Papa Francesco e i Convegni sull’attualità di sant’Agostino

libri don GiacomoIl nuovo papa Francesco, quando era cardinale, ha scritto la prefazione de “Il tempo della Chiesa secondo Agostino”, il libro che raccoglie gli incontri dell’Associazione Rosmini sull’attualità di sant’Agostino che vedevano come relatore don Giacomo Tantardini. Le lezioni si sono tenute  nell’aula magna dell’Università di Padova, nel corso di tre anni accademici, dal 2005 al 2008. Il testo è stato editato da Città Nuova nel 2009 per la collana Studi Agostiniani e fa seguito all’analogo volume “Il cuore e la grazia in sant’Agostino”, che raccoglie gli anni accademici 2002-2005.

«Si può dire in tanti modi che il santo vescovo d’Ippona è attuale», esordisce il cardinale Bergoglio nel suo testo. «Si possono azzardare rivisitazioni della sua teologia, riscoprire la modernità del suo sguardo sui moti dell’animo umano, valorizzare la genialità dei suoi giudizi davanti alle vicissitudini storiche del suo tempo, per certi versi così simili a quelle del tempo presente. Nelle sue lezioni agostiniane, con i testi letti e commentati in presa diretta, don Giacomo ha individuato e seguito un’altra filigrana. Se Agostino è attuale, se ci è contemporaneo - come questo libro documenta - lo è soprattutto perché descrive semplicemente come si diventa e si rimane cristiani nel tempo della Chiesa. Quel tempo che è il suo, così come è il nostro».

Vi proponiamo il testo integrale della prefazione del cardinale Jorge Mario Bergoglio pubblicato sul sito internet di Città Nuova.


Bergoglio: Don Giacomo, l’uomo dello stupore

04-04-012[1]«Don Giacomo, l’uomo dello stupore; l’uomo che si è lasciato stupire da Dio e ha saputo dischiudere il cammino affinché questo stupore nascesse negli altri». Così il cardinale Jorge Mario Bergoglio, ora papa Francesco I, su don Giacomo Tantardini, scomparso il 29 aprile 2012 e per undici anni nostro relatore ai Convegni sull’attualità di sant’Agostino. Vi proponiamo il suo ricordo di don Giacomo e un suo testo su “L’attrattiva Gesù”, un’opera di don Luigi Giussani.

da 30Giorni: Il mio amico don Giacomo

da IlSussidiario.net: PAPA/Bergoglio: ecco cosa c’entra Don Giussani con me


Aleksandr Šmeman - I passi della fede. Conversazioni domenicali

175Smeman“Una religione senza Cristo è un fenomeno spaventoso... Per i primi cristiani il Suo Corpo è sull’altare perchè Egli è in mezzo a loro. Per i Cristiani di oggi Cristo è qui perché il Suo Corpo è sull’altare... Nel primo caso tutto scaturisce dalla conoscenza di Cristo, dall’amore a Lui. Nel secondo, invece, prevale il desiderio di “produrre una sacralità”. Là, si è condotti alla comunione dalla sequela a Cristo e da essa scaturisce la sequela a Cristo. Qui, Cristo non sembra entrarci quasi per nulla”.

“E’ impossibile dimostrare la fede, si può invece testimoniarla. Il Vangelo testimonia appunto l’esperienza fatta da coloro che videro e ascoltarono Cristo, e gli credettero, lo amarono fino al punto che Egli diventò la loro vita... Anche noi abbiamo quest’esperienza, unica e senza paragoni: un avvenimento di duemila anni fa che possiede un significato decisivo per la nostra vita oggi. Proprio in questo consiste la fede: nella vertiginosa, inconcepibile certezza che tutto ciò che Cristo ha fatto e detto, l’ha fatto per me, l’ha detto a me”.

Il testo è un prezioso strumento per introdursi all’«Anno della fede» che si apre nell’ottobre 2012. Infatti, attraverso la ricchezza della liturgia della Chiesa orientale, il lettore è guidato ai «passi» della fede indicati dai misteri centrali della vita cristiana, in un cammino di riscoperta della verità della vita. La liturgia è «un’epifania che rende possibile amarlo, pregare per la sua venuta, sentirlo come l’unum necessarium». È la «“presenza” in questo mondo di qualcosa di completamente, assolutamente diverso, ma che poi in qualche modo illumina tutto il resto, e a cui in qualche modo tutto fa riferimento, la Chiesa come Regno di Dio “in mezzo” a noi e “dentro” di noi».

I passi della Fede, Conversazioni domenicali di Aleksandr Šmeman, La Casa di Matriona 2012, curato da Giovanna Parravicini.

