Incontro: "Elezioni 2018: UN'OPPORTUNITÀ? TRE SFIDE PER IL BENE COMUNE Educazione, lavoro, sussidiarietà per costruire il futuro del Paese"

L'Associazione Rosmini, insieme agli universitari di  Ateneo Studenti, sta organizzando per Mercoledì 28 febbraio alle ore 21,00 presso il Teatro Ruzante in riviera Tito Livio 45 , l'incontro pubblico: “Elezioni 2018: UN'OPPORTUNITÀ? TRE SFIDE PER IL BENE COMUNE Educazione, lavoro, sussidiarietà per costruire il futuro del Paese” Siamo convinti che le elezioni possano offrire l'opportunità di capire meglio i bisogni della nostra società, di conoscere il contributo che ognuno di noi può dare, e quale sia la modalità più costruttiva per partecipare alla vita politica del Paese.

Mentre si avvicina velocemente la data del 4 marzo, due realtà cul-turali ed associative padovane – l’Associazione Antonio Rosmini e Ateneo Studenti - desiderano raccogliere l’invito di Papa Francesco a “provare ad agire di persona invece di osservare dal balcone” questa campagna elettorale. Questo “agire di persona” avviene attraverso una serata di dialo-go aperto, proposta per approfondire tre temi fondamentali per il futuro del nostro Paese: l’educazione, il lavoro e la sussidiarietà.

In apertura di serata Andrea Pin (costituzionalista e docente universitario) presenterà gli elementi essenziali della legge elettorale con cui gli italiani saranno chiamati ad esprimere il proprio voto. A seguitre interverranno Tiziano Barone, Direttore di Veneto Lavoro; Marco Masi, Presidente Nazionale CdO Opere educative; Simonetta Rubinato, Presidente Comitato Referendario Veneto Vivo.

Scarica l'intero volantino cliccando su  Volantino AS ELEZIONI 2018 - Rosmini.

 


Incontro sulle carceri brasiliane: un modello possibile di eseguire la pena come nuova opportunità

L'associazione Rosmini è lieta di segnalare l'incontro dal titolo "L'esperienza delle carceri APAC: un modello possibile? L'esecuzione della pena come nuova opportunità" che si terrà Lunedì 26 Febbraio alle ore 15:00 presso la sala studio teologico al santo della Basilica di Sant'Antonio. Un incontro con chi ha avuto il coraggio di fidarsi. Ha tolto le sbarre ad un carcere e ha deciso di educare i detenuti. E li ha fatti tornare uomini. Liberi davvero.


Papa Francesco e quella lettera sui convegni di sant’Agostino

Papa Francesco, quando era cardinale, scrisse la prefazione de “Il tempo della Chiesa secondo Agostino”, il libro che raccoglie gli incontri dell’Associazione Rosmini sull’attualità di sant’Agostino che vedevano come relatore don Giacomo Tantardini.

A distanza di anni il Papa non si è dimenticato di quegli incontri, anzi il 22 dicembre scorso papa Francesco (è nel video linkato dopo il minuto 2)  ha ricordato in diretta video ai suoi interlocutori riuniti nell’aula magna dell’Università di Padova, che quel luogo ospitava le lezioni agostiniane organizzate dalla nostra associazione.

Ora nell’ultimo libro di Massimo Borghesi, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale, emergono nuovi dettagli dell’interesse di papa Francesco per i nostri convegni. Riportiamo dalle pp. 279-280:

 

«In una lettera degli inizi del 2007, indirizzata al vaticanista del Tg2 Lucio Brunelli, che gli aveva inviato una recensione del volume di don Giacomo Tantardini, “Il cuore e la grazia in sant’Agostino. Distinzione e corrispondenza” (Città Nuova, Roma 2006), Bergoglio scrive:

“In questo pensiero lineare non c’è posto per la delectatio e la dilectio, non c’è posto per lo stupore. Ed è così perché il pensiero lineare procede nella direzione contraria alla grazia. La grazia si riceve, è puro dono; il pensiero lineare si vede in obbligo di dare, di possedere. Non può aprirsi al dono, si muove unicamente a livello di possesso. La delectatio e la dilectio e lo stupore non si possono possedere: si ricevono, semplicemente. […] L’essenza manichea del fariseo non lascia nessuna fessura perché vi possa entrare la grazia; basta a se stesso, è autosufficiente, ha un pensiero lineare. Il pubblicano, al contrario, ha un pensiero tensionante che si apre al dono della grazia, possiede una coscienza che non è sufficiente ma profondamente mendicante”.

