Un filo sottile attraverso la contemporaneità

SUSSIUn filo sottile che attraversa un decennio, affrontando i temi più caldi della contemporaneità. Gli interventi di Massimo Borghesi sul IlSussidiario.net, uno dei più seguiti quotidiani italiani online, si affiancano ai suoi saggi più strutturati. Li proponiamo come un aiuto a comprendere il presente e a completamento della bibliografia ospitata nel nostro sito.

22/08/2015

Incontrare don Giussani oggi

Docente universitario e filosofo, MASSIMO BORGHESI ha appena pubblicato un libro in cui analizzi l’opera di don Giussani e di lui parlerà al Meeting in un apposito incontro

05/06/2015

LETTURE/ L’islam al crocevia tra tradizione, riforma e jihad

La rivista plurilingue Oasis cambia formato ed editore. Il nuovo numero, che viene presentato oggi a Milano, è una “summa” delle sfide dell’islam contemporaneo. MASSIMO BORGHESI

20/04/2015

LETTURE/ Rémi Brague: l’islam, l’illuminismo e i “cristianisti”

Un’intervista a tutto campo con uno dei più brillanti pensatori d’Oltralpe, Remi Brague. L’ha realizzata Giulio Brotti ne “Dove va la storia? Dilemmi e speranze”. MASSIMO BORGHESI

02/02/2015

IL CASO/ L’aborto meglio della contraccezione, ecco dove arrivano i nemici di Francesco

Si può dire che la contraccezione è più grave dell’aborto? Lo fa il gesuita J. Fessio, citato da Sandro Magister a proposito delle dichiarazioni di Francesco. MASSIMO BORGHESI

09/01/2015

CHARLIE HEBDO/ La “risposta” di Al-Sisi ai criminali di Parigi

Il recente discorso del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi rappresenta una svolta per l’islam e anche una risposta agli assassini di Parigi. Ma è stato quasi taciuto. MASSIMO BORGHESI

01/01/2015

PAPA/ Francesco e il “fantasma” di Scalfari

Il “peccato mortale” di Francesco? L’intervista a Scalfari nel 2013. L’ha nuovamente citata Vittorio Messori nel suo pezzo prenatalizio sul “Corriere”. Il commento di MASSIMO BORGHESI

04/11/2014

LETTURE/ Don Giussani e l’incontro con Pasolini e Testori

Due episodi della vita di don Giussani riguardano Pasolini e Testori. Un incontro mancato il primo, l’altro avvenuto. Se la fede non si rinnova come incontro, si perde. MASSIMO BORGHESI

15/10/2014

LETTERA/ Borghesi: l’errore di opporre Benedetto e Francesco

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di MASSIMO BORGHESI in risposta ad alcune critiche ricevute in questi giorni su alcuni media riguardo ai Papi Benedetto e Francesco

09/10/2014

IL CASO/ La Chiesa non ha bisogno di un partito di zeloti

Le dichiarazioni in Spagna di Mariano Rajoy sul venir meno del progetto di riforma della legge sull’aborto ha suscitato nel mondo cattolico una vivace discussione. MASSIMO BORGHESI

29/08/2014

Giussani, il ‘68 e il nuovo inizio

La tempesta del ‘68 mise don Giussani di fronte a una scelta. O affidarsi alla tradizione, in un tempo in cui il senso della storia era perduto, o iniziare di nuovo. MASSIMO BORGHESI

12/08/2014

IRAQ/ L’amore di Francesco e l’ideologia di Ferrara & co.

C’è chi critica il presunto silenzio di papa Francesco sull’Iraq opponendolo all’iniziativa di Giovanni Paolo II ai tempi di Bush. Una mistificazione inaccettabile. MASSIMO BORGHESI

23/05/2014

ELEZIONI/ Cl, l’Europa e il “nuovo inizio” di Carrón

L’occasione di “Europa 2014. È possibile un nuovo inizio?”, di don Julián Carrón, sono le elezioni europee ma si intuisce che il tema mira più in alto. MASSIMO BORGHESI

02/05/2014

LETTURE/ Alberto Methol Ferré, il filosofo amico del papa

MASSIMO BORGHESI presenta la figura di Alberto Methol Ferré, tra i maggiori intellettuali latino-americani contemporanei e amico di Jorge Mario Bergoglio

