Bertolissi e Colasio presentano “Chi comanda in Italia” di Giulio Sapelli

chi_comanda_in_italia_04-17-2013Viene spesso da chiedersi “chi comanda in Italia?”, “chi esercita il potere delle grandi decisioni?”. Nel suo ultimo volume, intitolato appunto Chi comanda in Italia, Giulio Sapelli - economista eretico e voce fuori dal coro - cerca di rispondere a questo interrogativo alla sua maniera, scavando nelle vicende del dopoguerra e comparando la storia nazionale a quella europea e internazionale. Sociologia, scienza politica, economia, filosofia e storia sono le armi della sua indagine.

mercoledì 25 settembre 2013, ore 18.00

aula Nievo del palazzo del Bo

via VIII Febbraio, 2 Padova

presentazione del volume di Giulio Sapelli

Chi comanda in Italia ed. Guerini e Associati

introduce

Stefano Lonardi Associazione culturale Rosmini

relatori

Mario Bertolissi ordinario di Diritto costituzionale – Università di Padova

Andrea Colasio assessore alla Cultura del Comune di Padova

Sarà presente l’Autore.

Info rosmini@diade.org. Sito internet www.rosminipadova.it. L’iniziativa è finanziata con il contributo dell’Università di Padova con i fondi della legge 3.8.1985 n.429 sulle iniziative culturali studentesche.

Il potere è lo studio delle relazioni influenti in un aggregato umano che chiamiamo società. In Italia le relazioni influenti sono sia di tipo personale, sia di tipo istituzionale, come del resto in tutto il mondo. Ma ciò che fa dell’Italia un caso a parte, argomenta Sapelli, «è che nelle relazioni istituzionali, fino alla caduta del muro di Berlino, i partiti hanno sostituito lo Stato. Il potere in Italia è stato per quarant’anni l’intreccio tra partiti, grandi imprese e Mediobanca».

Oggi, con il declino delle grandi imprese e dei partiti, «la mucillagine del potere emerge come peristaltica ricerca di equilibri instabili tra piccole imprese, banche in crisi e partiti delegittimati». L’unica vertebrazione del potere rimasta, annota Sapelli, «è la magistratura, che non a caso ha un’autorità enorme, unitamente ai condizionamenti internazionali di una sovranità sempre più limitata in cui l’egemonia USA è sostituita da quella tedesca». In appendice del volume si può trovare la lettera aperta del 1996 di Helmut Schmidt, ex-Cancelliere tedesco, a Hans Tietmeyer, allora Presidente della Bundesbank. Si tratta di un documento di grandissima attualità anche in merito ai rapporti di potere in un paese democratico.

Nato a Torino nel 1947, laureato in storia economica a Torino nel 1971, Giulio Sapelli conseguì la specializzazione in ergonomia nel 1972. Ha insegnato e svolto attività di ricerca presso la London School of Economics and Political Science nel 1992-1993 e nel 1995-1996, nonché presso l’Università Autonoma di Barcellona nel 1988-1989 e l’Università di Buenos Aires. Ha lavorato con compiti di ricerca, formazione e consulenza presso l’Olivetti e l’Eni. Ha svolto incarichi consulenziali presso numerose altre aziende. Dal 1996 al 2002 è stato Consigliere di Amministrazione dell’Eni. Dal 2000 al 2001 è stato Presidente della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena. Dal 2002 al 2009 è stato componente del consiglio di amministrazione di Unicredit Banca d’Impresa. Ha fatto parte di diversi comitati scientifici di imprese, fondazioni e istituti. Dal 1993 al 1995 è stato il rappresentante italiano di Transparency International, organizzazione che lotta contro la corruzione economica. Dal 2002 è tra i componenti del World Oil Council. Dal 2003 fa parte dell’International Board dell’OCSE per il no profit. È attualmente professore ordinario di Storia Economica presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna anche Analisi Culturale dei Processi Organizzativi. È collaboratore del Corriere della Sera e de Il Sussidiario.net.


La vita di Gesù: possiamo fidarci dei Vangeli?

Le_Caravage_-_L'incrédulité_de_Saint_Thomas«Apro i Vangeli e constato che in essi la fede è sempre una conseguenza. I Vangeli, che riassumono la Parola annunziata agli inizi, non sono una raccolta di proposizioni di fede, ma un racconto di ciò che è avvenuto». Così Jean Guitton, intellettuale francese di primo piano e amico personale di papa Paolo VI. Ma in che senso i Vangeli si possono considerare narrazioni storiche affidabili? E cosa ci dicono veramente di questo personaggio storico dalle caratteristiche del tutto singolari: Gesù Cristo? L’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini, con il patrocinio della Facoltà Teologica del Triveneto, propone

mercoledì 17 aprile 2013 alle 21.00
Sala dello Studio teologico del Santo

piazza del Santo, 11 – Padova

La vita di Gesù: possiamo fidarci dei Vangeli?

