Il genio di massa. Per un recupero della cultura della differenza

205641269-5d87d9a2-bf6c-4247-9e23-e3d606e27e0c[1]Uno degli strumenti più interessanti (tristemente interessanti) di controllo delle masse è la diffusione (mi si perdonino le ripetizioni) di quello che, parafrasando Umberto Eco, potremmo chiamare il GENIO DI MASSA.

È sufficiente fare una rapida escursione sui principali Social Networks (ma anche, e ben più tristemente, affrontare una semplice conversazione su un tema che non sia il tempo atmosferico) per rendersi conto del fatto che la capillare diffusione di questa figura della modernità sia ormai giunta ad uno stadio avanzatissimo.

Che cos’è il GENIO DI MASSA? È quella percezione per cui, in fondo (ma non troppo!), sensibile come me, intelligente come me, giusto come me, intuitivo come me, capace come me (ecc. ecc. mettete a piacere tutte le qualità positive che vi vengono in mente) non c’è NESSUNO.

E questo poi si riversa, in maniera ancor più drammatica e distruttiva, nella vita quotidiana, quella in cui diamo un irragionevole assenso a qualsiasi proposizione sia sostenuta da un congruo numero (quantitativo sempre disponibile in quest’epoca di pennivendoli prezzolati) di “influenti personalità” o semplicemente dotata della necessaria eco (impersonale ma potentissima) sui mezzi di comunicazione. La creazione di stati d’animo funzionali al suo disegno complessivo è una prerogativa di ogni incarnazione storica (e, chi ha orecchi per intendere, intenda, METAFISICA) del potere.

Ma la promozione di questa illusione di superiorità senza limiti (quella che ci fa pensare (?): i colpevoli, quelli brutti e cattivi sono sempre LORO…ma loro CHI?) è funzionale ad un oblio che viene sistematicamente indotto e che è una delle cause principali della tragica situazione in cui versa il mondo contemporaneo (mi si perdoni il tono massimalista): l’oblio del REALE.

La realtà, ovvero lo stato di cose obiettivo che ci troviamo davanti, è l’unico luogo in cui si possa riprendere consapevolezza della situazione effettiva ed, eventualmente, iniziare ad intraprendere un lavoro (su di sé e quindi su quel pezzettino di mondo che ci circonda) che accenda almeno una tenue speranza – o inneschi un grido a Chi può davvero cambiare qualcosa nel cuore dell’uomo, che è lo stesso.

Per questo ho pensato di iniziare (dal pensiero all’azione c’è una distanza che spessissimo io – genio di massa come tutti e quindi imbelle e autoreferenziale – non riesco a colmare), accanto a note varie di argomento musicale, una piccola serie di ESERCIZI DI AMMIRAZIONE (con buona pace di Emil Cioran), per recuperare il senso della costitutiva DIFFERENZA tra gli uomini, tra i talenti donati a ciascuno, tra le peculiarità di cui ognuno è portatore ecc.

In un epoca in cui programmaticamente ogni differenza (di sesso, di razza, di cultura, di preparazione, di religione ecc.) viene sistematicamente bollata di “razzismo” (o di -fobia…mettete voi il prefisso che più vi aggrada) mi sembra un atto doveroso.

Chissà se riuscirò nel mio intento? Chi vivrà…

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