07/02/2014

LETTURE/ Dal Concilio a papa Ratzinger, così la Chiesa ha “seppellito” la spada

La Commissione Teologica Internazionale ha elaborato un importante documento su “Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza”. MASSIMO BORGHESI

03/01/2014

PAPA/ Borghesi: lo schiaffo di Francesco ai catto-capitalisti Usa

La critica di Michael Novak, cioè del più illustre catto-capitalista Usa, dimostra, nel suo nervosismo, come la Evangelii gaudium di Francesco abbia colpito nel segno. MASSIMO BORGHESI

28/10/2013

CAMUS/ Come si fa a vivere senza la grazia?

Il 7 novembre 1913 nasceva Albert Camus. La sua opera, un “sì alla vita nella consapevolezza del limite definitivo rappresentato dalla morte”, avrebbe segnato un’epoca. MASSIMO BORGHESI

09/10/2013

FINE DI BERLUSCONI/ Perché Letta e Alfano sono riusciti dove ha fallito Beppe Grillo?

Dal feeling con Bush all’isolamento internazionale, dalle Olgettine all’elezione di papa Francesco, tutti i fattori che hanno portato al declino di Berlusconi. MASSIMO BORGHESI

26/09/2013

ODIFREDDI & SCALFARI/ Così Benedetto e Francesco vanno incontro al moderno

La lettera di Francesco a Scalfari si può considerare una cedevolezza del papa all’organo del laicismo italiano? La replica di Ratzinger a Odifreddi cambia tutto. MASSIMO BORGHESI

13/09/2013

PIETRO BARCELLONA/ Il cuore cristiano di un vecchio comunista

In che cosa il comunismo di Pietro Barcellona ha rappresentato la tappa di un’adesione nuova in lui, originale e personale, alla fede nella Resurrezione? MASSIMO BORGHESI

24/06/2013

BEPPE GRILLO/ Il ‘68 dopo l’89. La democrazia digital-totalitaria di Casaleggio

L’ampia intervista di Gianroberto Casaleggio uscita ieri sul supplemento domenicale del Corriere è un piccolo capolavoro di nuovo totalitarismo. Il commento di MASSIMO BORGHESI

07/05/2013

ANDREOTTI/ 2. Borghesi: i tre “dialoghi” del politico a cui non piacevano i manichei

Per Andreotti l’essere democristiano coincideva con l’assunzione della grande lezione del suo maestro, Alcide De Gasperi. Da lui aveva tratto l’insegnamento chiave. MASSIMO BORGHESI

31/03/2013

SCUOLA/ La cultura di destra legittimata a sinistra: il ‘68-pensiero e il post-umanesimo

La crisi della scuola oggi non è il mero esito, come da molti si lamenta, della scolarizzazione di massa: la prima causa è la decostruzione della cultura umanistica. MASSIMO BORGHESI

18/01/2013

CL & POLITICA/ Borghesi: la Dc è finita, ora per unire bisogna “distinguere”

Dopo Abbruzzese, Magatti, Israel, Sapelli, Doninelli, Polito e Ronza, MASSIMO BORGHESI interviene sulla Nota di Cl a proposito della politica. Borghesi: “Termina la stagione democristiana”

10/12/2012

BENEDETTO CROCE/ Borghesi: la sua attualità è morta, il “presente” è Pasolini

Perché il pensiero di Benedetto Croce, che negli anni del ventennio fascista espresse la resistenza liberale al regime, ci appare oggi così datato? Il commento di MASSIMO BORGHESI

26/09/2012

ORA DI RELIGIONE/ Gli errori (e un pregio) della “riforma” Profumo

Secondo MASSIMO BORGHESI l’ipotesi di Profumo, oltre a non rientrare nelle prerogative di un tecnico, non contempla le modalità concrete con cui l’ora di religione è stata prevista

10/09/2012

CARRON SU MARTINI/ Borghesi: ciò che accomuna il cardinale a don Giussani

Le ultime due lettere di don Julián Carrón si collocano in profonda continuità con l’insegnamento di don Luigi Giussani e con l’attuale Magistero di Benedetto XVI. MASSIMO BORGHESI

25/06/2012

GALLI DELLA LOGGIA/ Borghesi: c’è una “lezione” dei cattolici che viene prima dei partiti

MASSIMO BORGHESI spiega perché il percorso inaugurato dai vertici della  Chiesa italiana dopo il 1995 non soddisfi più le reali esigenze della rappresentanza cattolica

21/06/2012

WEST/ After the “cold war”, “cold” secularism and a void society

MASSIMO BORGHESI on secularization in history, from the Cold War, where religion and secular society united against Communism to today’s crisis and the void that accompanies it.

