“Educare senza paura” con don Vincent Nagle

locandina_11nov_Nagle[1]Le Scuole Romano Bruni presentano, martedì 25 novembre alle ore 21,15 nell’Istituto Romano Bruni a Ponte di Brenta, l’incontro “Educare senza paura” con don Vincent Nagle, della Fraternità San Carlo, tra i curatori della mostra ‘Nessuno genera se non è generato – Alla scoperta del padre in Omero, Dante e Tolkien’, promossa dalla Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo.

Attraverso il materiale espositivo, fatto di 20 pannelli a colori, la mostra, che da mercoledì 26 a venerdì 28 novembre è ospitata dalla scuola, sottolinea l’importanza del rapporto fra padre e figlio, fondamentale nella crescita dei ragazzi e sperimentato quotidianamente nel lavoro di educatori, sia in famiglia che a scuola. 

Vengono ripercorsi alcuni grandi classici della letteratura per comprendere e raccontare l’esperienza della paternità. Gli autori intendono perseguire l’obiettivo di risvegliare nei ragazzi la riflessione verso il rapporto con il proprio padre perchè in questi ultimi decenni è venuta meno la figura del padre che è una figura fondamentale per la formazione dell’uomo, in quanto si genera una persona matura in senso pieno se si riscopre l’importanza della paternità.

Vincent Nagle è nato a San Francisco, California, USA. Dopo la laurea in sociologia e materie classiche alla Università di San Francisco, ha lavorato in Marocco come insegnante di inglese per il Ministero dell’Educazione del Marocco e in Arabia Saudita, per poi conseguire un master in teologia a Berkeley, California. Vincent è poi entrato in seminario a Roma ed è stato ordinato prete nel 1992. Ha preso una laurea in islamica nel 1994 e ha passato il decennio successivo negli Stati Uniti come cappellano in un ospedale del New England.Dal 2006 al settembre 2012 è stato in missione in Terra Santa. Oggi è a Roma.

 


I ragazzi del '99 ricordano la Grande Guerra

IMG_20141122_125523Naturalmente qui si parla non di 1899, ma di 1999: i quindicenni della attuale classe seconda del liceo Scientifico Romano Bruni di Padova che hanno preparato l’allestimento di una mostra in occasione del Centenario della Grande Guerra.

La scelta è ricaduta sullo studio e sull’analisi di poesie scritte da poeti che hanno avuto esperienza diretta e indiretta della prima guerra mondiale. In questo modo si è anche svolto il programma ministeriale che prevede per il secondo anno di liceo lo studio del testo poetico.

Ha avuto una grande valenza per i ragazzi scoprire che l’ultima classe chiamata alle armi nel conflitto fu proprio quella del 1899. Ragazzi appena diciottenni o anche diciassettenni raggiunsero il fronte nel 1917. Anche loro sono nati nel ’99 di cento anni dopo. Questo semplice dato anagrafico ha favorito una più profonda immedesimazione con le esperienze riportate nelle poesie studiate.

Un dato molto importante per comprendere la tematica trattata è che la poesia di guerra è di gran lunga differente dalla prosa di guerra.

La prosa nasce come esigenza di raccontare ciò che è accaduto e quasi mai l’autore è già uno scrittore, egli è innanzitutto un soldato, solo dopo l’esperienza tragica della guerra si scopre scrittore servendo il bisogno di dover tramandare ciò che ha vissuto. La guerra trasforma alcuni uomini, anche di estrazione comune, in scrittori.

La poesia invece è scritta, per lo più, da autori diventati soldati, intellettuali che hanno fatto i conti con la guerra.

Quanto detto è significativo perché gran parte della classe intellettuale dell’epoca inneggiava alla guerra, la desiderava, la voleva. Poi tutti fecero i conti con il fango e il sangue, la riduzione dell’uomo a topo di trincea, meccanismo in mano ai potenti. La poesia registrò questo impatto tra roboante ideologia e terribile realtà. La produzione così si trasforma da abbacinante glorificazione della guerra a frammento in cui il poeta desidera ritrovare se stesso.

