Quelle tenaci primavere arabe

A Padova uno dei grandi conoscitori del mondo arabo, il gesuita Samir Khalil Samir, dialoga con il sociologo Enzo Pace

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Alle primavere arabe del 2011 pare essere succeduto, in molti casi, un rigido inverno. «Questo è il dramma del mondo arabo: una minoranza fanatica e radicale si impone a una maggioranza musulmana, non fanatica, con cui si potrebbe dialogare», afferma senza mezzi termini Samir Khalil Samir, gesuita, islamologo e teologo. Samir è allo stesso tempo convinto, però, che si sia messa in moto una rivoluzione irreversibile nelle menti di strati sempre più ampi delle popolazioni arabe.

L’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini presenta:

QUELLE TENACI PRIMAVERE ARABE

presentazione del volume di Samir Khalil Samir

venerdì 7 marzo, ore 21.00
Centro universitario padovano

via Zabarella, 82 - Padova

introduce

Andrea PIN professore di Diritto pubblico comparato, Università di Padova

relatori

Enzo PACE ordinario di Sociologia, Università di Padova

L’Autore professore di Islamologia, Pontificio Istituto Orientale

Informazioni info@rosminipadova.it

«La democrazia è una parola composta da due parole greche: demos e kratos, che significano “popolo” e “potere”», scrive padre Samir. «Ora, chiedo a tutti: le manifestazioni del popolo egiziano, che hanno raggiunto decine di milioni di cittadini adulti, non rappresentano l’opinione del popolo? Se questa non è la voce della “democrazia”, mi domando dov’è: nelle elezioni sistematicamente arrangiate? Il popolo egiziano ha espresso la sua volontà in modo chiarissimo, scendendo pacificamente per le strade. L’esercito ha sostenuto questa volontà, talvolta in modo imperfetto, nell’intenzione di proteggere il popolo».

«Il nostro desiderio e la nostra speranza», e qui lo studioso parla a nome dei cittadini egiziani», è che l’Occidente aiuti il popolo egiziano, in questo momento difficile, a costituire, pacificamente e legalmente, un governo rappresentativo della maggioranza, senza escludere le voci minoritarie. Sarebbe un passo positivo verso la vera democrazia tanta desiderata!»

Secondo padre Samir oggi inoltre è più che mai necessario un attento lavoro di discernimento nei confronti dell’islam e della modernità. Tale lavoro, iniziato nel 1870 circa, è durato per 60 anni, fino al 1930. Vi sono testi di grandi pensatori, i cui libri erano una volta vietati, e che hanno fatto questi passi.

«Nel mondo islamico attuale, invece», afferma lo studioso, «la gente o si sottomette all’islam dominante, o tace, o fugge in occidente. Noi cristiani abbiamo già sperimentato questo travaglio fra fede e modernità, fede e ragione. Per questo possiamo aiutare i nostri fratelli di fede musulmana, spingendoli in questo lavoro, per aiutare l’islam a rispondere ai bisogni odierni dei loro Paesi». Conciliare il pensiero classico dell’islam con il pensiero moderno è la vera risposta al fanatismo dei terroristi.

Invece, molto mondo occidentale pensa di aiutare il mondo islamico con gli aiuti militari, o i rapporti commerciali che esso intesse con i Paesi del Medio oriente: «Questi rapporti», è il giudizio di Samir, «sono dettati solo dai rispettivi interessi nazionali e non portano ad alcuna evoluzione. C’è invece bisogno di un ripensamento totale dell’Islam per il mondo contemporaneo».

Gesuita, egiziano, Samir Khalil Samir è teologo e islamologo. Insegna a Beirut, Roma e Parigi. È autore di libri tra cui: 101 domande sull’islam (Marietti) e Islam e Occidente. Le sfide della coabitazione (Lindau, 2011). Samir è entrato nell’Ordine dei Gesuiti nel 1955, ad Aix-en-Provence (Francia), e si è impegnato in studi di filosofia, teologia e islamistica. Laureato con una tesi di teologia cattolica orientale e islamica, in seguito istituì in Egitto venti scuole per imparare a leggere e a scrivere ed insegnò quindi per dodici anni nel Pontificio Istituto Orientale a Roma. Nel 1986 si trasferisce nel Libano, allora sconvolto dalla guerra civile, e attualmente insegna nell’Université Saint-Joseph di Beirut, specializzata nello studio della teologia cristiana e dell’islamistica. Nello stesso periodo egli dà vita a Beirut all’istituto di ricerche Cedrac, che approfondisce il retaggio letterario arabo-cristiano nel Vicino Oriente. È anche professore nel Pontificio Istituto Orientale di Roma e nel Centre Sèvres (Facoltà gesuita di teologia e Filosofia) di Parigi. Occupa la stessa funzione nel Maqasid Institute di Beirut. Samir è autore di oltre 40 libri e di più di 500 articoli. È consulente di numerosi uomini di Chiesa e di politici europei e vicino-orientali. I suoi principali campi d’indagine sono l’Oriente cristiano, l’Islam e l’integrazione dei musulmani in Europa, nonché le relazioni fra cristiani e musulmani. Nel luglio del 2006 ha sviluppato un suo piano di pace per il Vicino Oriente.

Laureato in Giurisprudenza e Filosofia, Enzo Pace è professore di Sociologia generale nella Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Padova, dove insegna anche Sociologia delle Religioni e Religioni e Società. Inoltre è titolare del modulo “Islam and Human Rights” all’European Master on Human Rights and Democratization. È direttore del Centro interdipartimentale di ricerca e servizi per gli studi interculturali. I suoi interessi di ricerca e di studio sono: i cambiamenti socio-religiosi nelle società complesse, la sociologia comparata delle religioni, i movimenti di tipo fondamentalista e, più recentemente, la sociologia dell’islam e il fenomeno del neo-pentecostalismo. Autore di numerose pubblicazioni, tra le più recenti si ricordano Sociologia dell’islam, Roma, Carocci 2005, Le religioni pentecostali, Roma, Carocci, 2010, Religion as Communication, Farnham, Ashgate, 2011, Vecchi e nuovi dei: la geografia religiosa dell’Italia che cambia, Milano, Paoline, 2012

Scarica la locandina dell’incontro

La scheda del libro sul sito internet della casa editrice Emi.

