Radio radicale e Il dramma dell’umanesimo ateo

Henri De LubacUn dibattito singolare per Radio Radicale, quello del 15 ottobre 2013 dedicato al testo ormai classico del gesuita Henri de Lubac Il dramma dell’umanesimo ateo (Morcelliana Edizioni). Relatori Massimo Borghesi, ordinario di Filosofia morale presso l’Università di Perugia e curatore del volume, Daniele Menozzi, ordinario di Storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, Marco Burini, giornalista di TV2000 e Marco Pannella, presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito.

 

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L’uomo della croce: l’immagine scolpita prima e dopo Donatello

croce2Segnaliamo al Museo diocesano di Padova la mostra L’uomo della croce: l’immagine scolpita prima e dopo Donatello.

Il dramma di Gesù crocifisso ha interrogato l’uomo di ogni tempo, toccando il cuore del vissuto delle persone.

 

Da duemila anni è uno “scandalo” sia per chi crede, sia per chi si ferma al solo dato storico della crocifissione, continuando a porre interrogativi sull’uomo e sul senso della sua esistenza.

Ha alimentato il pensiero teologico e filosofico, l’immaginazione e la spiritualità, e ha ispirato scrittori e artisti che hanno dato vita a immagini di grande intensità.

La mostra, aperta dal 14 settembre al 24 novembre 2013, racconta questa storia attraverso sette crocifissi in legno intagliato e dipinto provenienti da alcune chiese della Diocesi di Padova. Le sculture, dal Trecento al Settecento, sono presentate in un percorso che ne esalta il potere evocativo, e la capacità di esprimere la sensibilità e il pensiero teologico propri di ciascuna epoca.

È un viaggio nel tempo alla scoperta delle raffigurazioni del crocifisso e del loro significato: dal Cristo morto in croce del tardo Medioevo, con gli occhi chiusi e la testa reclinata, dove si insiste sulla passione e sulle sofferenze patite per la salvezza dell’uomo; alla svolta dell’umanesimo cristiano nel Rinascimento, che riscopre l’umanità di Cristo nobilitandola attraverso il linguaggio sereno e composto della classicità; per arrivare al “superamento” della morte attraverso il vitalismo del Cristo vivo, che già suggerisce l’idea della resurrezione, nell’età della Controriforma e Barocca.

Il percorso consente di osservare da vicino le sculture, tre delle quali sono state sottoposte a delicati interventi di restauro, grazie anche alla campagna di raccolta fondi Mi sta a cuore. I restauri, che si sono avvalsi delle moderne metodologie di diagnostica, hanno dato risultati sorprendenti, che vengono raccontati in mostra in un’apposita sezione multimediale, realizzata con il generoso supporto di Mediacom Digital Evolution.

Le visite guidate per i gruppi consentono di scendere più in profondità, compiendo un percorso estetico e spirituale insieme, nel quale oltre alle opere d’arte saranno le parole di scrittori, poeti, teologi, santi, a tessere il racconto, come fili tesi lungo il tempo. Un’occasione per lasciarci interrogare da un’immagine forte, carica di contraddizioni e interrogativi ma anche di speranza; un’immagine sempre uguale a se stessa eppure diversa, così come è l’uomo nel cammino della storia.

 

Foto (c) Giorgio Boato.

Orari

mercoledì-domenica / festivi

10.00-13.00 / 14.00-18.00

 

Biglietti

Per l’occasione l’ingresso alla mostra e al Museo Diocesano è gratuito.

 

Informazioni e prenotazioni

tel. 049 8761924 / 049 652855

info@museodiocesanopadova.it

 

 

 

 


Bertolissi e Colasio presentano “Chi comanda in Italia” di Giulio Sapelli

chi_comanda_in_italia_04-17-2013Viene spesso da chiedersi “chi comanda in Italia?”, “chi esercita il potere delle grandi decisioni?”. Nel suo ultimo volume, intitolato appunto Chi comanda in Italia, Giulio Sapelli - economista eretico e voce fuori dal coro - cerca di rispondere a questo interrogativo alla sua maniera, scavando nelle vicende del dopoguerra e comparando la storia nazionale a quella europea e internazionale. Sociologia, scienza politica, economia, filosofia e storia sono le armi della sua indagine.

mercoledì 25 settembre 2013, ore 18.00

aula Nievo del palazzo del Bo

via VIII Febbraio, 2 Padova

presentazione del volume di Giulio Sapelli

Chi comanda in Italia ed. Guerini e Associati

introduce

Stefano Lonardi Associazione culturale Rosmini

relatori

Mario Bertolissi ordinario di Diritto costituzionale – Università di Padova

Andrea Colasio assessore alla Cultura del Comune di Padova

Sarà presente l’Autore.

