La mostra su Millet al centro Le Grazie di Mestre

Locandina-Mostra (2) (1)Da alcuni anni il Circolo Veneto, presieduto da Cesare Campa, in collaborazione con il Centro Santa Maria delle Grazie, propone alla cittadinanza veneziana una riflessione attraverso la lettura di grandi cicli artistici sul tema del lavoro.

Il percorso espositivo di quest’anno vede al centro la figura e l’opera di uno degli artisti fondamentali nella storia moderna, il francese Jean-François Millet (1814-1875) che ha fatto del lavoro il tema prediletto della sua pittura. Nei suoi dipinti esplode una simpatia profonda per la quotidiana fatica degli uomini e delle donne al lavoro; una fatica percepita, come dice lo stesso Millet, come un dramma avvolto di splendore che ha come dimensione ultima una carità profonda.

Una concezione che ha segnato profondamente la vita e l’opera di un altro grande genio, ancor più grande di Millet: Vincent Van Gogh.

Su questo tema il Circolo propone un progetto espositivo didattico: UN DRAMMA AVVOLTO DI SPLENDORI uomini e donne al lavoro nella pittura di Millet che sarà aperto dal 2 al 19 aprile 2015 nel Centro Le Grazie in via Poerio, 32 a Mestre.

 

Il sito internet de Il Circolo Veneto

 


La speranza di un popolo, ecco il video

LocandinaRabbino_finale2Vi proponiamo il video dell’incontro

La speranza di un popolo: un ebreo e un cristiano si incontrano

che si è svolto

giovedì 12 marzo alle ore 21.00
nell’Oratorio del Redentore, corso Vittorio Emanuele II 174, Padova.

Sono intervenuti

il rabbino Mark Moshe Goldfeder, professore di diritto ebraico, Università di Emory, Georgia, USA

padre Mario Cucca ofm cap, professore di Esegesi dell’Antico Testamento, Pontificia Università Gregoriana

con il coordinamento di

Andrea Pin, professore di diritto pubblico comparato, Università di Padova

 


Paolo Malaguti a Maserà (PD) presenta “Sul Grappa dopo la Vittoria”

sul_grappa_dopola_vittoria[1]Venerdì 20 marzo alle 20.45 nella Casa delle Associazioni di via dei Kennedy, 8 a Maserà di Padova Paolo Malaguti presenterà il suo libro “Sul Grappa dopo la Vittoria”, la maturazione di un giovane che avviene nelle misere condizioni della comunità contadina in un ambiente devastato. Una narrazione per capire cos’era stata e cos’era la guerra. La manifestazione è organizzata dalla sezione Anpi locale (Associazione nazionale Partigiani d’Italia) con il patrocinio del Comune di Maserà.

Nato a Monselice nel 1978, Paolo Malaguti si è laureato in Lettere moderne, con una tesi di Filologia italiana su Antonio Fogazzaro. Dal 2004 insegna nei licei. Ha pubblicato “Sul Grappa dopo la vittoria” (6a edizione 2014) nel 2009, per i tipi della Santi Quaranta di Treviso; sempre con la casa editrice trevigiana, diretta da Ferruccio Mazzariol, ha pubblicato due anni dopo, nel 2011, “Sillabario veneto” (3a edizione 2013), e, nel 2013, “I mercanti di stampe proibite” (2a edizione 2013). Nel 2012 ha partecipato con il racconto “Il bambino di Marostica” all’antologia “Nero 13 - Giallo a Nordest” per la Libra Edizioni. Dal 2013 contribuisce, con articoli di educazione, didattica, cultura generale, al quotidiano on-line “IlSussidiario.net”.

135-xcms_label_largeMalaguti_ridotto[1]«Le mie presentazioni», racconta l’autore, «vorrebbero essere prima di tutto un momento di incontro e di dialogo aperto: ogni volta al termine degli incontri mi piace rendermi conto di avere imparato qualcosa di nuovo, oltre che di avere offerto spunti di discussione e di ragionamento».