Sollecitato dalla recensione di Brunelli, il cardinale scriverà, a sua volta, la prefazione ad un nuovo volume di Tantardini su Agostino: “Il tempo della Chiesa secondo Agostino” (Città Nuova, Roma 2010). In essa commentava la descrizione che Agostino faceva dell’incontro tra Gesù e Zaccheo.

“L’immagine per me più suggestiva di come si diventa cristiani, così come emerge in questo libro, è il modo in cui Agostino racconta e commenta l’incontro di Gesù con Zaccheo (pp. 279-281). Zaccheo è piccolo, e vuole vedere il Signore che passa, e allora si arrampica sul sicomoro. Racconta Agostino: «Et vidit Dominus ipsum Zacchaeum. Visus est, et vidit / E il Signore guardò proprio Zaccheo. Zaccheo fu guardato, e allora vide». Colpisce, questo triplice vedere: quello di Zaccheo, quello di Gesù e poi ancora quello di Zaccheo, dopo essere stato guardato dal Signore. «Lo avrebbe visto passare anche se Gesù non avesse alzato gli occhi», commenta don Giacomo, «ma non sarebbe stato un incontro. Avrebbe magari soddisfatto quel minimo di curiosità buona per cui era salito sull’albero, ma non sarebbe stato un incontro» (p. 281). Qui sta il punto: alcuni credono che la fede e la salvezza vengano col nostro sforzo di guardare, di cercare il Signore. Invece è il contrario: tu sei salvo quando il Signore ti cerca, quando Lui ti guarda e tu ti lasci guardare e cercare. Il Signore ti cerca per primo. E quando tu Lo trovi, capisci che Lui stava là guardandoti, ti aspettava Lui, per primo.

Ecco la salvezza: Lui ti ama prima. E tu ti lasci amare. La salvezza è proprio questo incontro dove Lui opera per primo. Se non si dà questo incontro, non siamo salvi. Possiamo fare discorsi sulla salvezza. Inventare sistemi teologici rassicuranti, che trasformano Dio in un notaio e il suo amore gratuito in un atto dovuto a cui Lui sarebbe costretto dalla sua natura. Ma non entriamo mai nel popolo di Dio. Invece, quando guardi il Signore e ti accorgi con gratitudine che Lo guardi perché Lui ti sta guardando, vanno via tutti i pregiudizi intellettuali, quell’elitismo dello spirito che è proprio di intellettuali senza talento ed è eticismo senza bontà”».

 

(M. Borghesi, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale, Jaca Book 2017, pp. 279 - 280).


"UN CANTO UNICO: CONCERTO PER VOCI" - con l'esibizione del coro dei fratelli migranti di padre Lorenzo Snider

Il momento finale del progetto della Rosmini vuole essere una festa! Vi invitiamo al Concerto che si terrà Sabato 28 Ottobre 2017 h. 17:45 presso Ist. Prof. DIEFFE, in Via Risorgimento, 29 - Noventa Padovana.

Un Concerto che vedrà l'esibizione del coro dei fratelli migranti ideato da padre Lorenzo Snider, della Sma (Società delle Missioni Africane) di Feriole. Durante l'esibizione una breve testimonianza di padre Lorenzo nominato, da qualche mese, assistente spirituale dei richiedenti asilo dei due hub di Bagnoli di Sopra e di Cona ed approfondire una missione inedita basata sulla relazione, in collaborazione con le comunità parrocchiali del territorio.

Il tutto incentrato sulle parole di Papa Francesco “Non si amano i concetti, non si ama un’idea; si amano le persone” e dello stesso padre “Oggi non c’è più una chiesa da fondare, ma da servire”!