Recensione online dal sito CulturaCattolica.it
Brano tratto dall’introduzione del volume
Un brevissimo video di presentazione
Sito internet dell’editrice La Casa di Matriona di Russia Cristiana


La Nota di Cl sulla politica: un contributo (e un dibattito) originale per capire il momento presente

L'intervento di Massimo Borghesi uscito sul suo blog ospitato dal nostro sito fa riferimento alla Nota di Comunione e Liberazione del 2 gennaio scorso sulla situazione politica e in vista delle prossime scadenze elettorali (nella foto il presidente della Fraternità di Cl don Julián Carrón). Pensiamo che questo documento sia un contributo importante ed interessante non solo per gli aderenti di Cl, ma per tutti. Per questo vi invitiamo a leggerlo. Sempre nella stessa pagina (a questo link) potete trovare una rassegna stampa che sintetizza il vivace dibattito che è nato a partire da tale giudizio.

 

Nota di Comunione e Liberazione sulla situazione politica e in vista delle prossime scadenze elettorali

Ufficio stampa di CL Comunicato stampa
02/01/2013

I mezzi di informazione continuano a chiamare in causa il nome di Comunione e Liberazione a proposito delle vicende politiche, paventando divisioni e contrasti all’interno del movimento sulle scelte elettorali dei prossimi mesi.

Per prima cosa, desideriamo ribadire quanto è da sempre nella natura di CL, ma che in questo momento è particolarmente evidente: l’unità del movimento non è una omologazione politica, tanto meno si identifica con uno schieramento partitico, ma è legata all’esperienza originale di CL (e in questo senso viene prima di qualunque opinione o calcolo pur legittimo): un aiuto a vivere e a testimoniare la fede come pertinente alle esigenze della vita. È con tale esperienza che ogni aderente al movimento ha la possibilità di paragonarsi, qualunque sia il suo posto nella società.

In secondo luogo, alla luce di questa preoccupazione fondamentale, l’impegno politico in senso stretto riguarda la persona e non CL in quanto tale. Per parte sua, il movimento guarda con simpatia chi, tra i suoi aderenti, decide di assumersi il rischio di un tentativo politico; e si augura che dall’educazione ricevuta, e in continuità col magistero ecclesiale, tragga continuamente i criteri ideali per impegnarsi in favore del bene comune, della libertà della Chiesa e del benessere anche materiale del Paese, assicurando con la propria presenza nelle istituzioni le condizioni di una reale democrazia, cioè una libertà espressiva e associativa delle persone e delle formazioni sociali. Si attuerebbe così l’auspicio di Benedetto XVI: «I cristiani non cercano l’egemonia politica o culturale, ma, ovunque si impegnano, sono mossi dalla certezza che Cristo è la pietra angolare di ogni costruzione umana. […] Il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, chiave di giudizio e di trasformazione» (21 maggio 2010).

A metà degli anni Settanta, in un momento altrettanto problematico per la vita civile italiana, don Giussani formulò alcuni giudizi che possono rappresentare anche oggi un contributo per vivere da cristiani nei vari ambiti della società, fino alla politica:
1. «Il primo livello di incidenza politica di una comunità cristiana viva è la sua stessa esistenza, in quanto questa implica uno spazio e delle possibilità espressive»; essa, «per propria natura, non chiede la libertà di vita e di espressione come solitario privilegio, ma piuttosto di riconoscimento a tutti del diritto di tale libertà. Quindi, per il solo fatto di esistere, se sono autentiche, le comunità cristiane sono appunto garanti e promotrici di democrazia sostanziale». In questo senso, «la moltiplicazione e la dilatazione di comunità cristiane vitali ed autentiche non può che determinare la nascita e lo sviluppo di un movimento il cui influsso sulla società civile tende inevitabilmente ad essere di sempre maggior rilievo; l’esperienza cristiana diventa così uno dei protagonisti della vita civile, in costante dialogo e confronto con tutte le altre forze e le altre presenze di cui questa si compone».
2. «Una comunità cristiana autentica vive in costante rapporto con il resto degli uomini, di cui condivide totalmente i bisogni, ed insieme coi quali sente i problemi. Per la profonda esperienza fraterna che in essa si sviluppa, la comunità cristiana non può non tendere ad avere una sua idea ed un suo metodo d’affronto dei problemi comuni, sia pratici che teorici, da offrire come sua specifica collaborazione a tutto il resto della società in cui è situata».
3. «Quando dalla fase della sollecitazione e dell’animazione politico-culturale si giunge a quella della militanza politica vera e propria, non è più la comunità in quanto tale ad impegnarsi, ma sono le singole persone che a responsabilità propria, anche se formate dalla vita concreta della comunità medesima, si impegnano alla ricerca di strumenti ulteriori di incidenza politica sia teorici che pratici». Perciò, «non è affatto né corretto né leale l’uso, invalso su molti giornali, di definire “candidati di CL”, “consiglieri comunali di CL” quei militanti del nostro movimento che si sono direttamente impegnati nelle campagne elettorali ed in genere nella militanza politica, come pure − e soprattutto − non è affatto corretto definire “leaders di CL” i dirigenti dei gruppi da essi costituiti».
Giussani concludeva, perciò, che «c’è fra noi tutti in quanto CL, ed i nostri amici impegnati nel Movimento Popolare e nella DC, un’irrevocabile distanza critica», in quanto «se non fosse così, se cioè qualsiasi realizzazione per il solo fatto di essere stata promossa da persone di CL […] diventasse meccanicamente “del movimento”, l’esperienza ecclesiale finirebbe per essere strumentalizzata, e le comunità si trasformerebbero in piedistalli ed in coperture di decisioni e di rischi che invece non possono che essere personali» (L. Giussani, Il Movimento di Comunione e Liberazione. Conversazioni con Robi Ronza, Jaca Book, Milano (1976) 1986, pp. 118-121).

