Borghesi e la “profezia” di papa Bergoglio

benedetto-xvi[1]Il ruolo dell’intellettuale può e deve essere quello di chi aiuta, letteralmente, a inter-legere, a scrutare tra le righe della realtà, cogliendone i suoi sviluppi impliciti. Così Lucio Brunelli, vaticanista del Tg2, introduce su IlSussidiario.net l’ultimo saggio di Massimo Borghesi Senza legami - fede e politica nel mondo liquido: gli anni di Benedetto XVI. Cogliendo, ad esempio, la profonda continuità tra Benedetto e Francesco. «Benedetto è, è stato, il papa della grazia, della misericordia, della mitezza, del sorriso buono. Questa è la consegna per la Chiesa che viene e così lo vogliamo ricordare».

 

martedì 25 marzo, Letture/ Borghesi e la “profezia” di papa Bergoglio (L. Brunelli) (link http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/3/25/LETTURE-Borghesi-e-la-profezia-di-papa-Bergoglio/485249/)

 

La vocazione dell’intellettuale è aiutarci a leggere la realtà, decifrare i segni dei tempi. Il suo genio è vedere in anticipo, pre-vedere, la direzione che sta imboccando la storia, e quindi le urgenze più vere per la società e per la Chiesa. Ma umilmente, senza l’ansia di un’egemonia culturale, restando al proprio posto, consapevole che alla fine non saranno le proprie analisi, per quanto intelligenti o la propria preveggenza, per quanto profetica, a salvare se stessi e tanto meno il mondo. Assolve in questo modo alla sua vocazione intellettuale Massimo Borghesi, toscano di borgo San Sepolcro, romano d’adozione, professore di filosofia all’Università di Perugia.

L’editrice Studium ha pubblicato una raccolta di suoi articoli e interviste che abbracciano l’intero arco del pontificato di Joseph Ratzinger, dal 2005 al 2013: Senza legami - fede e politica nel mondo liquido: gli anni di Benedetto XVI.

Sono interventi brevi, scritti per un pubblico non specialistico. Si leggono agevolmente, spaziano dalla cronaca alla politica, dai dibattiti culturali alla vita della Chiesa. E sono tutti straordinariamente attuali. Pagina dopo pagina emergono alcuni dei filoni originali che hanno ispirato la riflessione e le battaglie di Borghesi in questi anni. Un primo filone, nello sfondo della “società del vuoto”, è la critica dell’ideologia teo-con, di importazione americana, che nella traduzione fornita dal Foglio sembrava sedurre influenti ambienti cattolici ed ecclesiastici: strana miscela di battaglie antiabortiste e benedizione delle guerre americane in Iraq, di conservatorismo sui “valori” e sacralizzazione del capitalismo. A motivare la critica di Borghesi non è tanto una divergenza politica, e nemmeno le posizioni di Ferrara in sé, ma l’ingenuità cattolica che non si avvedeva del rischio mortale di ridurre il cristianesimo a un’ideologia: i famosi militanti “cristianisti” di cui parla Rémi Brague, con tante buone idee cattoliche ma senza più.. Gesù.. la sua tenerezza di sguardo sugli uomini e sulle cose.

L’altro filone interessante è la lettura in controtendenza del pontificato di Benedetto XVI. Borghesi fin dall’inizio rifiuta il cliché del panzer kardinal reazionario, chiuso alla modernità, ossessionato dalle questioni di etica sessuale o familiare.

Cliché in cui si rifugia per pigrizia mentale e pregiudizio molta parte della stampa laica, e su cui di fatto converge, in modo opposto ma speculare, anche certo cattolicesimo fondamentalista, sedicente “ratzingeriano”. Il filosofo toscano vede nel legame profondo con sant’Agostino la chiave profonda del pontificato. Il ritorno ai padri della Chiesa, agli autori cristiani dei primi secoli, considerati più moderni ed attuali perché noi come loro ci muoviamo in una società non cristiana, pagana. E navighiamo in mare aperto, come loro, costretti a puntare sull’essenziale, sul fascino immediato dell’incontro con Cristo, non essendoci più gli appoggi e gli orpelli della vecchia cristianità.

