Dopo gli ortodossi, i luterani: Francesco ritrova l’unità del primo millennio

sfo0852_1-740x4931“L’incontro di Lund non sorge dal nulla. È il frutto maturo del Concilio Vaticano II. Le fila degli incontri e del dialogo, germogliate con il Concilio, trovano in Papa Francesco il testimone di una Chiesa che ritrova l’unità del primo millennio”. Lo ha detto in un’intervista a ZENIT Massimo Borghesi, professore ordinario di Filosofia Morale all’Università di Perugia, considerato uno dei più illustri intellettuali cattolici italiani. Borghesi è stato dal 1992 al 1996 professore di Storia della Filosofia Morale presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Lecce. Ha insegnato, dal 1981 al 2007, Estetica, Etica, Teologia filosofica, presso la Pontificia Università S. Bonaventura in Roma e, dal 2000 al 2002 è stato direttore della “Cattedra Bonaventuriana”. Dal 2008 è docente di Filosofia e religione presso la Pontificia Università Urbaniana. È membro del consiglio scientifico e del comitato editoriale di editrici e riviste (Studium, Atlantide, Humanitas, Revista de antropología y cultura cristianas). È stato membro, dal 1993 al 2002, del comitato di redazione della rivista trimestrale Il Nuovo Areopago e collaboratore, dal 1984 al 2012, della rivista internazionale 30Giorni.

 

Zenit.it, giovedì 3 novembre, int. a M. Borghesi Dopo gli ortodossi, i luterani: Francesco ritrova l’unità del primo millennio (A. Gaspari)

 

Proprio nel 500° anniversario dalle pubblicazioni delle tesi che segnarono il più grande scisma all’interno della Chiesa cattolica, il Papa di Roma e il presidente della Federazione Luterana Mondiale hanno sottoscritto un documento comune. Che cosa significa questo per i cristiani nel mondo?

Si tratta, certamente, di un evento di portata storica. Non a caso criticato fortemente dai settori tradizionalisti che paventavano compromessi e cedimenti dottrinali, tali da portare alla fine del cattolicesimo. Non una parola è venuta da questi settori ad incontro concluso. Forse non è stato così negativo! Si tratta di critiche che ricordano quelle contro Giovanni Paolo II in occasione dello storico incontro sulla pace, ad Assisi il 28 ottobre 1986, con i rappresentanti delle religioni del mondo. Anche allora il tradizionalismo cattolico fece sentire la sua voce stridula criticando apertamente il Papa per il suo irenismo, eclettismo, mescolanza indebita di fede e religiosità. Anche allora si ebbe un inutile polverone.

Venendo all’incontro di Lund, si tratta di una svolta grande nelle relazioni tra cattolici e luterani. L’Europa moderna è il risultato delle guerre di religione che hanno insanguinato il suo suolo dopo la Riforma. Non si comprende nulla dei processi che hanno segnato la modernità se non si parte dalla tragedia di una fede che, dopo aver unito i popoli, li ha tragicamente divisi. La secolarizzazione sorge da qui. Una secolarizzazione che, oggi, ha reso in larga misura obsolete le antiche divisioni che, partite sul terreno religioso, sono state poi “pilotate” da interessi politici ed economici. Questo non significa che l’aspetto dottrinale sia divenuto irrilevante. Esso pesa, certamente. Ma, a fronte di un mondo per il quale la figura di Cristo appare consegnata ad un passato lontano, i cristiani hanno il dovere di riscoprire ciò che li unisce per offrire una testimonianza credibile al mondo. Hanno il compito di mettere in comune la storia di santità e di misericordia, quella del passato e quella del presente. Va detto che l’incontro di Lund non sorge dal nulla. È il frutto maturo del Concilio Vaticano II. Lo spirito di dialogo ha reso possibile la Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della giustificazione, pubblicata ad Augusta il 31 ottobre 1989, vera premessa di quanto papa Francesco ha detto in Svezia. Inoltre Lund viene dopo i viaggi di Benedetto XVI ad Erfurt, in Germania, il 23 settembre 2011 con i rappresentanti della Chiesa evangelica tedesca, e quello del 2010 in Inghilterra, la prima visita ufficiale di un pontefice nel Regno Unito. In quell’occasione le immagini di Papa Benedetto XVI e dell’arcivescovo Rowan Williams in piedi, vicini, nell’Abbazia di Westminster, furono una dimostrazione di una vicinanza tra Roma e Canterbury impensabile 20 anni fa.

Lei citava prima Benedetto XVI. Sappiamo come taluni contrappongano l’“ortodossia” di Benedetto al magistero di Francesco. Questa dialettica è stata riproposta anche in occasione del viaggio svedese del Pontefice. Ma cosa ha detto Benedetto a Erfurt?

