Un Avvenimento di vita, cioè moderno. Il libro sul pensiero di don Giussani

univ cattolicaIl Foglio di venerdì 26 giugno ha dedicato una pagina intera all’ultimo libro di Massimo Borghesi “Luigi Giussani. Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno”. Un primo articolo “I valori sono buoni, ma poi?” parte dal libro di Borghesi per approfondire il tema dell’integrismo, un secondo, che proponiamo qui, è la recensione vera e propria del volume. Entrambi sono firmati da Maurizio Crippa.
Il Foglio, venerdì 26 giugno, p. I, Un Avvenimento di vita, cioè moderno. Il libro sul pensiero del Gius (m.c.)

 

Milano. “A me sembra un segno dei tempi che non è più il discorso sulla tradizione, non è più la storia che fonda o può fondare un richiamo o un’adesione al fatto cristiano... Non è più - dico ora, ora - quello il motivo che spinge della gente, che possa spingere ad aderire al cristianesimo”. Don Luigi Giussani esprimeva questo giudizio già nel 1968, a metà del guado tra l’esperienza educativa ormai conclusa di Gioventù studentesca e quella ancora non nata di Comunione e liberazione. Ma, soprattutto, in medias res alla riflessione sul destino del cristianesimo nel mondo contemporaneo, di cui lucidamente leggeva la fine in quanto sistema di valori del passato ma anche la possibilità di un nuovo inizio soltanto come Avvenimento, come esperienza di un “cammino al vero”. Come scrive Massimo Borghesi: “Quello di Giussani è un ‘itinerario moderno’, un percorso cristiano che è stato in grado di sottrarsi all’alternativa che ha segnato il pensiero cattolico dopo il Concilio Vaticano II: quello tra modernismo e reazione conservatrice”. A dieci anni dalla morte di Giussani, due anni dopo la monumentale “Vita di don Giussani” (Rizzoli) di Alberto Savorana, il saggio di Massimo Borghesi, “Luigi Giussani - Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno” (Edizioni di Pagina, 260 pp. 16 euro) costituisce il primo saggio critico dedicato al pensiero, filosofico e teologico, del sacerdote e teologo lombardo. Un profilo non solo di educatore ma di grande rilievo intellettuale, tale da renderlo una figura protagonista nella vita ecclesiale del secondo Novecento.
Quello di Borghesi, ordinario di Filosofia morale all’Università di Perugia - autore, tra gli altri, di un saggio su “Augusto Del Noce. La legittimazione critica del moderno” (2011) e di una “Critica della teologia politica. Da Agostino a Peterson: la fine dell’era costantiniana” (2013) - è un saggio di impianto accademico, che riprende e giustappone, con una prospettiva interpretativa originale, gli snodi centrali del pensiero di Giussani. Snodi che hanno una doppia particolarità: da un lato si legano costantemente alla sua storia di educatore e allo sviluppo del movimento da lui generato, giungendo a esserne un giudizio critico per molti versi inedito. Dall’altro i temi filosofici, teologici, ecclesiali e persino politici che Giussani ha affrontato sono gli stessi che hanno accompagnato la chiesa contemporanea prima e dopo il Concilio, nel suo tumultuoso rapporto con la modernità. Borghesi spiega, in modo convincente, come il “teologo di Vengono” sia tutt’altro che un rielaboratore-difensore di una tradizione teologica ed ecclesiale attardata, come spesso si è detto, ma sappia creare un percorso nuovo, e moderno, alla comprensione della fede. A partire dalla originale elaborazione del tema del “senso religioso”, in cui Giussani alla fine degli anni Cinquanta, in un rapporto organico e di sorprendente acutezza con il card. Montíni, futuro Paolo VI, mette a punto un approccio al tema di tipo esistenziale e fuori dalla tradizionale apologetica, che prova a conciliare fede, ragione ed esperienza del vero nel contesto di una cultura laicizzata e plasmata dall’ateismo pratico e teorico. Ma soprattutto c’è la riflessione sul rapporto tra verità dogmatica e adesione razionale alla fede in prospettiva moderna. O meglio in una modernità che Giussani non teme e accetta con metodo critico, sottoponendola alla verifica di categorie come quelle di avvenimento ed esperienza. È questa la parte del pensiero-metodo di Giussani che più è stata criticata, e lo è tutt’ora, da parte del tradizionalismo cattolico, incapace di staccarsi dal neotomismo nel suo tentativo di opporsi alla modernità (conciliare) solo attraverso la sua negazione. Borghesi dà conto di un serrato e cruciale dibattito, riprendendo anche quello svoltosi sul Foglio, lo scorso anno, su questi temi, con gli interventi di Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi e soprattutto dello storico Roberto de Mattei. Dibattito tutt’altro che chiuso, anzi assai attuale.