Info rosmini@diade.org. Sito internet www.rosminipadova.it. L’iniziativa è finanziata con il contributo dell’Università di Padova con i fondi della legge 3.8.1985 n.429 sulle iniziative culturali studentesche.

Il potere è lo studio delle relazioni influenti in un aggregato umano che chiamiamo società. In Italia le relazioni influenti sono sia di tipo personale, sia di tipo istituzionale, come del resto in tutto il mondo. Ma ciò che fa dell’Italia un caso a parte, argomenta Sapelli, «è che nelle relazioni istituzionali, fino alla caduta del muro di Berlino, i partiti hanno sostituito lo Stato. Il potere in Italia è stato per quarant’anni l’intreccio tra partiti, grandi imprese e Mediobanca».

Oggi, con il declino delle grandi imprese e dei partiti, «la mucillagine del potere emerge come peristaltica ricerca di equilibri instabili tra piccole imprese, banche in crisi e partiti delegittimati». L’unica vertebrazione del potere rimasta, annota Sapelli, «è la magistratura, che non a caso ha un’autorità enorme, unitamente ai condizionamenti internazionali di una sovranità sempre più limitata in cui l’egemonia USA è sostituita da quella tedesca». In appendice del volume si può trovare la lettera aperta del 1996 di Helmut Schmidt, ex-Cancelliere tedesco, a Hans Tietmeyer, allora Presidente della Bundesbank. Si tratta di un documento di grandissima attualità anche in merito ai rapporti di potere in un paese democratico.

Nato a Torino nel 1947, laureato in storia economica a Torino nel 1971, Giulio Sapelli conseguì la specializzazione in ergonomia nel 1972. Ha insegnato e svolto attività di ricerca presso la London School of Economics and Political Science nel 1992-1993 e nel 1995-1996, nonché presso l’Università Autonoma di Barcellona nel 1988-1989 e l’Università di Buenos Aires. Ha lavorato con compiti di ricerca, formazione e consulenza presso l’Olivetti e l’Eni. Ha svolto incarichi consulenziali presso numerose altre aziende. Dal 1996 al 2002 è stato Consigliere di Amministrazione dell’Eni. Dal 2000 al 2001 è stato Presidente della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena. Dal 2002 al 2009 è stato componente del consiglio di amministrazione di Unicredit Banca d’Impresa. Ha fatto parte di diversi comitati scientifici di imprese, fondazioni e istituti. Dal 1993 al 1995 è stato il rappresentante italiano di Transparency International, organizzazione che lotta contro la corruzione economica. Dal 2002 è tra i componenti del World Oil Council. Dal 2003 fa parte dell’International Board dell’OCSE per il no profit. È attualmente professore ordinario di Storia Economica presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna anche Analisi Culturale dei Processi Organizzativi. È collaboratore del Corriere della Sera e de Il Sussidiario.net.


Vaclav Havel, un agostiniano inconsapevole?

Vaclav HavelRiprendiamo dal sito dell’Associazione italiana Centri culturali il testo dell’intervento del professor Massimo Borghesi, dell’Università degli Studi di Perugia in occasione della presentazione del libro “Il potere dei senza potere” di Václav Havel organizzato dal Centro Culturale “Maestà delle Volte” a Perugia, il 4 luglio 2013.  “Com’è che lo si può leggere, questo volume?”, esordisce Borghesi? “Innanzitutto avendo presente che, anche se il comunismo è finito, come dire, il rischio dell’ideologia e della menzogna è dentro gli ambiti della vita quotidiana: l’ambito di lavoro, l’ambito universitario, l’ambito civile, sociale, l’ambito ecclesiale. Queste categorie valgono anche come giudizio rispetto all’ambito che viviamo, che quando diventa chiuso, oppressivo e vi toglie la libertà, ripete esattamente gli stessi moduli che qui Havel sta indicando. Quindi non bisogna leggere questo libro pensando al comunismo storico, bisogna leggerlo avendo presente il mondo di oggi, che comunque presenta un totalitarismo diverso, non oppressivo come questo - il nostro è un totalitarismo della dissoluzione, non della costruzione, è diverso - ma il problema si pone lo stesso....”

Inoltre la suggestiva teorizzazione di una polis parallela da parte di Havel, “richiama in qualche modo”, ipotizza Borghesi, “l’idea della civitas Dei di Agostino, cioè di una città che vive dentro la città degli uomini, però non si identifica con la città degli uomini. Questo tra l’altro è il punto più enigmatico di questo scritto, quello lasciato più in sospeso; non a caso è quello che si apre, l’unico, mi pare, a riferimenti direttamente cristiani”.

