Il ladro di ombre, premio Elsa Morante, Veronica Cantero Burroni

Il prodigioso mondo di Verónica dove le ombre creano vita

Il ladro di ombre, premio Elsa Morante, Veronica Cantero Burroni
La presidente della giuria Dacia Maraini con Veronica

di Massimo Borghesi. È la giovanissima Verónica Cantero Burroni la vincitrice del Premio Elsa Morante Ragazzi, che si è svolto lunedì 30 maggio a Napoli. Il suo libro “Il ladro di ombre”, edito in Italia dalle Edizioni di Pagina con l’introduzione di Massimo Borghesi, ha prevalso su due temibili concorrenti come “Il braccialetto”, di Lia Levi, edito da e/o e soprattutto “Il nome di Dio è misericordia”, edito dalla Piemme e scritto da Andrea Tornielli con Papa Francesco.

I tre libri erano stati scelti dalla giuria tecnica, presieduta da Dacia Maraini e composta da Silvia Calandrelli, Francesco Cevasco, Enzo Colimoro, Roberto Faenza, David Morante, Paolo Ruffini,  Emanuele Trevi, Maurizio Costanzo, Gianna Nannini, Tjuna Notarbartolo, e Teresa Triscari.

“Il ladro di ombre” è un lungo racconto che narra una vicenda surreale che avviene all’interno di un gruppo di adolescenti. Uno di loro ruba le ombre degli altri. Lo fa per necessità, e quando i suoi compagni lo scoprono, non scelgono di punirlo, ma lo aiutano a non aver più bisogno di rubare. Un piccolo libro luminoso, gioioso e generoso, con uno stile semplice, capace di far sentire realistico l’irreale.

Verónica Cantero Burroni è nata nella città argentina di Campana, ad una sessantina di chilometri da Buenos Aires, il 3 giugno 2002. È la sesta di sette figli. Il papà Gustavo è laureato in medicina e la mamma, Cecilia, in psicologia. Il parto fu trigemellare e Verónica ha sofferto un problema che ha generato un danno neurologico che affetta la parte motoria sua e degli altri due fratelli, Francisco, e in forma minore Lucia. Nessuna conseguenza sul piano intellettivo-cognitivo. Dall’età di 8 anni scrive e pubblica piccoli libri, cinque fino ad oggi. Quando ha saputo di aver vinto il premio Elsa Morante Ragazzi ha ritrovato tutta la sua tenacia ed ha ripreso la sua fisioterapia, per venire a ritirare questo riconoscimento dall’altro lato del mondo.

Vi proponiamo il testo dell’introduzione di Massimo Borghesi.


Il ladro di ombre, premio Elsa Morante, Veronica Cantero BurroniIL PRODIGIOSO MONDO DI VERÓNICA DOVE LE OMBRE CREANO VITA

Massimo Borghesi

 