Quelle tenaci primavere arabe

Autore: Samir Khalil Samir

Anno: 2013

Pagine: 64

Formato: 10,5 x 16,5

Prezzo: 5,00€

Collana: Segni dei tempi

ISBN: 978-88-307-2134-0


“PLaNCK!” Da piccolo farò lo scienziato!

planckDa un’idea di due dottorande dell’Università di Padova è nata la prima rivista di divulgazione scientifica per bambini in italiano e inglese. In realtà molto più di una rivista. Ne parla il sito web IlSussidiario.net

 

Leggi l'articolo:

IlSussidiario.net, domenica 23 febbraio, PLaNCK!/ Da piccolo farò lo scienziato

 

«Stranamente, quasi nessuno riesce a capire l’importanza di un’idea. Talvolta però, ci riesce un ragazzino; e quando capita un ragazzino così, siamo di fronte a uno scienziato. Quando arriva l’epoca dell’università, è già tardi per acquisire lo spirito giusto. Dobbiamo quindi cercare di insegnare a cogliere il senso di queste idee ai bambini» scrive Richard P. Feynman ne Il piacere di scoprire. Ed è proprio con quest’idea, con il piacere di scoprire e di raccontare le scoperte ai più piccoli, che nasce “PLaNCK!”, rivista di divulgazione scientifica per ragazzi della scuola primaria in italiano e inglese, unica nel suo genere in Italia. Il numero 1 è uscito a gennaio sul tema della luce ed è possibile acquistarlo online dal sito della casa editrice Cleup (http://www.cleup.it/PLaNCK.html), oppure in libreria.

PLaNCK!, la cui testata fa riferimento al grande fisico Max Planck e alla chimica (sì perché se osservate bene com’è scritto “PLaNCK!” vi accorgerete che le lettere sono elementi della tavola periodica) ha cominciato a concretizzarsi circa un anno fa a partire dall’idea di due dottorande dell’Università di Padova, Agnese Sonato e Marta Carli, che raccontano da quali idee è nato il progetto.

Cosa rende unico PLaNCK! nel panorama italiano?

Innanzi tutto, a realizzare la rivista è una redazione giovane con formazione universitaria in vari ambiti, da quello scientifico a quello grafico, passando per le lingue straniere e la formazione primaria. Poi ci proponiamo di mantenere un legame con l’Università, realtà da cui proveniamo, sia tramite un comitato scientifico composto da docenti dei dipartimenti di Fisica e Astronomia e di Scienze chimiche padovani, sia raccontando la ricerca che viene fatta all’interno della nostra Università. Con PLaNCK! infatti, vogliamo contribuire alla diffusione del lavoro che si fa all’interno dei laboratori alla cittadinanza a partire dai più piccoli, missione che dovrebbe essere sempre più attuale nel mondo accademico.

Non rischia di rimanere un progetto solo universitario, che fatica a coinvolgere scuola e famiglia?

Ogni numero, ancora in versione bozza, viene sottoposto alla revisione e al giudizio dei bambini, che diventano così anche protagonisti di questo progetto, oltre che lettori. Andiamo in due classi della scuola primaria e, con un’attività che imita quella di una vera redazione, educhiamo i ragazzi a capire quello che è adatto o meno a loro, a interrogarsi su cosa piace o meno, a suggerire modifiche… Insegniamo loro a porsi delle domande, questo è l’obiettivo di portare PLaNCK! in via non definitiva nelle scuole. Perché osservazione e spirito critico sono alla base della scienza. È grazie alle domande e alla curiosità dei più piccoli di fronte alle meraviglie del mondo che ci circonda che PLaNCK! può evolvere con i suoi lettori.

Anche la lingua inglese è una caratteristica importante.

Sì, perché avvicina i ragazzi fin da piccoli alla lingua ufficiale delle pubblicazioni scientifiche e rende PLaNCK! uno strumento che può essere utilizzato a scuola per lavori interdisciplinari e che può stimolare l’interazione tra genitori e figli nella scoperta dei fenomeni naturali, delle loro cause, dei grandi scienziati della storia, delle curiosità scientifiche e anche delle “bufale” da cui spesso siamo sommersi.

Quindi la testata non è solo per bambini.

Mentre i piccoli lettori si immergono in fumetti, giochi, esperimenti e articoli curiosi, anche i genitori possono avvicinarsi alla scienza, leggendo le numerose curiosità che vengono raccontate in maniera semplice e accattivante. PLaNCK! diventa una lettura di famiglia, così che lo stupore nei confronti della scienza possa essere condiviso tra genitori e figli.

Tutto questo con cadenza quadrimestrale.

Al momento questa è la periodicità che riusciamo a garantire perché diamo vita a PLaNCK! per passione e nel tempo libero e tutto viene gestito tramite l’associazione di promozione sociale no-profit di cui facciamo parte e che è proprietaria della rivista, Accatagliato (http://accatagliatoassociazione.wordpress.com/). In ogni uscita si parlerà di un unico tema e alterneremo chimica, fisica, biologia e molto altro ancora. La fantasia non manca.

Da quanto dite, PLaNCK! non si propone solo come rivista,

Nelle nostre intenzioni è anche molto di più. È un progetto unico e innovativo che crea una rete tra realtà e soggetti che non sempre riescono a comunicare tra loro e vuole insegnare al bambino ad interrogarsi su quello che gli viene presentato e sul mondo che lo circonda. Abbiamo anche un sito web, www.planck-magazine.it, da cui è possibile abbonarsi e che affiancherà la rivista durante le sue uscite con un blog e con contenuti aggiuntivi per ragazzi e insegnanti.

