Blaise Pascal, un reazionario? Conferenza di Bruno Nacci a Padova

Blaise-Pascal[1]Mercoledì 8 ottobre 2014 alle ore 18.00 nell’Aula Magna del Collegio Morgagni di via San Massimo 33, a Padova il prof. Bruno Nacci terrà un seminario dal titolo:

BLAISE PASCAL, UN REAZIONARIO?

Dopo la discussione seguirà un incontro del relatore con gli studenti della Scuola Galileiana di Studi Superiori, organizzatrice dell’evento. L’incontro è aperto al pubblico.

Bruno Nacci, francesista, ha appena pubblicato “La quarta vigilia - Gli ultimi anni di Blaise Pascal” (La scuola di Pitagora Editrice, Napoli, 2014, 433 pagine, 35 euro)

 

Riportiamo un articolo de il Quotidiano Il Centro

Il genio di Pascal nel saggio di Bruno Nacci

di Giovanni D’Alessandro

Ci sono libri che travolgono. Che afferrano e non si fanno lasciare, dotati di un fortissimo magnetismo, che si appostano su un comodino o su una scrivania in agguato del gesto magico del pick up, dell’esser presi in mano e non lasciati più, in una dimensione di astrazione spazio-temporale, per lunghe ore di lettura. E quando l’autore è un francesista, saggista e pensatore come Bruno Nacci e il soggetto sono gli ultimi quattro anni di vita di Blaise Pascal - cioè di un personaggio che non appartiene solo al Seicento francese o anticipa il secolo dei Lumi, ma si colloca nella nostra quotidianità con un pensiero straordinariamente moderno, non a caso richiamato dai massimi filosofi della contemporaneità - ecco che un libro rimane in prodigioso equilibrio tra polarizzazioni opposte, tra forze che risucchiano il lettore pagina dopo pagina e non permettono che se ne scosti.

È il caso dello splendido saggio, fresco di stampa, “La quarta vigilia - Gli ultimi anni di Blaise Pascal” (Bruno Nacci, La scuola di Pitagora Editrice, Napoli, 2014, 433 pagine, 35 euro) che ha già mobilitato la critica, avvedutasi, dopo anni di asfittico solipsismo della saggistica, di essere in presenza di un’opera destinata a valicare i confini nazionali e che, per tenerci a quelli regionali, gli abruzzesi avranno anche l’opportunità di veder presentato in più sedi, quasi in anteprima, essendo l’autore, milanese, molto legato alla nostra realtà.

Chi è Pascal (Clermont-Ferrand 1623-Parigi 1662)? È un gigante del pensiero, dell’anima e della scienza.

È un genio dotato della precocità di Mozart e della poliedricità di Leonardo, capace di associare, in vertiginosa verticalità, al pensiero filosofico invenzioni pratiche come la prima calcolatrice meccanica in grado d’eseguire le quattro operazioni (la realizzò poco più che adolescente, per aiutare il padre, funzionario reale che doveva occuparsi di lunghi calcoli per riscuotere le tasse); di realizzare nuovi strumenti simili al barometro, per verificare l’esattezza delle rilevazioni dell’italiano Torricelli; di organizzare il trasporto pubblico della più importante metropoli del suo tempo, Parigi dove viveva, nel tempo in cui si dedicava da scienziato al gioco d’azzardo, delizia e rovina di molti grandi a corte e nei salotti aristocratici; di cimentarsi con la paideia, sperimentando un nuovo metodo per insegnare a leggere ai bambini, come un umile maestro di campagna, e nello stesso tempo di produrre studi di matematica che giravano in tutt’Europa, attesi con bramosia da matematici del valore di Fermat; d’essere uno studioso capace di consegnarci, sull’Alterità, le più alte armonie di conciliazione tra fede e ragione che siano state scritte.

Pascal sfugge a ogni definizione. Tranne una: che trasformava in oro ogni cosa a cui si dedicava, facendo progredire con il suo genio, nella sua pur breve vita (39 anni), tanto la scienza quanto l’interrogazione dell’uomo su di sé e sulla propria condizione.

In questo libro Bruno Nacci percorre gli ultimi quattro anni della vita di Pascal, a partire appunto dal 1658. Lo fa con un saggio documentatissimo e ponderoso (senz’essere pesante) che privilegia l’approccio biografico al Nostro, con una premessa tucididea e plutarchica sull’essenza di ciò che una biografia dovrebbe essere. Racconta tutto il mondo in cui viveva Pascal - quale solitaire (laico in condizione di celibato) - nella luminosa e inquietante comunità di religiose di Port-Royal. La voce di Pascal trasferisce le inquietudini del suo tempo ai nostri giorni. Un gigante del pensiero si leva dalle quattro vigilie del suo transito terreno che avverrà nel 1662. Nessuna mens mathematica ha forse indagato, con tanta freddezza e incandescenza al contempo, la propria condizione terrena e l’anelito al divino. Spingendosi all’estremo passaggio, la conciliazione della inconoscibilità di Dio con l’assediante consapevolezza della sua ineludibilità.