Uno sguardo che valorizza di Benedetto proprio gli aspetti che più gli erano negati: la mitezza e l’umiltà. Insieme alla coscienza radicale che la Chiesa non è nostra, nemmeno del papa, ma è solo Gesù Cristo che la conduce.

Grandezza umana di un uomo di Dio, che anche in campo laico molti scopriranno più tardi, di fronte al gesto inaudito e “rivoluzionario” della rinuncia al papato “per il bene della Chiesa”.

Il 27 febbraio 2013 era il penultimo giorno di pontificato di Benedetto XVI. Intervistato da Città nuova Borghesi diceva: “Benedetto è, è stato, il papa della grazia, della misericordia, della mitezza, del sorriso buono. Questa è la consegna per la Chiesa che viene e così lo vogliamo ricordare”. Il conclave doveva ancora aprirsi ma rileggere oggi quelle parole sul papa della misericordia, con il sorriso buono, come la “consegna per la Chiesa”, come il vero lascito di Ratzinger, impressiona profondamente. Sembra una profezia di Papa Francesco. E l’impressione si accresce risfogliando una delle prime interviste a Borghesi, il 13 aprile 2005, pochi giorni dopo la morte di papa Wojtyla: “È come se oggi dentro la chiesa - e anche dentro la società secolare - ci fosse bisogno di un cristianesimo che torni a parlare un linguaggio semplice, in modo essenziale. In questo senso la figura di un papa pastore che cura le anime, parroco del mondo, verrebbe incontro a una esigenza diffusa… L’immagine del papa che si prende cura delle persone, che accarezza i bambini, si china sui malati, è l’immagine più schiettamente cristiana della figura del Romano Pontefice… Di fatto ciò che rimane nella memoria del popolo cristiano sono, anche a distanza di anni, proprio quelle immagini di affetto e della cura papale”.

Pre-vedere la storia. Descrivere papa Bergoglio senza ancora nemmeno conoscerlo, con otto anni di anticipo.

 


“Attraverso la luce” a Belluno, l’esordio della Compagnia degli Zoppi

Luce - LocandinaQuaranta opere di vari artisti esposte ad aprile e maggio a Belluno, nella Casa degli artisti di via Sottocastello, 2/b. Tema: “Attraverso la luce”. È questa la prima uscita pubblica della “Compagnia degli Zoppi”, che prende le mosse da un gruppo promotore, composto da Luigi Gentilini, Romolo Fedon, Graziano Damerini, Claudio Palazzo, Ida Comel, Corrado e Licia Chierzi, Marco Avenia, Cinzia Savazzi, Paolo De Biasio, Ilario Tancon, Elena De Bona, Alessandro Antinarella, Teresa Danieli, Ilaria Scremin, Alberto De Biasio. L’inaugurazione dell’espoeizione si terrà il 12 aprile. Ecco la presentazione dell’esposizione da parte dei promotori.

Info compagniadeglizoppi@gmail.com

 

Non esiste artista disposto a rinunciare all’originalità.

Ogni opera in fondo nasce per essere unica, un po’ come ogni persona desidera che la sua avventura in questo mondo sia un’esperienza irripetibile.

A chi gli osservava che era originale, Gaudì rispondeva: “L’originale consiste nel ritornare all’origine”.

È innegabile che questa esposizione, proprio per il tema prescelto, la luce, sia davvero un viaggio di ritorno alle origini dell’arte.

Andre Derain, l’esuberante pittore di Chatou, scrisse più volte: “la sostanza della pittura è la luce”.

Mettendoci in coda a questo genio del 900 vorremmo aggiungere con osservazione più radicale: “non solo non vi è arte senza luce, ma neppure vita”.

Arte e vita dunque procedono insieme in un rapporto inscindibile e la medesima necessità di rapporto è nell’essenza stessa di questo prezioso elemento: la luce.

La luce non esiste astrattamente intesa, ma essa è sempre in rapporto ad altro, nasce per esser legata a..., forse per servire.

Cezanne intuì perfettamente tale connubio: “la luce è una cosa che non può essere riprodotta ma deve essere rappresentata attraverso un’altra cosa, attraverso il colore...” ed aggiungeva con particolare soddisfazione: “...Sono stato contento di me, quando ho scoperto questo...”

