaborazione con l’Associazione culturale Rosmini.

Ad entrare nei contenuti del libro, affrontando le sfumature della misericordia saranno:

presentazione_libro_Misericordia_webAndrea Tornielli giornalista e scrittore

Umberto Curi filosofo

Guido Bertagna sj mediatore nei percorsi di riavvicinamento tra rei e vittime

Verranno proposte quattro brevi videotestimonianze sul proprio sentire “misericordia” di quattro detenuti – Carlo, Alessio, Claudio, Giovanni – raccolte dall’équipe di Un attimo di pace.

Ingresso libero.

Il libro è stato presentato per la prima volta in Vaticano dal Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin e da Roberto Benigni lo scorso 12 gennaio. La presentazione è stata moderata da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Nel corso della presentazione ha proposto la sua testimonianza Zhang Agostino Jianqing, detenuto nel carcere di Padova.

 

LA SCHEDA: Il nome di Dio è misericordia, Edizioni Piemme, 2016, pp. 120; euro 15

 

«La misericordia è il primo attributo di Dio. È il nome di Dio. Non ci sono situazioni dalle quali non possiamo uscire, non siamo condannati ad affondare nelle sabbie mobili».

Con parole semplici e dirette, papa Francesco si rivolge a ogni uomo e donna del pianeta instaurando un dialogo intimo e personale. Al centro, c’è il tema che più gli sta a cuore – la misericordia – da sempre fulcro della sua testimonianza e ora del suo pontificato.

Nella conversazione con il vaticanista Andrea Tornielli, il Papa spiega – attraverso ricordi di gioventù ed episodi della sua esperienza di pastore – le ragioni di un Anno Santo straordinario; ribadisce che la Chiesa non può chiudere la porta a nessuno; affronta il nodo del rapporto fra misericordia, giustizia, corruzione. E rammenta: «Anche il papa è un uomo che ha bisogno della misericordia di Dio».

Il nome di Dio è Misericordia è stato pubblicato in 89 paesi.