 

PLaNCK! sul web:

www.planck-magazine.it

https://www.facebook.com/pages/PLaNCK/303730623106576?fref=ts

https://twitter.com/planckpeople?refsrc=email

 

Per informazioni scrivere a:

redazione@planck-magazine.it

 

 

 

 


L’Associazione Rosmini compie trent’anni

old statutoL’Associazione Rosmini compie trent’anni. Il 22 febbraio 1984 infatti alcuni studenti universitari - Paolo Tranquillini, Damiano Fincato, Michela Zancanaro, Michela Pasqual, Antonio Zotta, Eugenio Andreatta, Fiorella Freguja, Nicola Boscoletto, Vincenzo Contri, Gianfranco Vianello – depositarono presso il notaio Antonio Cassano di Padova l’atto costitutivo e lo statuto dell’associazione (nella foto).

Curiosamente, il giorno prima, il 21 febbraio 1984, vedeva la luce l’attuale presidente dell’Associazione, Samir Suweis: una carica scritta nel destino?

In trent’anni la Rosmini è stata una presenza costante in università e in città. Tra le iniziative più significative ricordiamo l’Happening dei giovani negli anni Ottanta e soprattutto i Convegni sull’attualità di sant’Agostino negli anni Novanta, un patrimonio di intelligenza della realtà che noi stessi dobbiamo ancora riscoprire e che mostra anche in questi giorni tutta la sua attualità in termini di comprensione del tempo presente.

Quindi trent’anni non per celebrare ma per riandare alle radici, e a questo scopo proponiamo un bellissimo passo di una delle ultime lezioni di don Giacomo Tantardini nell’aula magna dell’università, martedì 29 gennaio 2008, in cui riconosciamo anche il compito della nostra associazione.

«Quo vobis adhuc et adhuc ambulare vias difficiles et laboriosas? / A che vi serve camminare ancora e ancora per vie difficili e faticose? / Non est requies, ubi quaeritis eam. / Non c’è riposo dove cercate riposo. / Quaerite quod quaeritis, sed ibi non est, ubi quaeritis. / Cercate pure quello che cercate, ma non è lì dove cercate. / Beatam vitam quaeritis in regione mortis; non est illic. / Cercate la felicità in una terra di morte, ma non è lì. / Quomodo enim beata vita, ubi nec vita? / Come ci può essere la vita felice dove non c’è neppure la vita? / Et descendit... / E [Gesù] venne...». E non condanna questa non vita. Non venne per condannare questa non vita. Agostino, in un brano che abbiamo letto l’anno scorso, dice che quando si descrive il deserto della vita non è per condannare il deserto, ma per ringraziare Colui che gratuitamente si è fatto incontro nel deserto.

Non si può accusare di disperazione chi non crede. Non si può accusare. Si descrive il deserto della vita e tutta la poesia è una descrizione del deserto della vita. Il cristiano descrive il deserto della vita per ringraziare Colui che nel deserto della vita si è fatto gratuitamente a lui presente.

Per ringraziare Colui perché nel presente, nell’istante presente, si fa presente. Altrimenti è anche per il cristiano un lontano che si allontana.

«Et descendit huc ipsa vita nostra / E proprio la vita nostra venne qui / et tulit mortem nostram / e ha preso su di sé la nostra morte / et occidit eam de abundantia vitae suae / e ha ucciso la morte con l’abbondanza della sua vita / et tonuit clamans, / e ha gridato / ut redeamus hinc / perché ritorniamo da qui [da questo deserto, da questa non vita] / ad eum / a Lui, / [dove?] in illud secretum, / in quel luogo segreto [in quel punto segreto che da parte nostra è un nulla perché riceve tutto l’essere dal Creatore. Ad eum in illud secretum: le preposizioni ad e in sono importanti per intuire cosa sia l’interiorità per Agostino] / unde processit ad nos / da dove venne a noi [da quel segreto il Creatore venne a noi] / in ipsum primum virginalem uterum, / nel ventre di una vergine», di una donna di nome Maria. Così il cristianesimo abbraccia tutto quello che il cuore, che l’intimo è, e lo abbraccia rendendolo di nuovo felice, soddisfatto, rendendolo di nuovo con evidenza un nulla amato dal Creatore.

 


Il Brasile incontra il jazz. Musica e gusto verdeoro al Crowne Plaza di Padova

Il Brasile incontra il Jazz! Quattro appuntamenti da non perdere nella cornice dell’Hotel Crowne Plaza di Padova, all’uscita di Padova Ovest.

 

I concerti sono realizzati con il contributo dell'Hotel Crowne Plaza di Padova, la direzione artistica e organizzativa a cura di Enzo e Sara Carpentieri di ZeroZeroJazz Associazione e sono inseriti nel circuito del Padova Jazz Festival.

Con una doppia formula: solo concerto (con drink) oppure cena brasiliana al Ristorante AQuattro dell’Hotel Crowne Plaza con posto riservato per il concerto.

Un incontro che rinnova quanto era già successo subito agli inizi degli anni ’60. Quando un’onda dolce come una carezza invade il mondo del jazz e poi tutto il resto. È la bossa nova che nasce dal grande samba carioca. Figlia di molti padri, fra questi su tutti: Antonio Carlos Jobim. Tom Jobim ci ha lasciato fisicamente l’8 dicembre del 1994 e proprio nel 2014, a vent’anni dalla sua scomparsa, avremo più di qualche occasione per misurare la sua persistente presenza e quella della sua dolce rivoluzione, made in Brasil.

Fra queste BRASIL_JAZZ@CROWNE, a cui toccherà il merito quanto meno di aprire la strada, iniziando la passeggiata in buona compagnia e com muita saudade.

 

Si parte sabato 22 febbraio con Franco Cerri, il caposcuola della moderna chitarra jazz in Italia che si è formato jazzisticamente con il be-bop, cominciando nel 1945 una lunga e feconda carriera, costellata di innumerevoli tappe di assoluto prestigio. Ha suonato a fianco dei più grandi nomi della musica italiana, da Gorni Kramer, a Mina e Carosone, fino a quelli della scena internazionale, significativi gli incontri con personalità di vertice della storia jazzistica, tra cui i chitarristi Django Reinhardt, Jim Hall e Barney Kessel, poi Gerry Mulligan, Chet Baker e Billie Holiday.