Presentando “Sul Grappa dopo la vittoria” Malaguti cerca di toccare alcuni aspetti significativi della Grande Guerra. «Tra questi le grandi novità (tecniche, culturali, spaziali) rispetto ai conflitti precedenti, la tematica della scrittura dal fronte, le pagine ancora oscure del conflitto (quali le fucilazioni di guerra e la brutalità nei confronti dei soldati), gli aspetti del dopo-guerra (il recupero, l’emigrazione...), la problematica del rapporto tra Grande Guerra e ventennio fascista».

 

Il sito Anpi di Maserà

Il blog di Paolo Malaguti

 


La speranza di un popolo: un ebreo e un cristiano si incontrano

LocandinaRabbino_finale2Dialogo tra il rabbino Mark Moshe Goldfeder, professore di diritto ebraico, Università di Emory, Georgia, USA e padre Mario Cucca (ofm cap), professore di Esegesi dell'Antico Testamento, Pontificia Università Gregoriana. Introduce Andrea Pin, professore di diritto pubblico comparato, Università di Padova

Giovedì 12 marzo ore 21.00
Oratorio del Redentore, corso Vittorio Emanuele II 174, Padova.

I due relatori si confronteranno a partire da alcuni temi chiave: speranza, promessa di Dio ed esperienza di essere popolo.

“Se è vero che è importante approfondire la riflessione teologica attraverso il dialogo, è anche vero che esiste un dialogo vitale, quello dell’esperienza quotidiana. Anzi, senza questo, senza una vera e concreta cultura dell’incontro, che porta a relazioni autentiche, a poco servirebbe l’impegno in campo intellettuale. Anche qui, il Popolo di Dio ha un proprio fiuto e intuisce il sentiero che Dio gli chiede di percorrere.” Dal discorso di Papa Francesco alla Delegazione della comunità ebraica di Roma, 11 ottobre 2013

“Ora inizia la verifica per l’Europa. Spazio di libertà vuol dire spazio per dirsi, ognuno o insieme, davanti a tutti. Ciascuno metta a disposizione di tutti la sua visione e il suo modo di vivere. Questa condivisione ci farà incontrare a partire dall’esperienza reale di ciascuno e non da stereotipi ideologici che rendono impossibile il dialogo. Come ha detto papa Francesco, «al principio del dialogo c’è l’incontro. Da esso si genera la prima conoscenza dell’altro. Se, infatti, si parte dal presupposto della comune appartenenza alla natura umana, si possono superare pregiudizi e falsità e si può iniziare a comprendere l’altro secondo una prospettiva nuova»”. Julián Carrón, Corriere della Sera del 13/02/2015

“Il libro di Giussani Il senso religioso mi ha ricordato molto un saggio di Rabbi Soloveitchik, in cui egli descrive la saggezza che ha appreso da sua madre: “Da lei imparai la cosa più importante della vita – avvertire la presenza dell’Onnipotente e la gentile pressione della Sua mano sulle mie fragili spalle”. Se mi si chiedesse perché sono credente, direi che lo sono in parte per storia familiare, in parte per ragioni teologiche, ma soprattutto perché in particolari momenti della mia vita ho avvertito, e sono ancora in grado di avvertire, Dio. Sono stato particolarmente colpito dal Capitolo 10, nel quale egli descrive l’esperienza di essere alla dipendenza e alla presenza di Dio, e commosso dall’esempio di quell’essere appena nato, che ha richiamato alla mia mente uno dei miei insegnamenti kabbalistici favoriti. Un bambino avverte ancora quel senso di dipendenza e affidamento sconfinato. Questo, per me, è l’insegnamento centrale del volume: il primato dell’esperienza elementare, l’immediato e originale impatto con la realtà, privato del bisogno esasperato di razionalizzare qualunque cosa. Sono grato perché il libro ha riportato alla mia memoria tutto questo.”
Rabbi Mark Goldfeder