Il Programma del progetto "Migranti, La Sfida dell'Incontro"

Di seguito breve descrizione e programma degli eventi che costituiscono il progetto "Migranti, La Sfida dell'Incontro":

 

  • Primo Appuntamento:  Incontro testimonianza dal Titolo "Un istante prima dell'alba. Cronache di guerra e di speranza da Aleppo.” con Padre Ibrahim, padre francescano di Aleppo, che si terrà Lunedì 25 Settembre 2017 alle ore 21.00 presso l'Auditorium della Fondazione S. Pio X per la nuova evangelizzazione sito in via C. De Cristoforis 8, Padova.

 

  • Secondo Appuntamento: Incontro di Presentazione della mostra Domenica 22 Ottobre ore 18:00 presso Centro Culturale Altinate San Gaetano, in Via Altinate, 71 - Padova dove interverranno: Giorgio Paolucci, Curatore della Mostra; Michele Brignone, Segretario Scientifico della Fondazione Oasis; Carla Berto, insegnante presso l’Istituto Professionale Dieffe. Con questo si vuole aprire la settimana di esposizione toccando alcuni importanti temi. Innanzitutto introdurre al tema libico, raccontato dalla voce di chi è esperto del territorio e conoscendo cosa ha generato il secondo grande flusso migratorio europeo, che presenta altre dinamiche da quello siriano. Poi con un filone maggiormente esperienziale, in grado di incarnare il medesimo spirito della mostra, assistere alla testimonianza di chi è impegnato nell’accoglienza e nell’inserimento dei profughi nel nostro territorio in continuazione con l’accoglienza dei suoi stessi fratelli di Aleppo raccontata da Padre Ibrahim.

 

  • Terzo Appuntamento: Esposizione della mostra dal Titolo Migranti – La Sfida dell’Incontro” da Sabato 21 Ottobre a Domenica 29 Ottobre (per maggiori info clicca qui)  presso Centro Universitario in in via Zabarella 82, Padova. Gli eventi dell’iniziativa saranno accessibili gratuitamente al pubblico e la mostra sarà visitabile anche con un servizio di visite guidate tenute da volontari appositamente preparati e formati. Prenota subito la tua visita cliccando qui.

 

  • Quarto Appuntamento: Esecuzione di un piccolo momento di festa con un concerto (con cantanti locali e immigranti) che si esibiranno in un breve momento di condivisione attraverso la musica, quest’ultima la più alta espressione di esperienza umana di preghiera, di domanda e di dialogo frutto della ricerca di un significato vero per sé. A breve maggiori informazioni su data e luogo dell'appuntamento.

 

Il progetto della ROSMINI è patrocinato dal: Comune di Padova, Caritas della Chiesa di Padova e dal  MIUR - Ufficio Scolastico Regionale Per il Veneto – Ufficio V Ambito Territoriale di Padova e Rovigo e della . La mostra è invece patrocinata dalla Fondazione Migrantes Organismo Pastorale della CEI.

Si ringrazia per la collaborazione al progetto: Centro Universitario Padovano via Zabarella, Istituto Professionale DIEFFE, Polo Educativo Scuole Romano Bruni e Studio 7am.

Per maggiori informazioni o richieste contattaci all'indirizzo info@rosminipadova.it.


Cronache di guerra e di speranza da Aleppo: Testimonianza di Padre Ibrahim Alsabagh

Incontro Testimonianza dal titolo "Un istante prima dell'alba. Siria. Cronache di guerra e di speranza da Aleppo" con Padre Ibrahim Alsabagh, padre francescano di Aleppo (Siria), che si terrà Lunedì 25 Settembre 2017 alle ore 21.00 presso l'Auditorium della Fondazione S. Pio X per la nuova evangelizzazione - via C. De Cristoforis 8, Padova.