Relatori:

Stefano Romanello
docente di Esegesi del Nuovo Testamento nella Facoltà Teologica del Triveneto

Filippo Belli
docente di Introduzione alla Sacra Scrittura nella Facoltà Teologica dell’Italia Centrale

L’incontro culturale vuole essere un modo per ricordare monsignor Giuseppe Segalla, sacerdote della Diocesi di Padova e docente emerito di Nuovo Testamento nella Facoltà Teologica del Triveneto e la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, scomparso l’11 luglio dell’anno scorso a 78 anni. Segalla è stato senza dubbio una delle figure più significative, a livello nazionale e internazionale, nel campo dell’esegesi neotestamentaria, noto soprattutto per gli studi sul quarto Vangelo e la ricerca sul Gesù storico. Vanta una bibliografia sterminata, testimonianza di uno studioso instancabile e appassionato della Sacra Scrittura. Una delle sue ultime fatiche è stata la Teologia biblica del Nuovo Testamento.

Il dialogo prenderà le mosse anche dalla recente riflessione di Benedetto XVI e dai suoi tre libri sulla figura di Cristo Gesù di Nazaret (2007), Gesù di Nazaret. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione (2011) e L’infanzia di Gesù (2012). Tre testi nei quali l’interrogativo sulla storicità dei Vangeli è particolarmente vivo. Inoltre il papa emerito sottolinea che non i vangeli sono mere documentazioni di un fatto che riguarda il passato, ma narrazioni che si pongono in modo del tutto particolare in rapporto con il tempo presente. «Una domanda del giusto esegeta», scrive Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, «deve essere: è vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo? Di fronte a un testo come quello biblico, il cui ultimo e più profondo autore, secondo la nostra fede, è Dio stesso, la domanda circa il rapporto del passato con il presente fa immancabilmente parte della stessa interpretazione».

Il tema sarà svolto da due tra i teologi italiani che più hanno approfondito la questione. Nato a Udine nel 1961, presbitero dell’Arcidiocesi di Udine, Stefano Romanello ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico in Roma e successivamente il dottorato in Teologia Biblica alla Pontificia Università Gregoriana in Roma nel maggio 1998. È insegnante di Esegesi del Nuovo Testamento nello Studio teologico interdiocesano di Gorizia - Udine - Trieste, affiliato alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, e presso gli Istituti superiori di Scienze religiose di Udine e Portogruaro (VE). È autore di vari articoli riguardanti soprattutto le lettere paoline e di alcune monografie tra le quali si ricordano Lettera agli Efesini, Paoline, Milano 2003, Lettera ai Galati, Messaggero, Padova 2005 e Una legge buona ma impotente. Analisi retorico-letteraria di Rm 7,7-25 nel suo contesto, EDB, Bologna 2000.

Milanese, nato nel 1963, Filippo Belli è sacerdote della diocesi di Firenze. Dopo l’ordinazione nel 1995, ha proseguito gli studi a Roma al Pontificio Istituto Biblico ottenendo la Licenza e il Dottorato lavorando sulla Lettera ai Romani. Ritornato a Firenze, nel 2001 ha iniziato a insegnare nella Facoltà teologica dell’Italia Centrale di Firenze dove svolge tuttora la sua attività di docente con corsi di Introduzione alla Sacra Scrittura, di greco biblico e di altri temi biblici. Oltre la sua tesi dottorale (Argumentation and Use of Scripture in Romans 9-11, 2010), ha pubblicato in questi anni diversi articoli e saggi, in particolare su san Paolo e l’uso delle Scritture nel Nuovo Testamento. Svolge inoltre l’attività di conferenziere e di guida di pellegrinaggi in Terra Santa.


Una mostra e un convegno a Padova in ricordo di Jérôme Lejeune

2012-02img1[1]L’Associazione Down Dadi e l’Associazione Cilla, in collaborazione con il Comune di Padova, e con il Patrocinio dell’Università di Padova e dell’Ulss 16 di Padova presentano:

Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?
Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune

Centro Culturale San Gaetano (Corridoio Scamozzi) - Via Altinate 71
domenica 17 marzo – domenica 24 marzo 2013

 

Orari mostra: tutti i giorni 8.00 - 20.00, ingresso libero.