19/06/2012

DIBATTITO/ Borghesi: la crisi della finanza? E’ colpa del “nichilismo felice”

Il primo incontro di “Conversazioni a Milano” sul tema Oltre lo statalismo, oltre la finanziarizzazione? L’intervento di MASSIMO BORGHESI su globalizzazione e secolarizzazione

24/04/2012

TANTARDINI/ Borghesi: don Giacomo, un uomo innamorato della bellezza di Cristo

Ieri a Roma, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, c’è stato l’ultimo saluto a don Giacomo Tantardini. MASSIMO BORGHESI ricorda l’amico e il sacerdote scomparso

20/12/2011

IL CASO/ La follia di Pasolini e le profezie di Del Noce sul nuovo “fascismo”

Venerdì, Repubblica ha riproposto un’intervista inedita di Pier Paolo Pasolini. Le sue previsioni sulla società italiana confermano le profezie di Del Noce, dice MASSIMO BORGHESI

07/01/2011

150 ANNI/ Borghesi: solo la Chiesa può difendere l’Italia dal “mito” del Risorgimento

La Chiesa, si nota da più parti, è diventata il vero difensore dell’unità italiana. Perché solo lei può farlo, quando il tempo dei miti si è ormai concluso? Risponde MASSIMO BORGHESI

11/08/2010

SCENARIO/ 2. Borghesi: Del Noce e quel richiamo al “senso religioso” che la DC non raccolse

Ricorre oggi il centenario della nascita di Augusto Del Noce. MASSIMO BORGHESI ricorda i punti salienti del suo pensiero che restano ancora validi

01/02/2010

LAICITA’/ Borghesi: Del Noce, la “cura” contro il manicheismo di molti cattolici

MASSIMO BORGHESI spiega alcune delle più rilevanti intuizioni del filosofo Augusto Del Noce, di cui ricorre il centenario della nascita. Una grande lezione di apertura, che molti cattolici ...

19/10/2009

POLEMICA/ Borghesi: l’ora di religione islamica, un diritto “impraticabile”

Il viceministro Adolfo Urso ha proposto di istituire l’ora di religione islamica facoltativa. L’idea emerge dai due “think tank” che fanno capo a Massimo D’Alema e al presidente della Camera ...

24/08/2009

MEETING/ Borghesi: l’avvenimento, unica chance contro l’“11 settembre” della modernità

MASSIMO BORGHESI commenta il titolo della trentesima edizione del Meeting di Rimini sottolineando come, sebbene il pensiero culturale dello scorso secolo fosse particolarmente incentrato sui ...

15/06/2009

FILOSOFIA/ Maurice Blondel, colui che raccontò l’uomo fra i suoi limiti e l’infinito

Il 4 giugno del 1949 moriva, ad Aix-en-Provence, Maurice Blondel, uno dei più grandi pensatori cattolici del ‘900. MASSIMO BORGHESI ci introduce alla sua indimenticabile opera attraverso alcune ...

23/12/2008

MORALE/ Un futuro da incubo: se la natura umana viene rinnegata in nome dell’eugenetica ...

Fusioni fra macchine ed esseri umani, perdita dell’identità individuale e della libertà, divisioni per classi sociali che vanno da “perfetti” a “selvaggi”. I timori di Benedetto XVI sono condivisi ...

03/07/2006

L’erosione dei principi cristiani apre all’alleanza tra tecnica e nichilismo

L’insistenza con cui Benedetto XVI e la Chiesa richiamano i temi bioetici non è una battaglia di retroguardia, antimoderna, è una lotta progressista. Come sottolinea Habermas, è in gioco la ...

