A Padova il rappresentante della Santa Sede all’Onu Silvano M. Tomasi

migrantiQual è il significato dell’incessante appello del Papa sul tema dei migranti? Come affrontare con razionalità e umanità le sfide poste da questo fenomeno? Per affrontare queste domande, che saranno a tema della prossima Cena di Santa Lucia, Associazione Culturale Antonio Rosmini sengala un’iniziativa dell’Associazione Santa Lucia Onlus propone

lunedì 28 settembre, ore 12.45
Sala dello Studio Teologico, Basilica del Santo - Padova

Incontro con

mons. Silvano M. TOMASI
osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra

Giampaolo SILVESTRI
direttore generale di Fondazione Avsi

R.S.V.P. info@cenadisantalucia.it
Aderiscono all’iniziativa, promossa dall’Associazione Santa Lucia Onlus: Associazione Progetti per l’Africa Onlus, Associazione Culturale Antonio Rosmini, Università Cattolica San Tommaso d’Aquino di Addis Abeba.


Stilisticamente corretto...

tre_pezzi.jpg_770786215[1]Qualche tempo fa stavo ascoltando un’esecuzione del Violinkonzert di Alban Berg (ne riparleremo) quando un commento, ora irreperibile a causa della chiusura del canale Youtube, mi colpisce…”Raffinatezza ed eleganza stilistica”… io in quel momento sono costernato dalla assoluta superficialità (deliberata, a mio avviso) con cui Boulez (direttore) sta massacrando l’estatico episodio della citazione bachiana (siamo nel II movimento, per chi conosce l’opera il punto è di facilissima individuazione [nel video linkato è intorno a 19:50]) e la palese indifferenza dell’estensore del commento al contenuto profondo della pagina mi fa pensare.

In quel punto il corale bachiano Es ist genug inserito da Berg (vera eco dell’“altro mondo” di beatitudine a cui tutti aspiriamo) colmo di dolore ma anche di aspirazione alla pace, è eseguito senza alcuna sensibilità drammaturgica (o con esagerazione sentimentale dalla pur brava solista). È noto che Boulez in queste cose non ci crede e dunque… è “solo” musica…

Questa è dunque l’epoca non solo del “politicamente corretto” ma, in arte, dello “stilisticamente corretto”.

Lo stile ha preso il posto della comprensione, lo schema si è sostituito alla sostanza, il meccanico ha soppiantato l’organico.

C’è ritorno da questa palude? E chi conosce la strada?


Due nuovi blog sul sito web Rosmini

edward-hopper[1]Ci sono due novità da oggi sul sito dell’Associazione Rosmini: il blog musicale di Luca Belloni, compositore e direttore d’orchestra, e il blog del critico d’arte Mario Cancelli. Per noi dell’associazione, sono altrettanti aiuti - usiamo le parole di Mario Cancelli - a un «vedere (e a un ascoltare) critico che è sempre un re-iniziare, anche perché l’arte è, come scrisse Harold Rosenberg, un modo di pensare, e quindi un giudizio».

Così si presenta Luca Belloni. Sono nato e cresciuto a Milano, sposato (peraltro con una bellissima padovana) e vivo in Veneto ormai da 27 anni (ben più di metà dei miei splendidi 46 anni). Ho studiato composizione, pianoforte e direzione d’orchestra e svolgo le diverse attività professionali che le circostanze mi offrono. Per molti anni ho insegnato nella scuola (tenendo anche corsi di Analisi delle Forme compositive in Conservatorio) e contemporaneamente ho svolto attività musicale soprattutto come compositore ed interprete delle mie opere (ma anche di molti altri compositori che hanno scritto per me). Nel 1997 ho fondato, insieme all’amico di sempre Luciano Chillemi, l’Ensemble WEBERN (www.ensemblewebern.it) gruppo cui sono legato da una profonda amicizia personale.

Ho collaborato con il quotidiano online “Il Sussidiario.net” tenendo una rubrica dedicata alla musica contemporanea (“The day after tonality”) ideata insieme all’amico giornalista Carlo Melato. Mie composizioni son o state eseguite in molte città italiane e trasmesse dal secondo canale della Radio della Svizzera italiana (con cui ha collaborato per un ciclo di trasmissioni) e da Radio Vaticana che ha dedicato una trasmissione alla mia opera compositiva. Ho collaborato a diverse uscite della collana discografica “Spirto Gentil”, sono stato molte volte ospite del Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini in qualità di relatore ed interprete e tengo regolarmente, accanto alle tradizionali esibizioni concertistiche, conferenze-concerto mirate ad avvicinare un pubblico il più possibile vasto alla comprensione e al godimento pieno e consapevole della musica d’arte.

Tra i concerti che mi sono più cari diversi si sono tenuti a Padova: “Gioivano in coro le stelle del mattino” nella Cappella degli Scrovegni e ad essa esplicitamente dedicato attraverso la commissione a diversi compositori italiani di brani ispirati agli affreschi, la “Passione secondo Luca” eseguita in Santa Maria dei Servi, l’oratorio “Russia 1943” nella Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e l’”Apocalisse con Figure” nel battistero del Duomo ed ispirata all’arte di Giusto de’ Menabuoi.

Website: www.belloniluca.com

E questa la biografia sintetica di Mario Cancelli. Nato a Roma nel 1951, si laurea in Filosofia all’Università di Bologna con tesi in Estetica, relatore Luciano Anceschi. Attualmente insegna italiano e storia al Liceo artistico F. Arcangeli di Bologna. Dal 1980 al 1990 ha collaborato con la Fondazione William Congdon. Relativamente al pittore americano, nel 1995 ha pubblicato catalogo ed interventi della mostra “Pastelli” di Ferrara, mentre nel 2004 ha curato la pubblicazione del testo di Congdon “Il viaggio continua” con contributi sull’Osservatore Romano e Avvenire. Per i Quaderni della Fondazione Congdon ha pubblicato il saggio “Chi ha paura del rosso, del giallo, del blu” dedicato all’Action painting. Ha presentato varie mostre collettive a Roma e Bologna, oltre al concorso d’arte Carracci, all’Accademia di Bologna. Ha curato cataloghi delle mostre di vari autori, tra i quali F. Bertani, N. Bux. M. Caldon, D. Casadei, G. Cesana. M. Framba, M. Frisinghelli, A. Gennari, B. Pinto, A. Truttero, N. Uneddu, U. Sergi.