Padre Ibrahim, frate francescano e parroco di Aleppo, nell'incontro organizzato dalla Associazione Culturale Antonio Rosmini di Padova, racconterà attraverso le pagine del suo libro il conflitto siriano. Un diario struggente sul conflitto siriano e di come La chiesa parrocchiale latina di San Francesco d'Assisi e il convento dei francescani della Custodia di Terra Santa per molto tempo si sono trovati a ridosso della linea del fronte tra forze governative e milizie ribelli. Negli anni sono diventati un punto di riferimento e di salvezza per centinaia di famiglie. La distribuzione dell'acqua, dei viveri e delle medicine, la riparazione delle case danneggiate, le rette per gli studi universitari e quelle scolastiche per tanti bambini, la consolazione di vedove e orfani: tantissime storie di solidarietà che vedono come protagoniste le persone di Aleppo. La guerra non è ancora finita. Ma di sicuro non ha vinto.

Primo appuntamento del progetto “Migranti – la sfida dell’Incontro” organizzato dalla Associazione Culturale Antonio Rosmini che vuole essere un vero percorso costituito da momenti di dialogo e di approfondimento culturale attraverso i racconti di chi è coinvolto in prima persona. Vogliamo continuare a capire cos’è il “Potere dei senza potere” attraverso testimonianze di vita quotidiana ed in continuità con quanto iniziato con il venezuelano Alejandro Marius (incotro testimonianza organizzato dalla stessa Rosmini a maggio 2017 nella città di Padova). Si vuole intravedere quel potere che l’uomo “comune” scopre di possedere vivendo semplicemente la propria esperienza di vita quotidiana, piena della ricerca di un significato vero per sé; scoperta che permette di cambiare sé ed il mondo dando a tutto una dignità umana, anche a quello che ne sembra apparentemente privo come la guerra o la crisi economica.

Evento realizzato con il Patrocinio della Caritas di Padova e del MIUR - Ufficio Scolastico Regionale Per il Veneto – Ufficio V Ambito Territoriale di Padova e Rovigo.


“Milano 0” di William Congdon. Gesto, non anima effusa misticamente

di Mario Cancelli. “Milano 0” (1968) di William Congdon, grazie a un atto donativo della William Congdon Foundational al Museo del Novecento, è tornato là da dove idealmente era venuto, quella piazza Duomo sulla quale il museo affaccia le sue vetrate. Proprio il giudizio della commissione che ha accolto la donazione invita a un approccio critico che riconduca l’opera di Congdon alla storia milanese e italiana.

Il quadro potrebbe essere inteso come sfogo o testo apologetico di un personale “disagio della civiltà”, un saluto spiritoso ma imputante rivolto a chi viveva il vortice di quell’anno post boom. Di invettive, peraltro, non si trova nemmeno l’ombra, piuttosto si coglie un che di confidenziale nel convocare, su una scena che si è portati a identificare in piazza Duomo, i riconoscibili archetipi e miti di quegli anni. Un’onirica, partecipata condensazione trasforma in salotto una piazza colma di voci e di presenze: grattacieli come il Pirellone e la Torre Velasca, figure e corpi in abbandono di carni e pensieri, graffiti ante litteram, compongono un tenero e ironico commento dell’angoscia di tutti. Verrebbe da pensare alle “Tragedie da ridere” di Franca Valeri, quei monologhi cari a Giovanni Testori, in cui tutta la città è chiamata in causa.

Invano si cercherebbero in quest’opera insofferenza e irritazione, perché qui, nel gesto pittorico, Congdon si affeziona alle vite degli altri, ne condivide il dramma, si sente fra i suoi simili. Una narrazione rapida e gestuale proietta su un grattacielo, Taj Mahal senza più sacralità, una luce che scivola, portando con sé cenere e bitume, “resti” materici che non permettono più metafisiche accensioni; una materia che desacralizza è infatti l’esito di questo mischiare cenere ai colori ad olio, simbolo architettonico e palcoscenico.