E’ un privilegio introdurre il racconto di una ragazza che, dall’alto dei suoi 13 anni, conta già la pubblicazione di 5 piccoli volumi. Verónica Burroni Cantero, la cui fama sta crescendo in Argentina, ha scritto il suo primo romanzo, Tomás enamorado, a otto anni. Personalmente ho conosciuto lei e la sua splendida famiglia, nonni compresi, nella loro casa di Campana, un grosso centro a 70 chilometri da Buenos Aires, nel 2008. L’infermità fisica, contratta al momento della nascita, non ha tolto a Verónica – Vero per gli amici – l’arguzia, il bel sorriso, l’ironia. La stessa che gioca un ruolo predominante nei suoi racconti. Una sottile ironia che svela una capacità di osservazione rara, uno sguardo divertito che ha trovato precocemente un linguaggio narrativo appropriato grazie al suo “maestro di scrittura”, il giornalista Alver Metalli amico di lunga data della famiglia di Verónica. L’iniziazione alla scrittura ha dato i suoi frutti e l’autrice si è rivelata un’ottima discepola nell’imparare le tecniche di narrazione, i colpi di scena, le rapide pennellate di colore e di ambientazione, la caratterologia dei personaggi. Nel suo ultimo testo, che qui presentiamo per il lettore italiano, Verónica Burroni Cantero dimostra un’autentica vocazione per i libri per ragazzi. Ragazza lei stessa, riesce a dare volto e cuore ai suoi contemporanei schizzandone, velocemente, tratti e fisionomie in un racconto che si muove a metà strada tra fantasia e realtà. Il ladro di ombre è una spy story calata in un’atmosfera decisamente surreale, surrealistica, nella quale l’incrocio tra immaginazione e realtà è oggetto di continue sorprese. Verónica ha appreso dalla lettura di Gabriel García Márquez e, soprattutto dal suo maestro Metalli, anch’egli esperto narratore, non solo l’arte di guardare e descrivere le cose ma, soprattutto, quella del coup de théâtre, dell’insolito che scompagina il modo usuale di intendere il mondo. In questo caso il tema dell’insolito non è, in sé, totalmente originale. Il titolo, El ladrón de sombras, lo ritroviamo in un racconto per ragazzi pubblicato nel 1989 dall’autore catalano Jaime Cela, tradotto in castigliano nel 1990. Un testo che, quasi certamente, Vero non ha mai letto. Epperò lo svolgimento del tema è tutto della nostra narratrice, non ha nulla in comune con il libro di Cela. Rivela il “mondo” di Verónica: la scuola, gli amici, il modo di comunicare dei ragazzi d’oggi, la passione per il calcio, vitale in Argentina. E poi l’idea di fondo, il furto delle “ombre”,  collegata alla condizione di povertà di Roby Pérez, il campione sportivo che deve in qualche modo mantenere la famiglia, a colui  che non può permettersi di comperare, nel supermercato, il vasetto di “Nutella” di cui è goloso.  Una collocazione sociale che riporta il surreale nella dura realtà, quella che sorge dalla sensibilità del “maestro” Metalli il quale, per sua libera scelta, è andato da un anno ad abitare a “La Carcova”, una “villa miseria”, cioè una baraccopoli alla periferia di Buenos Aires dove P. Pepe di Paola, amico di papa Bergoglio, condivide la sorte dei poveri.  La scoperta della povertà del “ladro” è l’occasione del suo riscatto grazie alla presenza di amici, artefici dell’iniziativa a sorpresa nel finale del racconto.  