 

 


Perché l’arte contemporanea ha fatto breccia al Meeting

mostra_arte_fabiolarn-640x640[1]Riprendiamo queste righe da robedachiodi, il blog di Giuseppe Frangi sul sito www.associazionetestori.it, un bilancio della mostra “Tenere vivo il fuoco - Sorprese dell’Arte Contemporanea” che all’ultimo Meeting di Rimini ha proposto un incontro con alcuni dei maggiori artisti contemporanei. A cura di Casa Testori Associazione Culturale, la mostra era opera di Davide Dall'Ombra, Luca Fiore, Giuseppe Frangi, Francesca Radaelli. Ecco la presentazione dal sito del Meeting. Per leggere il commento di Frangi nel suo blog (assieme a tutte le altre note del critico lombardo) cliccare qui.

 

Ci sono tante riflessioni che si possono fare in merito al successo davvero inatteso della mostra portata al Meeting di Rimini sull’arte contemporanea (20mila visitatori in sei giorni, cataloghi esauriti in quattro…). Provo a riassumerne alcune.

1. L’arte contemporanea si è dimostrata in grado di far breccia in un pubblico normale sostanzialmente digiuno da frequentazioni con mostre e biennali varie in parte anche più o meno prevenuto. Perché fa breccia? L’arte contemporanea ha come caratteristica quella di dover trovare sempre nuove formule per dire cose che sono molte volte cose di sempre. Ma in questo scovare formule nuove produce un effetto spiazzamento che colpisce, che sollecita emotivamente, che mette in movimento intelligenze e sensibilità. Tra i commenti, tanti, che hanno costellato la mostra, uno mi è sembrato particolarmente azzeccato: l’esperienza della mostra provocava una sorta di “decentramento” nelle persone. È quello suscitato da chi ammette di essere stato portato a vedere le cose da un punto di osservazione del tutto imprevisto, ma molto più acuto e profondo di quanto prevedessimo. Uno sguardo, quello suggerito dagli artisti, che non smantella il nostro ma lo rimette in movimento. Alla ricerca. Tener vivo il fuoco, come recitava il titolo, vuol dire proprio questo. Per tenerlo vivo non ci si può ripetere, si deve essere sempre nuovi… È il pubblico ha capito il fascino di chi si prende il rischio di inoltrarsi nel “nuovo”.

2. Se ha fatto breccia è anche grazie al dispositivo della mostra prevedeva una narrazione delle opere, che quindi invece di blindare le opere nell’enigmaticità di linguaggi critici incomprensibili, forniva delle chiavi, delle ipotesi per entrarci. Non era un dispositivo critico, quindi, ma semplicemente narrativo, che poi lasciava al visitatore la libertà di approfondire e di farsi coinvolgere.

3. L’arte è sempre stata “bene comune” anche quando principi e papi ne incameravano il meglio nei loro palazzi. Ma le chiese, le piazze hanno sempre parlato a tutti, e per tutti. Bernini ha riplasmato Roma cambiando l’immaginario della città. Michelangelo il David lo ha messo in piazza. Giotto e Masaccio erano fruibili da tutti. Ora non si vede perché nel nostro tempo, che vorrebbe essere il più democratico ed egualitario, l’arte debba essere diventata materia di pochi. Affare per un’élite. Roba da cerchio magico. La mostra di Rimini riporta l’arte davanti allo sguardo e al giudizio dell’uomo comune. La rimette in piazza. Credo ci sia da guadagnarci per tutti.


Borghesi, così ho incontrato don Giussani

Borghesi (4)In una breve video news del Meeting di Rimini, Massimo Borghesi racconta il suo incontro negli anni Settanta con alcuni amici di Comunione e liberazione e poi con don Luigi Giussani: «Ti colpiva per l’intensità e la forza e soprattutto per com’era evidente che la fede coinvolgeva l’intera sua esistenza. Non era appena un discorso cristiano, ma un’esperienza di vita in cui lui era implicato totalmente. E poi veniva fuori il grande educatore, con un’intelligenza della vita e della realtà che in seguito ho incontrato raramente»

https://www.youtube.com/watch?v=sj03v4RVwBE


Il video dell’incontro del Meeting su don Giussani

Vi proponiamo il video dell’incontro “Incontrare don Giussani oggi”, che si è svolto al meeting di Rimini sabato 22 agosto 2015 alle 17. Hanno partecipato Gianni Riotta, editorialista de La Stampa, Massimo Borghesi, docente di Filosofia morale all’Università degli Studi di Perugia e Pietro Modiano, presidente Sea (Società Esercizi Aeroportuali), con il coordinamento di Alberto Savorana, portavoce di Comunione e Liberazione.