Una s. Messa in basilica del Santo per ricordare don Giacomo Tantardini

don Giacomo TantardiniL’Associazione culturale Antonio Rosmini di Padova segnala che mercoledì 1 ottobre alle ore 12.00 nella Basilica del Santo a Padova verrà celebrata una santa Messa in suffragio di don Giacomo Tantardini, per undici anni relatore dei Convegni sull’attualità di sant’Agostino promossi dalla nostra Associazione.

Presiederà la concelebrazione don Alfredo Comi, per 42 anni parroco di Barzio (SO), paese natale di don Giacomo.

A questo link potete trovare un breve profilo di don Giacomo e una sua lettera di risposta a un messaggio di auguri di don Alfredo.


A Padova si presenta “Critica della filosofia politica”, quando la religione alimenta lo scontro di civiltà

140930 Borghesi locandina2Dopo il crollo delle Twin Towers a New York, l’11 settembre 2001, il “ritorno della religione” sulla scena mondiale ha coinciso con un conflitto teologico-politico che non si è ancora spento. Dall’avanzata dei settori radicali dell’Islam, alla reazione teocon, ai settori ultraortodossi in Israele, all’induismo nazionalista, il vento del “Dio degli eserciti” è chiamato ad alimentare il fuoco di identità antagoniste. Lo “scontro di civiltà” diviene uno scontro teologico-politico.

Per riflettere su questi temi l’Associazione culturale Antonio Rosmini di Padova propone l’incontro

Critica della Teologia politica

presentazione del volume di Massimo BORGHESI Critica della teologia politica. Da Agostino a Peterson. La fine dell’era costantiniana, Marietti, Genova-Milano 2013

 

martedì 30 settembre, ore 21.00
auditorium del Centro culturale Altinate

via Altinate, 71 - Padova

Introduce

Flavio Rodeghiero assessore alla Cultura del Comune di Padova

 

Intervengono

Alessandro Banfi direttore di TgCom24

l’Autore ordinario di Filosofia morale all’Università di Perugia

 

Info 329-9540695 info@rosminipadova.it

L’iniziativa è finanziata dall’Università di Padova sui fondi della legge 3.8.1985 n. 429 sulle iniziative culturali studentesche

 

Scarica la locandina in formato .pdf

 

1444_MAMA2014[1]«La teologia politica indica la politicizzazione della teologia», spiega Massimo Borghesi. «È cosa diversa dalla teologia della politica. Molti confondono le due cose ma questo genera solo confusione. Nella teologia della politica il rapporto tra teologia e politica non è immediato, è mediato dalla morale, dal diritto, eccetera. Non c’è identità tra i due momenti. La grazia non coincide con la natura, la città di Dio non è la civitas mundi. Per la teologia politica, al contrario, il teologico si attua attraverso il politico e il politico attraverso il teologico. Con ciò la confusione è totale e il momento teologico diviene funzionale ai poteri del mondo».

Come scrive Carl Schmitt: non c’è teologia politica se non ci sono nemici. La teologia politica, prosegue Borghesi, «porta al Dio degli eserciti, a consacrare la potenza dei popoli, non la gloria di Dio. È ciò che è accaduto, dopo l’11 settembre 2001, con l’islamismo radicale, da un lato, e la versione “teocon”, occidentalista e guerriera, dall’altro».

Per Borghesi una delle chiavi interpretative del Concilio Vaticano II è proprio il superamento della teologia politica e il ritorno alla situazione della Chiesa dei primi quattro secoli. «La “rottura” del Concilio Vaticano II non è una rottura radicale come vogliono, da opposte sponde, tanto i tradizionalisti quanto i modernisti. Il documento conciliare Dignitatis humanae, sulla libertà religiosa, abbandona la teologia politica invalsa a partire da Teodosio e recupera la tradizione dei primi quattro secoli in cui i Padri, in maniera pressoché unanime, chiedevano la libertà religiosa per tutti. Da questo punto di vista più che di fine dell’era costantiniana dovremmo parlare di fine dell’era teodosiana. L’editto di Costantino e di Licinio, del 313, rappresentò, infatti, un capolavoro di tolleranza in cui la libertà religiosa era concessa a tutti, cristiani e pagani».


