Trump e la delusione dei cattolici trumpiani

Il bombardamento in Siria ha affondato i paladini entusiasti dell’imperatore contro il Papa accusato di essere “obamiano”. Un articolo di Massimo Borghesi su Terredamerica.com, la testata di news e analisi dall’America Latina diretta da Alver Metalli.

 
Il bombardamento della base aerea di Shayrat, in Siria, da parte dei missili americani non ha solo distrutto l’aeroporto di Assad. Ha anche mandato a fondo le speranze e le simpatie di molti cattolici neoconservative che, orfani dell’era Bush, vedevano nel presidente americano l’inizio di una nuova stagione, dopo quella “fallimentare” di Barack Obama. Una stagione segnata dalla restaurazione dei valori “forti”, dall’alleanza con il russo Putin nella lotta contro la minaccia islamica, da una leadership capace di opporsi al nuovo corso del cattolicesimo, troppo aperto e “buonista”, rappresentato, per i cattolici filo-Trump, da Papa Bergoglio. Con la sua decisione di bombardare la base siriana il Presidente Usa ha deluso le aspettative, ha posto un serio ostacolo alla distensione con Mosca, ha colpito Assad invece di attaccare lo Stato islamico. La delusione, tra i cattolici trumpiani, è palpabile. Fino ad una settimana fa erano paladini entusiasti dell’imperatore contro il Papa accusato di essere “obamiano”. Ora anche Trump appare “obamiano”. La spiegazione, circolante nei blog che lo sostenevano, è che ha ceduto all’”Apparato” militare-industriale-neocon. Non è stato all’altezza.

Si tratta di una spiegazione debole che, a rigore potrebbe servire a giustificare anche il comportamento dell’avversario Obama il quale, anche lui, potrebbe aver ceduto all’”Apparato”, incarnato, in questo caso, da Hillary Clinton. Qual è, però, è il caso di chiedersi, la diversità tra Trump ed Obama se è l’”Apparato” a decidere tutto? L’ Apparato, beninteso, esiste ma la capacità di un presidente sta nel manovrarlo e non farsi manovrare. Alla luce dei fatti, emerge la ragionevolezza di Mons. Pietro Parolin il quale, a nome del Papa, aveva dichiarato, riguardo a Trump, di attendere gli atti prima di giudicare. Questa posizione era stata criticata da quei cattolici per i quali la svolta mondiale inaugurata dalla presidenza Trump rappresentava la certezza di un mondo nuovo, la fine del “political correct”, la ripresa di un’identità forte da parte dell’Occidente minacciato dall’Islam e dalla Cina. Accordandosi con Putin, in una sorta di Santa Alleanza tra America e Russia, il mondo poteva ritrovare il suo “ordine” nella restaurazione dei valori etici e religiosi dimenticati. Letto in questa prospettiva, immaginata a tavolino dai cristiani neoconservatori, il tempo di Francesco era scaduto. Il Papa “argentino”, consegnato all’universo obamiano, era, idealmente, già finito. Una brutta parentesi nel cammino di restaurazione dei valori identitari portati avanti oggi in Europa da tutti coloro che sognano il ritorno alle piccole patrie.

Di fronte a questo scenario, dipinto tutto in discesa, i missili di Trump rappresentano una battuta d’arresto. I cattolici che tanto irridevano il Papa, considerato un relitto dell’era della globalizzazione, avranno ora da riflettere. Ciò che difetta è una capacità critica verso i poteri del mondo. Tanto entusiasmo per gli imperatori, in odio al Papa, è davvero imbarazzante per chi si fa tutore dell’ortodossia “ecclesiale”. La storia della Chiesa dovrebbe, qui, insegnare qualcosa.

Queste semplici osservazioni valgono anche per coloro che, pur avendo sostenuto lealmente Francesco da tutti i vergognosi attacchi cui è stato oggetto, hanno avallato, però, la scelta di Trump sulla Siria. Costoro dovrebbero ricordare che fu il Papa, con la sua veglia di preghiera a Piazza S. Pietro del 7 settembre 2013, a fornire l’assist a Putin per farsi mediatore nel momento stesso in cui Obama, dopo aver detto che la linea rossa era stata passata, era quasi “obbligato” alla guerra. Una guerra dagli esiti catastrofici. Il Papa era allora contro Obama. Non si vede perché oggi, diversamente dal 2013, dovrebbe essere a favore di Trump.

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