Prenotazioni visite guidate nella sede della mostra oppure chiamando dalle 9 alle 16 i seguenti numeri: tel. 049-8303024 049-8033878

La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino proponendo un’indagine sulla “natura umana”: a partire dalla testimonianza di Jérôme Lejeune, fondatore della genetica clinica, attraverso gli sviluppi di questa disciplina e le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.

Il percorso espositivo si articola in tre parti. Nella prima si prende in esame l’uomo Lejeune e la fondazione della genetica clinica. Viene ripercorsa la sua formazione scientifica nel contesto delle conoscenze biomediche del suo tempo. Viene quindi descritta la sua attività scientifica, il suo approccio alla ricerca e le sue scoperte: in particolare, come è arrivato a dimostrare nel 1958 il nesso tra sindrome di Down e trisomia 21.

Nella seconda parte del percorso si esaminano gli sviluppi della genetica clinica. Dalle scoperte di Lejeune ad oggi la genetica ha fatto enormi progressi. Oggi conosciamo la gran parte dei geni dell’uomo e l’intera sequenza del suo DNA; è possibile quindi individuare le basi genetiche di numerose malattie. Ma questa conoscenza è per curare meglio, come affermava Lejeune, o è per selezionare (eugenetica)?

Infine la mostra propone una domanda: il nostro destino è scritto nei nostri geni? Viene sottoposta a critica l’idea, peraltro molto diffusa, che ci sia un “gene per” ogni caratteristica (capita spesso di leggere: “scoperto il gene per l’altruismo, il gene per l’aggressività, il gene per l’intelligenza ecc.”). La moderna biologia evolutiva ci dice che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altre fonti di informazione, per costruire la sua vita.

Giovedì 21 marzo 2013 alle 15.00 nella sala Paladin di palazzo Moroni a Padova si terrà inoltre un convegno di presentazione della mostra in occasione della Giornata mondiale della sindrome di Down, dal titolo “Jerome Lejeune e la scoperta del trisoma 21 (sindrome di Down)”.

Interverranno Carlo Soave, professore ordinario di Fisiologia vegetale all’Università di Milano, Pierluigi Strippoli, professore associato di Biologia applicata all’Università di Bologna e Corrado Viafora, professore ordinario di Bioetica all’Università di Padova.

La locandina dell’evento


Il mistero della materia: il bosone di Higgs

Francesco Lo Sterzo2Sabato 9 marzo incontro a Padova con Francesco Lo Sterzo, ricercatore italiano 27enne del Cern di Ginevra che ha fatto parte dell’equipe di scienziati responsabile dell’importante scoperta

L’hanno chiamata “particella di Dio”, ma solo per un equivoco. Il bosone di Higgs teorizzato da Peter Higgs nel 1964 e confermato sperimentalmente il 4 luglio dell’anno scorso dagli scienziati del Cern di Ginevra, non ha direttamente che fare con l’esistenza di un Essere Superiore. Il nome fantasioso è stato prodotto da un fatto del tutto casuale: quando fu presentato, nel 1993, il libro divulgativo sulla sensazionale scoperta, l’editore cambiò il titolo da “The Goddam Particle” (la particella maledetta, chiamata così perché nessuno riusciva a trovarla) in “The God Particle”, anche se l’altro nome sembrava più appropriato.

Tutto ciò evidentemente non rende meno sensazionale la scoperta e avvincente la storia dell’équipe che ha lavorato al progetto. Per questo motivo l’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini, in collaborazione con il Liceo scientifico Romano Bruni propone

sabato 9 marzo 2013 alle ore 10.45
nell’aula P300 di via Paolotti 2 a Padova

IL MISTERO DELLA MATERIA: IL BOSONE DI HIGGS
Storia di una scoperta raccontata da un protagonista

Incontro con Francesco Lo Sterzo del Cern di Ginevra.

Francesco Lo Sterzo, 27 anni, giovane ricercatore abruzzese, ha fatto parte dell’equipe di scienziati responsabile dell’importante scoperta. È nato a Roma, città in cui si è laureato in Fisica delle particelle all’università La Sapienza. Subito dopo la laurea si è trasferito a Chicago per la laurea specialistica, quindi a Ginevra, dove ha effettuato il dottorato di ricerca. In Svizzera, assieme ad altri scienziati italiani dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, Lo Sterzo comincia a lavorare nell’ambito di «Atlas», uno dei mega-esperimenti lungo l’anello sotterraneo del Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle più grande del mondo.