A Padova la prima assoluta di Apocalisse con Figure

DragoIl Battistero del Duomo di Padova ospita eccezionalmente l’esecuzione di un oratorio che il compositore Luca Belloni ha dedicato agli affreschi di Giusto dei Menabuoi. Una data anche al Santo

 

Non sono molti i cicli pittorici dedicati all’Apocalisse di San Giovanni Evangelista. Tra questi uno dei meno conosciuti e allo stesso tempo più completi è l’ampio ciclo, ben 43 dipinti, col quale Giusto de’ Menabuoi ha illustrato l’abside dello splendido battistero del duomo di Padova. Il maestro trecentesco ha voluto (e saputo) raffigurare, con serrata concisione, praticamente l’intero testo biblico racchiudendo, in uno spazio tutto sommato contenuto, autentici tesori pittorici ed umani.

Ed è proprio dal ciclo di Giusto che Luca Belloni, 45enne compositore nato a Milano ma residente ed attivo ormai da moltissimi anni in Veneto, ha preso le mosse per articolare l’Oratorio per soli, voce recitante e strumenti Apocalisse con figure che, già nel titolo, di ascendenza evidentemente anche düreriana, denuncia il debito nei confronti del capolavoro del pittore toscano.

Segnaliamo quindi volentieri la proposta del Gruppo studentesco Spirto gentil: Luca Belloni

Apocalisse locandinaAPOCALISSE CON FIGURE

oratorio per soli, voce recitante e strumenti ispirato agli affreschi dell’abside del Battistero di Padova.

Testi di San Giovanni evangelista, San Tommaso d’Aquino, San Bernardo di Chiaravalle scelti dal compositore

Due concerti:

lunedì 6 ottobre 2014 ore 20.45
nella sala dello Studio Teologico del Santo ore 20.45
(ingresso libero. Saranno proiettate le scene degli affreschi di Giusto grazie alla cortesia del fotografo Giorgio Deganello)

martedì 7 ottobre 2014 alle 20.45
nel Battistero del Duomo di Padova

(serata ad inviti)

 

Interpreti:

Sonia Bianchetti soprano
Alessandra Andreetti mezzosoprano
Annunziata Panetta voce recitante

 

Ensemble WEBERN

Claudio Miotto clarinetti
Federico Andreatta corno
Luciano Chillemi chitarra
Michele Zappaterra pianoforte/tastiere

Luca Belloni direttore

Il concerto è realizzato con il contributo dell’Università degli Studi di Padova sui fondi della legge 3.8.1985 n. 429.

Info 346-3187575. Scarica la locandina in formato .pdf e in formato .jpeg

trombeTesto enigmatico che nei secoli ha affascinato legioni di commentatori che hanno tentato di decifrare la sua mirabolante simbologia, l’Apocalisse di S. Giovanni è, nella sua inesauribile ricchezza, anche una miniera di immagini e di suoni. Proprio questo aspetto assolutamente sensoriale (carnale nel senso proprio - saremmo tentati di dire peculiare - del cristianesimo) ha affascinato innumerevoli artisti che hanno trovato, nelle pagine del testo giovanneo, fonte di ispirazione per capolavori di assoluta grandezza.

Il fulcro poetico del lavoro di Belloni sta nel riconoscere al testo giovanneo e alla sua fedele illustrazione pittorica da parte del Menabuoi un valore non solo estetico ma, ben più profondamente, esistenziale. La Rivelazione (questo è il significato letterale della parola “apocalisse”) della verità sulla vita del singolo e sul senso della storia è il punto focale del testo biblico e del lavoro del compositore che ha voluto sottolineare l’aspetto sacramentale/liturgico implicito nel testo dell’Evangelista creando dei “segnalibri” eucaristici tra i vari episodi - i passi scelti corrispondono puntualmente ai 43 affreschi di Giusto - tratti dal testo di S. Giovanni.

La dimensione eucaristica è peraltro, secondo il compositore, assolutamente evidente nella struttura e disposizione degli affreschi all’interno del Battistero e, segnatamente, nel grande pannello centrale dell’Apocalisse in cui Giusto colloca l’Agnello immolato (Cristo) esattamente nel punto in cui, durante la Messa, avviene l’Elevazione.

sette testeIn ogni circostanza, sembra dirci il compositore, è possibile cambiare prospettiva e intuire i segni in spe e talvolta contra spem dell’amorevole presenza di Cristo che accompagna e abbraccia, misteriosamente ma realmente, le vicende umane.

Come non vedere, nel commovente finale dell’Apocalisse (“Vieni, Signore Gesù”) e nell’ineffabile bellezza del Paradiso che corona la cupola del Battistero, uno dei grandi capolavori della pittura di ogni tempo, il sospiro e il grido consapevole o meno di ogni uomo che, tra le onde di una vita spesso incomprensibile ed apparentemente ingiusta, cerca l’abbraccio che gli porti il riposo e la pace?