È questa gioia della scoperta il criterio usato nella selezione delle 40 opere che la nostra esposizione propone, stilisticamente diversissime, ma unite da un comune desiderio di sviluppare un tema che nasconde davvero molteplici stimoli e ci porta in una dimensione che potremmo definire primigenia.

Il capo Apache Geronimo era solito raccontare la sua vita in questo modo:

“io sono nato nelle praterie dove il vento soffia libero e non c’è nulla che ferma la luce del sole. Io sono nato dove non c’erano costrizioni.”

Niente costrizioni dunque per gli artisti che hanno deciso di partecipare a questo evento, offrendo al pubblico la loro opera. Solo la domanda elementare ed il desiderio di riscoprire che cosa sia veramente la luce, anche attraverso forme espressive non strettamente figurative come la poesia ed il racconto.

Fu “luce” infatti la prima parola pronunciata da Dio nell’atto di generare il mondo (Gn 1,3) e lo stesso Michelangelo non si lasciò sfuggire questo “dettaglio”, descrivendo in tal modo la sua esperienza di uomo e di artista: “Vivo ed amo nella peculiare luce di Dio”.

 


Bergoglio e Giussani, le sintonie di fondo

Bergoglio-Giussani-ok[1]In quattro occasioni Jorge Mario Bergoglio ha presentato, a Buenos Aires, volumi di Luigi Giussani usciti in edizione spagnola. Segno di una stima profonda. Ed esplicita: «Quest’uomo ha fatto bene negli ultimi dieci anni a me, alla mia vita di sacerdote, attraverso la lettura dei suoi libri e dei suoi articoli. E il suo pensiero è profondamente umano e giunge fino al più intimo dell’anelito dell’uomo». Massimo Borghesi su Terredamerica.com analizza i punti chiave di questa visione comune: il primato della Grazia, il rifiuto di un cristianesimo ridotto alle sue conseguenze etiche, il rischio della gnosi e del pelagianesimo. «Gnosi e pelagianesimo sono il pericolo perché il cristianesimo è un Evento reale che prosegue nella storia e perché questo Evento è la fonte (gratuita) di umanità nuova che non può essere generata dall’uomo».

Clicca sul titolo per leggere l’articolo dal sito Terredamerica.com

BERGOGLIO E GIUSSANI. Le sintonie di fondo tra il futuro Papa e il futuro Beato (a Dio piacendo). Dall’uomo “religioso” all’“incontro” cristiano (Massimo Borghesi)