 

Leggi l’intervento di Massimo Borghesi .


La vita di Gesù: possiamo fidarci dei Vangeli?

Le_Caravage_-_L'incrédulité_de_Saint_Thomas«Apro i Vangeli e constato che in essi la fede è sempre una conseguenza. I Vangeli, che riassumono la Parola annunziata agli inizi, non sono una raccolta di proposizioni di fede, ma un racconto di ciò che è avvenuto». Così Jean Guitton, intellettuale francese di primo piano e amico personale di papa Paolo VI. Ma in che senso i Vangeli si possono considerare narrazioni storiche affidabili? E cosa ci dicono veramente di questo personaggio storico dalle caratteristiche del tutto singolari: Gesù Cristo? L’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini, con il patrocinio della Facoltà Teologica del Triveneto, propone

mercoledì 17 aprile 2013 alle 21.00
Sala dello Studio teologico del Santo

piazza del Santo, 11 – Padova

La vita di Gesù: possiamo fidarci dei Vangeli?

Relatori:

Stefano Romanello
docente di Esegesi del Nuovo Testamento nella Facoltà Teologica del Triveneto

Filippo Belli
docente di Introduzione alla Sacra Scrittura nella Facoltà Teologica dell’Italia Centrale

L’incontro culturale vuole essere un modo per ricordare monsignor Giuseppe Segalla, sacerdote della Diocesi di Padova e docente emerito di Nuovo Testamento nella Facoltà Teologica del Triveneto e la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, scomparso l’11 luglio dell’anno scorso a 78 anni. Segalla è stato senza dubbio una delle figure più significative, a livello nazionale e internazionale, nel campo dell’esegesi neotestamentaria, noto soprattutto per gli studi sul quarto Vangelo e la ricerca sul Gesù storico. Vanta una bibliografia sterminata, testimonianza di uno studioso instancabile e appassionato della Sacra Scrittura. Una delle sue ultime fatiche è stata la Teologia biblica del Nuovo Testamento.

Il dialogo prenderà le mosse anche dalla recente riflessione di Benedetto XVI e dai suoi tre libri sulla figura di Cristo Gesù di Nazaret (2007), Gesù di Nazaret. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione (2011) e L’infanzia di Gesù (2012). Tre testi nei quali l’interrogativo sulla storicità dei Vangeli è particolarmente vivo. Inoltre il papa emerito sottolinea che non i vangeli sono mere documentazioni di un fatto che riguarda il passato, ma narrazioni che si pongono in modo del tutto particolare in rapporto con il tempo presente. «Una domanda del giusto esegeta», scrive Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, «deve essere: è vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo? Di fronte a un testo come quello biblico, il cui ultimo e più profondo autore, secondo la nostra fede, è Dio stesso, la domanda circa il rapporto del passato con il presente fa immancabilmente parte della stessa interpretazione».

Il tema sarà svolto da due tra i teologi italiani che più hanno approfondito la questione. Nato a Udine nel 1961, presbitero dell’Arcidiocesi di Udine, Stefano Romanello ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico in Roma e successivamente il dottorato in Teologia Biblica alla Pontificia Università Gregoriana in Roma nel maggio 1998. È insegnante di Esegesi del Nuovo Testamento nello Studio teologico interdiocesano di Gorizia - Udine - Trieste, affiliato alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, e presso gli Istituti superiori di Scienze religiose di Udine e Portogruaro (VE). È autore di vari articoli riguardanti soprattutto le lettere paoline e di alcune monografie tra le quali si ricordano Lettera agli Efesini, Paoline, Milano 2003, Lettera ai Galati, Messaggero, Padova 2005 e Una legge buona ma impotente. Analisi retorico-letteraria di Rm 7,7-25 nel suo contesto, EDB, Bologna 2000.

Milanese, nato nel 1963, Filippo Belli è sacerdote della diocesi di Firenze. Dopo l’ordinazione nel 1995, ha proseguito gli studi a Roma al Pontificio Istituto Biblico ottenendo la Licenza e il Dottorato lavorando sulla Lettera ai Romani. Ritornato a Firenze, nel 2001 ha iniziato a insegnare nella Facoltà teologica dell’Italia Centrale di Firenze dove svolge tuttora la sua attività di docente con corsi di Introduzione alla Sacra Scrittura, di greco biblico e di altri temi biblici. Oltre la sua tesi dottorale (Argumentation and Use of Scripture in Romans 9-11, 2010), ha pubblicato in questi anni diversi articoli e saggi, in particolare su san Paolo e l’uso delle Scritture nel Nuovo Testamento. Svolge inoltre l’attività di conferenziere e di guida di pellegrinaggi in Terra Santa.