L’Ensemble “Webern” è attivo nel 1997 nell’ambito della promozione della musica con particolare attenzione per la contemporaneità e l’intersezione tra le diverse arti (musica, pittura, poesia ecc.). Tra i numerosi concerti si segnala in particolare Giovano in coro le stelle del mattino ispirato agli affreschi della Cappella degli Scrovegni ed eseguito (in prima assoluta) nella meravigliosa cornice del monumento padovano.

Luca Belloni è compositore e direttore d’orchestra. Le sue opere sono state eseguite in Italia e all’estero e radiodiffuse. È autore di numerose pagine vocali e strumentali tra cui si segnalano due atti unici (Il Ritorno e La morte di Ivan), tre oratori (Passio et mors Domini Nostri Jesu Christi secundum Lucam, Russia 1943 - dedicato alla ritirata di Russia - e Apocalisse con figure) e il work in progress “Historia mundi”.


Il Papa a Redipuglia, Borghesi: visione realistica della follia della guerra

redipugliaPapa Francesco a Redipuglia per un pellegrinaggio penitenziale. Radio Vaticana ha intervistato il filosofo Massimo Borghesi per un primo commento all’omelia molto netta pronunciata da papa Francesco, durante la quale il pontefice «con cuore di figlio, di fratello, di padre», ha chiesto a tutti la conversione del cuore. Che consiste nel «passare da “A me che importa?”, al pianto. Per tutti i caduti della “inutile strage”, per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. Il pianto». «Fratelli», ha concluso papa Francesco, «l’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto».

 

Leggi l’omelia di papa Francesco a Redipuglia sul sito vatican.va.

Ascolta l’audio dell'intervista di Radio Vaticana a Massimo Borghesi.

 

Radio Vaticana, sabato 13 settembre 2014, Il Papa a Redipuglia, Borghesi: visione realistica della follia della guerra (a cura di Fabio Colagrande e Luca Collodi, inviato a Redipuglia)

 

“Mi sembra evidente che a Redipuglia Papa Francesco abbia colto l’occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale per guardare ai drammi del presente: alle guerre che stanno dilaniando il mondo di oggi. Ci ha ricordato che i conflitti nascono da ideologie, che sembrano nobili ma coprono interessi nascosti, e dall’indifferenza di Caino che ci porta a dire ‘A me che importa del mio fratello?’”.

Così, Massimo Borghesi, ordinario di filosofia morale all’Università di Perugia, rilegge l’omelia pronunciata da Francesco al Sacrario Militare di Redipuglia, in provinicia di Gorizia, durante la Santa Messa per i caduti di tutte le guerre, nel centenario della Grande Guerra”.

“Le guerre, come ci ricorda Francesco, sono sempre motivate da interessi geopolitici e economici - continua Borghesi - ai giorni nostri soprattutto dalle contese per le fonti di energia”. “Ma colpisce soprattutto l’ideologia che è dietro a questi conflitti e che porta oggi qualche intellettuale a giustificare la Grande Guerra come occasione di emancipazione e progresso dei popoli e a definire come ‘utile’ quel sacrificio, contraddicendo la storica definizione di ‘inutile strage’ coniata da Benedetto XV”. “Posizioni che vorrebbero dare un senso a quei milioni di morti e che sono in opposizione come la definizione della guerra come una follia, come un fallimento, ribadita da Francesco a Redipuglia”, aggiunge lo studioso.

“In definitiva - conclude Borghesi - il Papa, che a volte è accusato di utopismo, offre invece una visione totalmente realistica e unitaria dei processi storici. Lui stesso non è un ceco pacifista, come ha dimostrato affermando che in certi casi, come quello delle persecuzioni dello Stato Islamico, l’aggressore va fermato. Sembra piuttosto preoccupato dell’escalation dei conflitti che coinvolgono attualmente più regioni del globo e in questo porta avanti il Magistero dei Papi del ‘900 “.


Mozart, che spasso!

mozartSabato 20 settembre alle ore 21.00 nella Sala dello Studio teologico, presso la Basilica di Sant’Antonio di Padova, si terrò il concerto

MOZART, CHE SPASSO!

Musiche di Amadeus... ovviamente! Il concerto vuole svelare al pubblico il lato più “spassoso” del più grande genio musicale di tutta la storia attraverso l’interpretazione dell’Ensemble Waldhorn.

Programma:

DIVERTIMENTO IN RE MAGGIORE KV 136

QUARTETTO PER ARCHI N.1 IN SOL MAGGIORE KV 80

EIN MUSIKALISCHER SPASS KV 522

Ensemble Waldhorn:

Gabriele Falcioni e Antonio Russo - corno
Michele Torresetti e Paolo Lambardi - violino
Matteo Torresetti - viola
Giacomo Grava - violoncello

INGRESSO LIBERO Info 346-3187575

Leggi la pagina Facebook dell'evento

L’iniziativa è finanziata dall’Università di Padova ai sensi della legge 3-8-1985 n.429 per le iniziative culturali studentesche.