La bellezza disarmata. In libreria il libro di don Carrón

Dal 17 settembre in tutte le librerie italiane, il nuovo libro di don Julián Carrón, "La bellezza disarmata", edito da Rizzoli. Dal "Corriere della Sera" del 16 settembre, un'intervista al presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione

carrCorriere della Sera, mercoledì 16 settembre, p. 9, Carrón: «Il Papa affronta sfide epocali» (Aldo Cazzullo)

Don Julián Carrón, 65 anni, figlio di contadini dell’Estremadura, cresciuto in una piantagione di ciliegi, ordinato sacerdote nell’anno della morte di Franco, erede di don Giussani, capo di Comunione e liberazione.

Che cosa significa il titolo del suo nuovo libro, La bellezza disarmata?
La bellezza è lo splendore della verità, dice san Tommaso; perciò non ha bisogno di qualche aiuto dall’esterno per comunicarsi; è sufficiente l’attrattiva che esercita, proprio per la sua bellezza. Mi è sembrato un titolo adeguato per un contributo che si rivolgesse alla ragione e alla libertà, senza forzare né una né l’altra. La stagione che stiamo vivendo ci costringe a riconoscere che l’unico modo per accedere alla verità è quello che passa attraverso la libertà.

Lei scrive che è possibile un «nuovo inizio» per l’Europa. Tre mesi fa l’Europa sembrava finita. Ora, dalla Grecia ai migranti, qualcosa si muove. L’Europa diventerà lo «spazio di libertà» di cui lei parla? O gli egoismi nazionali e materiali sono destinati a prevalere?
Questa è precisamente la sfida. Non c’è una risposta precostituita. È una opportunità per ripensare uno stile di vita, superando la tentazione di irrigidirsi nelle forme del passato. La Arendt diceva che ogni crisi «costringe a tornare alle domande» ed «esige risposte nuove». Sta a noi approfittare dell’occasione.

Scrivendo dell’emergenza educativa, lei sostiene che «i genitori hanno voluto risparmiare a ogni costo ai loro figli la fatica di vivere». I nostri ragazzi sono troppo viziati?
Il problema non sono i ragazzi, ma gli adulti. Abbiamo da proporre qualcosa che sfidi la loro ragione e la loro libertà? I ragazzi sono un giudizio sugli adulti, pagano lo scetticismo dei grandi; sono più fragili delle generazioni precedenti, per una debolezza di coscienza che diventa debolezza affettiva.

Lei insiste sulla continuità tra Ratzinger e Bergoglio, ad esempio nel rapporto tra fede e ragione. Non le pare che per altri versi Francesco stia imponendo una svolta alla Chiesa, non da tutti accettata?
Certamente. Papa Francesco sta affrontando con audacia da gigante le grandi sfide del presente in continuità con Benedetto XVI. Mi stupisce che possa non essere compreso nel suo costante richiamo all’essenziale. Credo che ciò sia dovuto alla difficoltà di riconoscere il cambiamento epocale in atto, che il Papa invece ha ben presente.

Qual è l’atteggiamento di Bergoglio nei vostri confronti? È stato severo nell’incontro che ha avuto con i ciellini? Lei sa che alcuni esponenti di Cl sono duramente critici verso di lui.
Come fa con tutti, anche con noi il Papa non ha avuto ritegno a richiamarci ad essere fedeli al carisma ricevuto. Chi è familiare con i richiami fatti da don Giussani quando ci allontanavamo dalla verità dell’esperienza cristiana, riconoscerà che il Papa è stato fin troppo tenero. Quindi non possiamo che ringraziarlo di una simile paternità, che è arrivata fino a indicazioni precise di cui ogni membro di Cl è chiamato a far tesoro, dall’autoreferenzialità al non confondere la fedeltà al carisma con la sua “pietrificazione”, al non perdere la libertà.

È un Papa sudamericano. Qualcuno vede in lui una nota populista. Sbaglia?
Sì! Una cosa è essere sensibili a problemi che riguardano la giustizia verso i poveri, i loro bisogni e diritti, un’altra è essere populisti. Il Papa ha troppo a cuore la dignità e il destino di ogni singola persona per annullarla in una massa da blandire.

Le nuove norme sulla nullità del matrimonio non introducono una sorta di «divorzio cattolico»? Non teme che ne esca indebolito il vincolo, ammorbidito il sacramento?
Non saranno le nuove norme a indebolire il vincolo, come non sono state le vecchie a frenarne l’indebolimento. Quello che renderà sempre più forte il legame matrimoniale sarà solo una esperienza di fede adeguata, senza la quale l’indissolubilità sarà un’utopia. Senza cedere sul terreno della dottrina, il Papa prende atto del contesto umano profondamente mutato, in cui un uomo e una donna decidono di contrarre il sacramento con una consapevolezza in tanti casi sempre più superficiale.

L’Europa invita l’Italia a riconoscere le unioni omosessuali. In Spagna è già accaduto. È un fenomeno irreversibile? Oppure va combattuto?
La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale. La questione è quale tipo di riconoscimento dare, e il loro rapporto con la famiglia fondata sulla relazione uomo-donna, i figli, le adozioni. Tutti capiamo che sono temi di grande rilievo personale e sociale. Anche le coppie omosessuali non possono evitare certe domande. Una volta uno di loro mi chiese, parlando dell’adozione dei figli: che conseguenze avrà per loro la mancanza di una figura femminile? E che scenario apre per la dignità delle donne l’utero in affitto? C’è bisogno di uno spazio di libertà che permetta un dialogo che non costruisca muri, ma inizi processi, come ripete il Papa, anche a livello culturale e politico.