Il giovane ricercatore italiano spiegherà a un pubblico non necessariamente composto da addetti ai lavori in cosa consiste l’importanza della scoperta di cui hanno parlato – a proposito o a sproposito – i media di tutto il mondo (l’autorevole rivista Science l’ha scelto quale Breakthrough per l’anno 2012) e del fascino dell’avventura scientifica da lui vissuta in prima persona.

Significative al proposito le parole con cui Fabiola Gianotti, responsabile del progetto ATLAS che il 4 luglio 2012 ha avuto il privilegio di annunciare la prima osservazione di una particella che è compatibile con il celebre bosone di Higgs. «Sono una scienziata e, in quanto tale, sono davvero convinta che la modestia e l’umiltà siano caratteristiche fondamentali per chi fa un lavoro come il nostro», ha raccontato in un’intervista la ricercatrice italiana.

«Anche se straordinari», ha proseguito, «tutti i passi in avanti che facciamo ci ricordano sempre che conosciamo ancora così poco della fisica delle particelle. Ci rimane ancora tanto da studiare, che non posso far altro che rimanere ben salda con i piedi per terra, e continuare con umiltà il mio percorso di ricerca».

bosone.invito

Scarica la locandina dell’incontro.


Uno straordinario affresco sul Concilio (reale)

papa«Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come il Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale. Ed è nostro compito, proprio in questo Anno della fede, cominciando da questo Anno della fede, lavorare perché il vero Concilio, con la sua forza dello Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa». Nessun modo migliore per farlo che riprendere le parole di Benedetto XVI pronunciate a braccio al clero romano giovedì 14 febbraio 2013. Un affresco straordinario, una sintesi potente sui principali documenti e i contenuti del Concilio Vaticano II e insieme un giudizio puntuale sul presente della Chiesa nel mondo.

Leggi qui il testo dell’intervento dal sito internet del Vaticano

Guarda il video dal sito di Radio Vaticana.


La conversione al cristianesimo nei primi secoli

Venerdì 16 novembre 2012 alle ore 21.00 nell’aula magna dell’Istituto teologico S. Antonio dottore in via San Massimo, 25 (parcheggio con ingresso da via Sant’Eufemia 13/bis) l’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini di Padova organizza l’incontro “La conversione al cristianesimo nei primi secoli” presentazione del libro di Gustave Bardy (Jaca Book 2002, pp. 350). Interviene don Ambrogio Pisoni, docente dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano. Introduce Samir Suweis (Università di Padova). Bardy ricostruisce in questo libro le motivazioni, gli ostacoli, le esigenze, i metodi della conversione cristiana nei tempi della Chiesa. Ma colloca anche accuratamente le prime vicende del cristianesimo dentro l’ambiente religioso e culturale dell’impero romano.


Shahbaz Bhatti e la libertà religiosa in Pakistan

Per la sua morte il presidente Napolitano si disse «profondamente scioccato e sgomento». Il papa Benedetto XVI parlò di «commovente sacrificio della vita» destinato a «svegliare nelle coscienze il coraggio e l’impegno a tutelare la libertà religiosa di tutti gli uomini». Fece il giro del mondo la mattina del 2 marzo 2011 la notizia dell’assassinio di Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze religiose. Un uomo ben consapevole dei rischi che correva, e che di se stesso diceva: «Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo». Un uomo di pace che l’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini di Padova vuole ricordare con un incontro pubblico

martedì 2 ottobre, alle ore 17.30
aula Morgagni del Policlinico universitario di Padova
via Giustiniani, 2 – Padova

SHAHBAZ BHATTI e la libertà religiosa in Pakistan

Introduce:
Andrea PIN ricercatore in Diritto costituzionale – Università di Padova