 

Gabriele-Falcioni[1]Il Divertimento in re maggiore Kv 136, scritto da Mozart, sedicenne, di ritorno a Salisburgo dopo il soggiorno italiano, è una pagina brillante, sospesa fra la fattura del pezzo d’ensemble e l’impianto quartettistico. Venne composto nei primi mesi del 1772 insieme ai divertimenti K 137 e K 138 nel periodo tra il secondo e terzo viaggio in Italia. L’opera non è di così facile collocazione in quanto si attiene allo spirito del divertimento ma non alla sua forma; è costituito di fatto solo di tre movimenti con il secondo lento. Non si tratta neppure di un quartetto perché, sebbene sia scritto per quattro strumenti, manca del caratteristico linguaggio cameristico. Il compositore a soli sedici anni propone in definitiva una sua scuola e un suo modello scrivendo di fatto musica sinfonica attraverso l’assemblaggio di alcuni strumenti per essere assimilato alla sinfonia italiana.

Mozart compone il suo primo quartetto (Quartetto per archi n.1 in sol maggiore Kv 80) in una locanda di Lodi, il 15 marzo 1770, «alle 7 di sera» si legge sull’autografo, durante una sosta sulla via per Bologna. A Milano, il compositore aveva avuto modo di ascoltare quartetti di Sammartini e di cogliere la lezione di un linguaggio strumentale inteso anzitutto come trattamento lineare e smaliziato delle strutture formali, eleganza melodica e capacità artigianale dì confezionare una composizione sulla base di un materiale quanto mai elementare.

Ein musikalischer Spaß (Uno scherzo musicale) Kv 522 è una composizione cameristica scritta a Vienna nel giugno del 1787. È anche conosciuta come Divertimento per quartetto di archi e due corni. L’appellativo con cui l’opera viene a volte indicata nei paesi di lingua tedesca, Dorfmusikantensextett(“sestetto dei musici paesani”), è fuorviante: questo brano di satira musicale, infatti, non ha affatto per bersaglio i suonatori di paese; l’intenzione dell’autore era invece quella di realizzare una parodia dei compositori alla moda che, nella Vienna dell’epoca, riscuotevano successo di pubblico e plauso presso la Corte imperiale, pur essendo in realtà musicisti mediocri. Tuttavia, dietro l’evidente desiderio di voler essere maldestro, si cela comunque Mozart, tant’è che il critico Hermann Abert scriverà: «È veramente un capolavoro del genere, una satira deliziosa, dietro le cui pazzie traspare sempre la sicura mano del maestro». Theodor W. Adorno scrive che in questa composizione Mozart ha espresso la sua “tendenza irresistibile alla dissonanza”, che qui è stata nascosta dal compositore “sotto la forma del grottesco” al fine di renderla accettabile all’orecchio dei suoi contemporanei; in questo senso, Adorno considera lo Scherzo musicale K 522 “una precoce anticipazione” del Petruška di Stravinsky.

 

 


Eracleaviva: 3 giorni di incontri, arte e musica

eraclea“Qualcuno ci ha forse promesso qualcosa? ...e allora perchè attendiamo?” Da venerdì 12 settembre a domenica 14 settembre 2014 si svolge “EracleaViva 2014” tre giorni di incontri, arte, musica proposti dagli amici dell’Associazione Culturale Fra Terra e Cielo di Eraclea (Ve) insieme agli altri centri culturali della Provincia di Venezia che lanciamo una “sfida” alla città di Eraclea: portare nel cuore di tutti una manifestazione fatta per persone appassionate alla vita e alla realtà.

La scelta è quella di guardare proprio oggi, in questo tempo fatto di incertezze, al bisogno di certezze di cui il nostro cuore è fatto. Così nasce il progetto EracleaViva a partire dal desiderio di conoscenza, di verità e di bellezza di cui siamo costituiti, al di là di ogni estrazione culturale o religiosa, perché le forze che muovono la Storia sono le stesse che muovono il cuore dell’uomo. Ad oggi la sfida è per ciascuno di noi anche per chi si sente vicino alla resa o si accorge che essere cinici o furbi non sia una risposta umanamente adeguata, perché non esiste al mondo uomo che possa fare a meno di una ragione per vivere e per amare.