Otto Weininger, il femminile, la sottomissione e la religiosità (gnostica)

ottoProponiamo il video dell’intervento di Massimo Borghesi (a partire dal minuto 2h06'30") sul tema “Il femminile, la sottomissione, la religiosità. Una riflessione a partire da ‘Sesso e carattere’ di Otto Weininger”, all’interno del convegno su “Sottomissione o libero arbitrio? La condizione femminile come indicatore di progresso e crescita culturale e sociale”, tenuto il 5 giugno 2015 a Roma nella sala del Seminario di Palazzo San Macuto. Nella foto: Otto Weininger.

 

Intervento di Massimo Borghesi

 

https://youtu.be/dPo0i-SUm3U?t=2h6m24s


Uno smartphone, un social network, una mostra. A Padova “Instapark” di Giovanni Guglielmin

Instapark-locandina-1000pxNato a Bassano del Grappa nel 1974, Giovanni Guglielmin è appassionato fin da giovane di fotografia. Dal 2009 frequenta il Gruppo fotografico Antenore di Padova (www.fotoantenore.org), del quale è membro del consiglio direttivo. In questi giorni propone la sua prima personale, sedici scatti dal titolo

INSTAPARK – I(n)stanti dal LunaPark

all’Enoteca Ristorante “La Corte dei Leoni” di via Boccalerie, 8 a Padova.

«Sono sedici immagini Instagram per rivivere atmosfere, emozioni, luci e colori di una notte magica», spiega il fotografo bassanese naturalizzato padovano. «Il lavoro nasce dalla voglia di raccontare le atmosfere magiche del lunapark con la semplicità di uno smartphone e i filtri e il formato quadrato tipici di Instagram, la nota applicazione mobile e social network fotografico».

Le immagini, raccolte in circa 18 mesi durante le feste di paese, sono state selezionate cercando di trasmettere le luci e i colori pop, la gioia e la spensieratezza dei bambini, la partecipazione e le attese dei genitori.

08 - IMG_20140924_204642Da una parte Guglielmin punta alla semplicità estrema dei mezzi, quasi elementari. Gli scatti sono stati presi con un Samsung Galaxy S3, quindi un telefonino, non un apparecchio fotografico, - ammesso oramai che si possa distinguere - e un set di filtri che per quanto estremamente vario e raffinato è gratuito e alla portata di chiunque. D’altra parte dai sedici scatti, catturati in varie regioni d’Italia, emergono il paziente lavoro di pensiero, la coerenza stilistica (netta la prevalenza delle foto in notturna), il senso geometrico e compositivo, la scelta mirata dei colori, la continua ricerca di bilanciamento tra l’elemento strutturale dei luna park e la presenza dei bambini e dei genitori. Non si supera mai la soglia espressionistica che pure il soggetto inviterebbe facilmente a varcare. Guglielmin si ferma un attimo prima, lavora con i filtri non per cercare effetti ma per giungere a un equilibrio che rimane la nota stilistica, discreta e inequivocabile, prevalente in queste immagini.

