Vaclav Havel, un agostiniano inconsapevole?

Vaclav HavelRiprendiamo dal sito dell’Associazione italiana Centri culturali il testo dell’intervento del professor Massimo Borghesi, dell’Università degli Studi di Perugia in occasione della presentazione del libro “Il potere dei senza potere” di Václav Havel organizzato dal Centro Culturale “Maestà delle Volte” a Perugia, il 4 luglio 2013.  “Com’è che lo si può leggere, questo volume?”, esordisce Borghesi? “Innanzitutto avendo presente che, anche se il comunismo è finito, come dire, il rischio dell’ideologia e della menzogna è dentro gli ambiti della vita quotidiana: l’ambito di lavoro, l’ambito universitario, l’ambito civile, sociale, l’ambito ecclesiale. Queste categorie valgono anche come giudizio rispetto all’ambito che viviamo, che quando diventa chiuso, oppressivo e vi toglie la libertà, ripete esattamente gli stessi moduli che qui Havel sta indicando. Quindi non bisogna leggere questo libro pensando al comunismo storico, bisogna leggerlo avendo presente il mondo di oggi, che comunque presenta un totalitarismo diverso, non oppressivo come questo – il nostro è un totalitarismo della dissoluzione, non della costruzione, è diverso – ma il problema si pone lo stesso….”

Inoltre la suggestiva teorizzazione di una polis parallela da parte di Havel, “richiama in qualche modo”, ipotizza Borghesi, “l’idea della civitas Dei di Agostino, cioè di una città che vive dentro la città degli uomini, però non si identifica con la città degli uomini. Questo tra l’altro è il punto più enigmatico di questo scritto, quello lasciato più in sospeso; non a caso è quello che si apre, l’unico, mi pare, a riferimenti direttamente cristiani”.

 

Leggi l’intervento di Massimo Borghesi .

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