Questa trama di amici, colorati come personaggi della commedia, è ciò che rende lieve il testo. In questa trama viene alfine accolto e raccolto anche colui che si era isolato: Roby Pérez. L’abbraccio finale al campione ritrovato, attraverso la sua ombra che gioca per lui, è la sintesi e il senso di una narrazione a lieto fine. Al centro v’è l’idea, originale e stravagante, del furto delle ombre. Verónica è qui maestra nel trattare un tema che funge da “spaesamento”. Lo fa con una maestria davvero insolita per una ragazza di 13 anni. Le ombre prendono vita, divengono autonome, disegnano un mondo parallelo. Costituiscono un de-realizzazione dell’ordinario, una sua trasfigurazione. Per questo tutto il breve racconto è guidato dalla “sorpresa”. Non solo del lettore ma anche dell’autrice del testo che scrive “guardando” ciò che accade davanti ai suoi occhi, guidando una scrittura che descrive le reazioni di fronte all’insolito che prende forma. Le ombre non solo prendono vita ma creano vita. Sono ombre cinesi che richiamano altri esseri. Maximo, il protagonista, durante l’ora di ginnastica a scuola, «spostava la gamba in alto e l’ombra sembrava il becco aperto d’un uccello, alzava il braccio e pareva la silhouette di una ballerina eretta sulla punta dei piedi, una sagoma, questa, che non gli piaceva, convinto com’era che la danza fosse cosa da ragazze. Máximo preferiva leggere, le avventure lo attraevano e divorava un libro dopo l’altro. Si divertiva proprio allo spettacolo della propria ombra che cambiava forma, un’ombra mutante. Stava creando dal niente un altro mondo! Sembrava il gioco delle ombre cinesi. Come un burattinaio cinese, Máximo si piegava in avanti e la sua ombra, adesso, prendeva la forma di un asinello. Un asino dalle zampe corte!».  L’ombra non solo disegna, chiama in vita, altri viventi. Essa, rendendosi autonoma con il “furto” di Roby Pérez, produce uno scambio delle parti: da copia diviene prototipo. Ora è il corpo che, se vuol essere perfetto, ammirato dalle ragazze, deve adeguarsi all’ombra (rubata) di un altro corpo, prestante e vigoroso.  Roby, nel tentativo di vendere la sua “merce”, chiede al suo cliente una intensa  cura ginnica  per “adeguarsi” alla sua nuova ombra. L’inversione del mondo, tra la realtà e la sua immagine, è con ciò raggiunta. L’uomo può dismettere la sua copia impalpabile come un abito usato. Come è possibile questo? « Come faccio a farmi seguire da quest’ombra? Non c’è il pericolo che si stacchi e se ne vada per conto suo? - gli domandò il ragazzo. - Non preoccuparti . Io te la sistemo in modo che non si allontani da te e sia permanente, o almeno che non si stacchi da te fin quando non la vorrai cambiare o riprenderti la tua». Nel colloquio surreale tra il cliente e Pérez  le persone appaiono come le “proprietarie” delle loro ombre, una proprietà però – come nell’ideologia consumistica della società contemporanea – che può trasformarsi in asservimento. La nuova ombra, che sostituisce l’antica, diviene, come si è detto, il modello a cui il corpo deve adeguarsi: da serva diviene padrona. La mercificazione delle ombre, causata dal furto di Roby, produce l’asservimento degli uomini. Queste crescono talmente in autonomia da indurre il gruppo degli amici all’ipotesi, poi smentita, che possano parlare. All’ipotesi che «una volta scollate dal corpo dei legittimi proprietari» possano seguire «volontariamente» Pérez. Di fatto, nella scena finale, esse giocano a pallone come se fossero i protagonisti in carne ed ossa. «Una, due, tre macchie scure saltavano senza fare rumore; sembravano fatte di aria. Calciavano, e colpivano la palla con la testa». Non è che l’ultimo dei prodigi: ombre immateriali che urtano corpi materiali, di un mirabolante racconto.  Ciò che è miracoloso è, in realtà, la penna lieve dell’autrice, la sua capacità di amalgamare, senza salti stilistici, il fantastico con la vita quotidiana. Una dote rara, preziosa. Il quinto racconto di Verónica Burroni Cantero, ora per la prima volta tradotta in italiano, non sarà certo l’ultimo.