La sua carriera è caratterizzata anche da storiche collaborazioni con la televisione, già volto noto sin dagli anni 60 fino alla sua recente apparizione allo scorso festival di Sanremo in compagnia di Simona Molinari.

In “Bossa with Jazz” rivisiterà i brani più famosi della tradizione brasiliana attingendo anche dal suo recente disco, avvalendosi della presenza di Alberto Gurrisi all’organo ed Enzo Carpentieri alla batteria già membri stabili del progetto con quartetto jazz e quartetto d'archi dedicato alla bossanova.

Prima del concerto il maestro Franco Cerri ci racconterà brevemente del suo incontro con la musica brasiliana, in compagnia di Salvatore Solimeno, che sta curando un progetto editoriale di prossima pubblicazione sulla vita di Antonio Carlos Jobim.

 

Venerdì 7 marzo sarà la volta di Irio De Paula con la sua chitarra brasiliana, in Solo.

Un concerto imperdibile, dove il musicista carioca alternerà composizioni originali alle melodie della tradizione brasileira che hanno segnato il percorso di un grande artista.

De Paula è nato musicista, ha preso in mano la chitarra di papà quand’era un bambino: da allora lui e quello strumento sono una cosa sola.

Quando si ascoltano i virtuosismi di De Paula mentre esegue classici carioca e li ripropone in chiave samba jazz con arrangiamenti fantastici non si può non rimanere incantati.

Ha registrato oltre cinquanta album, ma è anche un session man richiestissimo, come quando fu chiamato da Chico Buarque de Hollanda per un disco con arrangiamenti di Ennio Morricone. Ha lavorato con molti grandi, da Gato Barbieri a Chet Baker, da Tal Farlow ad Archie Shepp.

 

Sabato 29 marzo toccherà al quartetto della cantante Rosàlia De Souza, nata a Rio De Janeiro nel quartiere di Nilopolis, famoso per la scuola di samba Beija-Flor.

Fascino e magia, sensualità e misticismo, queste alcune sensazioni emanate dai lavori dell’artista brasiliana più conosciuta e acclamata in Italia.

A metà degli anni ’90, la De Souza incontra il dee-jay e produttore Nicola Conte con il quale collaborerà in alcuni progetti per poi esibirsi al “Brazil Festival” al Barbican Centre di Londra e al festival Jazz di Montreux, per citare i più prestigiosi.

In Italia ricordiamo la sua partecipazione alla trasmissione di Chiambretti,  a “Natale di Rai 2” duettando con Jarabe de Palo e cantando D'Improvviso con l'orchestra della Rai, sempre per la Rai  viene invitata   a Napoli per il concerto dell'Epifania dove canta O Que Será di Chico Buarque con la direzione del maestro Renato Serio.

Le atmosfere dei suoi concerti rievocano luoghi e sapori della musica brasiliana del passato con particolare riferimento agli anni ‘60.

Le sue interpretazioni dei brani più conosciuti e classici sono immerse in emozioni lontane, ricordi che lei stessa definisce come la ragione del suo cantare.

Il quartetto della De Souza è così composto:  Rosàlia De Souza, voce - Alfonso Deidda, piano - Edu Hebling, basso elettrico e contrabbasso - Roberto Rossi, batteria e percussioni.

 

Sabato 12 aprile concluderà la rassegna il duo di Barbara Casini alla voce e chitarra e Alessandro Lanzoni al pianoforte, appena eletto miglior nuovo talento nel Top Jazz 2013. Diversamente dai suoi ultimi lavori, che avevano una veste monografica, questa volta la cantante fiorentina ha riunito un repertorio che vuole essere un'ampia panoramica sulla canzone d'autore brasiliana. Dopo l'uscita del suo libro "SE TUTTO È MUSICA – pensieri e parole dei compositori brasiliani" Barbara Casini percorre le tappe del suo racconto musicale interpretando i brani degli autori che ha incontrato e con i quali ha cercato di penetrare l'affascinante meccanismo della composizione.

In questo lavoro ha voluto al suo fianco un giovanissimo musicista estremamente talentuoso che riesce ad immedesimarsi nel linguaggio proprio di questa musica e al tempo stesso ad elaborarlo con grande originalità.

 

 

CALENDARIO CONCERTI e INFO

 

sabato 22 febbraio 2014

FRANCO CERRI “BOSSA with JAZZ”

ore 21:30 conversazione con l'artista a cura di Salvatore Solimeno

ore 22:00 concerto

Franco Cerri chitarra

Alberto Gurrisi organo

Enzo Carpentieri batteria

 

venerdì 7 marzo 2014

IRIO DE PAULA

ore 21:30 conversazione con l'artista a cura di Salvatore Solimeno

ore 22:00 concerto

chitarra brasiliana

 

sabato 29 marzo 2014

ROSALIA DE SOUZA

ore 21:30 conversazione con l'artista a cura di Salvatore Solimeno

ore 22:00 concerto

Rosàlia De Souza, voce

Alfonso Deidda, piano

Edu Hebling, basso elettrico e contrabbasso

Roberto Rossi, batteria e percussioni

 

sabato 12 aprile 2014

BARBARA CASINI & ALESSANDRO LANZONI

ore 21:30 conversazione con l'artista a cura di Salvatore Solimeno e presentazione libro a cura di Juliano Peruzy

ore 22:00 concerto

Barbara Casini - voce e chitarra

Alessandro Lanzoni – pianoforte

 

Luogo eventi: Crowne Plaza Padova - Via Po 197, Padova

Orari:

Ore 20:00 cena brasiliana al Ristorante AQuattro – Hotel Crowne Plaza

Ore 21:30 conversazione con l'artista a cura di Salvatore Solimeno, presentazione libro il 12 aprile a cura di Juliano Peruzy

Ore 22:00 concerto

 

Prezzi:

  • € 30 cena al Ristorante AQuattro + concerto
  • € 15 drink + concerto

 

info e prenotazioni

Call center +39 049 86 56 511 email info@cppadova.it .

