Shahbaz Bhatti e la libertà religiosa in Pakistan

Per la sua morte il presidente Napolitano si disse «profondamente scioccato e sgomento». Il papa Benedetto XVI parlò di «commovente sacrificio della vita» destinato a «svegliare nelle coscienze il coraggio e l’impegno a tutelare la libertà religiosa di tutti gli uomini». Fece il giro del mondo la mattina del 2 marzo 2011 la notizia dell’assassinio di Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze religiose. Un uomo ben consapevole dei rischi che correva, e che di se stesso diceva: «Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo». Un uomo di pace che l’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini di Padova vuole ricordare con un incontro pubblico

martedì 2 ottobre, alle ore 17.30
aula Morgagni del Policlinico universitario di Padova
via Giustiniani, 2 – Padova

SHAHBAZ BHATTI e la libertà religiosa in Pakistan

Introduce:
Andrea PIN ricercatore in Diritto costituzionale – Università di Padova

Relatore:
Paul BHATTI ministro dell’Armonia nazionale del Pakistan

Porterà i saluti dell’Università la prof. Patrizia Burra, docente della Facoltà di Medicina e referente del magnifico Rettore per le problematiche relative alla cooperazione internazionale.
Di particolare rilievo tra i relatori la figura di Paul Bhatti, fratello maggiore di Shahbaz che ha raccolto la sua eredità, ma anche la carica politica all’interno del governo pakistano. Una presenza particolarmente significativa, quella dell’attuale ministro, anche perché proprio nell’Università Padova ha compiuto i suoi studi di Medicina. Di recente ha dichiarato: «Mio fratello ha lasciato un grande vuoto che sto cercando di riempire. Il popolo avverte la sensazione che manca un leader, una persona in grado di proteggerlo. Con lui le minoranze sapevano che, in caso di discriminazioni e ingiustizie, era pronto a tutelarle muovendosi sia a livello nazionale che internazionale. Era una grande presenza, un sostegno forte. Con la sua morte la comunità si è sentita abbandonata, priva di una guida. Abbiamo cercato di raccogliere il testimone di Shahbaz e continuarne la missione. Personalmente, lo faccio volentieri: all’inizio ero poco convinto e molto preoccupato. Adesso le preoccupazioni si affievoliscono e cresce la consapevolezza dell’importanza di questa vocazione».

Le immagini dell’incontro. Foto Teresa Citton

Scritto da

Per favore commenta usando il tuo nome reale e con buone maniere.

Lascia un commento