 

IL PROGRAMMA (scaricalo qui in formato .pdf)

 

Venerdì 12 settembre 2014

20.30 Presentazione della Mostra: “Ad Usum Fabricae. L’infinito plasma l’opera. La costruzione del Duomo di Milano” con la partecipazione di Mariella Carlotti, curatrice della mostra

 

Sabato 13 settembre 2014

10.30 “Le cose che ho capito della vita” .
Intervengono:
Fausto Bertinotti, ex presidente della camera dei deputati
Fabio Cavallari, narratore

14.30 “La Fede e le Opere: infinito conflitto? Come uscirne?”
Interviene Ettore Gotti Tedeschi, banchiere, già Presidente dello IOR (Istituto per le Opere Religiose),modera Giorgio Malavasi, giornalista.

16.30 “Sperando contro ogni speranza: il dramma dei cristiani nel dramma dell’Iraq”
Interviene Rodolfo Casadei, inviato speciale per il medio oriente del Settimanale Tempi.

18.00 “Il volo in aliante: un’emozione da vivere, il perché di una passione”. Racconto di Lando Arbizzani, maestro del lavoro in pensione e Presidente dell’Associazione nazionale seniores di azienda di Treviso e Venezia.

20.30 “Cercando le 7 chiavi, Antonì Gaudì artista e mistico” Incontro con Don Massimo Manservigi, sacerdote ferrarese e direttore del settimanale ‘la Voce di Ferrara-Comacchio’

 

Domenica 14 settembre 2014

10.00 “Di chi siamo ostaggio: della Politica o dell’Economia?”
Intervengono:
Renato Farina, politico e scrittore
Romano Tiozzo, ufficio del rappresentante delle piccole e medie imprese presso la commissione europea, dirigente della camera di commercio di Venezia

15.00 “17.000 buone ragioni per vivere”
Testimonianza di Paola Bonzi, fondatrice del Centro di Aiuto alla Vita Clinica Mangiagalli, Milano

17.30 Poesie sugli scogli

 

Info www.fraterraecielo.it, info@fraterraecielo.it

La manifestazione avrà luogo con qualsiasi tempo • INGRESSO LIBERO


Il papa e il filosofo

1446_MAMA2014[1]Fiera di Rimini, 28 agosto, alle 16 in sala eni Caffè letterario A3 si presenta "Il papa e il filosofo" (ed. Cantagalli), libro di Alver Metalli e Alberto Methol Ferré. Partecipano Massimo Borghesi, docente di Filosofia morale all’Università di Perugia; Guzmán Carriquiry, segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina; Alver Metalli, giornalista e scrittore. Introduce Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano.

Vi proponiamo il video dell'incontro e il comunicato stampa del Meeting.

 

https://www.youtube.com/watch?v=6ul_HBN0y9U

 

