Bibliografia

Schede dei principali libri di Massimo Borghesi, a partire dai più recenti.

 

borghesi giussaniLuigi Giussani – Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno, Edizioni di Pagina, Bari, 2015. Disponibile anche come ebook

La riflessione di Luigi Giussani (1922-2005) appare un contributo di grande rilievo in seno al pensiero cattolico contemporaneo. La lezione tomista, assimilata nel Seminario teologico di Venegono, viene ripensata dall’autore in chiave esistenziale alla luce di un’esperienza educativa unica, senza analogie nell’Italia del ’900. Il risultato è, da un lato, la nozione di «senso religioso», per la quale la verità deve, modernamente, passare attraverso la libertà, e dall’altro, quella di «incontro» come modalità fondamentale con cui l’Essere si manifesta. Al centro vi è la categoria originale di «esperienza», verifica della corrispondenza tra l’io, nelle sue esigenze naturali fondamentali, e la realtà. Giussani delinea, in tal modo, un percorso che va al di là della tradizionale opposizione tra agostinismo e neotomismo e, nella Chiesa post-conciliare, tra modernisti e tradizionalisti. Il fine è quello di pervenire a Dio come un “Tu” «esistente» in Gesù Cristo, incontrato “fattualmente” nella storia. Lo può fare perché la nozione di “conoscenza amorosa”, nella relazione io-tu, consente di pensare l’esperienza del vero in direzione di un pensiero “immaginativo”, concreto. Il volume mette a fuoco nodi e momenti essenziali del pensiero giussaniano ponendolo a confronto sia con i suoi critici (Benvenuto, Barcellona, Severino, de Mattei) che con la questione dell’integrismo, cruciale per delineare il rapporto tra cristianesimo e libertà moderne.

borghesi[1]Senza legami – Fede e politica nel mondo liquido: gli anni di Benedetto XVI, Studium, Roma, 2014

Gli anni del pontificato di Benedetto XVI (2005-2013) coincidono con la crisi mondiale del modello che segue al post-’89, la caduta del Muro di Berlino. Crisi della globalizzazione e dei suoi miti, a partire dal crack finanziario del 2008; crisi dell’occidentalismo teocon, naufragato nel bagno di sangue dell’Iraq; crisi della politica mediatica, senza partiti; crisi della Chiesa, travolta dagli scandali e dai giochi di potere. Un mondo senza legami è il risultato dei processi etico-politico-religiosi degli ultimi decenni. È il trionfo della “società del vuoto” (Lipovetsky), in cui virtuale e reale si confondono e l’individualismo trionfa. Ad esso il pontificato di Benedetto ha indicato un nuovo inizio, oltre il nichilismo e il manicheismo, a partire da un rinnovato incontro tra cristianesimo e modernità.

critica teologia politicaCritica della teologia politica. Da Agostino a Peterson. La fine dell’era costantiniana, Marietti, Genova-Milano 2013

Dopo il crollo delle Twin Towers a New York, l’11 settembre 2001, il “ritorno della religione” sulla scena mondiale ha coinciso con un conflitto teologico-politico che non si è ancora spento. Dall’avanzata dei settori radicali dell’Islam, alla reazione teocon, ai settori ultraortodossi in Israele, all’induismo nazionalista, il vento del “Dio degli eserciti” è chiamato ad alimentare il fuoco di identità antagoniste. Lo “scontro di civiltà” diviene uno scontro teologico-politico. La critica all’integralismo trova il suo modello originario nel cristianesimo il quale, con il Concilio Vaticano II, riattualizza l’antico paradigma paleocristiano culminante nella Città di Dio di Agostino.

realismo

Étienne Gilson, Realismo tomista e critica della conoscenza, intr. di Massimo Borghesi Gilson e il dibattito sul realismo degli anni trenta (pp. 7-34), Studium, Roma, 2012

