Giovedì 14 al Barbarigo l’assemblea dei soci… con Donatello

crocifissi-di-donatello-5-1386-1466[1]Giovedì 14 maggio alle 21.15 si terrà l’assemblea annuale dei soci dell’Associazione culturale Rosmini, aperta anche ai simpatizzanti. L’assemblea si terrà nella Sala Ezechiele Ramin dell’Istituto Barbarigo, con ingresso da via Seminario 7 - Padova.

Oltre a presentare le principali attività svolte quest’anno e approvare il bilancio 2014, presenteremo le uscite guidate che l’Associazione sta organizzando.

Durante la serata Marta Zanuttini, docente di arte, ci presenterà la figura di Donatello in preparazione alla visita che proporremo alla mostra “Donatello svelato”, ospitata nel Museo diocesano.

Il collegio Barbarigo ha un ampio parcheggio: arrivando dalla chiesa del Torresino, si entra al numero civico 7 non nel primo cancello di destra che dà accesso alla Facoltà Teologica, ma al secondo cancello.

 

La mostra “Donatello svelato”

 

Due parole sulla mostra padovana. Nel 2008, grazie al ritrovamento di alcuni documenti, è stato attribuito a Donatello il Crocifisso della chiesa di Santa Maria dei Servi in Padova, una scultura monumentale in legno dipinto, che dal 1512 - anno del prodigioso sanguinamento raccontato dalle cronache - è stato gelosamente custodito in una cappella a lui dedicata. Celato alla vista dei più, e ridipinto con una patina a finto bronzo che ne ha modificato radicalmente l’aspetto, il Crocifisso è giunto fino a noi sano e salvo, ma privato del nome del suo celebre autore.

Il lungo e delicato restauro condotto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo conferma ora l’altissima qualità dell’opera e la paternità donatelliana. La mostra al Museo Diocesano offre l’occasione di ammirare in condizioni davvero irripetibili il Crocifisso “svelato”, prima che venga ricollocato sul suo altare nella chiesa dei Servi.

Padova riacquista così un capolavoro che si affianca alle altre opere realizzate da Donatello durante la sua permanenza in città (1443-1453) - il monumento equestre al Gattamelata, l’altare e il Crocifisso bronzeo per la Basilica di Sant’Antonio - e aggiunge un ulteriore tassello alla vicenda biografica dell’artista.

Accanto a quello dei Servi, in uno scenografico allestimento sono esposti anche gli altri due grandi Crocifissi noti di Donatello, quello ligneo della chiesa di Santa Croce a Firenze e quello bronzeo della Basilica del Santo. Un’opportunità unica di vedere accostati e da vicino i tre grandi capolavori nei quali il maestro fiorentino ha affrontato il tema centrale della fede cristiana, leggendo attraverso di essi il percorso compiuto dall’artista dagli anni giovanili alla piena maturità.


“La piccola speranza di Péguy” venerdì 8 maggio all'OnOff di Padova

Carabelli-PeguyÈ più facile disperare, ma è più umano sperare. Ci sono uomini che ancora sperano, anche nelle situazioni più umanamente incomprensibili. Il poeta francese Charles Péguy parla di “questi poveri figli che vedono come vanno le cose e credano che domani andrà meglio. Che vedono come vanno le cose oggi e credono che andrà meglio domattina”: lo fa nel secondo dei tre Quaderni dei Misteri, dedicato alla speranza. Proprio a partire dalla poesia di Péguy, che è insieme profonda riflessione umana e teologica, andrà in scena

venerdì 8 maggio alle 21.15
OnOff Spazio Aperto - via Albania 2bis, Padova

LA PICCOLA SPERANZA

melologo teatrale a tre voci
tratto da “Le porche du Mystere de la Deuxieme Vertu” di Charles Peguy

 

Voce recitante: Andrea Carabelli

Musiche di Pippo Molino

Soprano: Sara Cantamesse

Mezzosoprano: Anna Giorgioni

 

Ingresso gratuito per studenti universitari e soci OnOff.

 

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L’iniziativa è organizzata da un gruppo di studenti dell’Università di Padova coordinati da Federico Andreatta e finanziata con il contributo dell’Università di Padova sui fondi della Legge 3.8.1985 n. 429 per le iniziative culturali studentesche.

«Un equilibrio perfetto tra musica e teatro - dice il regista Andrea Maria Carabelli-. Non è uno spettacolo, non è un musical, ma una commistione di pezzi recitati e cantati». Il testo di Charles Peguy, per quanto scritto come un monologo, è pensato in una formula paraliturgica. «Non per nulla è chiamato “mistero”. Tuttavia», aggiunge il regista, «non volevo rappresentare un monologo - che è difficilmente apprezzabile dal pubblico - e cercavo un modo di renderlo rappresentabile senza snaturarlo. Inoltre, il testo originale è in lingua francese, e la necessaria traduzione in italiano mancava di tutta la musicalità della lingua d’oltralpe. Perciò, abbiamo collaborato con il compositore milanese Pippo Molino, in modo che la musica potesse funzionare come una “eco” del parlato, che concretamente si è rivelata come un’amplificazione armonica delle vocali. Così si è formata una drammaturgia».

La pretesa di salvare il mondo, nel testo di Péguy, arriva da un Dio che si fa carne e diventa un bambino. «Un essere a cui nessuno darebbe nulla, una piccolezza nella grandezza del mondo e del cosmo», commenta Carabelli, «Eppure Lui, Gesù, ha salvato il mondo e donato speranza. D’altronde, come dice sempre Péguy, sono proprio i bambini a donare speranza: non fanno nulla, ma nella famiglia tutto ruota attorno a loro. La mamma cucina e lava per loro, il papà lavora per loro. Ultimamente si sente spesso dire, con un pizzico di retorica, che “dobbiamo ridare la speranza ai nostri giovani” creando lavoro e stabilità, curando l’ambiente. Invece, è il contrario: sono proprio i giovani che devono dare speranza a noi».

La piccola speranza è dedicato a Giuseppe Gulotta, un uomo rinchiuso ingiustamente in un carcere per 36 ann. A chi gli chiedeva come avesse fatto a non impazzire in quella condizione, Giuseppe Gulotta rispose: «Un uomo senza speranza non è più un uomo». «Da qui», racconta Carabelli, «è partita l’indagine sul testo di Péguy, ed è in questa risposta che si sintetizza tutta l’opera. Sperare può sembrare difficile, ma disperare non è umano».