Il Papa e il filosofo


Con Guzmán Carriquiry, Massimo Borghesi e Alver Metalli

“Il Papa di cui parla questo libro è quel papa Francesco che abbiamo iniziato a conoscere ed amare, il filosofo è l’uruguayano Alberto Methol Ferré, il pensatore cattolico latinoamericano più geniale della seconda metà del XX secolo”. Ha iniziato così il suo intervento alle 16 in sala eni Caffè letterario A3 l’uruguayano Guzmán Carriquiry, segretario della Pontificia commissione per l’America Latina, che ha firmato la prefazione al nuovo libro “Il papa e il filosofo”, edito da Cantagalli.
Il testo ripropone, con importanti integrazioni, una lunga intervista di Alver Metalli a Methol Ferré, pubblicata alcuni anni fa, tant’è che la prefazione di Carriquiry è intitolata: “Più attuale che mai”. Il relatore ha ricordato di essere stato il tramite dell’incontro tra “questo mio maestro e Comunione e Liberazione, in particolare con don Francesco Ricci e poi con l’amico Alver Metalli” e di aver messo in contatto il filosofo uruguayano con Augusto Del Noce. “Methol Ferré – ha detto Carriquiry – ha mostrato una sorprendente capacità di far nascere dalla fede un giudizio storico”. È un pensatore che deborda dagli schemi usuali: critica la teologia della liberazione per la sua subalternità agli schemi marxisti, ma nello stesso tempo coglie una mancanza, un vuoto da riempire nella successiva “evaporazione” di questa teologia. Il relatore ha ricordato “la profonda stima umana e culturale che il cardinal Bergoglio ha avuto per Methol Ferré” e l’importanza di alcuni giudizi, presenti nel libro, del filosofo uruguayano: quelli sul passaggio “dall’ateismo messianico (di matrice marxista) all’attuale ateismo libertino” e sul Concilio Vaticano II come “nuova riforma e nuovo illuminismo”.
Massimo Borghesi, docente di Filosofia morale all’Università di Perugia, ha ringraziato Metalli per il suo prezioso e paziente lavoro: 357 ore di intervista! Anche Borghesi ha sottolineato che l’intervista all’origine del libro “assume oggi tutta la sua pregnanza e ci permette di conoscere meglio il pensiero del Papa”. “Il dramma del pensiero cattolico contemporaneo, se questo pensiero esiste - ha affermato - è di essere subalterno al potere, alla mentalità dominante. Questo può avvenire in due modi: da una parte in forma tradizionalista (visibile in alcune opposizioni a papa Francesco), dall’altra in un puro adeguamento al nuovo. In entrambi i casi manca un pensiero critico”.
Al contrario, Methol Ferré si misura in maniera originale con la storia, com’è necessario per un pensatore cristiano. Come i maestri Chesterton e Del Noce, Methol Ferré è consapevole che bisogna liberare il pensiero cristiano dal vicolo cieco dell’anti-moderno. “Per lui, infatti – puntualizza Borghesi - la modernità nasce dall’esigenza di sanare una ferita interna alla storia cristiana. Il nemico oggi per il filosofo uruguayano è l’ateismo libertino divenuto di massa. Ma non si può vincere il nemico senza recuperare la ‘verità impazzita’ che in esso trova espressione: l’esigenza che la vita abbia una soddisfazione, una sua bellezza”. Per Methol Ferré la Chiesa è l’unica realtà che può vincere l’ateismo libertino e nello stesso tempo riscattarne l’intenzione di verità “che sta dentro una posizione pur così distante”. “Ma è a livello di esperienza che questo può accadere”, ha concluso Borghesi sottolineando l’affinità col pensiero di don Giussani.
Lo scrittore e giornalista Alver Metalli, dopo aver ricordato che l’intervista proposta nel libro è l’esito di “una lunga frequentazione quotidiana durata un anno” con Methol Ferré, è tornato a ribadire l’importanza delle riflessioni del filosofo uruguayano sul nuovo ateismo libertino di massa (“un’apoteosi del corpo senza un tu”).
“Questo è un punto sensibile – ha aggiunto Metalli - anche in Bergoglio, che in un suo intervento ha parlato di ‘ateismo edonista’ con integrazioni gnostiche”. L’ha riconosciuto, recensendo il libro, anche Sandro Magister, che pur non ha in simpatia papa Bergoglio. Metalli ribadisce: “Un nemico si vince superandolo”, non per contrapposizione. Ha ricordato quindi la partecipazione di Methol Ferré al Meeting di Rimini (1982 e 1983), il suo incontro con don Giussani nel 1983, la straordinaria conversazione tra Giussani e il filosofo pubblicata da “30Giorni” e recentemente riproposta dal sito internet terredamerica.com. “Methol Ferré rimase molto colpito da questo incontro: aveva colto in Comunione e Liberazione una capacità di parlare all’uomo moderno che non trovava altrove”. Ritorna anche il giudizio espresso in precedenza, con un’ulteriore specificazione: “Il riscatto dell’ateismo libertino può avvenire solo a livello di esperienza. Questo aspetto di umiltà – conclude Metalli – è un tratto originale e inusuale, per un filosofo, e credo che renda onore a Methol Ferré”.
(V.C.)

 


Come vivere la fede nel mondo contemporaneo?

maxProponiamo il video di uno degli incontri fondamentali del Meeting di Rimini di quest’anno: la presentazione della “Vita di don Giussani” di Alberto Savorana, che si è tenuta venerdì 29 agosto 2014 alle 17.00 nell’Auditorium Intesa Sanpaolo D5 della Fiera di Rimini. Titolo dell’incontro: “Come vivere la fede nel mondo contemporaneo? Attualità della vita di Don Giussani”.

 

Sono intervenuti Massimo Borghesi, docente di Filosofia morale all’Università di Perugia; Shodo Habukawa, monaco buddista, Giappone; Mauro Magatti, docente di Sociologia generale all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha inttrodotto Alberto Savorana, portavoce di Comunione e Liberazione e autore di “Vita di don Giussani”.

 

IL VIDEO

 

https://www.youtube.com/watch?v=7UVTQj7MpX4

 

LA FOTOGALLERY DELL’INCONTRO


Esiste una guerra giusta?

topicGuerra giusta, male minore, difesa necessaria. Termini che tornano in auge in momenti critici come l'attuale in cui i focolai di guerra sono molteplici. Anna Pelleri del sito internet cattolico aleteia.org intervista Massimo Borghesi, che illustra la dottrina della Chiesa sull'argomento e sottolinea il ruolo della Santa Sede e la «trasversalità che la rende preziosa, un fattore di mediazione che, in certi momenti, la rende protagonista della pace».

 

Leggi l'intervista sul sito aleteia.org.

 

Guerra e pace. Chiesa e Stato. Conflitti religiosi. Strategie diplomatiche. Interventi militari. Oggi sono molte le lenti da cui guardare quanto sta accadendo nel mondo. La Chiesa, con Papa Francesco in prima linea, si è subito presentata come interlocutrice, mediatrice, ma anche come guida. Ci si chiede quindi quale dovrebbe essere il ruolo di un pontefice e della Chiesa davanti a situazioni così complesse e drammatiche.