Il cardinale Jorge Maria Bergoglio non ha mai incontrato direttamente Mons. Luigi Giussani e, tuttavia, è innegabile che, sul piano ideale, un incontro ci sia stato. In quattro occasioni Bergoglio ha presentato, a Buenos Aires, volumi di Giussani usciti in edizione spagnola. Nel 1999 El sentido religioso, nel 2001 El atractivo Jesucristo, nel 2005 ¿Por qué la Iglesia?, nel 2008 Se puede vivir así?. Come confesserà, nel 2001, due ragioni lo portavano ad una consonanza con Giussani. «La prima, più personale, è il bene che negli ultimi dieci anni quest’uomo ha fatto a me, alla mia vita di sacerdote, attraverso la lettura dei suoi libri e dei suoi articoli. La seconda ragione è che sono convinto che il suo pensiero è profondamente umano e giunge fino al più intimo dell’anelito dell’uomo. Oserei dire che si tratta della fenomenologia più profonda e, allo stesso tempo, più comprensibile della nostalgia come fatto trascendentale». Bergoglio si riferiva qui alla visione antropologica enucleata ne Il senso religioso, testo di Giussani da lui presentato nel 1999. «Da molti anni – aveva affermato in quell’occasione – gli scritti di Monsignor Giussani hanno ispirato la mia riflessione[…]. Il senso religioso non è un libro ad uso esclusivo di coloro che fanno parte del movimento; neppure è solo per i cristiani o per i credenti. E’ un libro per tutti gli uomini che prendono sul serio la propria umanità. Oso dire che oggi la questione che dobbiamo maggiormente affrontare non è tanto il problema di Dio, l’esistenza di Dio, la conoscenza di Dio, ma il problema dell’uomo, la conoscenza dell’uomo e il trovare nell’uomo stesso l’impronta che Dio vi ha lasciato per incontrarsi con lui. […] Per un uomo che abbia dimenticato o censurato i suoi “perché” fondamentali e l’anelito del suo cuore, il fatto di parlargli di Dio risulta un discorso astratto, esoterico o una spinta ad una devozione senza nessuna incidenza sulla vita. Non si può iniziare un discorso su Dio, se prima non vengono soffiate via le ceneri che soffocano la brace ardente dei “perché” fondamentali. Il primo passo è creare il senso di tali domande che sono nascoste, sotterrate, forse sofferenti, ma che esistono». Qui la lettura di Bergoglio coincide, alla lettera, con quanto scrive Giussani: «Il fattore religioso rappresenta la natura del nostro io in quanto si esprime in certe domande:”qual è il significato ultimo dell’esistenza?”, “perché c’è il dolore, la morte, perché in fondo vale la pena vivere?”». Per l’allora cardinale di Buenos Aires, proveniente dalla scuola gesuitica, questa nostalgia trascendentale gli ricordava, indubbiamente, l’antropologia trascendentale sviluppata da Karl Rahner. Le assonanze, tra Giussani e Rahner, non toglievano, tuttavia, le differenze. Giussani aveva sviluppato ed articolato la sua nozione di “senso religioso”, nel 1958, seguendo la peculiare impostazione tomistica data dal cardinale di Milano Giovanni Battista Montini nella sua Lettera pastorale del 1957 Sul senso religioso. In essa veniva precisata la dimensione religiosa come vis appetitiva, come esigenza di verità non criterio di verità. Veniva in tal modo evitato il rischio aprioristico che soggiace all’impostazione rahneriana, fortemente dipendente dal trascendentalismo kantiano. Ciò spiega il rilievo che assume in Giussani la categoria di incontro. L’incontro è la modalità con cui il Mistero raggiunge sensibilmente l’uomo, lo tocca nello spazio e nel tempo con dei segni che lo provocano ad una risposta. L’incontro è la modalità concreta mediante cui il senso religioso passa dalla potenza all’atto, diviene manifesto da latente che era. L’impostazione trascendentale, l’esigenza innata di Dio iscritta apriori nella nostra natura, non elimina, in tal modo, la novità dell’aposteriori, la modalità imprevedibile con cui l’agire di Dio, la grazia, si manifesta. Per questo Bergoglio, sempre commentando la nozione giussaniana di senso religioso, afferma: «D’altra parte, per interrogarsi di fronte ai segni è necessaria una capacità estremamente umana, la prima che abbiamo come uomini e donne: lo stupore, la capacità di stupirsi, come la chiama Giussani, in ultima istanza un cuore di bambini. Solo lo stupore conosce.[…] L’oppio culturale tende ad annullare, indebolire o uccidere tale capacità di stupore. Il principio di qualsiasi filosofia è lo stupore. C’è una frase di papa Luciani che dice che il dramma del cristianesimo contemporaneo risiede nel fatto di mettere categorie e norme al posto dello stupore. Lo stupore viene prima di tutte le categorie, è ciò che mi porta a cercare, ad aprirmi; è ciò che mi rende possibile la risposta, che non è né una risposta verbale, né concettuale. Perché se lo stupore mi apre come domanda, l’unica risposta è l’incontro: e solo nell’incontro si placa la sete».