La mostra è stata inaugurata giovedì 18 giugno, in collaborazione con il Gruppo Fotografico Antenore e l’Enoteca Ristorante “La Corte dei Leoni” (www.cortedeileoni.it). Le fotografie rimarranno esposte fino a tutto agosto.

 

La pagina instagram di Giovanni Guglielmin.

 


Sul sito AIC la recensione al libro di Borghesi dedicato a don Giussani

alla scrivaniaIl sito internet AIC (Associazione Italiana Centri Culturali) segnala l’uscita in libreria di “Luigi Giussani. Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno” di Massimo Borghesi, Edizioni di Pagina, Bari, 2015 e propone al proposito la recensione al libro del giornalista Eugenio Andreatta, che fa parte del consiglio direttivo della nostra associazione. Riportiamo sotto il testo della recensione, e qui di seguito il link alla recensione sul sito AIC.

 

 

C’è ancora spazio per opere su don Giussani dopo la corposa, documentatissima e per certi versi definitiva biografia di Alberto Savorana? Una risposta viene da Massimo Borghesi, che nel suo ultimo volume, intitolato “Luigi Giussani. Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno” affronta un aspetto nodale del fondatore di Cl: il suo pensiero.

Basandosi sull’opera di Savorana, ma anche forte dei suoi studi precedenti su Hegel, Guardini, Gilson, Del Noce, Agostino, sulla teologia politica - senza dimenticare vari contributi sullo stesso don Giussani che troviamo raccolti nel volume - Borghesi dichiara fin dal sottotitolo la sua chiave di lettura. Quello di don Giussani per lui è “un itinerario moderno”, non nostalgico di età passate, ma pienamente inserito nel contesto storico e intellettuale della sua epoca, teso a valorizzare, nel rapporto con la verità cristiana e la tradizione, il polo soggettivo e moderno della libertà.

Due espressioni chiariscono ulteriormente come Giussani si colloca nel moderno. La prima è la categoria di “senso religioso”, propria di un’antropologia aperta al soprannaturale per la quale la via alla verità non può trascurare la dimensione del soggetto. In parallelo poi la sottolineatura sull’esperienza, termine considerato sospetto negli anni Cinquanta e Sessanta in quanto potenziale cavallo di Troia del soggettivismo post-cartesiano, in Giussani rimane saldamente ancorata all’oggettività delle evidenze e delle esigenze ultime, i «criteri del cuore», destati del continuo corpo a corpo con la realtà: «Si dà esperienza solo come verifica della corrispondenza tra i criteri del cuore e il reale incontrato». “Esperienza del vero”, quindi, dove il soggetto, l’io non è un recettore passivo, ma viene chiamato a un lavoro libero e ininterrotto.

Un tentativo unico quello di Giussani nell’Italia del ’900. Lo testimoniano il senso, se non nuovo completamente rinnovato, di parole quali esperienza, senso religioso, avvenimento, incontro. Di ognuna di queste il filosofo individua le radici, tratteggia le linee portanti, analizza le contiguità con pensatori e teologi contemporanei. Esemplare il confronto con Rahner, di cui vengono esposti i punti comuni con Giussani ma anche le sostanziali divergenze. Si delinea così «un raro caso di pensiero cattolico fuori del ghetto, in grado di intercettare talune tra le figure più significative» e, si potrebbe aggiungere, spesso ignorate dal mondo cattolico, «quali von Balthasar, Ratzinger, Del Noce, Testori, Lobkowicz, Methol Ferré».

Un pensiero sintetico, quello del prete di Desio, che è così in grado di non farsi imprigionare in gabbie e correnti della sua epoca. Borghesi parla di un superamento nei fatti del «contrasto tragico che divide il pensiero cristiano moderno, diviso tra agostinismo e neotomismo», ma anche della capacità di «ricucire il dualismo tra fenomenologia e ontologia che segna la filosofia del Novecento».

Nel volume, accanto a pagine di grande pathos, che seguono il “pensiero immaginativo”, concreto del Giussani che rivive in prima persona i racconti evangelici, ne troviamo altre in cui l’autore affila la lama dialettica misurandosi con i critici del fondatore di Cl, provenienti dalle più varie sponde filosofiche e politiche, tra i quali Benvenuto, Barcellona, Severino, de Mattei.