«Il testo che qui presentiamo, che esce per la prima volta in traduzione italiana a più di settant’anni dalla sua edizione originale (É. Gilson, Réalisme thomiste et critique de la connaissance, Vrin, Paris 1939), va inquadrato nel dibattito che, sul finire degli anni Trenta, coinvolse Gilson e alcuni illustri esponenti dell’Università di Lovanio, fondata dal cardinal Mercier. Tra essi, oltre a Mercier, J. Maréchal, B. Picard, L. Nöel, M.-D. Roland-Gosselin, p. P. Descoqs. La questione controversa riguardava la legittimità del “realismo critico”, cioè dell’incontro tra Tommaso e Cartesio e/o Kant, proposto, in sede conoscitiva, dai tomisti sopra indicati. Una legittimità che Gilson non era disposto a riconoscere e che susciterà un dibattito molto acceso sulla natura della gnoseologia tomista, sulla sua differenza o sulla sua possibile convergenza con l’impostazione critica moderna» (dall’introduzione di Massimo Borghesi).

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Augusto Del Noce. La legittimazione critica del moderno, Marietti, Genova-Milano 2011

Calata profondamente nel tempo storico la riflessione di Augusto Del Noce (1910-1989), uno dei più grandi intellettuali italiani del secondo dopoguerra, si caratterizza per l’unità tra momento filosofico e momento politico. A partire dall’antifascismo giovanile Del Noce ha perseguito l’idea di una legittimazione critica del moderno in grado di riconciliare la posizione cattolica con la libertà. Da qui parte una rivoluzione storiografica senza precedenti la quale consente di comprendere le molteplici «vie» del moderno, da quella ateo-razionalistica a quella teistico-religiosa. Il volume ripercorre l’evoluzione del pensiero dell’autore, dal 1943 al 1978, nel profondo intreccio tra speculazione e storia che ne fa un caso unico nella riflessione filosofica contemporanea.

sul-senso-religioso-Montini-Giussani_1[1]sobre-el-sentido-religioso-9788499200866G.B. Montini – L. Giussani, Sul senso religioso, introduzione di Massimo Borghesi (pp. 7-43), Rizzoli, Milano 2009 (traduz. spagnola Sobre el Sentido Religioso, Encuentro, Madrid 2011)

Vengono qui proposti due testi, sconosciuti al grande pubblico, ma attualissimi e di facile lettura. Usciti nel 1957, gli scritti di Giovanni Battista Montini (arcivescovo di Milano e futuro Paolo VI; 1897-1978) e di Luigi Giussani (fondatore di Comunione e Liberazione; 1922-2005), ruotano attorno a un nucleo tematico comune: il senso religioso, inteso come “sintesi dello spirito” (Montini), “capacità della nostra natura” di domandarsi il significato esauriente dell’esistenza e della realtà, suprema categoria della ragione (Giussani). L’articolata introduzione di Massimo Borghesi situa i due scritti nel contesto culturale, ecclesiale e teologico della seconda metà degli anni Cinquanta, segnato da un crescente processo di secolarizzazione, nel quale si imponeva una rinnovata riflessione sul tema del senso religioso come condizione per poter incontrare l’uomo nelle sue esigenze fondamentali. Superando le strettoie del razionalismo e del fideismo, il cattolicesimo trovava nel senso religioso – riconosciuto come esperienza elementare propria di ogni uomo – la strada per dialogare con l’orizzonte contemporaneo.

 

guardini opera omnia

Romano Guardini, L’uomo. Fondamenti di una antropologia cristiana, introduzione di Massimo Borghesi (pp.7-72), Morcelliana, Brescia 2009