È giusto accogliere tutti i migranti, o solo coloro che fuggono dalle guerre? Anche Cl si mobiliterà per l’accoglienza?
Il dramma di tanti uomini in situazione di estremo bisogno colpisce la coscienza di tutti. Nessuno resta indifferente davanti alle immagini della tv: penso alle recenti iniziative di alcuni leader europei e della stessa Ue, o al richiamo del Papa ad aprire le parrocchie. Non c’è dubbio che i rifugiati abbiano la priorità, ma non potremo fermare l’arrivo di altri migranti. La gente di Cl, da tempo impegnata in tante iniziative di ospitalità, troverà il modo di rendersi disponibile alle richieste delle diocesi.

Guardi che in Italia molti uomini di Chiesa, sacerdoti e cardinali, hanno messo un freno.
Questa non è solo un’emergenza. È un cambiamento epocale. E la nostra risposta non può essere solo pratica, organizzativa. Occorre un cambiamento culturale, di mentalità. Siamo chiamati a convivere con il dolore degli altri. Siamo chiamati alla conversione.

In un’intervista al Corriere, tre anni e mezzo fa, lei disse che non esistono «politici di Comunione e liberazione», e che Cl doveva vigilare per evitare di essere usata. Pensa che ci sia riuscita?
Penso di sì, malgrado continuino ad essere usate per inerzia certe espressioni ereditate dal passato. Oggi tutti distinguono il movimento dai politici appartenenti a Cl, i quali agiscono - e non può essere altrimenti - con loro responsabilità personale. Questa distinzione è essenziale e non può che fare del bene a Cl e ai politici.

Eppure Comunione e liberazione continua a essere accusata di aver costruito un sistema di potere, attraverso la Compagnia delle Opere. Cosa risponde?
Mi sembra che questo sia assolutamente falso. Si è diffusa, a volte non senza calcolo, un’idea della Cdo come una lobby sotto la regia nascosta di Cl. La Cdo nasce dalla libera iniziativa di persone per sostenersi nel portare avanti opere e imprese. Come ogni attività, è sempre un «tentativo ironico», come diceva don Giussani: suscettibile di errori. Ciascuno giudichi se, con questa crisi, i tentativi di creare posti di lavoro e risposte ai bisogni sono qualcosa di cui rammaricarsi.

Qual è il suo ricordo di don Giussani?
Il mio ricordo è di una persona traboccante di passione per Cristo e per gli uomini. Per questo ha dedicato l’intera esistenza a mostrare che la fede cristiana può offrire un contributo significativo alla vita di tutti nel contesto attuale, dove non è facile trovare punti di riferimento per orientarsi. Sento una gratitudine sconfinata per avere avuto la grazia di incontrarlo; questo ha impresso alla mia vita una svolta senza paragoni.

Qual è la sua eredità?
Una consapevolezza del cristianesimo come avvenimento di vita, che l’ha reso di nuovo interessante per migliaia di persone in tutto il mondo; un’idea di educazione come introduzione alla realtà fino al suo significato, all’altezza dell’emergenza educativa; un’insistenza sulla testimonianza per mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita; un’apertura a tutto ciò che di vero, bello e buono c’è in chiunque; un rispetto e una valorizzazione della libertà della persona. Mi auguro di non sprecare la grazia ricevuta.

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JULIÁN CARRÓN

LA BELLEZZA DISARMATA

RIZZOLI (Milano 2015)
pp 360 - € 18

Dal 17 settembre in tutte le librerie


Sabato 26 settembre la prima edizione di Prato Rock

PRATOROCK - Evento 26.9.2015La Domus Familiae Padre Daniele e la Parrocchia di Santa Giustina invitano la popolazione a Prato Rock, il primo concerto di Christian Music nel cuore di Padova, sabato 26 settembre 2015 sul sagrato della Basilica di Santa Giustina in prato della Valle, nato dal desiderio di testimoniare la bellezza, la forza e la gioia che derivano dal seguire Gesù Cristo, in occasione del 6° anniversario della nascita al Cielo di padre Daniele Hekic.

 

Interverranno tre gruppi:

 

REALE: stanno girando l’Italia in tour per promuovere il loro nuovo secondo cd “Kairòs”. Dopo quindici anni di concerti e musica, hanno suonato di recente a Torino per “L’amore più grande - Santa Sindone - Ostensione 2015” in occasione della visita di Papa Francesco. Parole e musica definiti “alta teologia in rock”. http://www.realemusica.it/

 

GIRAFFA PROJECT: suonano dal 2007 prevalentemente nella diocesi di Padova, in eventi di evangelizzazione e feste parrocchiali cittadine. Stanno lavorando al loro secondo cd. http://www.giraffaproject.it/

 

DE ESPERANZA: Giovanissimi ragazzi che condividono un’esperienza di vita evangelica comunitaria nella Domus Familiae Padre Daniele. Sempre di più la loro amicizia è divenuta parole e musica e “De Esperanza” è il frutto genuino delle fatiche, delle conversioni, e del desiderio di lodare Gesù vissuto sulla loro stessa pelle.

 


Il conflitto politico-religioso, 14 anni dopo l'11 settembre

12009768_949912188381329_4941912412984397882_n[1]Il nuovo numero di Rivista di Politica, in corso di pubblicazione, contiene un dossier sulla “Teologia politica”, curato da Massimo Borghesi, con articoli di Mario Tronti, Pasquale Serra, Gianni Dessì, Antonio Allegra, Luca G. Castellin, Marco Pacioni. Qui di seguito trovate la presentazione del dossier, a firma di Massimo Borghesi, e l’anticipazione della copertina.