Il 1 giugno a Padova la prima presentazione pubblica de “Il maestro vetraio”

chagall-vetrata[1]L’omicidio di una misteriosa donna, le losche vicende di corruzione nei palazzi di Venezia, una ragazza moldava clandestina sparita nel nulla. Da queste vicende prende le mosse “Il maestro vetraio”, il secondo romanzo dello scrittore veneto Alberto Raffaelli. L’Associazione Rosmini vi invita alla prima presentazione pubblica del romanzo, che si terrà mercoledì 1 giugno alle 18.45 a Padova nell’Oratorio del Redentore, a fianco della chiesa di Santa Croce in corso Vittorio Emanuele 178 .

Presentazione del romanzo

IL MAESTRO VETRAIO

di ALBERTO RAFFAELLI

autore di “L’Osteria senza l’oste”

locandina invito Il maestro vetraio di Alberto RAffaelliInterverranno:

Graziano Debellini imprenditore e presidente dell’Associazione Santa Lucia onlus

Francesco Jori editorialista de Il Mattino di Padova

Coordina:

Eugenio Andreatta giornalista

Sarà presente l’autore.

 

Scarica la locandina dell'evento

Leggi la scheda del volume su www.itacaedizioni.it/il-maestro-vetraio

 


Sui nani di Biancaneve e la gloria dell’imprevisto

biancanevedi Giovanni Scarpa. Ritengo inevitabile come prima cosa scusarmi con i lettori per quell’indefinito e inesprimibile camouflage parapornografico che un titolo come Sui nani di Biancaneve… suggerisce, almeno nel sottoscritto. A parte questo, il breve scritto che segue si propone di affrontare non uno, ma bensì due “grandi problemi” legati al classico Disney e alla sua origine letteraria. Il primo, lo vedremo subito, ossessiona il sottoscritto da oltre due anni e riguarda, per così dire, la classificazione naturale dei nanetti della fiaba, il loro concretizzarsi all’interno di una specifica area semantico-istituzionale. Sicuramente è una domanda che risulterà pura idiozia per alcuni, ma turba profondamente chi scrive: i nani in questione, i famosi “Sette nani”, sono esseri umani affetti da nanismo o nani appartenenti al regno Fantasy?

sette nani (2)Il problema nasce innanzitutto dalla diffusa e inevitabile commistione delle due categorie nell’iconografia immaginifica del volgo. I tratti dei nani fantasy non possono che ispirarsi a quelli dei nani reali! Tanto più che un’affascinante ricerca di Barthels vede in Biancaneve certa Maria Sophia Margaretha Catherina von Erthal, e nei sette nani gli operai impiegati per lavorare nelle antiche miniere nei pressi di Lohr (spesso affetti da nanismo o ragazzi). Il classico Disney del 1937 e le precedenti realizzazioni artistiche non aiutano a risolvere l’arcano: vi scorgiamo una saggia tendenza a non sbilanciarsi troppo, a caratterizzare umanamente i personaggi e al contempo rassomigliarli esternamente ai più classici gnomi. La “confusione” aumenta quando osserviamo i consueti “sette nani da giardino” presentarsi sotto mentite spoglie di gnomi, troppo bassi per essere umani, troppo bassi anche per essere nani fantasy. L’analisi lessicale per ora non ha fornito grosse rivelazioni presentandomi semplici ambivalenze (anche se un linguista tedesco potrebbe forse meglio spiegarmi la differenza tra Dwarf e Zwerge). Insomma, a voi la patata bollente: attendo utili consigli.

sette nani (4)Il secondo problema, di ordine più squisitamente filologico, riguarda il “finale” della fiaba. Rimane assodato che la memorabile scena del bacio disneyano ha saputo influenzare vecchie e nuove generazioni, ma la scena risolutrice della fiaba dei Grimm rimane per il sottoscritto di una poeticità scandalosa (letteralmente parlando). Si legge infatti verso la fine: «Ma un bel giorno un principe capitò nel bosco e si recò a pernottare nella casa dei nani. Vide la bara di Biancaneve sul monte e lesse ciò che vi era scritto a caratteri d’oro. Allora disse ai nani: -Lasciatemi la bara; vi darò ciò che vorrete in compenso-. Ma i nani risposero: -Non la cediamo per tutto l’oro del mondo-. -Allora regalatemela- disse egli -non posso vivere senza vedere Biancaneve: voglio onorarla e ossequiarla come colei che mi è più cara al mondo-. A queste parole i buoni nani si impietosirono e gli diedero la bara. Il principe ordinò ai suoi servi di portarla sulle spalle. Ora avvenne che essi inciamparono in uno sterpo e per l’urto, il pezzo di mela avvelenata che Biancaneve aveva inghiottito le uscì dalla gola. Ella tornò in vita, si mise a sedere e disse: -Ah Dio! dove sono?-. -Sei con me!- rispose il principe pieno di gioia, le raccontò ciò che era avvenuto e aggiunse: -Ti amo al di sopra di ogni altra cosa al mondo; vieni con me nel castello di mio padre, sarai la mia sposa-».

sette nani (1)Ai più questa scioccante farsa dell’inciampo sembrerà l’assassinio del romanticismo, la prosaica versione stupida dei Grimm. A me pare invece brillare di una profonda verità: certo la magia di un bacio non ha alcun paragone, ma che bello pensare che l’evento più importante della nostra vita possa provenire da un inciampo, da un errore, da una svista. I baci si possono dare, gli imprevisti si possono solo ricevere. E poi che bella la risposta del principe a Biancaneve: Dove sono? Sei con me! Come a dire: non importa il luogo, ma il fatto che tu sei qui, ora, al mio fianco. Tutto grazie a quei servi sbadati, tutto grazie a quegli sterpi insidiosi. Insomma: «un imprevisto è la sola speranza» direbbe Montale, e Biancaneve ne è uno splendido esempio.