Si consiglia la prenotazione

 


Bernardo Colombo, sant’Agostino e l’umanità di Cristo

060516 Colombo (43)Il Dipartimento di Scienze statistiche ricorda Bernardo Colombo, figura preminente nella storia della statistica a Padova, con la presentazione di un volume di scritti scelti e con alcuni interventi che delineano il suo contributo scientifico in alcuni dei settori di ricerca che hanno connotato la sua figura. All’annuncio del convegno, aggiungiamo anche l’introduzione da lui tenuta per la nostra Associazione il 16 maggio 2006 nell’aula magna del Bo a Padova a un incontro nel quadro dei convegni sull’attualità di sant’Agostino (vedi foto), e il commento di don Giacomo Tantardini, che lo ringrazia di cuore «per il modo umanissimo con cui ha accennato all’umanità del Signore, di Gesù» e «per gli accenni al rapporto tra carità e verità».

Bernardo Colombo (1919-2012) è una figura preminente nella storia della statistica a Padova. A lui si deve l’istituzione della Facoltà di Scienze statistiche nel 1968. Il percorso scientifico di Bernardo Colombo si è svolto in un lunghissimo periodo, spaziando in diversi ambiti, dalla statistica all’organizzazione del sistema scolastico, dalle statistiche ufficiali alla demografia – specie con gli studi su nuzialità, fecondità, abortività – dalle politiche di popolazione alla biometria del ciclo femminile. Al rigore scientifico e metodologico univa la capacità di alimentare rapporti intensi con giovani studenti, ricercatori, colleghi di lavoro nella conduzione di collaborazioni nazionali e internazionali.

 

Dove: Archivio Antico - Palazzo Bo - via VIII Febbraio, 2 - Padova
Quando: 21 febbraio 2014 - ore 16
Approfondimenti: sito web

Scarica la locandina e il pieghevole del convegno.

Convegni sull’attualità di sant’Agostino a.a. 2005-2006

LE PAGINE PIÙ BELLE DI SANT’AGOSTINO

martedì 16 maggio 2006, aula E - palazzo del Bo, Padova

(estratto)

 

 

Bernardo Colombo

 

Grazie. Grazie per l’invito, anche se, quando mi è stato rivolto, mi sono sentito totalmente inadeguato a fargli onore. Ho ammirato la competenza, le riflessioni di quelli che mi hanno preceduto in questo posto: il filosofo, il rettore, il giurista, il procuratore. Sant’Agostino è molto lontano dal mio campo di studio, perciò lì non l’ho incontrato. I miei contatti risalgono addirittura al liceo classico, non in filosofia, perché mi hanno avviato alla filosofia con due dialoghi di Platone, con l’Introduzione alla filosofia di Maritain, con la Secunda secundae di san Tommaso e con Giambattista Vico. Ho incontrato sant’Agostino nel terzo anno del liceo classico, nella prosa latina cristiana. Però c’era veramente poco, il docente aveva scelto pagine di vari autori: Tertulliano, san Cipriano e sant’Agostino, capitolo VIII, semplicemente l’incontro con Simpliciano. Dopo il liceo ho avuto anche le Confessioni, il libro, in italiano, me lo sono tenuto: era nella mia libreria, accanto a una storia della vita di san Bernardo. Quest’ultima l’ho letta, ma le Confessioni solo a spizzico, per cui ho pensato, nel mio intervento, di prendere una posizione del tutto diversa, cioè di dire che cosa ho ricevuto dalle lezioni sue e da sant’Agostino, come uno dell’uditorio. Naturalmente io non rappresento l’uditorio, con ogni probabilità sono la persona più anziana in sala, quindi sono un tipo anomalo; non rappresento l’uditorio eccetto forse semplicemente per dire “grazie”, a  nome di tutti.

Ognuno ha ricevuto qualcosa, l’ha conglobato con la sua esperienza, con le sue riflessioni. Anche io ho rimuginato su certi punti che ho colto, non cerco di fare un collegamento tra le varie lezioni e non so – non ricordo bene - neanche quando è stato toccato ciò di cui parlo. Ne prendo due, ha sottolineato due termini: la dilectio e la delectatio, il loro significato. Io mi sono ricordato, a questo proposito,  di una lezione che ho ricevuto più di sessant’anni fa. Ero ufficiale, in tempo di guerra, a Palermo. La caserma in villa Bonanno era vicina alla cattedrale, accanto c’erano dei locali dove si ritrovavano i giovani della Fuci. Io frequentavo l’ambiente durante i permessi serali, andavo a giocare a ping pong. Però c’erano anche discorsi impegnativi e ricordo una lezione dell’assistente ecclesiastico della Fuci che mi ha fatto capire che l’atto di fede richiede testa e insieme cuore. È un’operazione di intelletto e di volontà. Andiamo oltre le cinque vie di san Tommaso, è come una disposizione d’animo. Lei ha sottolineato anche l’osservazione “come è bello”. Ricordo un altro episodio. In una commissione in cui ho lavorato c’era un canonico, Pierre deLocque, della diocesi di Malines - o di Mechelen, come si voglia dire –, lavoravamo insieme credo al collegio latino-americano, a Roma. Un giorno, scendendo le scale insieme, gli faccio un’osservazione da demografo - tenendo conto di cose che constato in demografia -, cioè che l’uomo cerca di campare il più possibile. Io gli dico: «Ma come mai cerca di campare il più possibile, quando di là c’è il paradiso?» La sua risposta: «Ma il paradiso è già cominciato qua!». Questa risposta mi ha abituato a cercare di vedere il bello nel mondo. Giorni fa ho letto una invocazione di Tommaso da Kempis, che dice «O veritas, Deus fac me unum tecum in charitate perpetua». Dio, verità, uniscimi a te in perenne amore. Oltre dice anche, sempre Tommaso da Kempis, per chi si avvicina alla Scrittura, di non parlare a sapienze esegetiche, ma «amor purae veritatis te trahat». Ti attiri l’amore della pura verità. Accosto a queste osservazioni di Tommaso da Kempis un’affermazione di Tommaso d’Aquino che dice «colui che rende più certa la verità, accresce la carità». È bello menzionare questa endiadi verità-carità qui dentro, in un’aula intitolata a Galileo Galilei. È una bella fortuna di cui godo – se ne parlava fuori -, di essere membro della Pontificia Accademia delle Scienze, perché lì mi capita di sentire delle cose straordinarie: il fisico premio Nobel che dice di riuscire a vedere i movimenti di particelle sub-atomiche in un tempo pari a un secondo diviso mille miliardi. Queste cose si sentono, oppure il biologo che dice che in Islanda, in un laghetto glaciale – parlava della possibilità dei batteri di vivere in condizioni estreme –, è stata trovata una popolazione di batteri che vivono, e sopra il laghetto ci sono cento metri di ghiaccio. Sentendo queste cose, se guardo una foglia e dentro ci sono queste realtà, mi viene da adorare la grandezza del Signore. Poche settimane fa ho sentito a Venezia un premio Nobel biologo, anch’egli membro della Pontificia Accademia, specialista in biologia cellulare, che mostrava la limitatezza, secondo lui, della spiegazione che dà il darwinismo sull’evoluzione attraverso la selezione. Non lo ho seguito perché ho capito che ragionava in termini probabilistici. Ma non l’ho seguito perché si faceva mal seguire, pasticciava coi lucidi, usava caratteri troppo piccoli, da lontano non si capiva bene. Ha riconosciuto che, per quel che riguarda questa tecnologia, è rimasto all’età della pietra, però è venuto fuori con delle osservazioni che oggi hanno una certa diffusione in alcuni ambienti, cioè l’insufficienza della spiegazione fornita da Darwin e pensano invece ad una superiore intelligenza, una grande intelligenza che ordina tutto il creato. Dopo di che c’è padre Coi - che ha ricevuto qui la laurea ad honorem – che dice «attenzione, questa non è scienza, è un’altra cosa». Ecco come si lega alla discussione del giorno quello che ci ha detto.