 

Massimo Borghesi, Il conflitto politico-religioso e l’attualità della teologia politica

 

Contrariamente all’idea, soggiacente alla scuola de “Les Annales”, la storia non è caratterizzata solamente dalla longue durée ma anche da “Eventi”, avvenimenti, che segnano cesure tra le epoche. Così il 1989 rappresenta, simbolicamente, la fine di un’era, quella dominata dalla guerra fredda, dallo scontro ideologico-politico tra Est e Ovest. Esso inaugura il tempo nuovo, quello contrassegnato dall’illusione della Fine della Storia (“The End of History”), titolo dell’opera programmatica del nippo-americano Francis Fukuyama. Quel tempo, diviso tra globalizzazione e mitologie pacificanti in stile New Age, si conclude, l’11 settembre 2001, con l’abbattimento delle Twin Towers a New York. Con ciò si è aperto un nuovo scenario contrassegnato, dopo decenni di teorie sulla irreversibile secolarizzazione del moderno, da un impetuoso ritorno della religione nella scena pubblica. Uno scenario che ha visto l’islamismo radicale da un lato, polarizzato dal purismo fanatico di Al-Quaeda, e, dall’altro, la reazione teocon di matrice americana, fondata sull’idea dell’Occidente “cristiano” in guerra. In tal modo il tema teologico- politico, la forte commistione tra politica e religione, è il topos che domina la storia, fino ad oggi. Cambiano gli attori, da Al-Quaeda all’Isis, a Boko Haram, ma il problema persiste. Ciò ha indotto settori dell’illuminismo radicale a postulare l’idea che la radice dei conflitti stia nell’idea stessa di monoteismo. Il monoteismo (ebraico-cristiano-islamico) sarebbe, nella sua pretesa di un’unica verità, violento. La terapia dell’Occidente risiede qui nel ritorno ai classici dell’Illuminismo, alla lezione di Lessing e, in forma più aggiornata, al decostruzionismo contemporaneo. Così Peter Sloterdijk e l’ultimo Derrida. Ciò che i neoilluministi dimenticano è il ruolo svolto dalle stesse religioni nel sedare il fuoco del fondamentalismo religioso. Così nel mondo cattolico è stata la lezione del Concilio Vaticano II, strenuamente sostenuta da Giovanni Paolo II, durante la prima e la seconda Guerra del Golfo, da Benedetto XVI e poi da Francesco, che ha delegittimato l’ideologia teocon e impedito l’idea di “crociata” dell’Occidente cristiano contro l’Islam. Con ciò è venuta meno, in parte, la giustificazione che l’avversario islamista avrebbe auspicato. L’essenza della teologia politica risiede, infatti, nell’esigenza del nemico. Non c’è teologia politica se non c’è nemico, se non c’è guerra di religione. In ciò è possibile misurare, da un lato, la differenza con la teologia della politica la quale non ha bisogno, per attuarsi, di avversari, e, dall’altro, l’attualità della riflessione di Carl Schmitt, il principale e discusso teorico della teologia politica nel Novecento. Al fondo rimane la “vexata quaestio”: il cristianesimo è teologia politica o esso, come pensano Erik Peterson e, dietro di lui, Joseph Ratzinger, costituisce, in alternativa alle correnti che vorrebbero una privatizzazione radicale della religione, la principale liquidazione della teologia politica? «Il cristianesimo – scrive Ratzinger nel 1984 – in contrasto con le sue deformazioni, non ha fissato il messianismo nel politico. Si è sempre invece impegnato, fin dall’inizio, a lasciare il politico nella sfera della razionalità e dell’etica. Ha insegnato l’accettazione dell’imperfetto e l’ha resa possibile. In altri termini il nuovo Testamento conosce un ethos politico, ma nessuna teologia politica»[1].

La distinzione di Ratzinger, preziosa, non significa l’apoliticità della fede. Nel caso del cristianesimo la connessione con la storia è essenziale. Questo non porta, però, ad una teologia politica ma ad una teologia della politica. «Nella sua concezione propria la fede cristiana è essenzialmente metapolitica; è politica nelle sue conseguenze. E’ politica in quanto la civitas Dei, secondo l’immagine suggerita dalla Lettera a Diogneto, è anima della polis, vive in essa pur senza identificarvisi, si prende cura del suo bene. Non realizza se stessa, però, attraverso la politica. La sua è una teologia della politica, non una teologia politica. Ciò significa che non raggiunge il politico direttamente ma attraverso la mediazione etico-giuridica. Non realizza l’identità con il politico. Lo impedisce la riserva escatologica, lo scarto tra grazia e natura. La teologia politica, al contrario, è “dialettica”. Per essa il momento teologico si realizza attraverso il politico e il politico tramite il teologico. Nel passare “attraverso”, nel realizzarsi attraverso altro-da-sé, i due momenti vanno incontro ad una metamorfosi. E’ in questo senso che la teologia politica rappresenta una formula della secolarizzazione: del teologico, che identifica la civitas Dei con la civitas mundi; del politico allorché, nel senso di Löwith o di Voegelin, diviene religione politica»[2]. Nel passaggio dalla teologia politica alla teologia della politica il modello dialettico, fondato sull’idea del reciproco “inveramento” tra teologico e politico, cede il posto ad un modello “polare”. Teologia e politica si rapportano in una irriducibile differenza, in una tensione mai risolta.