Un’ultima annotazione: c’è un’altra poesia parallela a tutto questo, non elitaria, popolare, che esprime i sentimenti di tutti in altra forma. E’ il canto. A volte preesistente e trasformato in guerra, a volte totalmente nuovo. La strada poetica di una classe non intellettuale.

Il lavoro ha prodotto un percorso in cui vengono presentate le poesie, con il commento dei ragazzi ed è suddiviso in tre parti o sezioni.

 

Prima sezione: le poesie interventiste

Attraverso le composizioni di Govoni, Saba, Marinetti abbiamo visto come viene presentata la guerra da parte di chi la voleva. La guerra è descritta come la pace. Il lessico sovverte le cose e trasforma l’odio in amore, la morte in vita.  Le forme della tradizione poetica vengono distrutte così come si vorrebbe fare con la società e il mondo.

ANTEPRIMA PRIMA SEZIONE

Seconda Sezione: le poesie dell’esperienza tragica

Soffici, Ungaretti e Rebora ci accompagnano nella melma e nel sangue del fronte. Il poeta trasforma la sua opera, scrive frammenti. Cerca sé stesso. Con risultati diversi, ma ugualmente drammatici e intensi. Rebora si impietrisce e vuole il silenzio, Ungaretti cerca e scopre ciò che conta nell’esistenza.

ANTEPRIMA SECONDA SEZIONE

Terza sezione: le poesie colpite dal bello

Dentro tutto il dramma e la morte a volte qualcosa risorge, qualcosa sfugge alla morsa del dolore. Sono attimi di stupore e meraviglia, attimi di nostalgia, dove si affacciano alla mente ricordi di un tempo. Bottai, Stuparich e Martini si accorgono di cose così.

ANTEPRIMA TERZA SEZIONE

Alla fine, come un contro canto si possono ascoltare alcune strofe di canti alpini, che si commentano da soli.

 


Memoria Duttile Sasso, ad Este la mostra di Alfredo Truttero

141016 AlfSabato 22 novembre 2014 alle ore 18.00, presso la sede del Centro Culturale La Medusa -  ex-Collegio Vescovile, via Garibaldi, Este (PD) - si inaugura la personale di Alfredo Truttero 'Memoria Duttile Sasso'. La mostra sarà presentata da Benedetto Roselli e resterà aperta dal 22 novembre al 13 dicembre 2014 con ingresso libero e nei seguenti orari:

- Tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00
- Domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 20.00 su prenotazione.

Nell'occasione il chitarrista Luciano Chillemi presenterà alcune brevi composizioni di Luca Belloni ispirate ai soggetti della mostra.

Sarà presentato anche il catalogo della mostra, 48 pagine con testi critici e narrativi di E. Andreatta, E. Girardi, G. Zennaro, A.P. Gellini, A. Tartara, M.P. Tindaci, L. Belloni. Fotografie di M. Gottardo.

Il catalogo è acquistabile anche online.

 

Alfredo TRUTTERO

È nato il 31 marzo del 1958 a Milano. Dopo aver compiuto gli studi classici a Varese si iscrive all’Accademia di BB.AA. “Lorenzo da Viterbo” diretta da G. Gatt. A Milano frequenta i corsi di K. Azuma, C. Mo, G. Colombo, W. Valentini alla Nuova Accademia. È scultore e docente di Discipline Plastiche al Liceo Artistico “A. Modigliani” di Padova. Ha tenuto corsie conferenze per studenti sull’arte moderna e contemporanea ed inoltre workshop sul disegno.