Il secondo tomo del terzo volume dell’Opera Omnia di Romano Guardini pubblica, in prima mondiale, l’Antropologia. Con documenti inediti. Der Mensch, “L’uomo”, è un’opera incompiuta che sorge dall’insieme dei corsi che Guardini tiene all’Università di Berlino tra il 1934 e il 1939, anno in cui la sua cattedra viene soppressa dal regime nazionalsocialista. Il confronto sul terreno antropologico è un confronto sotterraneo, religioso e politico ad un tempo, con la visione del mondo nazista. Non è un caso che tra gli autori più citati ricorra il nome di Nietzsche, punto di riferimento dell’ideologia nazista. Il Guardini degli anni 30 è proteso, al pari di Maritain, a «distinguere per unire». Si trattava, nel contesto di allora, di chiarire la differenza tra cristianesimo ed umanesimo, fede e religiosità mondana, per mostrare poi come il cristianesimo fosse in grado di plasmare un’antropologia nuova, irriducibile ad ogni posizione naturale. In tal modo venivano a cadere gli equivoci del cosiddetto “cristianesimo tedesco”, ariano. Il cristiano è l’esito di un nuovo inizio; la sua umanità non è riconducibile alla mistica naturalistica del tempo ruotante attorno ai concetti di popolo, razza, nazione, sangue, suolo.

 

Maestri e testimoni. Profili filosofico-teologici del ‘900, Edizioni Messaggero, Padova, 2009

Il XX secolo, l’era dell’ateismo, del nichilismo e del totalitarismo politico, è stato un periodo profondamente tragico. Esso ha visto gli intellettuali ora schierati a favore del potere, ora coraggiosi testimoni della verità. Tra questi ultimi emergono figure luminose di autori cristiani, ebrei, laici che non hanno rinnegato la dimensione religiosa, l’unica che consentiva di non arrendersi alle seduzioni della potenza, e che hanno pagato spesso un duro prezzo per la loro fedeltà all’ideale. Alcuni tra loro sono tra i protagonisti del pensiero e della vita spirituale del ‘900. Il volume presenta una «galleria» di autori significativi come Camus, Buber, Bonhoeffer, Guardini, Stein, de Lubac, Giussani. Completano il quadro le interviste a tre grandi del ‘900: Gadamer, Del Noce, Leclercq. La loro memoria assume un valore particolare in un contesto, quello attuale, in cui i grandi maestri sono scomparsi e la vita, dei credenti come dei non credenti, chiede nuovi testimoni della verità.

 

caro collega

caro collega fr‎Caro collega ed amico. Lettere di Etienne Gilson ad Augusto Del Noce, traduzione e introduzione di Massimo Borghesi, Cantagalli, Siena 2008, ediz. francesce Mon cher collegue et ami, Parole et Silence, 2011

Ai primi di settembre del 1964 Étienne Gilson e Augusto Del Noce si incontrano a Venezia in occasione di un convegno patrocinato dalla Fondazione Giorgio Cini. È l’inizio di una conoscenza personale dalla quale scaturirà uno scambio epistolare. Si tratta di tredici lettere di Gilson, più una di Del Noce, scritte dal 1964 al 1969, che ci restituiscono un quadro della situazione culturale e spirituale del cattolicesimo postconciliare di grande interesse. Gilson ha allora ottant’anni. È considerato, unanimemente, uno dei maestri del pensiero cattolico del Novecento e uno dei massimi studiosi del pensiero medievale. Del Noce, al contrario, è un “giovane” di cinquantaquattro anni che ha appena vinto la cattedra universitaria a Trieste e ha pubblicato da poco il suo primo libro, Il problema dell’ateismo (Il Mulino, Bologna 1964), destinato a divenire un testo miliare nel dibattito filosofico italiano. Il carteggio gilsoniano mostra un crescendo di stima e di ammirazione verso il “collega” italiano che, dall’ottobre 1966, diviene il “caro collega ed amico”.

 

le metamorfosiEtienne Gilson, Le metamorfosi della Città di Dio, traduzione e introduzione di Massimo Borghesi (pp.5-42), Cantagalli, Siena 2008

Risultato delle lezioni della Cattedra Cardinal Mercier, tenute da Gilson all’Università di Lovanio nel 1952, Le metamorfosi della Città di Dio è un brillante excursus del concetto di ‘‘Città di Dio’’ da Agostino a Comte, passando attraverso Ruggero Bacone, Dante, Cusano, Campanella, l’abate di Saint-Pierre, Leibniz. Il filo rosso è la trasformazione del concetto agostiniano di civitas Dei nella Cristianità medievale, e, successivamente, nella società universale degli uomini che sta al centro del pensiero moderno. La metamorfosi è il risultato della secolarizzazione dell’ideale originario. L’ultima sua forma è l’Occidente europeo, la cui costruzione ideale, come si ricava da molti passi del volume, è, tra approvazione e riserve, il vero tema del testo di Gilson.