Densissime le pagine dedicate alle tentazioni teologico-politiche del movimento, laddove si evidenzia ad esempio il ruolo chiave, rivestito dentro Cl, negli anni caldi del post-Sessantotto di un pensatore come don Giuseppe Ruggieri, attuale esponente di punta assieme ad Alberto Melloni della scuola di Bologna, che identificava tout court la comunità cristiana come soggetto politico della liberazione. Quasi commovente di contro la delineazione di don Giussani che di continuo, in modo discreto ma inequivocabile correggeva il suo movimento da questa e altre parzialità, come nell’équipe di Riccione del ’76. «Una storia di condivisione e insieme di correzione», la definisce Borghesi.

Un testo molto ricco insomma e che contiene almeno due sollecitazioni per chi è impegnato in un lavoro culturale come quello di AIC. La prima è, come si diceva all’inizio, che la pubblicazione della fondamentale opera di Savorana (“Vita di don Giussani” ha conseguito per distacco il record di libro più presentato di sempre nel nostro paese) non chiude ma apre ancora di più la ricerca su don Giussani, che come il ricco e generoso padrone di casa evangelico oggi più di ieri continua a tirar fuori dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove per ognuno di noi.

La seconda indicazione sta nella frase posta da Borghesi all’inizio del suo volume, tratta dai primi scritti di don Giussani: «Il cristianesimo non si realizza mai nella storia come fissità di posizioni da difendere, che si rapportino al nuovo come pura antitesi; il cristianesimo è principio di redenzione che assume il nuovo, salvandolo». Comprendendo più a fondo il lavoro di approfondimento continuo che don Giussani fece per tutta la sua vita in paragone con i suoi contemporanei, con maggiore curiosità e desiderio «vaglieremo tutto per trattenere il valore».

Eugenio Andreatta

borghesi giussaniMassimo Borghesi,
Luigi Giussani. Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno
Edizioni di Pagina
Bari, 2015
Disponibile anche come ebook.


Una serata per aiutare la ceramista siriana Wafaa Saad

11289806_1827427890816093_1452766640_nSegnaliamo molto volentieri un’iniziativa di alcuni amici romagnoli, una serata benefica a favore di una giovane ceramista siriana, Wafaa Saad. Si svolgerà

mercoledì 10 giugno alle 19.00

al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (RA)

viale Baccarini, 19

Il programma prevede un aperitivo siriano, seguirà un’asta con opere di Wafaa Saad e la lotteria con ceramiche donate da artisti faentini. La serata sarà intervallata da degustazioni sonore con TripparDò... Spritz & Music Band.

Wafaa Saad, 34 anni, ceramista in Siria, frequenta con una borsa di studio internazionale il liceo Ballardini a Faenza, esponendo al MIC nel 2006 e ricevendo numerosi premi. Rientra nel suo paese, insegna all’Istituto di Arti Applicate a Damasco continuando a ottenere riconoscimenti nel mondo. Vincitrice nel 2014 del Symposium, prestigioso concorso a invito in Cina. Dall’inizio del conflitto versa in grave difficoltà con il marito e le bambine di 3 e 5 anni. Il ricavato della serata è devoluto a questa ceramista che alcuni di noi hanno conosciuto personalmente e che ha mantenuto un legame con la città di Faenza e la sua cultura.

Biglietti in prevendita: Aperitivo 20 euro Lotteria 30 euro (ad ogni biglietto corrisponde una ceramica donata da artisti faentini)

Info: www.micfaenza.org amichedifaenza@gmail.com Daniela Tedioli 339-6032306 Elena Bentini 338-2329900

 

Si ringraziano: Carla Lega per le opere di Wafaa Saad I ceramisti faentini Leopoldo Giuliani di Novatex, ForD La Greca Mi Grafiche, ForD

 

Scarica l'invito in formato .pdf.