Conferenze e Corsi

Dal 1997 tiene corsi per studenti delle scuole Medie Superiori su tematiche di Storia dell’Arte

  • Razionalismo ed irrazionalismo nell’Arte Moderna
  • Giufà la statua ed il segnale
  • L’uomo guarda l’uomo: il ritratto nel ’900
  • L’occhio aperto sul mondo. Monet, Dubuffet, Giacometti
  • Arte e modernità: lo svolgersi di un evento

 

Percorsi sul disegno

  • Disegno Distinto, Assisi 2003
  • Disegno Distante Padova, Casamari 2004
  • Disegno Determinante, Montichiari 2004
  • Copia dal Vero Presente, Segni Richiesti, Padova 2005
  • Disegno Rivelato, Grottammare 2005
  • Disegno Rivolto, Assisi 2006
  • Disegno Incarnato, Assisi 2007
  • Disegno Presente, Chioggia, Padova, Bologna 2009-10
  • Disegno Riferito, Assisi 2011

 

Esposizioni

1989

Nanto, Simposio di Scultura Nantopietra.

Padova, Reggia Carraresi, “Segnali all’orizzonte” a cura di R. Petrucci.

1993

Modena, Premio Begarelli.

1995

Isera, Palazzo de’ Probizer, “Le forme dell’ideale” a cura di R. Balzarotti, testo di C. Ravasi.

Stra, Villa Pisani, “Memorie e attese” a cura di L Bortolatto,

Associazione Le Venezie, con il Patrocinio della XLVI Biennale d’Arte di Venezia, presentazione di C. Semenzato.

1996

Bologna, Sale Museali del Quartiere S. Stefano, “Apparenze e dimore” a cura di M. Cancelli.

Abano Terme, Kursaal, “Verticali”.

Treviso, Reggia dei Carraresi, “Terre d’acqua” a cura di L. Bortolatto.

Amburgo, Istituto italiano di Cultura, “L’ abito come metafora: disegni”.

Stra, Villa Pisani, “L’abito come metafora: sculture”.

In diretta televisiva dal Roxy Bar, “Folata: modellazione in creta”.

1999

Padova, Sala Ex macello, “Hortus Imperfectus”, a cura di E.Gusella, catalogo con contributi di M. Donà e A. Rovatti.

2005

Borgoricco (PD) “STARTART figurazioni” a cura di Laura Sesler

2008

Resana (PD) “Lo sguardo di Maria” a cura di Laura Sesler

2009

Cittadella (PD) “Incrocio” istallazione collettiva del gruppo DiSegno

2010

Castelfranco (TV) “Ritratto” collettiva promossa dalla Galleria Art&Media, mostra itinerante che ha avuto ulteriori esposizioni a Bassano del Grappa (VI), Castello di Godego (TV), Caerano San Marco (TV)

2012

Padova (PD) “Scacchi per San Rocco” mostra personale presso l’Oratorio di san Rocco a cura di Mirella Cisotto Nalon e Nicola Galvan. Interventi in catalogo di Andrea Colasio, Assessore alla Cultura, Giuseppe Frangi, Roberto Filippetti e Letizia Fornasieri.

 

Info:
Cell. 366.3505700
alfredo.truttero@gmail.com


La Rosmini si presenta

19[1]Venerdì 14 novembre alle 21.15 nell’Oratorio del Redentore della parrocchia di Santa Croce, in corso Vittorio Emanuele 166, vicino al santuario di Padre Leopoldo (nella foto: la città di Padova in uno degli affreschi dell’oratorio), si terrà l’incontro dei soci dell’Associazione culturale Antonio Rosmini.

L’incontro, aperto a tutti i soci ma anche ai simpatizzanti, sarà l’occasione per fare il punto sulle attività presenti e future della Rosmini e presentare alcuni incontri e occasioni culturali: la mostra “Memoria duttile sasso” di Alfredo Truttero (Este 22 novembre-13 dicembre) e il volume di Giovanni Scarpa dedicato a Giorgio De Gaspari, il più grande illustratore del Novecento

Ci collegheremo inoltre via Skype con il pianista brasiliano Marcelo Cesena, nostro ospite nei mesi scorsi, che ci racconterà il suo nuovo tour e i progetti legati anche a Padova…

Concluderemo la serata con un momento di festa con torte e brindisi!