Vengo a un altro punto. Ho letto – io non sono esperto – che nei secoli IV e V c’era una grande discussione con orientamenti vari circa la natura umana e divina del Cristo, e ho preso atto dell’affermazione di Agostino. In parte dice questo: si è fatto uomo per poter essere conosciuto. La grandezza di Dio direttamente non può essere percepita dal nostro intelletto, ci abbaglia, e invece il Verbo incarnato è un velo che, nello stesso tempo, educa e aiuta a capire.

Cito anche qui un episodio, spero di non scandalizzare nessuno qui dentro come ho scandalizzato due suore. Ero unito a un gruppo di Marzio, mio cugino: organizzava i pellegrinaggi in terra santa, andavamo in pullman nei vari luoghi. Quelli di Marzio i canti sacri proprio li cantavano bene, c’era un uomo che era una cannonata per guidare. Siamo a Nazareth, camminiamo in giro, su queste colline spoglie, e io butto là una battuta: «Chissà se Gesù da ragazzo andava qui intorno in cerca di funghi». Ho visto subito le occhiate delle due suore, come se avessi detto qualcosa di irriverente. Eppure il vangelo di Giovanni ce lo dice: «Il Verbo si è fatto carne, è venuto a stare in mezzo a noi». Da uomo a uomo. Per l’uomo della strada era il figlio di un falegname. In un momento chiave, per convincere i discepoli che è risorto in carne ed ossa, si mette a mangiare un pesce arrostito, abbiamo sentito poche settimane fa.

Ecco il significato dell’uomo-Dio. Però andiamo anche oltre e cerchiamo di vedere come lui reagisce di fronte alla debolezza degli uomini che vede, da uomo a uomo. È amareggiato dall’avidità di denaro di quello che l’ha tradito. È deluso dalla pusillanimità di quello che aveva cominciato a menar le mani nell’orto e che poi, vista la mal parata nella casa del sommo sacerdote, lo abbandona. Tace invece di fronte alla cattiveria di chi lo prende in giro, mettendogli un mantello addosso e una corona in testa, non solo, ma di spine, per fargli male, e lo schiaffeggia. Tace di fronte all’astuta falsità di chi insinua a Pilato che se non consegna quell’uomo si renderà inviso a Cesare. Tace di fronte all’insensibilità di quelli che, ai piedi di tre morenti, si mettono a dividersi le vesti e a giocarsele, anche la tunica. Ha conosciuto le nostre debolezze. Leggendo un libretto di mio fratello,[1] Psicologia dell’amore di Gesù Cristo, ho visto più da vicino l’umanità di Cristo, la sua interiorità come persona umana. Ci vede, mio fratello, amore filiale per il Padre, la confidenza del Padre, la fiducia di essere esaudito, la gioia per i suoi disegni di salvezza, l’ubbidienza, fino alla morte, amore fraterno verso il prossimo, amore che deriva dal Padre e che porta al Padre. Condivide il dolore di un padre e di una madre per la malattia o la morte di un figlio, piange per la morte di un amico, soffre, pensando alla prevista rovina della città e della nazione. Se andiamo sul Calvario, lo vediamo grato verso uno sconosciuto che riconosce la sua bontà, e lo vediamo, morente, pensare alla madre che lascia, al suo dolore, alla madre che lui affida al discepolo prediletto. Io trovo in questa attenzione alla madre un gesto umanissimo. Ho finito.

 

Don Giacomo Tantardini

 

Io la ringrazio di cuore, professore, per il modo umanissimo con cui ha accennato all’umanità del Signore, di Gesù. La ringrazio anche per gli accenni al rapporto tra carità e verità. Agostino dice che vince sempre la verità, ma la vittoria della verità è la carità. Mi permetto di dire una frase di suo fratello, sua eccellenza monsignor Carlo Colombo, che don Giussani ha ripetuto tante volte a noi, a me in particolare. Nel momento della contestazione, monsignor Colombo diceva a don Giussani: «Guarda che alla fine vincerà la tradizione della Chiesa». Alla fine la tradizione prevale. Alla fine, magari dopo anni e anni di contestazione, o magari dopo anni, forse più pericolosi della contestazione diretta, di snaturamento, per usare un’espressione della Humani Generis di Pio XII, di alcuni contenuti cristiani. Possiamo dire che alla fine prevale l’umanità di Gesù Cristo, il suo rivelarsi. Si è fatto uomo perché lo si potesse riconoscere. Anche il più piccolo, anche i più poveretti come siamo noi lo possiamo riconoscere.