Dom 22 Ott ore 18:00 - Presentazione della Mostra "Migranti, la Sfida dell'Incontro"

Domenica 22 Ottobre alle 18:00 presso il Centro Culturale Altinate, in Via Altinate, 71 - Padova, si terrà l'incontro di presentazione, organizzato dalla ROSMINI, della Mostra "Migranti-La Sfida dell'Incontro" dove interverranno: Giorgio Paolucci, Curatore della Mostra; Michele Brignone, Segretario Scientifico della Fondazione Oasis; Carla Berto, insegnante presso l'Istituto Professionale Dieffe.

Con questo si vuole aprire la settimana di esposizione toccando alcuni importanti temi. Innanzitutto introdurre al tema libico, raccontato dalla voce di chi è esperto del territorio e conoscendo cosa ha generato il secondo grande flusso migratorio europeo, che presenta altre dinamiche da quello siriano. Poi con un filone maggiormente esperienziale, in grado di incarnare il medesimo spirito della mostra, assistere alla testimonianza di chi è impegnato nell’accoglienza e nell’inserimento dei profughi nel nostro territorio in continuazione con l’accoglienza dei suoi stessi fratelli di Aleppo raccontata da Padre Ibrahim.

 

Da Sabato 21 Ottobre a Domenica 29 ottobre,presso il Centro Universitario Padovano, in via Zabarella 82, Padova, si potrà visitare gratuitamente la mostra “Migranti, la sfida dell’incontro” e per l'occasione sono state predisposte delle visite guidate tenute da volontari. Per scolaresche e gruppi organizzati è possibile prenotare facilmente la propria visita guidata cliccando qui.

 

Il progetto della ROSMINI è patrocinato dal: Comune di Padova, Caritas della Chiesa di Padova e dal  MIUR - Ufficio Scolastico Regionale Per il Veneto – Ufficio V Ambito Territoriale di Padova e Rovigo e della . La mostra è invece patrocinata dalla Fondazione Migrantes Organismo Pastorale della CEI.

 

Si ringrazia per la collaborazione al progetto: Centro Universitario Padovano via Zabarella, Istituto Professionale DIEFFE, Polo Educativo Scuole Romano Bruni e Studio 7am.

 

Per maggiori informazioni o richieste contattaci all'indirizzo info@rosminipadova.it.


Dialogo sul referendum per l'autonomia del Veneto

Giovedì 12 Ottobre 2017 presso il Teatro Ruzante - ore 18:40

  • Intervengono:
    Prof. Mario Bertolissi, professore di Diritto Costituzionale all'Università di Padova
  • Dott. Francesco Jori, giornalista ed editorialista
  • On. Simonetta Rubinato, parlamentare e avvocato

Il 22 ottobre siamo chiamati a votare per il Referendum sull'autonomia della Regione Veneto. La proposta del Referendum ha superato il vaglio della Corte Costituzionale nel 2015 e serve ad attuare per la prima volta l'articolo 116 della Costituzione che prevede per le Regioni ordinarie la possibilità di ottenere "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia". A fronte di un dibattito che tende a leggere questa consultazione elettorale in chiave partitica e di schieramento, sorge l'interesse di approfondire cosa muova questa domanda di autonomia, quale sia il suo scopo e che importanza essa possa rivestire per la vita dei cittadini veneti e italiani.

Il primo aspetto a essere messo in discussione da alcuni è l'utilità stessa del Referendum rispetto alla richiesta di maggiore autonomia. Trattandosi di un voto solo consultivo, l'eventuale esito positivo non farebbe che rinforzare la posizione della Regione nel suo negoziato con lo Stato previsto dalla Costituzione. Significa che qualunque aspirazione dei cittadini sarebbe destinata a infrangersi sugli scogli dell'immobilismo politico, come tante altre questioni, o possiamo sperare nel contrario?