 

Ecco una gallery delle ceramiche messe a disposizione dai maestri ceramisti a favore di Wafaa.


L’Islam al crocevia tra tradizione, riforma e jihad

506d90eeb52be45d5470f443e48c24bf_XL[1]Un intervento di Massimo Borghesi su IlSussidiario.net in occasione del rinnovamento editoriale di Oasis, la rivista edita da Marsilio che da anni fa un’intelligente e documentata azione di informazione sul rapporto tra cristianesimo e islam. In questione, secondo il filosofo, c’è soprattutto il rapporto dell’islam con la modernità, con un Occidente che troppo spesso «si rivela il principale alleato delle correnti più illiberali dell’islam contemporaneo e, in questo modo, il principale nemico di sé stesso».

 

IlSussidiario.net, venerdì 5 giugno, Letture/ L’islam al crocevia tra tradizione, riforma e jihad (M. Borghesi) (link http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2015/6/5/LETTURE-L-islam-al-crocevia-tra-tradizione-riforma-e-jihad/614605/)

 

Dopo venti numeri e dieci anni di attività la rivista plurilingue Oasis cambia formato ed editore. Il nuovo numero, pubblicato da Marsilio, più piccolo nella veste ma identico nel numero delle pagine e nella sostanza, verrà presentato oggi alle 18.00 a Milano, presso la sede Oasis di Piazza San Giorgio 2. Interverranno il cardinale Angelo Scola, presidente della rivista, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, Roberto Rho, capo di Repubblica Milano, Shahrzad Houshmand docente di islamologia presso la Pontificia Università gregoriana di Roma.

La rivista cambia quindi look e, nella forma di un quaderno, appare più maneggevole. Non perde, però, in qualità. Antesignana nel dialogo e nel confronto tra cristianesimo e islam, essa ha offerto, in questi anni, contributi di prima grandezza grazie a collaboratori di ottimo livello provenienti dalle due fedi religiose. Il fil rouge che ha sorretto i testi è il rapporto con la modernità, un rapporto che ha interpellato il mondo cristiano e che interpella oggi, con esiti opposti, il mondo islamico. Così il numero appena editato reca il titolo L’Islam al crocevia. Tradizione, riforma, jihad. Come si rapporta l’islam al mondo moderno occidentale? Chi sono i protagonisti di un confronto che ha segnato il mondo musulmano dalla fine dell’800 ad oggi? Queste alcune delle domande che trovano nel quaderno illuminanti risposte.

Scopriamo così come il giudizio sull’Occidente, fatto di attrattiva e di repulsione, è indissolubilmente legato alla lotta contro il colonialismo. Le correnti riformatrici dell’islam moderno reagiscono negativamente al volto accomodante delle élites al potere e tornano idealmente, come rimedio alla corruzione e alla schiavitù del loro presente, all’islam originario, a quello del profeta Muhammad e dei suoi discepoli.

Uno dei protagonisti di questo “ritorno” è l’egiziano Muhammad ’Abduh, vero crocevia dell’islam contemporaneo. In lui, infatti, è possibile cogliere l’origine tanto del modernismo quanto del fondamentalismo. Un incrocio che mostra quanto il quadro delle origini possa essere complicato. E’ quanto afferma Sherif Younis, per quale il pensiero di ’Abduh, studente dell’importante Università di al-Azhar al Cairo, apre le porte, da un lato, allo sforzo interpretativo (ijtihâd) del Corano, chiuso negli ultimi secoli, e, dall’altro, alla mitizzazione fondamentalista del tempo dell’islam delle origini.