Poi, se mi permette, vorrei ricordare ancora una cosa di sua eccellenza di monsignor Carlo Colombo, che più volte il cardinale Hamer mi ricordava. Quando durante il concilio c’era il dibattito sulla libertà religiosa, le posizioni all’inizio in assemblea e nelle varie commissioni erano lontane. La minoranza era contraria ad utilizzare questo termine, che poi il concilio utilizzerà in maniera molto precisa. Una forte minoranza era contraria all’uso stesso dell’espressione “libertà religiosa” come diritto fondamentale della persona. Questa opposizione si è sciolta quando monsignor Colombo, a nome del Santo Padre, ha fatto un discorso in assemblea sul fatto che la fede cristiana è grazia, sulla soprannaturalità della fede cristiana. Se nasce dalla grazia, non si può imporre. Se nasce dalla grazia, la fede cristiana può solo incontrare la libertà. Su questa insistenza di monsignor Colombo sulla soprannaturalità della fede, e quindi sul fatto che la fede è grazia, anche il decreto sulla libertà religiosa ha ottenuto all’ultima votazione il consenso quasi totale dei padri. Se non sbaglio solo quindici padri hanno votato contro il decreto. Questi sono due fatti relativi a monsignor Colombo, che è stato mio preside a Venegono, anche se io non ho mai avuto la fortuna di averlo come professore perché era impegnato a Roma e anche nelle vicende dell’Università cattolica. Grazie di cuore.

(...)



[1] Carlo Colombo (Olginate, 13 aprile 1909 – Milano, 11 febbraio 1991) è stato un vescovo cattolico e teologo italiano. Nel 1938 divenne professore di teologia dogmatica speciale nella Pontificia Facoltà teologica di Milano con sede a Venegono.


Io voglio educare - incontri per genitori e docenti

140227-organizzatori[1]

I tragici recenti fatti di cronaca ci addolorano tutti. Tanti altri drammi che coinvolgono adolescenti, molti evidenziati con grande rilievo sui media, altri che non conosciamo. Ci vengono proposte analisi approfondite sulla solitudine dei giovani, la loro fragilità, il mondo virtuale in cui si sono rifugiati e il pericolo dei social network.

Forse però in questa situazione il primo passo lo dobbiamo fare noi adulti. E non con commenti, rimproveri, regole, divieti, ricette di esperti. Ma accorgendoci che i giovani (i figli, gli alunni) ci sono, fare loro attenzione perché esistono e sono un “bene” così come sono. Dobbiamo torniamo ad essere adulti, non avere paura di esserlo, non avere paura di educare. Per questo motivo l’Associazione genitori Romano Bruni ha ideato un ciclo di incontri per genitori e docenti con testimoni di eccezione che ci dicono che educare è possibile.

Io voglio educare

ciclo di incontri per genitori e docenti

giovedì 27 febbraio ore 21.00

Teatro comunale “Quirino de Giorgio”, Vigonza Educare nell’era di Facebook

con Jonah Lynch, autore del libro Il profumo dei limoni. Tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook

 

venerdì 21 marzo ore 21.00

Palasport di Vigonza, via Paolo VI, 16

Figli! O del vantaggio di essere genitori con Luigi Campagner, psicoanalista e autore del libro Figli! o Del vantaggio di essere genitori

Rosario Mazzeo, rettore dell’Istituto L’Aurora Bachelet di Cernusco sul Naviglio (MI)

 

venerdì 11 aprile ore 21.00

Teatro comunale “Quirino de Giorgio”, Vigonza La famiglia: traguardo o punto di partenza? con Gemma Capra autrice del libro Mio marito, il commissario Calabresi. Il diario segreto della moglie, dopo 17 anni di silenzio

 

Scarica la locandina in pdf per la stampa (5 MB) http://www.materialevario.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/PDFperStampa.pdf

Scarica la locandina in jpeg per spedizioni e-mail (640 kB) http://www.materialevario.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/02/IoVoglioEducare.jpg

Ingresso gratuito. Info associazionegenitori@istitutobruni.com sito web www.istitutobruni.com facebook https://www.facebook.com/iovoglioeducare

 

Il ciclo di incontri è organizzato dall’Associazione genitori Romani Bruni in collaborazione con le Scuole Romano Bruni, il Nido integrato San Gaetano, Dieffe e con il contributo del Comune di Vigonza.

don-jonah-lynch[1]Il relatore del primo incontro, Jonah Lynch (1978) è sacerdote dal 2006. Dopo essersi laureato in Astrofisica alla McGill University a Montreal, è entrato in seminario. Ha studiato filosofia e teologia all’Università Lateranense, e ha ottenuto un Masters in Education presso la George Washington University. Ora vive a Roma ed è vicerettore del seminario della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo.


Un nuovo canale Youtube per l’Associazione Rosmini

hqdefault[1]Un canale Youtube per raccogliere gli interventi più significativi e gli incontri più importanti dell’Associazione Rosmini. All’interno del canale trovate convegni, segnalazioni di altre istituzioni culturali (dall’Aic al Meeting di Rimini), le playlist dedicate ai Convegni sull’attualità di sant’Agostino, per undici anni organizzate dalla Rosmini con don Giacomo Tantardini (nella foto), e a Massimo Borghesi, filosofo al quale è riservata una sezione del nostro sito internet.

 

Clicca qui http://www.youtube.com/user/RosminiPadova


Dal Concilio a papa Ratzinger, la Chiesa ha seppellito la spada

Benedykt_xvi-crop[1]Un cristianesimo, purificato e criticamente consapevole della sua storia, non ha bisogno di cercare giustificazioni esterne alla sua dottrina per divenire tollerante. La tolleranza, il rispetto, il desiderio di pace sono alla sua origine. Lo chiariscono il Vaticano II, ma anche recentissimi testi come l’importante documento, stilato dalla Commissione Teologica Internazionale, su Dio Trinità, unità degli uomini. Un intervento di Massimo Borghesi su IlSussidiario.net.