 

L’era dello Spirito. Secolarizzazione ed escatologia moderna, Studium, Roma, 2008

L’utopia della “terza età del mondo”, auspicata da Lessing ne L’educazione del genere umano (1780), è il motivo di fondo che guida la cultura tedesca tra la fine del ’700 e gli inizi del ’900. Per essa un nuovo Vangelo eterno doveva sostituire il cristianesimo storico, contrassegnato da una concezione antropomorfica e sensibile del divino, in direzione di una fede interiore, immanente, che si congedava dall’ambito dell’arte e della “rappresentazione”. L’epoca nuova era l’età dello Spirito, l’era che succedeva a quella del Padre e del Figlio, dell’Antico e del Nuovo Testamento. La teologia della storia di Gioacchino da Fiore, riproposta da Lessing, diveniva il paradigma della secolarizzazione moderna. L’era dello Spirito è il tempo della divinizzazione del mondo: il modello gioachimita, dopo l’illuminismo, viene a costituire l’ideale escatologico che guida l’orizzonte storico. Nel passaggio dalla teologia alla filosofia della storia, l’escatologia, nella pianificazione di un percorso di liberazione dai limiti naturali e storici, si trasforma in utopia. Donde la forma tipica della fede “moderna”, il suo intreccio tra ideale prometeico e religiosità, titanismo e mistica. Lo Spirito è unità e, insieme, potenza; la riconciliazione passa attraverso la negazione, la lotta, il conflitto. Dietro v’è la teodicea razionalistica, la giustificazione del male in funzione del progresso del mondo, il “calvario” dello Spirito assoluto. Lo “spirito del mondo”, che prende il posto dello Spirito Santo, è un dio mortale che eredita la forma della sote trasforma i contenuti. Il particolare, il non divino, deve tramontare – come nella gnosi antica – perché la totalità (Dio) possa realizzarsi. La secolarizzazione non è solo la trasposizione del cristianesimo nel mondo, è anche la metamorfosi del sogno gnostico del cambiamento ontologico del mondo.

 

secularizacionSecolarizzazione e nichilismo. Cristianesimo e cultura contemporanea, Cantagalli, Siena, 2005, ediz. spagnola, Secularización y nihilismo. Cristianismo y cultura contemporanea, Encuentro, Madrid 2007

Segnata da due crolli, quello del Muro di Berlino nel 1989 e quello delle Torri Gemelle del World Trade Center di New York nel 2001, l’era contemporanea ci pone di fronte ad uno spettacolo inconsueto: il ritorno del religioso. Questo fenomeno però non deve trarre in inganno poiché il religioso di cui stiamo parlando è una sorta di religioso nichilista e relativista. Il volume è uscito all’interno della collana Cristianesimo e Cultura.

 

el sujetoIl soggetto assente. Educazione e scuola tra memoria e nichilismo, Itaca, Castel Bolognese 2005, ediz. spagnola, El sujeto ausente. Educación y escuela entre el nihilismo y la memoria, Encuentro, Madrid, 2005; Fondo Editorial UCSS, Lima, 2007

La crisi che investe il sistema scolastico in primo luogo dipende dal dissolversi di una tradizione culturale. Il “canone occidentale” (H. Bloom) cede il posto ad un paradigma “policentrico” nel quale la dimensione del soggetto viene sistematicamente tolta. Innanzitutto quella del docente e dello studente. Poi quella dei contenuti per i quali un sapere oggettivo, sempre più formale, prevede la scomparsa della dimensione “narrativa”, degli “eventi”, dei “classici”. Donde l’importanza di una riflessione che, recuperando il nesso tra passato e presente, scuola e mondo-della-vita, ponga al centro l’“esperienza educativa”, rimossa dal tecnicismo e dal metodologismo. Un’esperienza che richiede un ripensamento del “realismo occidentale” nel quale la dimensione dell’“io” appare come il fulcro dell’universo culturale. Nuova edizione del volume Memoria evento educazione (Itaca, 2002). Il testo contiene una nuova premessa, la quale tiene conto di alcune pubblicazioni uscite recentemente sul tema. Il secondo saggio della terza parte, «Esperienza, verifica di una corrispondenza», è stato ripensato e steso in forma nuova.