La Rosmini è una associazione non profit sostenuta da un piccolo gruppo di persone che gratuitamente e per passione vuole approfondire e vagliare diverse tematiche culturali attuali, offrendo occasioni di incontro, spettacolo e riflessione. Se vuoi coinvolgerti con noi facci sapere. L’associarsi è il primo e più semplice modo di sostenere la nostra attività. Il tuo aiuto è importante! Grazie!

Qui puoi scaricare una brochure dove illustriamo tutta l’attività della scorsa stagione. Può essere anche uno strumento utile per suggerire o eventuali sponsorizzazioni l’anno prossimo!

 

Info: 329-9540695 info@rosminipadova.it


Don Giussani e l’incontro con Pasolini e Testori

Testori_Gi_37239178[1]Ubi fides ibi libertas, dove c’è una fede autentica c’è anche gente libera. Un esempio maiuscolo è don Luigi Giussani, che non temeva di avere come punti di riferimento due intellettuali “eretici”, scomodi, uno marxista (ma che lui considerava «l’unico intellettuale cattolico») e uno scandaloso e bestemmiatore («...ma quello che lui chiamava bestemmie erano come una preghiera disperata che adesso trovava la sua risposta»). E, per di più, entrambi omosessuali. Massimo Borghesi su IlSussidiario.net racconta il rapporto del fondatore di Cl con Pier Paolo Pasolini e Giovanni Testori.

 

 

Leggi l’articolo sul sito IlSussidiario.net.

 

Il Sussidiario.net, martedì 4 novembre, Letture/ Don Giussani e l’incontro con Pasolini e Testori (M. Borghesi) (link http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/11/4/LETTURE-Don-Giussani-e-l-incontro-con-Pasolini-e-Testori/550500/)

 

 

La Vita di don Giussani di Alberto Savorana (Rizzoli 2013) ha il grande pregio, tra le altre cose, di documentare episodi e incontri della vita di don Giussani, poco noti e, in molti casi, sconosciuti. Di questi incontri, taluni, tra i più significativi, avverranno dopo il ‘68, dopo che, come abbiamo visto in un precedente articolo su queste pagine, il sacerdote di Desio aveva intuito che la grande contestazione stava travolgendo quanto rimaneva della “cristianità”. Ciò obbligava a ripensare una presenza cristiana non più determinata dal rapporto con la tradizione bensì modulata dalla priorità affidata all’incontro, ad una testimonianza cristiana umanamente autentica desiderosa di rapportarsi a tutti e a tutto, fuori da steccati o pregiudiziali di tipo ideologico o politico.

Questa prospettiva, assolutamente inedita nel panorama ecclesiale di allora, che troverà una formulazione, semper reformanda come mostra il volume di Savorana, nel movimento di Cl, sarà quella che porterà l’autore ad una serie cospicua di incontri con personaggi di non credenti, aventi una caratteristica in comune: quella di essere umanamente ed intellettualmente vivi, voci fuori dal coro. Tra essi Pier Paolo Pasolini e Giovanni Testori, ambedue omosessuali, espressioni di un mondo di sinistra certo molto lontano da quello democristiano e cattolico tradizionale.

Quello con Pasolini rimarrà, in realtà, un incontro ideale, con grande rimpianto di don Giussani. Savorana ricostruisce la cronaca di quell’appuntamento mancato. «La mattina del 3 novembre 1975, nel suo studio di via Martinengo Giussani apprende dal Corriere della Sera dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini. Con lui c’è Laura Cioni, che scorge sulla scrivania una lettera indirizzata allo scrittore, che non sarà mai completata: “Esprimeva una totale consonanza con le posizioni da lui sostenute in tanti articoli sul Corriere della Sera”». Il ricordo è confermato da Lucio Brunelli il quale «incontrando Giussani nel 1998 nella sua abitazione di Gudo Gambaredo, gli parla di Pasolini e si sente dire che “gli stava scrivendo una lettera quando arrivò improvvisa la notizia della sua morte. Nella lettera intendeva chiedergli di incontrarlo”».