Tv2000 e il discorso di papa Francesco ai vescovi italiani

diario papa francesco massimo borghesiLo scorso 16 maggio Tv2000 ha seguito in diretta il discorso di papa Francesco all’assemblea della Conferenza Episcopale Italiana. Vi proponiamo la puntata de “Il Diario di Papa Francesco” del 16 maggio 2016 condotta da Gennaro Ferrara con Marco Burini. Ospiti in studio: Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della Sera; il filosofo Massimo Borghesi e Michele Tridente, responsabile nazionale Giovani Azione Cattolica.

 

Leggi il discorso di papa Francesco ai vescovi


A lezione di libertà, incontro con Brett Scharffs

Brett Scharffs 4Cosa rende la religione un fattore di libertà per tutti? Se lo è chiesto Brett Scharffs, professore di diritto alla Brigham Young University dello Utah (Stati Uniti) e neo-direttore dell’International Center for Law & Religion Studies (icrls.org), il più grande network di studiosi e contatti sulla libertà religiosa nel mondo. L’associazione Antonio Rosmini venerdì 6 maggio ha organizzato una cena/conversazione con l’importante studioso, il quale ha presentato i risultati di una ricerca tanto necessaria quanto sorprendente, sul ruolo che la religione svolge nel favorire o reprimere la libertà religiosa.

Scharffs ha utilizzato i dati forniti dal Pew Research Center (www.pewresearch.org), uno dei più importanti istituti di ricerca in campo sociale. I dati del Pew parlano chiaro - e quasi impietosamente - sul rapporto tra libertà religiosa e maggioranze religiose: nei Paesi in cui c’è una forte presenza di una sola confessione religiosa, le minoranze sono normalmente oppresse o comunque osteggiate, sia attraverso la legge, sia nella pratica sociale. Un argomento che intristisce lo stesso Scharffs, personalmente credente, che si trova ad ammettere che la religione non è sempre una risorsa di libertà.

Brett Scharffs 1Ma, ancora dati alla mano, lo studioso mostra che a questa tendenza diffusa delle maggioranze religiose a schiacciare le minoranze esiste un’enorme eccezione: la Chiesa cattolica. In nessun Paese in cui il cattolicesimo è maggioranza le minoranze sono conculcate.

Cosa rende possibile questo? Da qui la ricerca di Scharffs si immerge nella cultura cattolica e nella sua dottrina sulla libertà religiosa: un’impresa eccezionale per profondità, genuina curiosità e capacità d’immedesimazione dello studioso, che cattolico non è e proprio per questo ha cercato di apprendere cosa, nelle sue parole, abbia trasformato il cattolicesimo da “maggiore oppositore a più strenuo difensore della libertà religiosa”.

Brett Scharffs 5Il percorso che Scharffs descrive traccia un arco temporale di due secoli, nel corso dei quali la Chiesa cattolica ha sviluppato i semi della dichiarazione Dignitatis Humanae (1965) sulla libertà religiosa. È un percorso tortuoso ma entusiasmante, attraverso il quale Scharffs indica che la religiosità ha la capacità di evolvere e maturare e mostra cosa la renda un bene per tutti.

Per chi volesse leggere il testo (in inglese): http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2776352, Il lavoro è ricco di mappe e diagrammi che facilitano la comprensione ed esaltano l’importanza della ricerca: davvero una testimonianza encomiabile di un genuino interesse ad imparare da parte del suo autore, e di come l’intreccio tra libertà e verità sia un tesoro da conquistare e un fattore di bene per tutti.