In realtà papa Benedetto ha testimoniato allora la stessa apertura nei confronti del dialogo con i luterani che oggi ha espresso papa Francesco. Nella consapevolezza che sul piano dottrinale rimangono i nodi anche lui si è speso per il riconoscimento dell’unità fondamentale nella fede “in questo momento storico”. «Quando ho accettato l’invito a questo viaggio – affermò Benedetto nel convento di Lutero – era per me evidente che l’ecumenismo con i nostri amici evangelici dovesse essere un punto forte, un punto centrale di questo viaggio. Noi viviamo in un tempo di secolarismo, come già detto, dove i cristiani insieme hanno la missione di rendere presente il messaggio di Dio, il messaggio di Cristo, di rendere possibile credere, andare avanti con queste grandi idee, verità. E perciò il mettersi insieme, tra cattolici ed evangelici, è un elemento fondamentale per il nostro tempo, anche se istituzionalmente non siamo perfettamente uniti, anche se rimangono problemi, anche grandi problemi, nel fondamento della fede in Cristo, in Dio trinitario e nell’uomo come immagine di Dio, siamo uniti, e questo mostrare al mondo e approfondire questa unità è essenziale in questo momento storico. Perciò sono molto grato ai nostri amici, fratelli e sorelle protestanti, che hanno reso possibile un segno molto significativo: l’incontro nel monastero dove Lutero ha iniziato il suo cammino teologico, la preghiera nella chiesa dove è stato ordinato sacerdote e il parlare insieme sulla nostra responsabilità di cristiani in questo tempo. Sono molto felice di poter mostrare così questa unità fondamentale, che siamo fratelli e sorelle e lavoriamo insieme per il bene dell’umanità, annunciando il lieto messaggio di Cristo, del Dio che ha un volto umano e che parla con noi». Così parlava Benedetto XVI. Non mi pare molto diverso da ciò che ha detto Francesco.

Quali sono le implicazioni religiose e politiche dell’incontro di Lund?

Si tratta di un’altra pagina storica che chiude, idealmente, la seconda scissione che ha caratterizzato la Chiesa nel secondo millennio. La prima, quella con l’Ortodossia, inaugurata dallo scisma di Costantinopoli, nel 1054, che segna la spaccatura tra l’Occidente e l’Oriente cristiano, si chiude, sul piano ideale, con lo storico abbraccio a Cuba tra Francesco e il patriarca russo Kirill. La seconda, iniziata nel 1517 con le tesi di Lutero, che realizza la divisione tra Nord Europa, protestante, e Sud cattolico, si chiude idealmente adesso. Le fila degli incontri e del dialogo, germogliate con il Concilio, trovano oggi in Francesco il testimone dell’unità di una Chiesa che ritrova l’unità del primo millennio. Si tratta di un evento di portata storica che sorge da una concezione che antepone la testimonianza della fede e della carità alla dialettica, nella consapevolezza che ai gesti seguiranno, se Dio lo vuole, iniziative comuni e caduta dei pregiudizi. Sul piano ideale e religioso è come se tramontasse la “modernità”, una modernità europea segnata dal conflitto teologico-politico cattolico-protestante. La categoria di “postmoderno” assume ora il suo significato più proprio. Occorre “ripensare” la storia moderna dell’Europa riconoscendo le colpe e i limiti da ambedue le parti. Occorre una memoria storica che consenta di valorizzare coloro che si sono battuti per l’unità della fede, non per le divisioni e le guerre. Nel momento stesso in cui il sogno dell’Europa unita rivela fratture e rotture questo ripensamento diventa un contributo fondamentale per l’unità del vecchio continente. A Lund il Papa ha detto: «Si deve riconoscere con la stessa onestà e amore che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, che aspira naturalmente a rimanere unito, ed è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele, che sempre e in ogni luogo ha bisogno di essere guidato con sicurezza e tenerezza dal suo Buon Pastore». Una fede che torna libera dall’ambizione del potere e dell’egemonia, una fede che non ha bisogno del “nemico” per esistere, può unire gli uomini. La strada dell’incontro è quella indicata da Francesco con il “Primerea”. Seguendo la Dichiarazione congiunta sulla Giustificazione la Chiesa ha riconosciuto nel “primato della Grazia” il punto d’incontro con i luterani. A questo primato della Grazia si è costantemente richiamato Francesco a Lund.

Cattolici e luterani si sono uniti per portare la pace, accogliere i migranti e assistere i poveri ed i bisognosi. Quanto l’alleanza tra cattolici e luterani può incidere sulla situazione delle popolazione e dei governi?

L’incontro sulla Misericordia, a partire dalle opere della Misericordia, è il “luogo teologico” che porta all’unità. Suona significativo questo invito se si considera che il “sola fide” di Lutero sembra privare di ogni valore salvifico la dimensione delle “opere”. In realtà il primato della Grazia, adeguatamente pensato, consente di salvare tutto. Le opere della Carità sono il luogo d’incontro tra cristiani divisi. Il volto del povero, come ha detto più volte Francesco, è memoria del Cristo umiliato. La theologia crucis di Ignazio incontra e trasvaluta quella di Lutero. Quanto al possibile cambiamento degli scenari futuri vale quello che si è detto. Certamente l’incontro di Lund apparirà come una tappa storica del riavvicinamento tra cattolici e protestanti. Poiché stiamo parlando della Federazione Luterana Mondiale questa vicinanza si estende a tutto il mondo anglofono, un mondo che, a seguito dei processi di immigrazione, vede già al proprio interno una presenza pressoché equivalente tra cattolici e protestanti. Il venir meno di storici pregiudizi, che hanno alimentato ostilità profonde, avrà senz’altro una ricaduta positiva nei rapporti tra i popoli e le nazioni segnati dalla fede cristiana.

 

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