Un'altra questione cui prestare attenzione è il senso stesso della richiesta di autonomia: si tratta di una pretesa egoistica di una regione contro le altre o di un'occasione per valorizzare la gestione locale e realizzare la sussidiarietà? La vita dei cittadini di una Regione con più autonomia potrà andare incontro a concreti miglioramenti? Il resto del Paese deve temere un'iniziativa di questo tipo, o può prenderne ispirazione per iniziare percorsi di responsabilità verso le proprie comunità?

Scrivi le tue domande a info@rosminipadova.it

Dialogo sul Referendum per l'autonomia del Veneto


Cronache di guerra e di speranza da Aleppo: Testimonianza di Padre Ibrahim Alsabagh

Incontro Testimonianza dal titolo "Un istante prima dell'alba. Siria. Cronache di guerra e di speranza da Aleppo" con Padre Ibrahim Alsabagh, padre francescano di Aleppo (Siria), che si terrà Lunedì 25 Settembre 2017 alle ore 21.00 presso l'Auditorium della Fondazione S. Pio X per la nuova evangelizzazione - via C. De Cristoforis 8, Padova.

Padre Ibrahim, frate francescano e parroco di Aleppo, nell'incontro organizzato dalla Associazione Culturale Antonio Rosmini di Padova, racconterà attraverso le pagine del suo libro il conflitto siriano. Un diario struggente sul conflitto siriano e di come La chiesa parrocchiale latina di San Francesco d'Assisi e il convento dei francescani della Custodia di Terra Santa per molto tempo si sono trovati a ridosso della linea del fronte tra forze governative e milizie ribelli. Negli anni sono diventati un punto di riferimento e di salvezza per centinaia di famiglie. La distribuzione dell'acqua, dei viveri e delle medicine, la riparazione delle case danneggiate, le rette per gli studi universitari e quelle scolastiche per tanti bambini, la consolazione di vedove e orfani: tantissime storie di solidarietà che vedono come protagoniste le persone di Aleppo. La guerra non è ancora finita. Ma di sicuro non ha vinto.

Primo appuntamento del progetto “Migranti – la sfida dell’Incontro” organizzato dalla Associazione Culturale Antonio Rosmini che vuole essere un vero percorso costituito da momenti di dialogo e di approfondimento culturale attraverso i racconti di chi è coinvolto in prima persona. Vogliamo continuare a capire cos’è il “Potere dei senza potere” attraverso testimonianze di vita quotidiana ed in continuità con quanto iniziato con il venezuelano Alejandro Marius (incotro testimonianza organizzato dalla stessa Rosmini a maggio 2017 nella città di Padova). Si vuole intravedere quel potere che l’uomo “comune” scopre di possedere vivendo semplicemente la propria esperienza di vita quotidiana, piena della ricerca di un significato vero per sé; scoperta che permette di cambiare sé ed il mondo dando a tutto una dignità umana, anche a quello che ne sembra apparentemente privo come la guerra o la crisi economica.

Evento realizzato con il Patrocinio della Caritas di Padova e del MIUR - Ufficio Scolastico Regionale Per il Veneto – Ufficio V Ambito Territoriale di Padova e Rovigo.


Come rimuovere l’universo per poterlo evocare. Mark Tobey alla Guggenheim

di Mario Cancelli. L’opera di Mark Tobey, in mostra al Guggenheim veneziano, appartiene e si dimostra legata a quel nodo in parte irrisolto che fu l’action painting americana e tanto più vi appartiene quanto più si cerca di separarla.

Fu Francesco Arcangeli a portare a conoscenza dell’Europa le “città bianche” di Tobey, i tralicci dalla luce chiara, le superfici sature di pigmenti e il cesello certosino di quel bianco aureo, allusivo a un imprecisato Oriente. I filamenti, i deboli grafismi che sembrano galleggiare in una materia diffusa e delicata e soprattutto quella linea che percorre la superficie quasi senza legge, furono da Arcangeli collegati all’espressionismo astratto.  Al critico bolognese dovette sembrare, quello, il teatro di uno spazio indefinito e di una libera ed espansiva gestualità, testo esemplare che gli permetteva di unificare esperienze diverse tra loro di cui le città di Tobey parevano i necessari prolegomeni.