Una mostra e un convegno a Padova in ricordo di Jérôme Lejeune

2012-02img1[1]L’Associazione Down Dadi e l’Associazione Cilla, in collaborazione con il Comune di Padova, e con il Patrocinio dell’Università di Padova e dell’Ulss 16 di Padova presentano:

Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?
Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune

Centro Culturale San Gaetano (Corridoio Scamozzi) - Via Altinate 71
domenica 17 marzo – domenica 24 marzo 2013

 

Orari mostra: tutti i giorni 8.00 - 20.00, ingresso libero.

Prenotazioni visite guidate nella sede della mostra oppure chiamando dalle 9 alle 16 i seguenti numeri: tel. 049-8303024 049-8033878

La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino proponendo un’indagine sulla “natura umana”: a partire dalla testimonianza di Jérôme Lejeune, fondatore della genetica clinica, attraverso gli sviluppi di questa disciplina e le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.

Il percorso espositivo si articola in tre parti. Nella prima si prende in esame l’uomo Lejeune e la fondazione della genetica clinica. Viene ripercorsa la sua formazione scientifica nel contesto delle conoscenze biomediche del suo tempo. Viene quindi descritta la sua attività scientifica, il suo approccio alla ricerca e le sue scoperte: in particolare, come è arrivato a dimostrare nel 1958 il nesso tra sindrome di Down e trisomia 21.

Nella seconda parte del percorso si esaminano gli sviluppi della genetica clinica. Dalle scoperte di Lejeune ad oggi la genetica ha fatto enormi progressi. Oggi conosciamo la gran parte dei geni dell’uomo e l’intera sequenza del suo DNA; è possibile quindi individuare le basi genetiche di numerose malattie. Ma questa conoscenza è per curare meglio, come affermava Lejeune, o è per selezionare (eugenetica)?

Infine la mostra propone una domanda: il nostro destino è scritto nei nostri geni? Viene sottoposta a critica l’idea, peraltro molto diffusa, che ci sia un “gene per” ogni caratteristica (capita spesso di leggere: “scoperto il gene per l’altruismo, il gene per l’aggressività, il gene per l’intelligenza ecc.”). La moderna biologia evolutiva ci dice che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altre fonti di informazione, per costruire la sua vita.

Giovedì 21 marzo 2013 alle 15.00 nella sala Paladin di palazzo Moroni a Padova si terrà inoltre un convegno di presentazione della mostra in occasione della Giornata mondiale della sindrome di Down, dal titolo “Jerome Lejeune e la scoperta del trisoma 21 (sindrome di Down)”.

Interverranno Carlo Soave, professore ordinario di Fisiologia vegetale all’Università di Milano, Pierluigi Strippoli, professore associato di Biologia applicata all’Università di Bologna e Corrado Viafora, professore ordinario di Bioetica all’Università di Padova.

La locandina dell’evento


Il mistero della materia: il bosone di Higgs

Francesco Lo Sterzo2Sabato 9 marzo incontro a Padova con Francesco Lo Sterzo, ricercatore italiano 27enne del Cern di Ginevra che ha fatto parte dell’equipe di scienziati responsabile dell’importante scoperta

L’hanno chiamata “particella di Dio”, ma solo per un equivoco. Il bosone di Higgs teorizzato da Peter Higgs nel 1964 e confermato sperimentalmente il 4 luglio dell’anno scorso dagli scienziati del Cern di Ginevra, non ha direttamente che fare con l’esistenza di un Essere Superiore. Il nome fantasioso è stato prodotto da un fatto del tutto casuale: quando fu presentato, nel 1993, il libro divulgativo sulla sensazionale scoperta, l’editore cambiò il titolo da “The Goddam Particle” (la particella maledetta, chiamata così perché nessuno riusciva a trovarla) in “The God Particle”, anche se l’altro nome sembrava più appropriato.

Tutto ciò evidentemente non rende meno sensazionale la scoperta e avvincente la storia dell’équipe che ha lavorato al progetto. Per questo motivo l’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini, in collaborazione con il Liceo scientifico Romano Bruni propone

sabato 9 marzo 2013 alle ore 10.45
nell’aula P300 di via Paolotti 2 a Padova

IL MISTERO DELLA MATERIA: IL BOSONE DI HIGGS
Storia di una scoperta raccontata da un protagonista

Incontro con Francesco Lo Sterzo del Cern di Ginevra.

