Ideologia del “misericordismo”? No, giudizio drammatico sul presente

akg1481401di Massimo Borghesi. Dire la misericordia significa dare un giudizio sul nostro tempo. L’esatto contrario dell’“ideologia del misericordismo” di cui è accusato papa Francesco. Anzitutto perché il tema della misericordia è legato a doppia mandata con quello del peccato (nell’immagine, Cristo e l’adultera di Tiziano). E poi perché la visione globale di papa Francesco è tutt’altro che irenistica. Se n’è parlato scorso 22 novembre a Radio Vaticana durante la rassegna stampa del mattino, con Fabio Colagrande in studio a dialogare con il docente di Filosofia morale dell’Università di Perugia Massimo Borghesi.

«Anche a conclusione del Giubileo la porta della misericordia è più che spalancata», spiega Borghesi. E non solo come effetto-scia di un evento che ha portato a Roma oltre 21 milioni di pellegrini, dimostrando che era nel torto chi parlava del Giubileo come di un flop annunciato. Ma piuttosto perché, ha osservato il filosofo, «la misericordia è la modalità con cui la fede si pone oggi, è l’essenza della fede». Un’impostazione che ha un valore dirompente in un panorama in cui la religione si associa troppo spesso alla violenza. Molti, troppi, anche in Occidente intendono Dio come Dio degli eserciti.

«Puntare sulla misericordia invece è il contrario del buonismo», precisa Borghesi, «è l’espressione di un pensiero drammatico sull’era contemporanea com’è quello di papa Francesco. In questo contesto il fatto di dire la misericordia ha un valore dirompente, riformula i connotati di una parola che sembrava consumata e devozionale».

Significativo che nella Misera et Misericordia il papa citi l’adultera, una peccatrice che per la legge ebraica doveva soccombere e invece incontra lo sguardo carico di affetto di Gesù, e poi la donna che lava con le sue lacrime ed asciuga con i suoi capelli i piedi di Gesù ospite nella casa del fariseo. Il papa nel recente libro-intervista con Andrea Tornielli racconta l’esperienza vissuta da lui in prima persona dell’incontro con due prostitute accolte e perdonate. «La misericordia ha senso in relazione al peccato», è il commento di Borghesi. «Oggi siamo talmente immersi nel peccato che non abbiamo più speranza di uscirne. Solo incontrando un affetto gratuito si ha speranza di uscirne».

 

Ascolta la rassegna stampa di Radio Vaticana del 22 novembre con Massimo Borghesi


Eredità, io, gesto. La mostra bolognese di Mario Cancelli presentata da Patrizia Pizzirani

mostra-cancelli-2Il primo dicembre è stata inaugurata al Cafè de la Paix di Bologna la mostra del critico d’arte e pittore - oltre che editorialista del nostro sito - Mario Cancelli, dal titolo “Eredità, io, gesto”. La mostra rimane aperta fino al 15 gennaio 2017. Riportiamo la recensione di Art Tribune (a questo link) ma soprattutto il testo critico di Patrizia Pizzirani che riportiamo qui sotto.

 

Mario Cancelli nasce critico d’arte

di Patrizia Pizzirani

mario-cancelliLo sguardo, il mirare, sono un suo chiodo, si può dire, come attestano alcuni quadri. Schiodarsi da quel mirare, da quel contemplare, è stato il lavoro di una parte della sua vita che questa mostra documenta.

Negli anni ’80 avviene l’incontro con William Congdon, mirato sì alla luce rapinosa e gloriosa dell’estetica teologica di von Balthasar, ma anche osservato, indagato e restituito alla sua propria action painting, contro altri critici che ne celebravano la mistica dissoluzione.

babbo-mamma-io-e-paesaggio-1999-olioCancelli inizia a dipingere con alcuni piccoli quadri già preziosi nel 2002: Luna, ferita, che ricorda sia l’orma di Congdon che un sipario sfondato, fra Fontana e Leopardi, Sole, Scorpiace, Paesaggio, Ei-lat e Scorpiace, sabbia.

Di quegli anni è anche la serie Edipo latino: Il sogno di Caligola (Incitatus, notte. Presagio) e Edipo latino, lo scriba. A GBC, i quali illustrano una nuova libertà, una libertà da divano, che l’autore conosce e registra anche pittoricamente: il rimosso che ritorna trova spazio e si disinnesca in un fumetto graffito che apre all’umorismo, perché anche la patologia ha una sua rispettabile amabilità.

mostra-cancelli-3Va detto che subito dopo, per anni, tale libertà di discorso viene quasi accantonata: è la lunga teoria dei bellissimi piccoli paesaggi, molti in verticale, dove l’orizzonte è in agguato sulla terra, ristretto o sconfinato, tramonto o giorno notturno e dove l’unico evento è talvolta una frana che precipita dall’alto, citazione materica del dramma che non scalfisce l’idillio.

mostra-cancelli-1Cancelli mira la natura, “stanza smisurata e superba”, un luogo ideale che quasi lo ipnotizza: se perfino nei campi cristologici di Congdon il dramma non mancava mai, qui ciò che non manca mai è appunto l’idillio, su cui l’autore impasta e fa scendere ampie dosi di fangosi autunni morlottiani. Insomma, l’eredità si rivela più apparente che reale, anche perché, mentre Congdon procede per sottrazione, aspira all’essenziale pittorico per denudare l’immagine, Cancelli procede per accumulazione, talvolta per “superfetazione” o abuso materico in corpo pittorico.

immacolata-concezione-2015-olio“Mai usato un pennello, mi farebbe orrore”: così dichiara Cancelli.