Sul canale youtube del Meeting di Rimini si trova anche un’intervista a Massimo Borghesi sullo stesso tema

e inoltre è anche disponibile il video della conferenza on la traduzione in inglese

Qui di seguito il comunicato stampa ufficiale del Meeting sull’incontro

 

Incontrare don Giussani oggi. Una fede moderna nell’incontro con l’altro

 

Rimini, 22 agosto 2015 – “Voi sapete quanto importante fosse per don Giussani l’esperienza dell’incontro: incontro non con un’idea, ma con una persona, con Gesù Cristo”. Riprendendo le parole di papa Francesco all’udienza con Comunione e liberazione del 7 marzo 2015, Alberto Savorana, portavoce del movimento, ha introdotto il tema del convegno in sala Eni B1 che ha visto tre importanti esponenti di diversi ambiti professionali raccontare le differenti modalità del loro incontro, diretto o indiretto, con il pensiero di don Luigi Giussani e interrogarsi sull’attualità del contributo che il fondatore di Cl può suggerire all’uomo contemporaneo nel rapportarsi alle complesse sfide della società presente.

Spontaneo è stato, in tal senso, ricordare la figura di don Francesco Ventorino, recentemente scomparso, che, come sottolineato da don Julián Carrón, con la sua vita è stato testimone della fecondità della sequela al carisma del sacerdote lombardo. La vocazione giussaniana all’incontro – ha evidenziato Savorana – si nutre di “una simpatia profonda verso tutta l’esperienza umana incontrata nella sua vita”, che gli donava una “volontà di abbracciare che non escludeva nessuno”, certo che quanto lo aveva affascinato avesse una portata universale. “La grandezza della fede cristiana, senza nessun paragone con qualsiasi altra posizione - disse Giussani - è questa: Cristo ha risposto alla domanda umana”. Sentire la propria umanità, “la carenza della propria vita”, è quindi condizione essenziale per comprendere tale risposta e collocare nell’oggi ogni discorso intorno al sacerdote.

Tale esigenza è stata sottolineata dal primo dei relatori, l’editorialista de “La Stampa” Gianni Riotta, che ha messo in guardia dalla tendenza, dilagante sui media e non solo, a congetturare possibili risposte di don Giussani a episodi e problemi contemporanei. “Il respiro del pensiero del fondatore di CL è ben più ampio – ha affermato il giornalista - già negli anni Settanta appariva centrato su prospettive più grandi – nei contenuti e nella durata – delle caduche polemiche oppostegli dai suoi avversari culturali ed intervistatori”. Fondamentale dovrà invece essere, ha sostenuto Riotta riprendendo l’esortazione di don Carrón, “guardare quel che Giussani diceva, non quel che avrebbe detto, quel che Giussani faceva, non quel che avrebbe fatto”.

Particolarmente utile poi sarà imitarne l’atteggiamento di domanda, “unico possibile antidoto a quella pretesa di demonizzazione dell’altro ormai imperante nella società occidentale tutta”, che, in ogni ambito della vita, addita come nemico chi pensa o vive diversamente (“in ciò, paradossalmente, riproducendo l’ideologia terroristica”). La speranza di reagire a tale tendenza, dice Riotta, è evidente in eventi come il Meeting, da 36 anni aperto al dialogo con esponenti di ogni corrente di pensiero politico e culturale.

