Junior Fritz e le Muse del wc

di Giovanni Scarpa. È una innegabile constatazione quella che vede l’ispirazione artistica subire le conseguenze e le stratificazioni storiche del processo evolutivo sociale: se l’uomo dell’antichità invocava infatti le muse rifugiandosi in luoghi boschivi e solitari, ora il contemporaneo potrà trovarle al cesso. Tutte e nove riunite in un solo luogo, per così dire, balneare: le tubature hanno sostituito i ruscelli, le maioliche e la vasca da bagno le nebulose aree termali, la tavoletta un muschiato declivio.

Lo strano harem oramai avvezzo alle frequenti ondate mefitiche, pare elargire copiose illuminazioni artistico-culturali proprio durante i massimi sforzi defecali, trasformati così, assurti a necessari apparati meditativi.

C’è allora chi, come Hemingway, immette nella location una apposita biblioteca, chi attrezza il bagno con musiche e rumori concilianti, chi, come Junior Fritz Jacquet, ne fa la fucina delle proprie creazioni.

A lui infatti, e alle Muse del wc, va attribuito il sommo merito di aver trasformato una tragedia assoluta in una occasione espressiva. Immaginiamo per qualche istante il sig. Fritz: Fritz è stanco, il lavoro non è andato bene, la pausa in bagno però, è liberatoria, evasiva, evacuante. Lo sguardo si volge a destra, a sinistra, si palesa il dramma: un odiabile rotolo di cartone, vuoto, inespressivo, l’immagine della rovina e della morte (si fa per dire) lo guarda muto, non c’è carta. Ma l’amico Fritz non si lascia distrarre dall’odio e dall’ansia di vivere. Lui fissa il rotolo, lo interroga e il rotolo per la primissima volta nella storia mondiale… risponde.

Sono nate certamente così le sue famose creazioni che potremmo senz’altro definire “facce da culo” (senza offesa ma in piena coscienza post-funzionale). Volti che evocano buffi mostri litici, dal sentore antico e fantaghiróghiano. Lui, giovane francese “scultore di carta”, ama la difficile arte dell’origami (molte sue opere sono esposte all’Origami Gallery di Tokyo e al Mingei International Museum di San Diego), lavora la cellulosa con le mani attente di chi conosce la materia: gesti rituali, attenti, decisi e docili al contempo. I volti “carta-igenici” lo rendono famoso in tutto il mondo, lo rendono testimone di un piccolo miracolo, promotore di una tacita rivoluzione: non c’è trauma senza opportunità, letame senza letizia!

Non abbiate paura allora, cari espletatori, se alla fine di un disumano sforzo (metaforico e non) troverete ad aspettarvi solo un rotolo vuoto, un misero, odioso rullo senza volto, pensate a Fritz, invocate le Muse del wc e, mi raccomando… tirate lo sciacquone.

 

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