Francesco Lo Sterzo, 27 anni, giovane ricercatore abruzzese, ha fatto parte dell’equipe di scienziati responsabile dell’importante scoperta. È nato a Roma, città in cui si è laureato in Fisica delle particelle all’università La Sapienza. Subito dopo la laurea si è trasferito a Chicago per la laurea specialistica, quindi a Ginevra, dove ha effettuato il dottorato di ricerca. In Svizzera, assieme ad altri scienziati italiani dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, Lo Sterzo comincia a lavorare nell’ambito di «Atlas», uno dei mega-esperimenti lungo l’anello sotterraneo del Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle più grande del mondo.

Il giovane ricercatore italiano spiegherà a un pubblico non necessariamente composto da addetti ai lavori in cosa consiste l’importanza della scoperta di cui hanno parlato – a proposito o a sproposito – i media di tutto il mondo (l’autorevole rivista Science l’ha scelto quale Breakthrough per l’anno 2012) e del fascino dell’avventura scientifica da lui vissuta in prima persona.

Significative al proposito le parole con cui Fabiola Gianotti, responsabile del progetto ATLAS che il 4 luglio 2012 ha avuto il privilegio di annunciare la prima osservazione di una particella che è compatibile con il celebre bosone di Higgs. «Sono una scienziata e, in quanto tale, sono davvero convinta che la modestia e l’umiltà siano caratteristiche fondamentali per chi fa un lavoro come il nostro», ha raccontato in un’intervista la ricercatrice italiana.

«Anche se straordinari», ha proseguito, «tutti i passi in avanti che facciamo ci ricordano sempre che conosciamo ancora così poco della fisica delle particelle. Ci rimane ancora tanto da studiare, che non posso far altro che rimanere ben salda con i piedi per terra, e continuare con umiltà il mio percorso di ricerca».

bosone.invito

Scarica la locandina dell’incontro.


Uno straordinario affresco sul Concilio (reale)

papa«Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come il Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale. Ed è nostro compito, proprio in questo Anno della fede, cominciando da questo Anno della fede, lavorare perché il vero Concilio, con la sua forza dello Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa». Nessun modo migliore per farlo che riprendere le parole di Benedetto XVI pronunciate a braccio al clero romano giovedì 14 febbraio 2013. Un affresco straordinario, una sintesi potente sui principali documenti e i contenuti del Concilio Vaticano II e insieme un giudizio puntuale sul presente della Chiesa nel mondo.

Leggi qui il testo dell’intervento dal sito internet del Vaticano

Guarda il video dal sito di Radio Vaticana.


Un nuovo sguardo sulla modernità: l'intervento di Massimo Borghesi sul Concilio

Un nuovo sguardo sul mondo moderno, capace - al di là di facili irenismi - di ribaltare un atteggiamento di contrapposizione frontale tra Chiesa e modernità durato due secoli. La novità del Concilio Vaticano II è di portata epocale. E l’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI è un’ottima occasione per capire, a cinquant’anni di distanza, cos’è realmente accaduto dal 1962 al 1965 e perché questo è il momento di rileggere i testi di quell’evento straordinario.

Vi proponiamo la relazione di Massimo Borghesi, ordinario di Filosofia morale all’Università di Perugia, all’incontro tenuto mercoledì 21 novembre 2012 nella sala dello Studio teologico del Santo sul tema “A cinquant’anni dal Concilio”, che ha visto protagonista, oltre a Borghesi, anche il cardinale Jorge María Mejía, già perito conciliare, con il coordinamento del vaticanista Gianni Valente.

La relazione di Massimo Borghesi


La conversione al cristianesimo nei primi secoli

Venerdì 16 novembre 2012 alle ore 21.00 nell’aula magna dell’Istituto teologico S. Antonio dottore in via San Massimo, 25 (parcheggio con ingresso da via Sant’Eufemia 13/bis) l’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini di Padova organizza l’incontro “La conversione al cristianesimo nei primi secoli” presentazione del libro di Gustave Bardy (Jaca Book 2002, pp. 350). Interviene don Ambrogio Pisoni, docente dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano. Introduce Samir Suweis (Università di Padova). Bardy ricostruisce in questo libro le motivazioni, gli ostacoli, le esigenze, i metodi della conversione cristiana nei tempi della Chiesa. Ma colloca anche accuratamente le prime vicende del cristianesimo dentro l’ambiente religioso e culturale dell’impero romano.