Ne abbiamo parlato con Massimo Borghesi, ordinario di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Perugia. È docente di Storia dell'ateismo presso la Pontificia Università Urbaniana e autore di testi sulla secolarizzazione e di saggi sul rapporto tra religione e interculturalità.

C’è chi ha chiesto a gran voce una presa di posizione a favore dell’intervento armato in Iraq e Siria al Papa. Quale tipo di intervento può avallare un pontefice?

Su questo si sono fatte molte polemiche tra chi spingeva affinché il Papa facesse una dichiarazione esplicita e chi faceva resistenza. Mi sembra però che il Papa abbia ribadito con molta chiarezza la posizione tradizionale, uso questo termine perché c’è anche chi come Massimo Cacciari ha detto che il Papa avrebbe innovato sulla dottrina sociale della Chiesa, ma non è così. La dottrina sociale della Chiesa, come il catechismo, parlano chiaro: una guerra è lecita laddove è una guerra di difesa. Cioè quando siamo di fronte ad un’ invasione e, in questo caso, anche all’espulsione di un intero popolo dal proprio territorio con uccisioni, atti di barbarie, conversioni forzate e quant’altro, la Chiesa ha sempre professato il diritto legittimo alla difesa.

Possiamo quindi parlare di "guerra giusta"?

In questo caso si può parlare di “guerra giusta” anche se il termine non è propriamente corretto in quanto ogni guerra anche la più “giusta” poi si macchia inevitabilmente di crimini. C’è però questo diritto di resistenza che non può non essere armato. Si è fatto polemica sul fatto che il Papa ha detto che non bisogna bombardare, ma queste sono questione più tecniche: ci sono diversi modi di condurre una guerra e comunque il Papa non ha escluso, anzi ha richiesto, un intervento armato. La decisione delle modalità con cui condurre tale intervento non spetta al Papa, ma alla Comunità Internazionale.

E' una politica "del male minore"?

La politica del male minore è sempre una politica calcolata e riflessa, nel senso che si tratta - nell’intervento bellico - di non arrecare un male maggiore rispetto all’offesa subita. Quindi è necessaria in questo caso una riflessione sulla convenienza o meno dei motivi che possono legittimare l'intervento; in questo caso mi pare ci siano tutti perché siamo di fronte ad una realtà che coinvolge direttamente i cristiani in Iraq, e non soltanto loro: infatti il Papa è stato molto chiaro nel dire che il il problema riguarda cristiani, islamici, yazidi, tutti perseguitati dall’Isis, che costituisce la punta estrema del radicalismo islamico, coltivato inizialmente dall’Occidente contro Assad, che non può essere identificato, come molti fanno in Occidente, con l’Islam in quanto tale. Una identità che costituirebbe il miglior regalo per l’Isis eretto a portabandiera dell’intero Islam.

Il Papa, così come rappresentati di chiese locali oggi particolarmente in difficoltà come in Terra Santa Padre Pier Battista Pizzaballa, attuano un’azione pastorale, di presenza e vicinanza tra gli uomini. Come si concilia questa modalità con quella più prettamente politica della Santa Sede come attore internazionale?

La posizione di Pizzaballa è profondamente in sintonia con l'operato della Santa Sede. Lui è certamente un ottimo pastore in quanto si muove all'interno di una grande sensibilità pastorale come custode della Terra Santa, ma al tempo stesso è anche un fine diplomatico: sa bene che nella lotta che divide israeliani e palestinesi non è tanto chiamato a schierarsi,  quanto a fare da mediatore tra le parti in lotta. Sul piano internazionale è questa la posizionedella Santa Sede la quale evita, di proposito, di schierarsi in forma rigida nelle divisioni che solcano, drammaticamente, la scena odierna. Con ciò la Chiesa si oppone al manicheismo che torna oggi, dopo il 2001, a segnare il contesto mondiale evitando di dare una legittimazione alle ideologie teologico-politiche fonte di intolleranza e di violenza. Vicina ai Paesi islamici per la tutela dei valori della vita e della famiglia è decisamente occidentale nella valorizzazione del principio della libertà religiosa, della distinzione tra l’ambito religioso e quello civile. E’ questa trasversalità che la rende preziosa, un fattore di mediazione che, in certi momenti, la rende protagonista della pace. E’ quanto è accaduto con la veglia di Papa Francesco sulla Siria, un gesto che, offrendo un assist a Putin, ha, di fatto, contribuito a bloccare l’intervento americano. Al punto che oggi, singolarmente, gli Usa possono essere invitati dalla Siria ad intervenire contro la barbarie dell’Isis.