 

Massimo Borghesi Guardini la conversione di sant'AgostinoRomano Guardini, La conversione di S. Agostino, postfazione di Massimo Borghesi Guardini interprete di Agostino (pp. 289-314) Morcelliana, Brescia, 2002

Il ritorno in nuova edizione della classica monografia di Guardini sul più celebre Padre della Chiesa. Indice del volume: Le basi dell’interpretazione; La confessione; La memoria; L’interiorità; Il dramma interno; Lo spirito, il senso, la religiosità e il cuore; La vita beata e la perfezione; L’eros e il cuore; La sapienza; La vita beata e il valore divino; Stupore di fronte all’esistenza; Creazione e Provvidenza; Il ‘paganesimo’ di Agostino; La madre; Lo sviluppo della situazione finale; La vita e la decisione; Infanzia, adolescenza e giovinezza; Roma e Milano; Chiarimenti; La decisione; Vita nuova.

 

Posmodernidad y cristianismo, Encuentro, Madrid, 1997

¿Por qué la modernidad ha rechazado el cristianismo? ¿Por qué la Iglesia ha visto construir un mundo incristiano sin poder frenar la secularización? Después de la Segunda Guerra Mundial, la Europa que proyectaba frenar el avance del comunismo parecía encontrar en la Iglesia, que conservaba todavía una fuerte y decisiva influencia en la sociedad, el gran baluarte contra el naciente bloqueo soviético. Pero en aquella aparente luna de miel entre el cristianismo y la modernidad, que se prolonga hasta la caída del muro de Berlín, hay mucho de instrumentalización por parte de Occidente: no hay una identidad de puntos de vista, sino que el poder político-cultural hegemónico asume y «disuelve» los valores del cristianismo hasta convertirlo en algo «inútil en su aspecto real, histórico y temporal», en palabras de Romano Guardini. Y mucho de ingenuidad por parte de una Iglesia en la que, influida por la interpretación mística de la fe de Joaquín de Fiore y sus epígonos Kant, Lessing y Hegel, se ha impuesto una teología «oficial» que descarna la figura de Cristo hasta reducirla a un conjunto de valores. En un mundo incristiano como el actual es necesario volver a replantear las relaciones entre la Iglesia y el Estado, huyendo de las pretensiones de eclesializar el Estado y estabilizar la Iglesia. ¿Es posible ser moderno y cristiano? Frente a las reducciones espiritualistas, las reinterpretaciones filosóficas y las instrumentalizaciones políticas del cristianismo, el profesor Massimo Borghesi contribuye en esta obra a recuperar los orígenes del realismo de la fe. Es desde la fe, sin contaminación de otros criterios, desde donde se juzga la modernidad.

 

l'etàL’età dello Spirito in Hegel. Dal Vangelo “storico” al Vangelo “eterno”, Studium, Roma, 1995