La spatola, piccolo, rudimentale e gioioso strumento, ci mette nel mezzo di quel gioco di bambini (“se non ritornerete come bambini”) che i quadri di quest’autore sono: per i più recenti si potrebbe parlare di infant action, parafrasando la tanto amata-mirata action painting, tale è la furia di dipingere con cui sono stati fatti e l’ironia e il divertimento che essi comunicano.

la-morte-di-mose-4-aperitivo-a-babbo-morto-2016-acrilicoNel 2016, interrompendo la fase idillico-contemplativa, inizia infatti una sorta di fumetto biblico, forse una jewish action che pare ben lontana dall’esaurirsi, in cui assistiamo a numerose morti di Mosè, il liberatore-fondatore d’Israele, seguite da festeggiamenti nel deserto post parricidio: e il mondo è di un viola livido, come si conviene a chi sta già erigendo il totem e producendo conseguenti inevitabili tabù. Sono rappresentazioni rese possibili dalla riflessione assidua sulle opere di Freud, in particolare Mosè e il monoteismo.

Anche L’albero si riconosce dai frutti 1 è del 2016: un frutto dorato giace a terra, a dire quale albero fosse quello che, significativamente, è scomparso dal quadro. Quel luminoso agrume cade sulle ceneri dell’ontologia e dice la scoperta che il pensiero di Gesù è economico: scandalo da sempre censurato.

schiodarsi-dallideale-2016-acrilicoL’albero si riconosce dai frutti 2 sviluppa la stessa acquisizione del pensiero di natura, ma si riposa in un verde spento, istoriato e pomeridiano, come un frammento di tappezzeria matissiana.

Sempre del 2016 sono anche i vari La millenaria piaga che ci siamo portati dall’Egitto, cioè le circoncisioni ispirate dai versi di quell’Heine che aveva favorito in Freud l’inizio della riflessione sul monoteismo e la conseguente critica alla religione.

Allo stesso anno appartengono anche le due nebbiose Piramidi, che sorgono in una sfocata lontananza, monumenti del Superio, rappresentato quasi come un mostro di famiglia: sulle pendici di Piramide-Paneveggio crescono perfino due abeti (la piramide delocalizzata dall’Egitto al Trentino racconta che la nevrosi è universale ed è lei la vera globalizzazione).

citta-franaNel 2016 arriva anche la piccola serie dei Superio (Let it fall e Il Superio 1 e 2) che evolvono da antichi, disfatti asfalti di estati bolognesi, e da tentazioni-resurrezioni, queste sì pittoricamente congdonianissime, dove il nero si ritirava davanti alla luce.

Quel catrame, reale o metaforico, è per Cancelli quasi la garanzia del gesto, perché attesta che l’io-pensiero è passato di lì; gesto così tanto ribadito forse per scappare alla paresi della contemplazione di cui egli sente tuttora il richiamo: io ci sono, dice quel gesto, non per una platonica eternità, ma in saecula saeculorum.

A quella libertà iniziale l’autore dimostra di voler ritornare.

Così pensava anche l’Edipo latino del piccolo quadro omonimo (qui citato all’inizio) dipinto nel 2004, che occorre riprendere per concludere: un Edipo laico, felice di poter finalmente rappresentare il proprio rimosso, graffito sulla parte superiore, e di salvarsi in tal modo dalla catastrofe dell’ideale che paralizzava l’Edipo greco; più simile dunque all’Edipo riuscito di Hartmann Von Aue. Il gesto stesso in tale prospettiva perde l’aura romantica e forse potrà abilitarsi a raccontare il suo moto. È il caso di dire che quel piccolo quadro è dedicato a G.B. Contri cui, evidentemente, questa mostra risulta a sua volta dedicata.


La prossimità per Papa Francesco indica il modo con cui il cristianesimo si rapporta all’umano

papa-francesco-bambino-21«La prossimità in Francesco non è una categoria vuota, ma la sua concezione precisa di come il cristianesimo si rapporta all’umano. Ha un valore anche fisico: il papa insiste nel guardarsi negli occhi ma anche sul tatto, sull’abbraccio. La ragione deve unirsi al cuore, altrimenti resta ideologia e dottrina astratta».

Affermazioni di Massimo Borghesi, presente a Radio Vaticana il primo dicembre per la quotidiana rassegna stampa, che verteva appunto su papa Francesco uomo del dialogo, e dell’incontro, anche nelle sue dimensioni ecumeniche. «Lo si è visto nell’incontro con i fratelli ortodossi e il patriarca Kirill a Cuba, ha aggiunto un abbraccio atteso mille anni e poi l’incontro in Svezia con i luterani, passo molto significativo. Francesco è l’uomo dei gesti, che anticipa e permette di superare diffidenze e pregiudizi.

C’è poi spazio anche per un approfondimento sul referendum costituzionale del 4 dicembre, a cui si è arrivati, secondo docente di Filosofia morale dell’Università di Perugia, «in un clima caratterizzato da una situazione dialettica, da eccessive semplificazioni, in cui i problemi veri non emergono». Borghesi parla di referendum “divisivo”: «Una costituzione non si sottopone all’approvazione con referendum. Ciò implica che c’è una precedente divisione del Parlamento, profondamente discorde anche sulle scelte essenziali della convivenza civile, il che significa andare contro lo spirito della costituzione e non saper interpretare le esigenze più pressanti del popolo italiano».

Ascolta la Rassegna stampa del 1 dicembre su Radio Vaticana con Massimo Borghesi