In tal modo la “quaestio” dell’islam primitivo diventa il problema che, come un macigno, sta al centro tanto del modello riformista quanto di quello rivoluzionario, con il risultato che il confronto del moderno appare contrassegnato da un ritorno all’origine, da un duplice rifiuto che coinvolge la civiltà europea così come la civiltà islamica posteriore a Muhammad. È la posizione fondamentalista che trova oggi la sua forma “apocalittica”, come mostra David Cook, nell’Armageddon dato dalle bandiere nere dell’Isis. Una forma che si spiega a partire da un ideale auto sacrificale nuovo per l’islam stesso, l’ideale di una religione nichilista per la quale la violenza non tollera più limiti. Sono venuti meno i tre confini: il corpo delle donne, sacro per la generazione; i luoghi di culto (chiese, sinagoghe, moschee); i cimiteri.

Come afferma Hamit Bozarslan: «Finché questi tre confini sono stati sacralizzati e dichiarati inviolabili, le comunità potevano coesistere. Ora, da 30-40 anni a questa parte, queste frontiere vengono sistematicamente violate e il processo si sta accelerando. Se già i talebani non erano “molto tolleranti” rispetto alla pluralità, oggi Isis o Boko Haram sono entrati in una logica di distruzione pura e semplice. Per loro, uccidere gli uomini e rapire le donne è una cosa che va da sé. Ibn Khaldun parlava di de-civilizzazione: ecco siamo in un processo di de-civilizzazione».

A questo orientamento si oppone la tendenza modernista, occidentalista. Una tendenza laica propria di quelle élites che vedono la soluzione in un azzeramento della tradizione, in una lettura non letteralista del testo coranico, in una assimilazione della cultura europea moderna. Una tendenza, va detto, che, singolarmente, non trova affatto appoggio in quello stesso Occidente che, in teoria, dovrebbe sostenerla. Nel mondo arabo, infatti, come afferma Hamadi Redissi, «l’avvenimento più importante del XX secolo rimane comunque il patto della Quincy. Il 14 febbraio 1945 ’Abdelaziz Ibn Sa’ûd e il presidente americano Franklin Roosevelt si incontrano sulla corazzata Quincy. Suggelleranno un patto…: petrolio in cambio di protezione militare». È il patto che lega l’Occidente, fino ad oggi, con la dinastia dei Sa’ûd in Arabia Saudita, i protettori e promotori dell’islamismo wahhabita, l’islam puritano che è all’origine, insieme a quello egiziano dei Fratelli musulmani, di tutti i moti fondamentalisti dell’islam odierno.

In tal modo l’Occidente, bisognoso di petrolio, si rivela il principale alleato delle correnti più illiberali dell’islam contemporaneo e, in questo modo, il principale nemico di sé stesso. Al di là di questi paradossi resta il nodo: l’islam al crocevia tra tradizione, riforma, jihad, come recita il titolo di Oasis. Un nodo che per essere sciolto, come mostra Wael Farouq in un suo illuminate saggio, richiede di porsi al di là dell’opposizione tra tradizionalisti e modernisti per tentare di delineare un ponte tra tradizione e modernità, tra cultura islamica e cultura europea.

A tal fine non si tratta più di fare archeologia, di tornare all’islam degli inizi, ma di reinterpretare intelligentemente una storia per mostrare in essa l’essenziale ed il contingente. Un lavoro di grandi dimensioni e di importanza cruciale a cui Oasis, nei suoi dieci anni di vita, ha dato un contributo di grande rilievo intellettuale.


La Sagrada Familia, un percorso dello sguardo

sagradaPer Alessandro Rondena, architetto e restauratore dell’Abbazia di Morimondo recentemente scomparso, Gaudí era un maestro ideale. Pur non avendolo conosciuto, “il Sandro” (così era chiamato dagli amici) ne aveva colto il segreto più profondo e si era fatto suo discepolo appassionato sulla strada della bellezza. Così, più che un’analisi della Sagrada Família, nel volume “La Sagrada Família. Un percorso dello sguardo” scritto con Silvio Prota, Rondena propone di camminare con lui sui passi di Gaudí per sorprendere la radice più profonda del suo approccio alla realtà. La basilica di Barcellona è, infatti, sintesi non solo del metodo di lavoro, ma di tutta la posizione umana dell’architetto catalano, rintracciabile fin dagli anni della sua formazione.