E’ lungo questa direzione che si muovono i saggi che compongono il numero presente di “Rivista di politica” dedicati al tema teologico-politico. Nel testo di Mario Tronti la teologia politica, in una versione che corregge quella classica di Schmitt, si pone non come il modello della secolarizzazione ma come suo argine critico, luogo di opposizione ad una modernizzazione nichilista, allo svuotamento di ogni ideale di cambiamento che segna, in profondità, l’era della globalizzazione. Il teologico-politico è qui il vento messianico di Rosenzweig, Benjamin, Taubes, che apre il politico, ne contesta l’autonomia. E’ il luogo della trascendenza che, come documenta Pasquale Serra nel suo serrato ed interessante saggio autobiografico dedicato al suo lungo confronto, da sinistra, con il pensiero di Augusto Del Noce, dà respiro ad una politica più che mai tentata, nelle circostanze attuali, di ripiegarsi nella congiuntura. Soccorrono, allo scopo, i modelli del passato, da quello di Luigi Sturzo, delineato da Gianni Dessì, al paradigma di uno dei più illustri pensatori americani del ‘900, Reinhold Niebhur, illustrato da Luca Castellin. Entrambi, Sturzo e Niebhur, indicano un rapporto di polarità tra religione e politica, una tensione per la quale la fede, priva di suggestioni clericali ed integralistiche, riconosce il politico come altro da sé e, insieme, ne contesta le chiusure, le assolutizzazioni panteistiche, i processi di secolarizzazione. La teologia della politica impedisce la teologizzazione del politico. Una tesi, questa, verificata criticamente da Antonio Allegra in un intelligente confronto tra due studi sull’argomento – Due. La macchina della teologia politica e il posto del pensiero (Einaudi 2013) di Roberto Esposito e Critica della teologia politica. Da Agostino a Peterson: la fine dell’era costantiniana (Marietti 2013) di Massimo Borghesi - , testi nei quali la convergenza del risultato, dato dalla liquidazione della teologia politica, viene giustificato a partire da premesse ed argomentazioni radicalmente diverse. Il dossier si conclude con una ricca e documentata bibliografia sull’argomento offerta da Marco Pacioni la quale costituisce un utilissimo strumento per inoltrarsi in una problematica, quella della teologia politica, che monopolizza ormai la riflessione filosofico-politica.

 

Massimo Borghesi è professore ordinario di Filosofia morale nel Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, umane, della formazione dell’Università di Perugia. Tra le sue pubblicazioni recenti: L’era dello Spirito. Secolarizzazione ed escatologia moderna, Studium, Roma 2008; Augusto Del Noce. La legittimazione critica del moderno, Marietti, Genova-Milano 2011; Critica della teologia politica. Da Agostino a Peterson: la fine dell’era costantiniana, Marietti, Genova-Milano 2013.

[1] J. RATZINGER, Chiesa, ecumenismo e politica, tr. it., Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 1987, p. 201.

[2] M. BORGHESI, Critica della teologia politica. Da Agostino a Peterson: la fine dell’era costantiniana, Marietti, Genova-Milano 2013, pp. 12-13.


Un’e-mail inaspettata dalla Colombia

6901658_1[1]Una e-mail del tutto inaspettata dalla Colombia. Ci è giunta ieri, da parte di Gastone Bettelli, modenese trapiantato da tanti anni a Bogotà e amico - oltre che scopritore in giovane età - del grande illustratore Giorgio De Gaspari a cui l’Associazione Rosmini ha dedicato un incontro e numerosi approfondimenti. Ve la proponiamo perché ha il sapore della testimonianza personale, peraltro godibilissima, assieme a un’altra lettera, successiva, a Giovanni Scarpa, autore di Giorgio Foresto. Le opere segrete di Giorgio De Gaspari

 

 

Lettera all’Associazione Rosmini

 

Vivo da anni in Bogotá, Colombia Sud America. Dico questo all’inizio perché il mio italiano giè povero da prima si è ancora più impoverito stando qua, e perciò abbiate pazienza magari con i miei strafalcioni linguistici.

Quando giovane (ho 78 anni) collezionavo in Italia i bellissimi disegni in bianco e nero che De Gaspari aveva fatto per un romanzo titolato La Strada di Volokolamsk e che apparivano sul giornale comunista l’Unità che mio padre riceveva “religiosamente” (trattandosi di un comunista... si fa per dire) ogni giorno.

Non c’è molto da stupirsi giacche a quei tempi, a Modena, la mia città natale quasi tutti erano comunisti dal libro in giù.

Io no. Io avevo studiato all’Istituto d’Arte Adolfo Venturi e giovane non leggevo Marx ma bensì La Recherche du Temps Perdu proustiana.

Io, secondo un modo peculiare di esprimersi di mio padre (che Dio lo abbia in gloria) avevo le “natiche gialle” che voleva poi dire nel suo modo dialettale che ero un borghesuccio.

Lo sono ancora.

Quando andai a studiare a Roma all’Accademia delle Belle Arti, per sostenermi lavoravo allo Studio Favalli che in Roma faceva la pubblicità per le pellicole e fra un gruppo di talentosissimi illustratori, videlicet Renato Fratini, Pino Dell’Orco, Sandro Biffignandi, Nicola Simbari, nessuno conosceva come illustratore Giorgio de Gaspari. Io senza dubitare un attimo, pur essendo un ragazzino di 17 anni, non ebbi timore a raccomandare ad Augusto Favalli, il proprietario dello Studio nell’antico edificio che dava sulla bella piazza romana di Piazza Dante, il nostro Giorgio De Gaspari.

Il quale fece una tavola per il film - Guerra e Pace di Dino de Laurentiis - che letteralmente sconvolse il modo di illustrare in Italia.

Quando la presentò, abbastanza ubriaco dopo avere un po’ troppo indugiato su una bottiglia di whiskey venendo da Milano, tutti gli illustratori rimasero ipnotizzati (anche io) come se avessero visto il Santo Gral.

Mai vista una illustrazione così bella. Oggi è nelle mani della famiglia De Laurentiis, si dice.

A partire di lì tutta una schiera di illustratori - Carcupino, Di Gennaro ed altri - si schierarono nel bando formale-illustrativo del geniale Giorgio.

Colpa anche mia, senz’altro, che lo feci conoscere in quel di Roma.