Massimo Borghesi, docente di Filosofia morale all’Università di Perugia, citando il sottotitolo del suo recente volume “Luigi Giussani. Conoscenza amorosa ed esperienza del vero”, sottolinea che quello del sacerdote lombardo può essere definito un itinerario moderno. “Questo in virtù della sua capacità di guardare alla realtà con una sensibilità reattiva e aperta alla problematica umana”. Ne sono esempi evidenti il successo della sua linea educativa e l’apprezzamento di autori atei ma profondamente calati nel loro tempo, come Leopardi. A proiettare il pensiero giussaniano oltre il ventesimo secolo, in una dimensione moderna, sono due fondamentali categorie, il senso religioso e l’esperienza, che consentono una disponibilità al dialogo con tutto ciò che, anche di diverso e inaspettato, l’uomo può incontrare. Da lui recuperate al dibattito religioso italiano in maniera originale, tali categorie sono liberate dai sospetti di modernismo e reinserite nella grande tradizione della Chiesa, attraverso il principio di verità, che per Giussani si coniuga eminentemente con quello di libertà. “La prima, in senso oggettivo, non potrà esistere senza il percorso soggettivo esistenziale, e sofferto, della seconda – ha specificato Borghesi - e solo l’unione di queste due istanze può compiutamente inserire la fede nella storia”.

È però una terza categoria, quella dell’incontro, a rendere il pensiero di Giussani non solo moderno ma attuale. “Solo l’apertura all’incontro – ha aggiunto il filosofo - può permettere al carisma cattolico di stare di fronte alle molteplici sfide del presente, nell’unico atteggiamento possibile di ritorno alle origini evangeliche, che non si traduce in conservatorismo, ma in compiuto giudizio storico”.

L’importanza del concetto giussaniano di “incontro” è stata testimoniata dal terzo relatore, il presidente Sea (Società Esercizi Aeroportuali) Pietro Modiano, che ha raccontato della sua formazione culturale e politica. “Una formazione in ambienti milanesi in parallelo con la vicenda ciellina, ma in ambienti apparentemente ‘altri’”. Il suo recente confronto con alcuni amici del movimento si è però nutrito anzitutto del riconoscimento di una comune umanità nelle differenze, una “conoscenza amorosa” che si identifica nel “senso religioso”. Se questo, come già sentiva Leopardi, risiede nel conflitto tra finito e infinito percepito dall’uomo di ogni tempo, la soluzione che Giussani propone – ha riconosciuto il relatore – è “nell’incontro con degli amici che, volendo bene, insegnano a voler bene all’altro da sé, e dunque all’Altro che è oltre”.

Modiano ha potuto sperimentare che il Meeting, spesso accusato di settarismo o omologazione di pensiero, è invece perfetta espressione di quella intuizione di Giussani: “Il luogo della libertà è quello dove ci si pongono domande serie, cioè quelle sulla tendenza a superare il finito, che insegnano a guardare a un Altro e vincono, così, la tendenza alla sopraffazione”.

(V.Car.)


Incontrare don Giussani oggi

Giuss_1-770x440[1]Uscito in contemporanea su IlSussidiario.net e sul Quotidiano Meeting, ecco l’intervento di Massimo Borghesi che anticipa la sua relazione di sabato 22 agosto alla kermesse riminese, con l’incontro di presentazione del volume “Luigi Giussani. Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno” a cui partecipano Pietro Modiano, Gianni Riotta e Alberto Savorana.

 

IlSussidiario.net, sabato 22 agosto, Incontrare don Giussani oggi (M. Borghesi) http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2015/8/22/Incontrare-don-Giussani-oggi/632710/

 

Don Luigi Giussani, uno dei più grandi – forse il più grande – tra gli educatori dell’Italia del ‘900, è morto nel 2005. Sono trascorsi dieci anni. Pochi dal punto di vista temporale, eppure molti se si considera la velocità con cui, ormai, avvenimenti personaggi mode cadono rapidamente nell’oblio. Per questo occorre chiedersi: il suo pensiero, la sua prospettiva formativa, sono ancora attuali? Sono in grado di oltrepassare la soglia del nuovo millennio così diverso da quello precedente?