Questi spunti, proposti quasi quarant’anni fa da don Giussani, fondatore di CL, ci appaiono quanto mai attuali nel panorama politico italiano di questi mesi e rappresentano, pertanto, ancora il giudizio più lucido e sintetico con cui guardiamo l’evolversi delle iniziative politiche e delle proposte che da esse nasceranno nelle prossime settimane.


Benedetto XVI - L'infanzia di Gesù

infanzia"L'infanzia di Gesù" di Benedetto XVI, edito da Rizzoli e Libreria Editrice Vaticana. È il terzo volume della trilogia di Joseph Ratzinger dedicata a Gesù di Nazaret con cui il Santo Padre completa con la parte dedicata alla venuta al mondo di Cristo quell'opera che aveva in animo di scrivere da tanti anni. «Finalmente posso consegnare nelle mani del lettore il piccolo libro da lungo tempo promesso sui racconti dell’infanzia di Gesù. Non si tratta di un terzo volume, ma di una specie di piccola “sala d’ingresso” ai due precedenti volumi sulla figura e sul messaggio di Gesù di Nazaret. Qui ho ora cercato di interpretare, in dialogo con esegeti del passato e del presente, ciò che Matteo e Luca raccontano, all’inizio dei loro Vangeli, sull’infanzia di Gesù. Un’interpretazione giusta, secondo la mia convinzione, richiede due passi. Da una parte, bisogna domandarsi che cosa intendevano dire con il loro testo i rispettivi autori, nel loro momento storico — è la componente storica dell’esegesi. Ma non basta lasciare il testo nel passato, archiviandolo così tra le cose accadute tempo fa. La seconda domanda del giusto esegeta deve essere: è vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo? Di fronte a un testo come quello biblico, il cui ultimo e più profondo autore, secondo la nostra fede, è Dio stesso, la domanda circa il rapporto del passato con il presente fa immancabilmente parte della stessa interpretazione. Con ciò la serietà della ricerca storica non viene diminuita, ma aumentata. Mi sono dato premura di entrare in questo senso in dialogo con i testi. Con ciò sono ben consapevole che questo colloquio nell’intreccio tra passato, presente e futuro non potrà mai essere compiuto e che ogni interpretazione resta indietro rispetto alla grandezza del testo biblico. Spero che il piccolo libro, nonostante i suoi limiti, possa aiutare molte persone nel loro cammino verso e con Gesù.» Joseph Ratzinger — Benedetto XVI

Tracce: Il cuore della Storia
Corriere della Sera: Il grande interrogativo: Chi dite che io sia?
La Stampa: Una risposta alle obiezioni sulla storicità dei vangeli
J. M. Garcia: Una storia reale (Tracce, Dicembre 2012)

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Basta un uomo che vuol vivere

Un articolo del mensile Tracce racconta l'incontro padovano del 2 ottobre con Paul Bhatti. A partire da una frase di Kafka: «La logica della legge è incrollabile, ma non resiste a un uomo che vuole vivere». «Leggendo il testamento spirituale di suo fratello ci ha colpito la grandezza, l’imponenza umana della testimonianza di Shahbaz. Aveva ragione Kafka, più di quanto pensasse lui stesso. Di fronte alla violenza del potere l’unico argine possibile, l’unica possibilità di crescita e sviluppo per tutti è la persona, l’uomo che vive».

Il link all'articolo di Tracce.