L’antropologia religiosa, da un lato, e l’incontro come modalità con cui la fede accade, dall’altro, sono i due poli che, tanto per Giussani quanto per Bergoglio, indicano il punto della questione cristiana oggi. Il cristianesimo non si manifesta come un insieme di precetti o di valori.«All’inizio dell’essere cristiano – scrive Francesco nella Evangelii gaudium citando Benedetto XVI – non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva» (EG, &7). Analogamente, nella presentazione del testo di Giussani L’attrattiva Gesù, affermerà: «Tutto nella nostra vita, oggi come al tempo di Gesù, incomincia con un incontro. Un incontro con quest’uomo, il falegname di Nazareth, un uomo come tutti e allo stesso tempo diverso. I primi, Giovanni, Andrea, Simone, si scoprirono guardati fin nel profondo, letti nel loro intimo, e in essi si è generata una sorpresa, uno stupore che, immediatamente, li faceva sentire legati a lui, che li faceva sentire diversi. […] Non si può capire questa dinamica dell’incontro che suscita lo stupore e l’adesione se su di essa non si è fatto scattare – perdonatemi la parola – il grilletto della misericordia. Solo chi ha incontrato la misericordia, chi è stato accarezzato dalla tenerezza della misericordia, si trova bene con il Signore. […] il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato». Su questo punto, di totale sintonia tra Bergoglio e Giussani, si misurano una serie di conseguenze di grande rilevanza.

La prima è che la Grazia precede, viene prima. Nella presentazione di L’attrattiva Gesù Bergoglio afferma che «L’incontro accade […]  Questo è pura grazia. Pura grazia. Nella storia, da quando è iniziata fino al giorno d’oggi, sempre primerea la grazia, sempre viene prima la grazia, poi viene tutto il resto». Giussani, nel suo volume rimandava ad un suo articolo apparso su “30 Giorni”: Qualcosa che viene prima (4, 1993). Ne L’attrattiva Gesù «Il “qualcosa che viene prima” è l’incontro con Cristo, anche se non preciso, anche se non realmente consapevole. Come per Andrea e Giovanni era una cosa stupefacente, non definibile da loro. La cosa che viene prima, la grazia, è il rapporto con Cristo: è Cristo la grazia, è questa Presenza, ed è il tuo rapporto con essa, il tuo dialogo con essa, il tuo modo di guardarla, di pensarci, di fissarla» (p. 24).

La seconda conseguenza è che se l’incontro è la modalità essenziale con cui la fede si comunica, ieri come oggi, allora, in un mondo tornato in larga misura pagano, il cristianesimo dovrà declinarsi nella sua forma essenziale e non, primariamente, nelle sue conseguenze etiche la cui salvaguardia spetta, nell’agone pubblico, ai laici cristiani impegnati nel temporale. Giussani, il quale già nello scritto metodologico Riflessioni sopra un’esperienza (1959) invitava ad un richiamo cristiano «semplice ed essenziale» dacché «la Chiesa è discretissima nel fissare i punti obbligatori», scriverà, nel 1982 (Uomini senza patria), che «Fino a quando il cristianesimo è sostenere dialetticamente e anche praticamente valori cristiani, esso trova spazio ed accoglienza ovunque». Papa Francesco, da parte sua, dirà nella sua intervista a P. Antonio Spadaro: «Gli insegnamenti tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza: L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. E’ da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali». L’attrattiva Gesù, termine ripreso nella Evangelii gaudium al &39, deve precedere la dottrina morale. La precede in quanto procede dall’incontro, non è realizzabile al di fuori di questo. Posizione, questa, che impedisce, all’origine, il sorgere di ogni possibile fondamentalismo cristiano.