Giussani si era avvicinato a Pasolini a partire dagli articoli del poeta-scrittore-regista sul Corriere della Sera, pubblicati poi nella raccolta Scritti corsari. L’editoriale del 24 giugno 1974 Il potere senza volto lo aveva entusiasmato. Come ricorda ancora Brunelli: «Mi vede passare e ballando letteralmente sulla sedia mi chiama: “Vieni Lucio, leggi qua, è l’unico intellettuale cattolico, l’unico…”». Lo colpivano la critica pasoliniana all’omologazione, alla distruzione del popolo ad opera di un nuovo potere, conservatore e dissacrante ad un tempo, per il quale l’unico dio era la merce, il consumo come forma di vita. Ne parlerà, riecheggiando il corsaro, nel suo discorso alla Democrazia Cristiana lombarda, ad Assago, nel 1987. Riguardo al mancato incontro con lui rievocherà, con rammarico, un episodio: «Quanto mai quella sera non l’ho accostato - aspettavo l’ultimo aereo che partiva da Milano verso Roma -… Se Pasolini fosse stato a due nostri raduni, ci avrebbe investito di invettive, ma sarebbe diventato uno dei nostri capi!».

Pasolini diverrà per Giussani il paradigma di un dramma, quello di un uomo cresciuto nella tradizione cattolica, ricevuta dalla madre, abbandonata perché non confortata dall’esperienza di un nuovo incontro. «In un paese del Triveneto, cattolicissimo come ambiente, - dirà -, c’era uno che, disubbidendo a sua madre, era andato a trovare, in una certa taverna, in un paese vicino, un gruppo di tre o quattro giovani scalmanati che a lui piacevano. […] e questo nel tempo lo aveva dissuaso dall’andare in chiesa alla domenica, dall’ascoltare sempre sua madre. […] Quel ragazzo è diventato Pasolini. Egli, la tradizione cristiana genuina, avendola succhiata dal seno di sua madre, l’ha avuta, la doveva vivere, era costretto a viverla, anche se interpretava tutto in modo diverso: secondo la mentalità del gruppo. Dunque è diventato Pasolini, uno dei più grandi scrittori italiani, […] Pasolini ha incontrato un gruppo di persone che si ponevano contro la società di allora, contro la cultura di allora, come innovatori. […] ha cercato una strada sbagliata: ha detto che la verità non c’è - meglio che la verità non si sa cosa sia - […]. Ma lentamente, nella sua vita, si è sentito riecheggiare quello che diceva sua madre sulla vita, sulla verità e sulla strada da battere. Se avesse incontrato uno con la nostra passione, se fosse venuto ad un gesto della nostra comunità, soprattutto a certi momenti, Pasolini avrebbe pianto».

Non era un modo di dire. Quando Giussani parlerà così di Pasolini, nel 2000, aveva certamente presente le lacrime e l’incontro con un altro autore, grande protagonista dell’Italia culturale del dopoguerra, Giovanni Testori, che diverrà poi una delle firme prestigiose de il Sabato degli anni 80- 90. Scoperto, anche lui, per i suoi articoli sul Corriere della Sera, e conosciuto da alcuni universitari di Cl, Giussani lo incontra nel 1978 in un ristorante di piazzale Aquileia, a Milano. «Appena lo vide, si alzò per andargli incontro. Giovanni era totalmente commosso, sino alle lacrime. Don Giussani, anche lui commosso, lo abbracciò. Testori, piangendo, continuava a dire che lui - che aveva rinnegato e bestemmiato Dio - non era degno di stare di fronte a don Giussani. E poi spiegò come avesse passato la vita a cercare di togliere dalla sua fronte quella croce che nel battesimo gli era stata impressa. E più si sforzava di eliminarla più prepotentemente veniva fuori sino a quando, con la morte di sua madre, era stato rigenerato alla vita. Disse che era come se sua madre, morendo, l’avesse partorito di nuovo». Giussani «profondamente colpito dall’umanità di Giovanni, continuava a ringraziarlo per averlo incontrato, ricordandogli che quello che lui chiamava bestemmie erano come una preghiera disperata che adesso trovava la sua risposta».