 

Guarda le slides della presentazione di Brett G. Scharffs “Religious Majorities and Restrictions on Religion” http://www.rosminipadova.it/wp-content/uploads/2016/05/Religious-Minorities-Notre-Dame-Presentation-2015-11-02.ppsx

 

Andrea Pin
Associazione culturale Antonio Rosmini


Incontro con Grégoire, l’uomo che da oltre 30 anni libera i fratelli africani dalle catene

160521 Gregoire locandinaSabato 21 maggio alle 18.00 nel polo educativo Scuole Romano Bruni di Padova in via Fiorazzo, 7 (loc. Ponte di Brenta) si terrà un incontro-testimonianza con Grégoire Ahongbonon, l’uomo che da oltre 30 anni libera i fratelli africani dalle catene. L’incontro è promosso dall’Associazione culturale Rosmini in collaborazione con l’Associazione di Solidarietà internazionale Jobel, l’Associazione Santa Lucia per la cooperazione e lo sviluppo tra i popoli onlus e l’Istituto Romano Bruni.

Grégoire Ahongbonon nasce a Ketoukpe, un piccolo villaggio del Benin al confine con la Nigeria, il 10 gennaio del 1953, da una famiglia di contadini. Da piccolo viene battezzato e trascorre la sua infanzia nel villaggio natale. Nel 1971 emigra in Costa d’Avorio per lavorare come riparatore di pneumatici.

Conosce, negli anni successivi, un periodo di prosperità economica che lo porta a diventare proprietario di alcuni taxi.

In questo tempo abbandona completamente la Chiesa Cattolica ritornando alle pratiche feticiste ed abbracciando uno stile di vita libertino. Verso la fine degli anni settanta conosce gravi disavventure finanziarie che lo porteranno al fallimento economico e personale fino a condurlo sull’orlo del suicidio.

54417508[1]E’ in questo periodo che Grégoire sperimenta un incontro profondo con Dio e si riavvicina alla Chiesa Cattolica partecipando, nel 1982, ad un pellegrinaggio a Gerusalemme nel corso del quale una frase pronunciata dal sacerdote lo toccherà profondamente: “ogni cristiano deve posare una pietra per costruire la Chiesa”.

Questa frase, in un animo sensibile e reso ancor più consapevole dalla grave crisi personale, cambia letteralmente la sua vita. Grégoire, infatti, rientrato a Bouaké, si accorge di una persona che vaga nuda per strada alla ricerca di cibo, le si avvicina e si rende conto che è un uomo malato di mente che a causa della sua condizione è stato emarginato dalla società. Comincia così ad interessarsi alla causa delle persone affette da disturbi psichici, scopre le condizioni disumane in cui vivono in Africa Occidentale dove si crede siano colpiti da stregoneria. Si rende conto che l’incatenamento e l’abbandono nelle strade di questi individui sono pratiche diffuse ed accettate dalle comunità locali. Grégoire decide così di dedicare la sua vita alle persone affette da disturbi psichici e agli emarginati dalla società ed inizia a liberare dalle catene ed a raccogliere dalle strade le persone con problemi mentali.

Ritornato a Bouaké, in Costa d’Avorio, avvia un gruppo di preghiera che ben presto si trasformerà in un gruppo di carità per i malati bisognosi di cure: è l’Associazione S. Camillo di Bouaké. Grégoire è sposato ed è oggi padre di 6 figli, vive a Bouaké in Costa d’Avorio.

 

Per saperne di più visita il sito www.gregoire.it.


Domenica 29 maggio visita guidata alla Padova ebraica

quartiere-dell-antico[1]L’Associazione culturale Rosmini propone per domenica 29 maggio alle 15.30 una visita guidata ai luoghi della Padova ebraica. La visita comprenderà l’antico Cimitero ebraico sito in via Isidoro Wiel, la collezione del Museo della Padova Ebraica con la possibilità di vedere un breve documentario sulla storia degli ebrei in Padova e il film “Generazione va, generazione viene” per la regia di Denis Brotto. Infine sarà possibile visitare la Sinagoga Italiana, fondata nel 1548, tuttora usata della Comunità ebraica di Padova.

Il costo della visita è di 18 euro per i soci Rosmini, con possibilità di iscriversi per chi non è socio. Per le iscrizioni inviare un’e-mail a info@rosminipadova.it entro il 23 maggio. Si accettano iscrizioni sino ad esaurimento posti.