Ebbi poi occasione, in Milano accompagnato dal mio amico Sandro Biffignandi, di andarlo a trovare in quei giorni umidi e gelati di Natale, nel suo studio.

Ci vorrebbe il talento di Vladimir Nabokov per ricostruire quella originale e mai ripetuta esperienza perché oltre ad aver una mano ed una memoria visuale eccezionale Giorgio De Gaspari di stramberie geniali non era per niente avaro.

Quel giorno ne dette una prova.

Gli chiese Biffigandi, ironico, dove era il Presepio.

È qua, disse, ed aprì un enorme frigorifero che stava nella metà della sala come una specie di Golem con uno di quei “ice box” con luce di neon; dentro il “freezer” aveva messo ritagliate minuziosamente in cartolina tutte le figurine del presepio che adesso apparivano ricoperte di una neve artificiale, dando un senso ultramondano e fantasmagorico al presepio.

Ho sentito, oggigiorno di un revival della opera del maestro De Gaspari e di un libro chiamato Il mistero di Giorgio De Gaspari, vorrei comprarlo ditemi per favore come potrei farlo.

Intanto ben potete inviare queste note all’autore se vi pare che ne valga la pena.

Ricevete per adesso, in ogni modo, un cordialissimo saluto d’oltremare.

Vostro Gastone Bettelli

 

Lettera a Giovanni Scarpa

 

Caro Giovanni, devo dire subito qualche cosa che suona indubbiamente come un gesto altivo e di criticabile fanfaroneria, però anche così nessuno potrà negare che io sono stato il primo scopritore degaspariano della mia generazione.

Io andavo ancora al Istituto d’Arte Venturi in Modena e certamente mi insegnavano i miei carissimi maestri che ho da sempre stimato tanto (Spazzapan in primis) le cose d’arte del passato. Senza questi bravissimi maestri sarei forse diventato il primo gangster modenese, giacché non avendo mamma, morta giovane durante la guerra, io ero diventato un lazzarone, giusto termine anche dal fatto che son nato nel rione popolare e propriamente chiamato di San Lazzaro in quel di Modena

E naturalmente feci riproduzioni da gessi del David di Michelangelo e cose del genere ed ero anche bravino come si suol dire.

Però la mia passione era il Cinema e non il Rinascimento italiano pur così grande da sempre.

Infatti per quello andai a Roma e non a Milano una volta ricevuto il pomposo titolo di maestro d’arte per studiare alla Famosa Accademia d’Arte di Roma dove feci due anni sotto la guida del caro Franco Gentilini che lì insegnava; e in ogni caso se eccellevo in qualche cosa era nel disegno che ancora oggi rimane la mia passione mai spenta.

Ed entrai allo Studio Favalli che faceva i cartelloni pubblicitari per la Lux Film, la Paramount eccetera. Era il momento del boom del cinema del dopoguerra e dovevo però fare il servizio militare.

Io fui obiettore di coscienza ante litteram e di armi non ne volli sapere giacché ne avevo visto fin troppe nella mia infanzia, sono nato nel 37... capirete!

E me ne venni a Colombia come base, poi lavorai e conobbi tutti i paesi delle due Americhe, meno purtroppo il Brasile.

Tu caro Giovanni potrai fare di queste note ciò che vuoi però ti assicuro che non vi sono alterazioni inventive, anche dette bugie, da parte mia.

In Chicago lavorai nello studio di Stevens Biondi De Cicco e lì ebbi occasione di conoscere due bravissimi illustratori americani già spenti Bob Peak e Bernie Fucks, però nonostante i grandi talenti americani (Morton Roberts, Robert Fawcett - inglese -, Norman Rockwell ecc) nessuno di loro ammirai tanto come il nostro genialoide Giorgio De Gaspari che poi aveva da sempre coltivato attorno a sé l’aura del “bohemienne” che invece nella cultura protestante americana non funziona per niente giacché lì funziona da sempre il business man ed anche in cose d’arte applicata come l’illustrazione, affari sono affari. È il pragmatismo nord americano.

Mentre scrivo questo penso alla fortuna che avrebbe fatto Giorgio de Gasperi in America!

Beato lui che è rimasto autentico con il suo modo d’essere anche se poi con la vecchiaia, mi sembra, e non voglio esser per niente crudele, divenne un po’ la macchietta di se stesso.

In ogni caso per chiudere, per oggi, mai in tutta la vita mia, ho visto una tavola illustrativa cosi spettacolare come quella che fece Giorgio De Gaspari per il film Guerra E Pace di Dino De Laurentiis con Mel Ferrer ed Audrey Hepburn e Henry Fonda. Su questo lavoro ritornerò poi con un po’ più di tempo.

Certo che se mi arrivasse il libro da te con una tua dedicatoria gran regalo sarebbe per me.

Io poi a mia volta ti farò ricevere uno che han fatto su di me e che dovrebbe uscire, speriamo, in questo Dicembre e dove si racconta visualmente la storia della Indipendenza di Colombia dalla Spagna.