Terza ed ultima conseguenza è la similarità dei giudizi che accomuna Bergoglio a Giussani sui rischi cui va incontro il cristianesimo contemporaneo: gnosi e pelagianesimo. Se il Cristianesimo è un Avvenimento che si rende manifesto in un incontro, storico e sensibile, se esso primerea rispetto ad ogni nostra azione od intenzione, allora lo svuotamento spiritualistico del fatto cristiano, la negazione del suo essere carne, così come la pretesa moralistica di poter costruire da sé il mondo nuovo, appaiono le deviazioni da correggere. Come scrive Bergoglio nel 2001: «questa concezione cristianamente autentica della morale che Giussani presenta non ha niente a che vedere con i quietismi spiritualoidi di cui sono pieni gli scaffali dei supermercati religiosi oggigiorno. E neppure con il pelagianesimo così di moda nelle sue diverse e sofisticate manifestazioni. Il pelagianesimo, al fondo, è rieditare la torre di Babele. I quietismi spiritualoidi sono sforzi di preghiera o di spiritualità immanente che non escono mai da se stessi». Si tratta, in entrambe i casi, di un processo di mondanizzazione della fede. Nella Evangelii gaudium si afferma che «Questa mondanità può alimentarsi specialmente in due modi profondamente connessi tra loro. Uno è il fascino dello gnosticismo, una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti. L’altro è il neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato. E’ una presunta sicurezza dottrinale o disciplinare che dà luogo ad un elitarismo narcisista ed autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l’accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare. In entrambi i casi, né Gesù Cristo né gli altri interessano veramente. Sono manifestazioni di un immanentismo antropocentrico. Non è possibile immaginare che da queste forme riduttive di cristianesimo possa scaturire un autentico dinamismo evangelizzatore» (EG, & 94). Laddove è interessante notare come la forma del neopelagianesimo presente non sia più quella dominante negli anni ’70, propria della teologia politica cristiana influenzata dal marxismo, ma una forma nuova, di destra, tipica di certo tradizionalismo cattolico. Ciò che è essenziale comunque, per l’incontro ideale Bergoglio-Giussani, è anche qui la sintonia di fondo. Gnosi e pelagianesimo sono il pericolo perchè il cristianesimo è un Evento reale che prosegue nella storia e perché questo Evento è la fonte (gratuita) di umanità nuova che non può essere generata dall’uomo. Ciò che Giussani ha insistentemente sottolineato in tutta la sua testimonianza educativa trova così in Bergoglio una sua ideale prosecuzione.


Giorgio Vaccari. Laico, cioè cristiano

Giorgio VaccariSi terrà sabato 15 marzo 2014 alle 17.00 a Bassano del Grappa nell’Aula n. 14 pian terreno dei Padri Scalabriniani la presentazione del volume di Matteo Fiore e Maria Letizia Vaccari Giovanni Giorgio Vaccari Laico, cioè cristiano pubblicato in occasione del centenario della nascita di Giorgio Vaccari (1913-1991). Interverranno il giornalista Eugenio Andreatta e Maria Letizia Vaccari, insegnante.

Bassanese di origine (vi nacque il 6 ottobre 1913) Giorgio Giovanni Vaccari in realtà a Bassano si stabilì definitivamente con la famiglia nella sua casa alla Santissima Trinità solo con il pensionamento nell’ottobre del 1973. Eppure a Bassano è figura notissima, per la sua opera di instancabile ed entusiasta animatore di iniziative sociali, soprattutto rivolte agli anziani, quasi fino alla morte, sopraggiunta il 24 febbraio 1991.

Cresciuto e formatosi all’interno dell’associazionismo cattolico, Vaccari si è sempre interessato di problemi sociali, in particolare di anziani e poveri, ma il suo preminente interesse è stato l’impegno a favore delle missioni. Ha vissuto per quasi quarant’anni a Milano, con un intervallo di quasi cinque anni trascorsi, per lavoro, in Argentina.

Nel centenario della sua nascita, i famigliari e gli amici offrono alla cittadinanza una breve biografia in sua memoria, grati per tutto quello che ha testimoniato. Il volume, completato da una sezione fotografica, è ricco di episodi inediti e spesso gustosi. Vaccari infatti era una persona ilare e spesso organizzava scherzi ad amici e conoscenti. Dal volume però emergono anche capitoli meno noti ai bassanesi, quali l’impegno lavorativo in America Latina e poi in Italia, con le iniziative a favore dei lavoratori dell’azienda, la partecipazione alla resistenza, grandi e piccole opere sociali da lui messe in piedi e tanti gesti di carità praticata con discrezione e verso tante persone in difficoltà.

La sua è «una figura genuinamente cristiana che si staglia nel tessuto laborioso e fecondo della provincia vicentina come un frutto buono della sua terra», scrive il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol in un messaggio allegato al volume, che sarà letto integralmente durante la presentazione.