L’Associazione culturale Antonio Rosmini propone

venerdì 12 giugno alle ore 21.15
OnOff SpazioAperto

via Albania 2 bis, 35123 Padova

 

La Sagrada Familia, un percorso dello sguardo

 

Presentazione del libro di Alessandro Rondena e Silvio Prota.

Interverrà SILVIO PROTA, autore.

Ingresso su prenotazione riservato ai soli soci Rosmini e OnOff con possibilità di associarsi all’ingresso. INGRESSO GRATUITO. Alla fine dell’incontro sarà offerto un buffet.

Iniziativa realizzata con il contributo di

murialdo self servicehttp://www.murialdoselfservice.it/

Il percorso, nel primo capitolo del libro, prende avvio dagli esempi architettonici che hanno ispirato il maestro, indagati alla luce dei suoi scritti giovanili, miniera inesauribile di indicazioni sulla sua concezione dell’architettura. Si scopre, così, che nella Sagrada sono confluiti in qualche modo tutti gli edifici che Gaudí amava e ammirava. Vi si ritrovano tanto la ricchezza scultorea delle cattedrali gotiche, a cui rimanda l’abbondanza di statue sulle facciate, quanto la semplicità tipica dell’architettura cistercense, evocata dalle forme rigorose di un interno caratterizzato da pochi arredi liturgici. Ma fonte di ispirazione è anche l’architettura bizantina, dove l’apporto decisivo della luce è funzionale alla liturgia, e quella greca, che affascinava Gaudí soprattutto per l’uso raffinato della geometria e delle proporzioni.

Più di ogni altra cosa, però, era la natura la sua vera maestra, perché il lavoro dell’uomo è chiamato a sviluppare la creazione. L’impulso creativo, per Gaudí, non può che nascere come risposta all’imbattersi, con sorpresa, in un dato naturale che ci precede: «Noi creiamo perché immersi dentro una divina preesistente creazione, che ci preme da ogni lato e vuole essere da noi compresa. Tutto è prima del nostro atto creativo». La natura va amata e compresa nelle sue leggi più profonde, più che imitata, perché per l’architetto catalano essa è frutto di un’intelligenza creatrice. È questo sguardo sulla realtà il vero metodo di Gaudí: uno sguardo non offuscato dall’abitudine, ma meravigliato e commosso: «Nei popoli, come nei bambini e in ogni uomo creativo, il dare forma nasce dalla commozione». Il maestro guarda la realtà per imparare da essa, perché la natura stessa propone infinite soluzioni ai problemi strutturali e nello stesso tempo è dotata di un’intima valenza estetica. La particolare percezione tridimensionale dello spazio di cui Gaudí era dotato è una qualità appresa fin dall’infanzia, quando egli osservava suo padre, calderaio, che nella sua officina dava forma ad oggetti nello spazio partendo da una lastra metallica. Anche l’appartenenza alla famiglia, insieme alla religiosità del popolo catalano, accompagneranno Gaudí per tutta la vita.

Il secondo e il terzo capitolo sono dedicati all’apparato scultoreo della basilica, in primis quello che orna la facciata della Natività. Sono statue estremamente popolari, vive ed espressive come lo erano quelle dei Sacri Monti, si rivolgono a tutti. Accompagnandosi con brani evangelici e con alcuni passaggi tratti dall’Infanzia di Gesù di Benedetto XVI, gli autori guidano perciò ogni lettore tra la “foresta di statue”, alla scoperta delle scene rappresentate sui portali. È qui che, attraverso la scelta dei temi e la disposizione delle statue, Gaudí esprime efficacemente la sua concezione della vita e della storia, una concezione profondamente cristiana.

(testi tratto da «Tutto mi precede. E creo» di Anna Colombo, Tracce.it 21/04/2015)

 

Silvio Prota, Alessandro Rondena

La Sagrada Família. Un percorso dello sguardo

Cantagalli

  1. 106 - € 16