Saluti cari

Vostro Gastone Bettelli da Modena


Domenica 13 settembre le “Sette parole” di Haydn ad Adria

croce (2)Domenica 13 settembre alle 21.00 nella Parrocchia di Santa Maria Assunta (detta “della Tomba”), di Adria (RO), in via Bocchi 46, l’Ensemble Webern eseguirà Le Sette ultime parole del Nostro Salvatore in Croce di F.J. Haydn (trascrizione per ensemble di L. Belloni)

Il concerto costituisce l’atto inaugurale della settimana dedicata alle celebrazioni quinquennali del Crocifisso miracoloso presente all’interno della chiesa di S. Maria Assunta (detta “della Tomba”). Ingresso Libero

L’Ensemble “Webern” nasce nel 1996 da un’idea di Luca Belloni e Luciano Chillemi. Fin dall’inizio della sua attività il gruppo si caratterizza per l’originalità dei programmi e dell’approccio al repertorio contemporaneo, inteso, al di là di ogni velleità “specialistica”, come l’ultima propaggine di una grande tradizione che affonda le sue radici all’origine stessa della cultura occidentale. Da queste premesse la formazione prende le mosse per sviluppare una ricerca che si concretizza in concerti “tematici” in cui l’accostamento dei brani non sia un mero pretesto ma si articoli seguendo un filo conduttore che aiuti il pubblico nella comprensione di brani spesso complessi e linguisticamente inconsueti. In questo contesto viene recuperata la pratica della trascrizione di brani del passato recente o lontano, pratica che ha suscitato l’interesse dei musicisti di ogni epoca (si vedano a titolo esemplificativo gli illuminanti esempi di Schoenberg, Berg e Webern). Nasce così la serie dei concerti-omaggio, serate monografiche in cui intorno ad un tema o ad un autore vengono disposti, in un singolare contrappunto, brani di diverse epoche e stili:

Un esperienza nella musica contemporanea: omaggio a Pippo Molino
Con Niccolò in freundschaft: omaggio a Niccolò Castiglioni
Cara beltà...: omaggio a Vittorio Fellegara
Fur Edith: omaggio alla figura di Edith Stein
Unum loquuntur omnia: omaggio a Umberto Bombardelli
Sette parole sull’uomo: poesia e musica all’incrocio del sentiero
Incontri col Novecento
Ricordare Vienna: percorsi da Mozart a Schoenberg
Omaggio a Shostakovich
Comporre e trascrivere oggi
La morte di Ivan (di Luca Belloni) e L’Illousione (di Pippo Molino) - opere da camera
Salve Festa dies: omaggio a Venanzio Fortunato
Al punto fermo del mondo che ruota: contrappunti con la storia ed il Destino
A partire da Dante: un itinerario musicale nella Commedia
La storia può essere libertà
Ave crux, spes unica: sguardi sul mistero della Misericordia

L’Ensemble si è esibito in numerose città italiane (Padova, Milano, Parma, Rovigo, Bergamo, Adria) ottenendo lusinghieri consensi di pubblico e di critica. Esecuzioni dell’Ensemble sono state trasmesse da Radio Vaticana. L’Ensemble Webern ha all’attivo numerose prime esecuzioni di diversi compositori contemporanei quali: P. Rosato, U. Bombardelli, C. Benati, G. Grosskopf, P. Bellini, M. Erbi, R. Tagliamacco, P. Cattaneo, P. Molino, L. Verdi. Il repertorio dell’Ensemble, oltre agli autori citati comprende numerosi importanti autori quali G. Kurtàg, A. Schoenberg, A.Webern, G. Mahler, C. Ives, I. Stravinsky, N. Castiglioni.

Componenti dell’ensemble:

Luca Belloni - direttore

Chiara De Monte - flauto

Claudio Miotto - clarinetto

Elisa Saglia - violino

Luciano Chillemi - chitarra

Michele Zappaterra - pianoforte

Il sito internet dell’Ensemble: www.ensemblewebern.it.