«Ho capito», aggiunge monsignor Pizziol, «come Vaccari abbia non solo dato spessore a delle intuizioni umane e sociali che, per così dire, portava in sé, ma - anche - come le abbia messe a servizio dell’intera comunità, civile e religiosa. «Con voi, allora, non posso non ringraziare e lodare Dio per la presenza che nel territorio vicentino e di missione è stato Giovanni Giorgio Vaccari. La sua fede l’ha portato a vivere sempre con umiltà, sapendo che tutto ciò che faceva doveva andare per un bene più grande del suo: così ha fatto a Milano per quarant’anni, per quasi cinque anni in Argentina ed ancora negli ultimi diciassette anni a Bassano del Grappa».

Ecco alcune foto di Giorgio, tra cui una di don Giussani con i nipoti Vaccari e una a Kiringye, nell’attuale Repubblica democratica del Congo, dove la figlia Letizia era in missione.


La nota dominante. Testimonianza concerto di Marcelo Cesena

Marcelo_Cesena«Nella vita ho sempre desiderato cose grandi, sempre il massimo. Cercavo lo straordinario. Ora lo straordinario è diventato l’ordinario. E anche le piccole cose ti chiamano per andarci al fondo, per capire tutta la loro consistenza. Tutta la realtà è lo straordinario. E tu ci vivi dentro»...

L’Associazione culturale Antonio Rosmini propone l’evento

La nota dominante. Il cuore e il destino

concerto-testimonianza con il pianista brasiliano

Marcelo Cesena

giovedì 20 marzo 2014, ore 21

OnOff Spazio Aperto

via Albania 2bis Padova, ingresso 5 euro (soci Rosmini e OnOff)

info@rosminipadova.it  329-9540695 @rosminipadova

 

L’esperienza di un viaggio ricco di incontri inaspettati che cambiano la vita e il rapporto con la musica. Le sue composizioni, la grande musica – da Chopin a John Williams – per scoprire la bellezza che domina il cuore di ognuno di noi.

«La mia musica è diventata espressione di questo. Sia quando compongo, anche prendendo spunto da cose semplici come il matrimonio di un amico, sia quando suono quella di altri. Chopin, per esempio. Quella musica è mia». Dentro ci sta tutto, la tecnica, il talento. Ci si potrebbe fermare a questo, volendo. Come prima. E invece ora è diverso: «Non lasci indietro nulla di te. Al contrario. È l’esperienza di un di più». Come accade nelle orchestre, seguendo il direttore su volumi, ritmo, quello che ne esce è l’armonia: «Che è più dell’equilibrio. Dentro c’è una pienezza. Una bellezza». E lo capisce ora cos’è quella bellezza che va in giro raccontando nei suoi concerti: «È un regalo di Dio, perché noi possiamo anche solo provare per un istante quello che prova lui a guardare la cosa più grande che abbia creato: il nostro cuore».

Riconosciuto talento nel mondo della musica classica, Marcelo Cesena si è esibito come solista ed in varie formazioni cameristiche in prestigiosi teatri e sale da concerto in Brasile, Italia, Spagna, Bosnia, Francia e Stati Uniti. È stato due volte vincitore del “Concorso Giovani solisti dell’Orchestra Sinfonica” dello Stato di São Paulo; vincitore al primo posto al “Primo Concorso di Musica da Camera” della Facoltà di Santa Marcelina; così come primo posto e migliore esecuzione di Bach alla “Sesta edizione del Concorso della città di Aracatuba”; vincitore del “Concorso Giovani Solisti del decimo Festival della Musica di Londrina” dove ha ottenuto il titolo di “Solista Firestone”.

Vincitore nel 2009 e 2013 del premio “Brasilian International Press Award” per la categoria “Miglior musicista Brasiliano che vive negli Stati Uniti”, ed elogiato per la sua “tecnica formidabilmente perfetta” (Folha de Londrina) e “impressionante interpretazione musicale” (Estado de São Paulo), il pianista Brasiliano, Marcelo Cesena ha conquistato il pubblico di tutto il mondo con la sua abilità artistica unica e con le sue emozionanti interpretazioni della vita attraverso la musica. Il suo talento ha raccolto apprezzamenti da diversi musicisti: Aylton Escobar, direttore d’orchestra e compositore Brasiliano, ha chiamato Cesena “un talento luminoso con un dono di carattere nobile che richiama grande attenzione da tutto il pubblico”. Alexander Korsantia, vincitore del Premio Rubenstein ha detto, “Il suo suonare è estremamente luminoso, aperto a nuovi orizzonti e pieno di colore”.