Debra Bricker Balken, curatrice della mostra, sembrerebbe confermare tale lettura: quella di un Pollock folgorato da Tobey. Dunque alla suggestione iniziatica suscitata in Pollock dagli indiani d’America si dovrebbero sostituire i calligrammi cinesi?

Niente paura, per i fans del modernismo e dello spiazzamento generalizzato: anche su Tobey, che aveva iniziato studiando il Rinascimento, mai si protende l’ombra di Duchamp, sotto forma di un’astrazione gravida di implicazioni psichiche.

Va detto infatti che anche l’Oriente fornì a Tobey un passaggio, non certo una soluzione, perché è evidente che la costante del moto pittorico di Tobey è la vitalità della città, luogo pulsionale e gestuale per eccellenza, cui egli farà sempre ritorno: anzi, a ben guardare, la città appare come la filigrana delle sue opere. “Luce filante (Threading light)”, del 1942, tempera su carta che dà il titolo alla mostra, richiama con la sua tecnica detta della “scrittura bianca” un Oriente percorso e amato ma anche partecipato da una soggettività che associa passione per la musica e per la sperimentazione.

Ne risulta un “atto” pittorico fluido e preciso, ritmico e calligrafico assieme che, come dice il titolo dell’opera, fila, va, si sfila e ti fila, per poi svanire e ritornare come un gesso su una lavagna che riceva segni senza stridori o come filamento tracciato da un incisore di coralli: quasi un dripping eseguito accuratamente da un mandarino cinese, con paradossali esiti di incoercibile autocontrollo.

“Il vuoto divora l’era del gadget”, 1942, che anticipa le Excavations di De Kooning, vira verso un’empirica spiritualità, poi saranno le trame di seta, in competizione con il marmo e il vuoto.

Molto si può dire e apprezzare di Tobey, ma troppo spesso si elude l’indagine sul perché un artista di sensibilità narrativa e vis satirica (come testimonia il bellissimo “Nebbia al mercato” del 1940) si sia consegnato a un sistematico lavoro di annullamento dei dati della civiltà, per poi recuperarli, attraverso tali atti ripetitivi, quasi baco da seta inesausto, avendoli peraltro matericamente desacralizzati.

A ben guardare, c’è motivo di pensare che a secernere questo materia bianca e opalescente, più che l’intuizione di una nuova sintesi di civiltà, sia quel gusto per nulla metafisico, che come sanno i bambini, dà il sapore dello zucchero filato: insomma pare che a muovere qui l’autore sia il pensiero di quel piacere che ogni civiltà promette e concede, ma a quale prezzo.

Questa partita con la materia (tanto più materia proprio quando essa si accende nella luce), rimette in moto le geometrie di Kandinsky, si veda “Eventuality 44”), per inseguire le gloriose “eventualità” della scrittura rinvenuta.

Colui che aveva rifiutato qualsiasi identificazione con le scuole pittoriche americane ed europee, aveva pronunciato forse quel rifiuto perché aveva intuito come le crisi delle civiltà siano, in primis, crisi dell’io? Da qui forse anche le ragioni di un’adesione a quel credo baj che tutto omologa, come una rinuncia alla sovranità individuale che tutto giudica. Ma se gli ultimi ed eccelsi atti di Tobey furono l’approdo a un sublime quanto freddo accademismo, cioè ai sacri valori dell’arte, non dimentichiamo che occorre sempre fare l’anamnesi del gran rifiuto iniziale, quello della scuola di Parigi: tale indagine rimetterebbe in gioco infatti l’arte di Tobey, e l’interesse per essa.

Quel rifiuto fu forse un modo per restare fedele alle ragioni dell’espressionismo, a un gesto che, proprio perché imparentato con l’inconscio, non si opponeva per questo al pensiero, come invece pretendevano gli europei? L’Action painting conobbe il medesimo destino: da una parte lo “sporco” della materia come istanza dell’io, dall’altra la purezza della perla, lavorata dal maestro di Seattle con una perizia che non sopporta compromessi.