Relatore:
Paul BHATTI ministro dell’Armonia nazionale del Pakistan

Porterà i saluti dell’Università la prof. Patrizia Burra, docente della Facoltà di Medicina e referente del magnifico Rettore per le problematiche relative alla cooperazione internazionale.
Di particolare rilievo tra i relatori la figura di Paul Bhatti, fratello maggiore di Shahbaz che ha raccolto la sua eredità, ma anche la carica politica all’interno del governo pakistano. Una presenza particolarmente significativa, quella dell’attuale ministro, anche perché proprio nell’Università Padova ha compiuto i suoi studi di Medicina. Di recente ha dichiarato: «Mio fratello ha lasciato un grande vuoto che sto cercando di riempire. Il popolo avverte la sensazione che manca un leader, una persona in grado di proteggerlo. Con lui le minoranze sapevano che, in caso di discriminazioni e ingiustizie, era pronto a tutelarle muovendosi sia a livello nazionale che internazionale. Era una grande presenza, un sostegno forte. Con la sua morte la comunità si è sentita abbandonata, priva di una guida. Abbiamo cercato di raccogliere il testimone di Shahbaz e continuarne la missione. Personalmente, lo faccio volentieri: all’inizio ero poco convinto e molto preoccupato. Adesso le preoccupazioni si affievoliscono e cresce la consapevolezza dell’importanza di questa vocazione».

Le immagini dell'incontro. Foto Teresa Citton


La prima politica è vivere, con Maurizio Lupi ed Enrico Letta

L’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini con la partecipazione della Scuola di Formazione all’impegno sociale e politico della Diocesi di Padova (Fisp) e del Centro Universitario Padovano organizza venerdì 13 gennaio 2012 alle ore 18.00 nella sala polivalente del Centro culturale Altinate/San Gaetano di via Altinate, 71 - Padova la presentazione del volume La prima politica è vivere (ed. Mondadori 2011) di Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei Deputati. Il testo sarà presentato da Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico, alla presenza dell’Autore. Introdurrà Daniele Marini, docente di Sociologia del Lavoro e dei Sistemi Organizzativi all’Università di Padova.


Gesù di Nazareth: una presentazione “ecumenica” per il nuovo libro del papa

A pochissimi giorni dall’uscita, (l’11 marzo nelle librerie di tutto il mondo), l’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini di Padova e la Facoltà teologica del Triveneto organizzano mercoledì 16 marzo alle ore 21.00 nel teatro della Facoltà Teologica del Triveneto (via del Seminario, 29 - Padova) un incontro di presentazione del volume Gesù di Nazareth - Dall’Ingresso a Gerusalemme alla Risurrezione di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI (Libreria Editrice Vaticana, pp. 380).

Introduce don Orioldo Marson docente di Teologia dogmatica - Facoltà teologica del Triveneto, relatori Rainer Riesner, esegeta protestante della Scuola di Tubinga e amico del Santo Padre e don Giacomo Tantardini, docente di Teologia filosofica alla Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura – Seraphicum. Coordina Eugenio Andreatta, presidente della Consulta delle Aggregazioni laicali della Diocesi di Padova.

Il volume rappresenta la naturale continuazione del Gesù di Nazareth, uscito il 16 aprile 2007. Questo secondo volume sarà incentrato sulla fase finale della vita di Cristo, la sua passione, morte e resurrezione, nucleo fondante e iniziale degli stessi racconti evangelici. L’iniziativa è finanziata con il contributo dell’Università di Padova sui fondi della legge 3.8.1985 n. 429 sulle iniziative culturali studentesche.

Info rosmini@diade.org


Il grande teologo anglicano John Milbank parla di sussidiarietà al Bo

L’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini organizza per martedì 12 ottobre 2010 alle 17.45 nell’aula magna dell’Università di Padova (via VIII Febbraio 2) l’incontro “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi? - Le radici della sussidiarietà”.

Relatore John Milbank, professore di Religione, Politica ed Etica all’Università di Nottingham (UK). All’inizio dei lavori porterà il suo saluto Giuseppe Zaccaria, magnifico rettore dell’Università di Padova, mentre l’introduzione sarà a cura di Andrea Pin, ricercatore della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova. L’iniziativa è finanziata con il contributo dell’Università di Padova sui fondi della Legge 3.8.1985 n. 429 per le iniziative culturali e ricreative degli studenti e gode del patrocinio dell’Università di Padova e della Facoltà Teologica del Triveneto.

Professore di Religione, Politica e Etica all’Università di Nottingham, Milbank è una delle voci più autorevoli del mondo anglicano contemporaneo. Teologo e cultore di scienze sociali, tratterà di un concetto - la sussidiarietà - sempre più in voga, anche se non tutti quelli che ne parlano sono forse consapevoli delle implicazioni e delle radici profonde di questo termine. Milbank parlerà a pochi giorni dal viaggio del papa nel Regno Unito, un viaggio nel quale il Santo Padre in più occasioni ha rimarcato l’importanza dell’esperienza religiosa come elemento di ricchezza per la convivenza civile.

Info rosmini@diade.org