Luca Belloni ha studiato Composizione presso i Conservatori di Milano e Adria (RO) diplomandosi nel 1997 con il massimo dei voti e perfezionandosi quindi sotto la guida di Pippo Molino presso la Civica scuola di Musica di Casatenovo (LC) e presso il Castello di Piobbico (PU). Negli stessi anni si perfeziona in Direzione di Coro e Direzione d’Orchestra con Anibàl Cetrangolo e Luigi Verdi. Nel 2005 ha partecipato ai corsi dell’Accademia Chigiana di Siena (Corso d Direzione d’Orchestra, docente: Gianluigi Gelmetti) e nello stesso anno ha conseguito il Diploma Accademico di Secondo Livello, indirizzo Compositivo, corso di Composizione, con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria. Agli studi musicali ha affiancato quelli universitari presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Sue composizioni sono state eseguite in diverse città italiane quali: Milano (Conservatorio: Sala Puccini, Spazio Oberdan, Palazzina Liberty), Bologna (Accademia Filarmonica: Sala Mozart), Ferrara (Stagione del Teatro Comunale), Rovigo (Tempio della Rotonda in occasione di Telethon, Auditorium S.Michele, Accademia dei Concordi), Adria (Sala Groto, Sala De Guarneri, Teatro Comunale), Bergamo (Incontri europei con la musica, XIX edizione), Rimini, Camerino, Senigallia, Salò. Nel 2001 Radio Vaticana ha dedicato una trasmissione monografica alla sua produzione compositiva. I suoi Cinque studi per chitarra hanno ottenuto il diploma di merito nell’edizione 1998 del Concorso di Composizione “P.Barsacchi” di Viareggio. Dal 2006 è socio della SIMC (Società Italiana di Musica Contemporanea). La sua attività direttoriale spazia dal repertorio classico a quello contemporaneo. E’ direttore stabile dell’Ensemble “Webern”, formazione che ha fondato in collaborazione con il chitarrista Luciano Chillemi e con la quale si è esibito in diverse città italiane, svolgendo un’attività concertistica volta alla valorizzazione del repertorio contemporaneo. Alla testa dell’Ensemble ha diretto numerosi concerti “tematici” dedicati adi importanti personalità del panorama musicale contemporaneo (quali ad esempio Castiglioni, Fellegara, Molino o Bombardelli). Per l’Ensemble “Webern” hanno composto brani importanti compositori quali: Chiara Benati, Pieralberto Cattaneo, Pippo Molino, Umberto Bombardelli, Roberto Tagliamacco, Giovanni Grosskopf. Dal 2003 collabora con l’Ensemble “Laboratorio Novecento” di Adria (RO) alla testa del quale ha eseguito importanti pagine del repertorio contemporaneo come l’”Histoire du Soldat” di Igor Stravinsky (in un allestimento scenico appositamente realizzato), e il “Das Lied Von der Erde” di Gustav Mahler (nella versione per orchestra da camera a cura di Arnold Schoenberg, Anton Webern e Reinald Riehn). E’ tra i soci fondatori del Centro Studi “Arcipelago Musica”, all’interno del quale è nata la prima Biblioteca Musicale Multimediale italiana, biblioteca della quale ha ideato la struttura e pianificato le acquisizioni. Sempre per “Arcipelago Musica” ha svolto attività di moderatore in diversi incontri del ciclo “Vedere la musica” - conferenze con Fabio Vacchi, Davide Anzaghi, Carlo Florindo Semini, Alessandro Melchiorre, Carlo Boccadoro, Gianni Possio – (Milano, Palazzo delle Stelline) ed ha tenuto la relazione “Un addio alla tonalità: Mahler e Schoenberg” (Centro Culturale di Milano) nel contesto del ciclo “Capire la Musica”. Svolge attività musicologica e di divulgazione tenendo numerosi incontri di introduzione all’ascolto sia presso istituzioni culturali (teatri, stagioni concertistiche e centri culturali) che all’interno di progetti destinati a studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. Negli ultimi anni è stato ospite del “Meeting per l’amicizia tra i popoli” di Rimini in qualità di relatore. Per il Teatro Sociale di Rovigo ha redatto i programmi di sala di produzioni quali “Falstaff” di G. Verdi (2002) e “Il Pranzo” (balletto in prima esecuzione assoluta) di Carlo Pedini (2003). Per la casa discografica Universal ha curato le note di copertina del III concerto di S.Rachmaninov (DGG), della VI e IX Sinfonia di L. van Beethoven (DECCA – DGG), del III concerto per violino di W. A. Mozart (PHILIPS), della Sonata in La minore “Arpeggione” di F. Schubert (DECCA), del Concerto K.466 di W. A. Mozart (DGG) e delle Sonate op. 57 e 111 di L. van Beethoven (DGG). La sua opera da camera Il Ritorno è stata eseguita sotto la sua direzione al Teatro Comunale di Adria riscuotendo lusinghieri consensi di pubblico e critica (L’Opera, novembre 2004). Con l’ensemble Stella maris (da lui fondato e diretto) ha eseguito in diverse occasioni lo Stabat Mater di G.B. Pergolesi, la Johannes-Passion di J.S.Bach e lo spettacolo Percorsi e labirinti (su un testo di Maurizio Biondi) dedicato alle strutture polifoniche nella tarda produzione bachiana.. Nell’autunno 2007 ha diretto la in prima esecuzione due nuovì lavori teatrali: La morte di Ivan (libretto e musica di Luca Belloni, da Tolstoj) e L’Illusione di Pippo Molino, da Solov’ev. Negli A.A. 2005/2006 e 2006/2007 ha insegnato “Analisi delle Forme compositive” (Diploma Accademico di II livello) presso il Conservatorio “A.Buzzolla” di Adria. Ha recentemente diretto un ciclo di concerti (Milano, Padova, Parma) in cui, accanto ad altre pagine di prestigiosi compositori contemporanei, ha tenuto a battesimo il suo Requiem per due voci e strumenti. Collabora stabilmente con il quotidiano online Il Sussidiario in veste di curatore della rubrica THE DAY AFTER TONALITY dedicata alla musica colta contemporanea.

È Editor dell’area UNIVERSO MUSICA di ABeditore (www.abeditore.it oppure www.tinyurl.com/lucabelloni-abeditore)


Il vaticanista Tornielli all’Agriturismo Collalto di Molvena (VI)

Andrea_Tornielli[1]Mercoledì 2 settembre alle ore 20.30 a Molvena (VI) nell’Agriturismo Collalto di Gianico Viero ci sarà un incontro con l’Autore. Partecipa Andrea Tornielli, vaticanista del quotidiano La Stampa. Ricordiamo il suo ultimo libro “Papa Francesco: questa economia uccide, con un intervista esclusiva su capitalismo e giustizia sociale”, scritto con il collega Giacomo Galeazzi.

 

Sono bastate poche frasi del pontefice «contro l’economia che uccide» per bollarlo come “papa marxista”. Che a fare certi commenti siano editorialisti di quotidiani finanziari, o esponenti di movimenti come il “Tea Party” americano, non deve probabilmente sorprendere. Molto più sorprendente, invece, è che siano stati condivisi anche da alcuni settori del mondo cattolico, dal momento che, come mostrano Tornielli e Galeazzi, vaticanisti fra i più accreditati nel panorama internazionale, alla base dei ragionamenti di Bergoglio non c’è che la radicalità evangelica dei Padri della Chiesa.

Delle disuguaglianze sociali e dei poveri è ammesso parlare, a patto che lo si faccia di rado. Un po’ di carità e un pizzico di filantropia, conditi da buoni sentimenti, vanno bene, mettono a posto la coscienza. Basta non esagerare. Basta, soprattutto, non azzardarsi a mettere in discussione il “sistema”. Un sistema che, anche in molti ambienti cattolici, rappresenterebbe il migliore dei mondi possibili, perché – come ripetono senza sosta le cosiddette “teorie giuste” – più i ricchi si arricchiscono meglio va la vita dei poveri.

Ma il fatto è che il sistema non funziona, e oggi viene messo in discussione da un papa che in questo libro propone una riflessione sul rapporto fra economia e Vangelo. Temi che troveranno spazio anche nella sua prossima enciclica.

 

Vaticanista, giornalista del quotidiano La Stampa e coordinatore del sito web «Vatican Insider», Andrea Tornielli collabora con varie riviste italiane e internazionali. Numerose le sue pubblicazioni, tradotte in 17 paesi, tra cui ricordiamo, presso Piemme, Carlo Maria Martini. Il profeta del dialogo e Francesco. Insieme.