Per info sulla comunità ebraica di Padova vedi http://moked.it/padovaebraica/vita-ebraica/notizie-storiche/.


Eredità e destino della modernità. La strada di Del Noce

cmcPubblichiamo il video di un incontro che si è tenuto quattro anni fa, esattamente il 22 marzo 2012, al Centro Culturale di Milano, dal titolo “Eredità e destino della modernità. La strada di Del Noce”, in occasione della pubblicazione del libro “Augusto Del Noce. La legittimazione critica del moderno” di Massimo Borghesi, Edizioni Marietti, 2011.

Un dibattito di grande spessore (fate attenzione ad esempio alle prime affermazioni di Polito sulla società opulenta) su uno dei maggiori filosofi della politica del XX secolo.

All’incontro sono intervenuti

Massimo Borghesi docente di Filosofia morale, Università degli Studi di Perugia

Eugenio Mazzarella docente di Filosofia teoretica, Università degli Studi di Napoli Federico II; deputato, membro della Commissione Cultura, scienza e istruzione alla Camera

Antonio Polito editorialista del Corriere della Sera

Coordinatore

Alberto Mina, studioso di Del Noce


Assemblea dei soci il 30 maggio all’Istituto Barbarigo di Padova

assembleaAppuntamento imperdibile per i soci della Rosmini lunedì 30 maggio all’Istituto Barbarigo in via del Seminario, 7 per l’assemblea ordinaria dell’associazione. L’assemblea è convocata in prima convocazione alle ore 7.30 ed occorrendo in seconda convocazione lo stesso giorno alle ore 21.00. All’ordine del giorno la relazione sulle attività svolte nel 2015, l’approvazione del bilancio 2015, la programmazione delle attività dei prossimi mesi e il rinnovo delle cariche sociali. Possono intervenire all’assemblea, con diritto di voto, tutti gli associati.

Come tradizione, inoltre, una parte dell’assemblea sarà dedicata a un breve approfondimento culturale, che quest’anno vogliamo dedicare proprio ad Antonio Rosmini, con la presenza di Maria Pia Tindaci, docente di Filosofia nel Liceo Romano Bruni di Padova.


Il Liceo Bruni mette in scena La Tempesta di Shakespeare

tempIn occasione del 400° anniversario della scomparsa di William Shakespeare la Compagnia  de "Il teatro instabile" del Liceo scientifico Romano Bruni mette in scena "La tempesta", ultimo dramma del grande autore inglese. Lo spettacolo si svolgerà venerdì 20 maggio alle ore 21 al Teatro comunale Quirino De Giorgio a Vigonza.

Dopo aver messo in scena negli ultimi anni il "Miguel Manara", "Assassinio nella Cattedrale" e "Antigone"  il "Teatro instabile" ha scelto la “La tempesta” perchè rappresenta, a detta di molti critici, il testamento di Shakespeare. In essa si trova effettivamente un condensato di quei sentimenti e quelle tematiche che rendono urgenti le scelte nella vita di un uomo. Dentro le trame che nell'opera si intrecciano vengono rappresentate sulla scena alcune grandi opposizioni che nel profondo reggono la commedia e qualsiasi storia umana: riso e pianto; magia e realtà; schiavitù e libertà; odio di vendetta e amore; castità e innamoramento sensuale; amicizia e tradimento; vita e morte; società civile e vita selvaggia.

Il messaggio de La Tempesta si offre allora ad attori e spettatori: volete voi preferire le cose agli spiriti? rinunciate voi alla speranza nella magia? volete voi credere al perdono?

Venticinque studenti, guidati dai professori Martino Frizziero e Luca Traversi, lavorano da ottobre per preparare lo spettacolo e per entrare nei panni dei loro personaggi, per immedesimarsi in quei sentimenti estremi che fecero grande l’autore inglese. Con loro collaborano altri studenti e volontari che contribuiscono alla realizzazione dello spettacolo attraverso l'elaborazione di scene, luci, costumi e musiche.

 

Scarica la presentazione de La tempesta

Prenota i biglietti per La tempesta

 

Per informazioni: Stefano Montaccini, 345-5913987 email rettore@istitutobruni.com