Va poi detto che il titolo non allude certo al punto zero del linguaggio letterario, che pure imperversava in quegli anni, perché al contrario sono tanti i codici linguistici che l’opera parla . Che si tratti dello zero inteso come neorealismo testoriano, come messa a nudo che smaschera l’avanspettacolo della nostrana metropoli sui Navigli, quasi divertente per Congdon che aveva attraversato la Black City? Ed è proprio l’ironia (Congdon ha sempre giocato ottimi scherzi al “tragico”) se non addirittura un quasi fumetto, a tenere insieme i tanti codici, unificando divertito scandalo personale e giudizio storico: insomma ci troviamo più prossimi alla satira di Maccari che a nordici espressionismi.

I rosa, i gialli rossetto delle carni, immortalano le “Lollofrigide” dopo averle fatte scendere dai cartelloni pubblicitario, accompagnandole con grazia sulla ribalta; “Allegria” “morte, “Gina”, lampeggiano nell’arena coi toni coatti ed esclamativi della pubblicità. Congdon non sta certo lanciando vernice sulle pellicce delle signore alla prima della Scala, piuttosto il suo giudizio dice di sé, del suo non accettare il mondo: anche qui, come sempre in Congdon, a consentire la sortita dagli idoli e dalle censure, è l’atto creativo. In “Milano 0” ciò che è personale e privato trova il modo per divenire pubblico: non è questa la via di “Guernica”? Non si assisteva, in Picasso, a un deciso, elaborato virare da un fatto d’historia al “romanzo personale” o meglio, “familiare”? Da allora, come non ritrovare il campo di battaglia nel proprio atelier, come non sentirsi ogni giorno sotto le bombe? Già il “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo aveva rappresentato il manifesto di una mobilitazione pubblica che si muta in un lutto privato, permettendo di assistere, proprio qui al Museo del Novecento, a un’ascesa (o a una discesa) dell’arte nei territori ormai indagati dell’io.

Una parte significativa dell’eredità di Congdon sta proprio nel non dimettere mai la consapevolezza della propria “scissione”, nel non annullarla mai in sublimi assoluti. Le “Basse”, frutto di una scelta spirituale radicatasi come scelta di vita in un territorio preciso, trasportano l’“action” dai romantici e consumati tralicci delle “City” newyorkesi a nuovi e coltivati campi, tralicci dove rifiorisce il seme, dove cioè il gesto può riaffermarsi.

Occorre però sottolineare che si tratta appunto di gesto e non di anima effusa misticamente sulla tela, come la critica ha spesso accreditato: basti osservare le ultime prove di questo poema benedettino, che riconducono ali di luce a materici solchi di un lavoro mai concluso e sempre da verificare. Colori a olio impastati a cenere, si è detto: non barocchismo sperimentale, ma partecipazione a un dramma di tutti in cui non manca mai il proprio. Solo così è dato “uscire” dal mito. E mito soprattutto era l’anno, il mitico ’68 , che azzerava tutto in nome di una immaginazione separata da “ogni” potere.

Quel che avvenne e si produsse attorno a quegli anni porta i segni, anche fascinosi, di quella scissione. Gli sforzi compiuti verso la sintesi in quegli anni cruciali rimangono pietre miliari nei rispettivi ambiti artistici: è lì che occorre guardare, alla letteratura e al cinema di quegli anni, per trovare i compagni di cordata di questo Congdon milanese. Nel Pasticciaccio di Gadda, il commissariato si trasferisce tour court nel salotto di Liliana Balducci: un mélange linguistico ineguagliato narra una poliziesca quête nella quale il commissario è al tempo colui che indaga e l’indagato (Liliana, donna o madre?). La cognizione del dolore, che dipana la matassa in chiave tutta psichica, non parte da qui? E Teorema di Pier Paolo Pasolini, non si sviluppa grazie a un teorema per il quale la schizofrenia del capitalismo si “compie nel totemico suicidio del padre, il denudato Massimo Girotti?

“Dì quel che pensi” (principio della clinica freudiana che può valere come metro di giudizio per qualsiasi poetica) si potrebbe dire, a conclusione di queste ipotesi di ragionamento. Dì quel che pensi e recupererai qualcosa di te e della storia degli altri.

 

“Milano 0”, anno 1968, olio e cenere su faesite

Museo del Novecento. Milano.

 

(Mario Cancelli)