Rassegna stampa con ospiti esterni come consueto a Radio Vaticana. Venerdì 21 aprile alle 9 di mattina in studio Massimo Borghesi, docente di Filosofia morale all’Università di Perugia. Al centro dell’attenzione l’attentato degli Champs Elysees. Borghesi non crede alla “strategia dei lupi solitari” di cui parlano i giornali, ritenendoli piuttosto ispirati e teleguidati dall’esterno. Un attentato che può influire sui risultati delle elezioni, accrescendo i consensi alla destra lepeniana.

Ecco l’audio della conversazione.

«È come se i terroristi volessero favorire le forze ostili al mondo musulmano in modo da trovare respiro loro stessi nella loro lotta frontale all’occidente», afferma il filosofo. Quanto all’incontro tra Gentiloni e il presidente americano Trump, per Borghesi a parte la curiosità per l’interlocutore, Trump sa di parlare con un paese che ha buoni rapporti con il mondo arabo e con Putin, e che quindi può svolgere una funzione utile per gli stessi Stati Uniti. In realtà in questo momento sembra che la Casa Bianca «non abbia una strategia ben definita».

Tornando alla Francia, il paese transalpino, così come il Belgio si sono dimostrati «impreparati verso questa nuova stagione di terrorismo», in una situazione in cui viene a saltare il concetto di prima e seconda generazione. Quest’ultima, che avrebbe dovuto essere pienamente integrata, continua ad alimentare l’islamismo radicale. «Il problema non è l’Islam, ma l’islamismo radicale, un’ideologia che sfrutta l’Islam per affermarsi», dice Borghesi. Hollande in questo senso «si è rivelato un inetto, occorre stabilire un’alleanza forte con tutto l’Islam che rifiuta il terrorismo, isolando le connivenze». Se non si procede in questo senso si va verso una generale affermazione delle forze di destra e un possibile collasso dell’Unione europea.

Si passa poi a parlare dell’imminente viaggio di papa Francesco in Egitto, che si terrà il 28 e 29 aprile. «Un viaggio che ha un valore eccezionale proprio alla luce degli avvenimenti tragici che stiamo commentando», spiega Borghesi. «L’Egitto è il paese più importante del mondo arabo, quello in cui come il Libano c’è la maggiore coabitazione tra cristiani e musulmani, il viaggio del papa si iscrive in questa possibilità di modificare un quadro storico che guardiamo tutti con preoccupazione».

« Questo viaggio è un miracolo generato dall’ecumenismo del sangue», afferma il filosofo di Sansepolcro, «fino a pochi mesi fa che il papa, Tawadros II e Bartolomeo potessero incontrarsi in una situazione del genere era impensabile. Non so se la stampa abbia realizzato la novità di questo evento, certo frutto della testimonianza autorevole di papa Francesco. La vera alternativa in questo momento è se la religione è fonte di pace o di violenza e l’abbraccio tra i tre leader religiosi che si verificherà al Cairo è un fatto importantissimo in questo quadro».

«Che il papa dica che Gesù è vivo significa che la fede in Cristo è vita, non è morte». Come da una parte l’Isis è solidale al nichilismo contemporaneo, una vera versione diabolica del religioso, al contrario nella visione del papa la religione è fonte di vita. Se il cristianesimo è grazia, come ha detto più volte papa Francesco, non può essere imposto con la forza, non può coincidere con uno stato terreno.