Vero è che l’educatore Giussani fu in grado di intercettare due generazioni di giovani, molto diverse tra loro: quella studiosa ed esistenzialista del dopoguerra, quella contestataria ed ideologizzata del post-’68. Epperò la generazione della caduta di tutte le evidenze, scettica e senza futuro, appare tremendamente lontana da quella impegnata degli anni 50-70/90 del secolo passato. Una generazione non aprioristicamente ostile verso la religione, eppure infinitamente distante da essa. L’anno scorso Alberto Savorana ha mandato in stampa, per Rizzoli, una monumentale biografia dedicata al sacerdote di Desio. Si potrebbe pensare che rappresenti una sorta di sigillo su una testimonianza ormai conclusa, definita nel tempo e nello spazio. In realtà leggendola si rimane colpiti non solo da una grande vicenda biografica segnata in profondità dalla fede ma, altresì, dalla chiarezza di un giudizio storico la cui pertinenza non è venuta meno. Si tratta della riflessione, profetica, che Giussani svolge a ridosso del ‘68 quando percepisce, con una intensità senza pari, che la cristianità è finita, che non è più possibile affidarsi alla tradizione per educare i giovani alla fede. Se nel 1954, allorché inizia la sua avventura educativa al liceo Berchet di Milano, l’invito era quello di riscoprire la ricchezza inesplorata ed ignota della tradizione cristiana, ora non rimaneva che l’annuncio evangelico veicolato da un “incontro”, una testimonianza umanamente significativa della fede nel mondo.

Una prospettiva, questa, pienamente condivisa da Ratzinger-Benedetto XVI e dall’attuale pontefice. Come dirà ne Il senso della nascita, il suo colloquio del 1980 con Giovanni Testori: «Questo è il tempo della rinascita della coscienza personale. È come se non si potessero fare più crociate o movimenti … Crociate organizzate; movimenti organizzati». È quanto ribadirà nel 1981, dopo il referendum che sanciva la vittoria della legge sull’aborto in Italia: «“Ecco questo è il momento in cui sarebbe bello essere solo dodici in tutto il mondo”. Vale a dire: è un momento in cui si ritorna all’inizio, perché è stato dimostrato che la mentalità non è più cristiana. Il cristianesimo come presenza stabile, consistente, e perciò capace di “tradere” (tradizione, comunicazione), non c’è più». Il colpo di genio, di fronte ad una secolarizzazione radicale che stava divorando le proprie premesse umanistico-religiose, stava qui nel non attardarsi in una reazione, in un mero moto di difesa volto al ricompattamento della fortezza assediata.

La vocazione dell’educatore era indirizzata, anzitutto, ai “pagani”, non al mondo cattolico. La sua prospettiva educativa, che sarà alla genesi di GS prima e di Cl poi, era indirizzata ai lontani non ai vicini, al mondo non alla Chiesa. Gettato in mare aperto, in una realtà per lo più ostile, sostenuto da una trama di amici, il cristiano era chiamato ad “incontrare” gli uomini del proprio tempo, ad offrire loro il dono gratuito di un’umanità diversa.

Dentro questo mare il cristiano è colui che, agostinianamente e patristicamente, non ha una fissa dimora, non ha una patria stabile, non è consegnato a progetti egemonici. Il ché non significava, certo, disinteresse per la città degli uomini, per l’impegno pubblico – che stante la distinzione tra l’impegno diretto dei singoli e quello indiretto delle comunità e della Chiesa – era volto al bene comune. Significava, però, che l’accento doveva cadere su Cristo, sull’”incontro” cristiano aperto a tutti, e non primariamente sui “valori” cristiani.

Come affermerà nel 1982: «Fino a quando il cristianesimo è sostenere dialetticamente e anche praticamente valori cristiani, esso trova spazio ed accoglienza ovunque. Ma quando il cristianesimo è annunciare nella realtà quotidiana, sociale, storica, la presenza permanente di Dio diventato uno tra noi – Gesù Cristo presente nella sua Chiesa – oggetto di esperienza come la presenza di un amico, di un padre, di una madre, orizzonte totale che plasma la vita, ultimo amore, centro del modo di vedere, di concepire e di affrontare la realtà tutta, senso e scaturigine di ogni azione, allora esso non ha patria». Un giudizio, questo, che, a fronte della riduzione etica del cristianesimo contemporaneo, interamente posizionato sui “valori” cristiani, consente di comprendere il punto di sintonia tra Giussani e il papa della Evangelii gaudium. Consente di comprendere l’”attualità” di don Luigi Giussani a dieci anni dalla morte.