La risposta alla domanda capitale offrirà la chiave di questa pittura, capace di evocare l’universo dopo averlo quasi completamente rimosso, di nominare Grecia e Roma e America e Oriente, dopo averli consumati. Forse le “black paintings” di Pollock iniziano proprio nel punto in cui le “White paintings” di Tobey concludono, recuperando dall’oceano le figure della propria storia personale: ma a quello che Kafka definiva “il punto di Archimede”, Tobey non arrivò.

È però occasione straordinaria ritrovare, nelle sale del Guggenheim, gli esiti di una libertà che, nonostante la rêverie di una galassia lattea, non rinuncia alla sindone del proprio dramma.

(Mario Cancelli)

 

Bologna, 17-6-2017

Mark Tobey. Luce filante

Peggy Guggenheim Museum

6 maggio - 10 settembre 2017

A cura di Debra Bricker Balken

#MarkTobey


Il potere dei senza potere: una testimonianza dal Venezuela

Incontro con Alejandro Marius, presidente di Trabajo y persona

Domenica 14 maggio ore 18,00, alle scuole Romano Bruni (via Fiorazzo 5, Ponte di Brenta)

Cosa può mai offrire un Paese con duecentomila omicidi l’anno e altrettanti emigranti su trenta milioni di abitanti, un’inflazione prevista quest’anno al 1.600 per cento (avete letto bene), che ha ridotto a due i giorni lavorativi della settimana per risparmiare elettricità, senza farina nelle panetterie e farmaci negli ospedali? Che speranza potrà nutrire un popolo governato da un autocrate capace di esautorare il Parlamento (dove teoricamente governerebbe l’opposizione), isolato la nazione dal resto del mondo e in cui le proteste di massa sono soffocate nel sangue, mentre vengono arrestati i componenti delle forze dell’ordine che non vogliono partecipare ai massacri?

Una Nazione può essere tanto stremata, eppure avere qualcosa da offrire, oltre alla più grande riserva petrolifera del mondo, resa ugualmente inservibile dal regime? Qual è la cosa migliore che ci si può attendere, se non la sua liberazione politica attraverso una sanguinosa guerra civile, peraltro già all’orizzonte?

Eppure, il suo tesoro non sembra essere metri sottoterra, ma avere braccia e gambe, idee e voce. Un volto incontrabile.

È questo il volto di Alejandro Marius. Alejandro, nato e cresciuto nel Paese che prese il nome dalla suggestione del navigatore Amerigo Vespucci, il quale trovò così somiglianti le palafitte della laguna di Maracaibo a Venezia al punto da battezzarle Veneziola, ci conduce per mano in un’altra dimensione della difficile vita venezuelana, che egli vive nella carne insieme alla famiglia. Una dimensione fatta di libertà e perdono.

In un suo recente articolo, Alejandro, presidente dell’associazione Trabajo y persona, ammette la tentazione: «di fronte al dramma che stiamo vivendo in Venezuela sembra che per alcuni il momento di perdonare non sia ora, che il fine giustichi i mezzi e che sia possibile cominciare a perdonare dopo una montagna di morti». Alejandro la vede diversamente: le proteste pacifiche sono un diritto ma devono accompagnarsi a proposte; la libertà esige la responsabilità di ricostruire insieme; la speranza ha la forma di un processo di rinnovamento, lento e faticoso.

In cosa consiste la responsabilità di chi è impotente di fronte alle vicende del suo Paese? Perché Alejandro, da cittadino qualunque, è disposto ad accollarsi le fatiche e l’impegno che spetterebbero al regime? Dove si celano la soddisfazione, la fiducia e la speranza che gli consentono la pazienza e il perdono? Queste domande non riguardano solo chi vive ad un oceano di distanza ma ciascuno di noi; allo scoprire che per la nostra città passa chi sembra averle affrontate, suscita la nostra curiosità; poterlo incontrare e udirne la voce, smuove il nostro torpore.

Siamo dunque onorati di questa visita, che restituisce alla vicenda del martoriato Paese non solo la dignità che le spetta, ma un valore paradigmatico - rende il suo Calvario qualcosa cui prestare attenzione per ragioni molto personali. Dove si cela il vero potere, in ciascuno di noi?