Marcelo Cesena ha ricevuto la sua educazione musicale al Conservatorio Musicale di Santana, in Brasile; alla Facoltà di Santa Marcelina e alla Facoltà Mozartiana di São Paulo, in Brasile; ha conseguito il Master Degree in Piano Performance presso l’Arizona State University (Arizona, USA) dove ha anche vinto la Regent Scholarship; ad UCLA (University of California Los Angeles) si è formato in composizione musicale per colonne sonore in film, televisione, programmi digitali di intrattenimento.

Nel 2013, Marcelo Cesena ha eseguito oltre 100 concerti negli Stati Uniti, Europa e Sud America e ha ricevuto l’onore di eseguirsi in concerto durante la visita del Santo Padre alla Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro.  Oltre alla sua carriera discografica, dopo aver pubblicato diversi CD, Marcelo Cesena ha composto colonne sonore per diversi film indipendenti prodotti negli Stati Uniti. Affascinato dalla produzione cinematografica, nel 2010 ha fondato insieme a Ms. Susan Watkins la casa produttrice Lakestar Production. Recentemente ha ricevuto due nomine per il premio -Brazilian International Press Award 2014, nelle categorie: miglior musicista brasiliano che vive negli Stati Uniti e miglior concerto brasiliano in tournée.

 

Visita il sito ufficiale di Marcelo Cesena

Visita la pagina facebook dell’evento.


Quelle tenaci primavere arabe: le foto

IMG_5906Ecco le foto, realizzate da Filippo Stoppa, dell'incontro di venerdì 7 marzo al Centro universitario di via Zabarella a Padova sul tema “Quelle tenaci primavere arabe” con l'islamologo Samir Khalil e il sociologo Enzo Pace, con il coordinamento di Andrea Pin.


Parole a confine 2014

manifesto_2014[1]Un esempio di programmazione culturale intelligente in un tempo in cui di fondi per la cultura se ne vedono veramente pochi. Tre comuni dell’Alto Vicentino mettono insieme le forze e propongono un cartellone che va da Antonella Ruggiero al coro delle Mondine di Novi a Giovanni Lindo Ferretti, con un’attenzione particolare alla cultura popolare e senza dimenticare le proposte per i bambini.

È Parole a confine 2014, di cui vi proponiamo il sito internet, la locandina e il pieghevole con le singole manifestazioni.


Incontrando Dante, un ciclo con grandi studiosi a Padova

incontrandodante
Incontrando Dante è un ciclo di incontri sulla Divina Commedia, a cui parteciperanno alcuni tra i più esperti dantisti di fama mondiale.
Tutte le lezioni si terranno presso l'aula CAL2 di Palazzo Maldura il mercoledì dalle 17:30 alle 19:00.Il programma della lecturae Dantis è:- 5 marzo
prof. LUCA AZZETTA , Centro Pio Rajna,
INFERNO X
- 19 marzo
prof. GIULIANO TANTURLI, Università degli Studi di Firenze,
INFERNO XXVI
- 26 marzo
prof.ssa MIRA MOCAN, Università della Svizzera italiana,
PURGATORIO XVI-XVIII
- 2 aprile
prof. DAVIDE CAPPI, Università degli Studi di Padova,
PURGATORIO XX
- 9 aprile
prof. EDOARDO FUMAGALLI, Université de Fribourg
PARADISO XI
- 16 aprile
prof. LINO PERTILE, Harvard University
PARADISO XXXIIIIl ciclo di incontri è organizzato da alcuni studenti di Lettere e Filologia moderna dell'Università di Padova e nasce con il desiderio di conoscere meglio la Commedia. Per questo gli studenti hanno abbiamo di accompagnare ogni lectura con dei saggi critici di riferimento.Se desideri riceverli scrivi a: incontrandodante@gmail.com.Gli incontri del 19, 26 marzo e del 9,16 aprile si svolgeranno in collaborazione con il CIRCOLO FILOLOGICO LINGUISTICO PADOVANO.

La partecipazione all' evento permetterà di ACQUISIRE 3 CREDITI FORMATIVI.

 

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