«Hegel credeva di vivere al suo tempo la fine di un’epoca durata milleotto­cento anni, e di cominciare ad intesse­re con la sua filosofia la viva veste dell’epoca nuova» (F. Rosenzweig). Quest’epoca era l’età dello Spirito, l’età della Ragione come definitiva ri­conciliazione tra umano e divino, co­me inveramento del dogma cristologi­co che per due millenni aveva percor­so la storia occidentale. Hegel poteva giungere a questa conclusione me­diante la reinterpretazione della teo­logia della storia di Gioacchino da Fio­re, la cui riattualizzazione, nella cultu­ra tedesca di fine ‘700, era opera di Lessing con L’educazione del genere umano. Il Terzo Regno, il Reich Got­tes, il tempo del «nuovo Evangelo eter­no» di cui parlava Lessing, era il ter­mine escatologico che, attraverso il processo storico-evolutivo di tutta l’umanità, indicava la meta finale, l’età del compimento. Un’età che, nel pe­riodo giovanile-rivoluzionario, è im­maginata da Hegel come restaurazio­ne dello spirito e dei costumi della po­lis classica e che, nella maturità, è pen­sata, al contrario, quale compimento della modernità e della sua religione: il cristianesimo. Donde il passaggio dall’ideale di una «nuova religione» a quello di una «seconda Riforma», ad una reinterpretazione speculativa del­la Riforma protestante, tale per cui l’«età del Figlio», del cristianesimo cattolico legato ad una concezione «esteriore» dell’Uomo-Dio, potesse dirsi definitivamente superata. L’esito è una «Pentecoste speculativa» che, se sottende una geniale comprensione del ruolo del cristianesimo nella sto­ria, costituisce nondimeno la più im­ponente «cristologia gnostica» (K. Löwith) dei tempi moderni.

 

guardiniRomano Guardini. Dialettica e antropologia, Studium, Roma, 1990, 2004 (2° ed.)

Romano Guardini, nato in Italia (Verona 1885), ma vissuto e for­matosi in Germania, è una figura di primo piano del pensiero tede­sco del Novecento. Noto per le sue profonde inter­pretazioni di poeti e narratori (Dante, Dostoevskij, Hölderlin, Rilke) e per i suoi saggi di filoso­fia della religione, non lo è altret­tanto per l’antropologia filosofica che, elaborata nello scritto del 1925: L’opposizione polare. Saggio per una filosofia del concreto viven­te, costituisce, di fatto, il criterio ermeneutico fondamentale dell’in­tera sua riflessione. Il presente lavoro, assumendo te­maticamente tale criterio dato dal­la dialettica «polare», delinea l’i­tinerario del pensiero di Guardi­ni, collocandolo, al contempo, all’interno di un contesto storico-culturale in cui si precisano le in­fluenze subite e, insieme, l’origi­nalità della sua posizione. Ne emerge un quadro speculativo uni­tario, compatto, con implicazioni di grande interesse sul versante gnoseologico, morale, metafisico-religioso, storico. La stessa imma­gine complessiva di Guardini ne risulta modificata. In luogo di un pensatore raffinato, al fondo ari­stocratico, appare quella di un au­tore impegnato con il proprio tem­po, il cui pensiero, nel suo nucleo filosofico di fondo, risulta essere una chiara risposta alla «scissio­ne» del presente, alla grave crisi storica e ideale che segna l’Euro­pa all’indomani della prima guer­ra mondiale.

 

la figura

La figura di Cristo in Hegel, Studium, Roma, 1983

Oggetto costante della riflessione di Hegel, dalla gio­vanile Vita di Gesù (1795) a Lo spirito del cristia­nesimo e il suo destino (1798-’99) sino alle tarde. Lezioni sulla filosofici della religione, la figura di Cri­sto subì, nell’arco del suo pensiero, interpretazioni diverse, sino ad assurgere ad archetipo del processo logico universale dello spirito. Sintesi di suggestioni differenti, derivate dall’Aufklärung tedesca, dal Cri­stianesimo «spirituale» di Lessing-Kant, dai drammi di Hölderlin, ricomprese all’interno dell’Idealismo di Fichte-Schelling, il Gesù «hegeliano» appare singo­larmente vicino, nella sua formulazione, alla conce­zione propria dell’ortodossia luterana e, insieme, ad una versione che lo risolve quale mero simbolo del­l’humanum in generale. Fu questa «ambiguità» a determinare, dopo la pubblicazione de La vita di Gesù (1835-’36) di David F. Strauss, la scissione della scuola hegeliana in una «Destra» e in una «Sinistra», la quale, con Feuerbach, procederà ad una dissoluzione della teologia in antropologia, me­diante la cristologia. A motivo di tali esiti, l’attualità storica della cristo­logia hegeliana appare indubbia, interessando non a caso parte della stessa riflessione teologica contem­poranea, come questo libro ampiamente dimostra.