 

venerdì 7 febbraio, Letture/ Dal Concilio a papa Ratzinger, così la Chiesa ha “seppellito” la spada (M. Borghesi) (link http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/2/7/LETTURE-Dal-Concilio-a-papa-Ratzinger-cosi-la-Chiesa-ha-seppellito-la-spada/464665/)

Non è il monoteismo - la pretesa che esista un unico Dio - la fonte e il fondamento dell’intolleranza religiosa e della violenza? È la domanda che si poneva Ratzinger nel suo volume Fede Verità Tolleranza: «Tolleranza e fede nella verità rivelata sono concetti che si oppongono? O, in altre parole, si possono conciliare fede cristiana e modernità? Se la tolleranza è uno dei fondamenti dell’epoca moderna, affermare di aver trovato la verità non è forse una presunzione superata, che dev’essere respinta, se si vuole spezzare la spirale della violenza che attraversa la storia delle religioni? Questa domanda si pone oggi in maniera sempre più drammatica nell’incontro tra il cristianesimo e il mondo, e si diffonde sempre più la convinzione che la rinuncia da parte della fede cristiana alla rivendicazione di verità sia la condizione fondamentale per ottenere una nuova pace mondiale, la condizione fondamentale per la riconciliazione tra cristianesimo e modernità».
La domanda posta da Ratzinger, dopo l’11 settembre 2001, l’abbattimento delle torri a New York da parte dei piloti suicidi di Al-Qaeda e la reazione teocon patrocinata dall’amministrazione Bush, è tornata a più riprese nella pubblicistica laica. In Germania il testo di Peter Sloterdijk, Il furore di Dio. Sul conflitto dei tre monoteismi (2007), di fronte allo scontro teologico-politico che divide le religioni monoteistiche, si richiama, come unica terapia possibile, all’«illuminismo massonico» rappresentato dalla parabola dei tre anelli di Lessing, ad un «rinascimento egittocentrico», politeistico e tollerante. Non è il solo. Anche l’egittologo Jan Assmann lo segue a ruota nella terapia (Non avrai altro Dio. Il monoteismo e il linguaggio della violenza, 2007) indicando, anche lui, nella pretesa monoteistica della verità la vera fonte dell’intolleranza e della violenza.
Le accuse di Sloterdijk e di Assmann non sono certo isolate. Traducono il sentire comune della cultura post-modernistica per la quale l’idea di verità, comunque intesa, rappresenta una minaccia per la democrazia la quale può vivere solo nell’orizzonte di un pluralismo scettico, in quel “politeismo dei valori” che, secondo Max Weber, era il plafond del mondo secolarizzato. Se verità = violenza, come teorizzava a suo tempo Gianni Vattimo alla scuola di Nietzsche, allora tutto ciò che riconduce all’Uno, al Dio unico, è segno d’intolleranza. Dopo l’11 settembre questa è l’accusa che il post-modernismo rivolge alle religioni abramitiche: cristianesimo, ebraismo, islam. Il conflitto teologico-politico che insanguina il mondo non può essere semplicemente imputato alle deviazioni religiose, agli estremismi fanatici di Al-Qaeda. È la stessa religione monoteistica che, in quanto tale, è patologica.
Un’asserzione forte che dimentica un fattore essenziale. In questi anni non è stata tanto la cultura laica, in gran parte irreggimentata nella guerra americana contro l’Iraq, a contrastare la violenza teologico-politica, quanto la religione cristiana. È stato Giovanni Paolo II che si è opposto, in ogni modo, alla guerra irachena e all’idea della “crociata” dell’Occidente “cristiano” contro l’islam. In ciò seguito da Benedetto XVI che, nel discusso discorso di Ratisbona, non voleva certo suscitare l’odio verso il mondo islamico quanto neutralizzare ogni legittimazione religiosa della violenza. Il cattolicesimo, abbandonato con il Concilio Vaticano II ogni nostalgia del Sacrum imperium, si dimostra oggi nel mondo come il più strenuo difensore della pace contro i conflitti e le violenze. Una posizione che ha trovato in questi anni il suo pensiero più originale nelle riflessioni sul legame ancestrale tra la violenza e il sacro, legame interrotto dal sacrificio di Cristo, ad opera del pensatore francese René Girard.
A conforto di questa posizione viene ora un importante documento, stilato dalla Commissione Teologica Internazionale, su Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza. Frutto del lavoro di cinque anni (2009-2014) il testo chiarisce sia la problematica della nozione di monoteismo, la quale «rimane ancora troppo generica quando sia usata come cifra di equivalenza delle religioni storiche che confessano l’unicità di Dio», sia la semplificazione che «riduce l’alternativa alla scelta fra un monoteismo necessariamente violento e un politeismo presuntivamente tollerante». Una contrapposizione fortemente ideologica, questa, perché il politeismo antico non fu affatto pacifico dacché le guerre tra popoli, come in Omero, sono al contempo guerre tra dèi.
Un’opposizione, comunque, che nella sua veste moderna è una conseguenza delle lotte di religione allorché, di fronte all’Europa cristiana divisa, la cultura laica viene idealizzando un politeismo virtuoso e pacifico.
Un’opposizione che vorrebbe tornare attuale oggi, ma che trova le sue armi spuntate. È con il Vaticano II, con la dichiarazione Dignitatis humanae sulla libertà religiosa, e poi con la celebre Dichiarazione con cui Giovanni Paolo II, nella celebrazione del 12 marzo 2000, chiese perdono per tutte le colpe passate dei cristiani, che la Chiesa ha definitivamente preso congedo dal modello teologico-politico medievale-moderno, responsabile delle guerre di religione.
Con questi atti la Chiesa cattolica si è idealmente ricollegata al paradigma dei primi secoli nei quali la distinzione tra la fede e la spada, tra il Regno di Dio e quello del mondo, era chiara. Per questo, come recita il documento della Commissione Teologica Internazionale, «si tratta di riconoscere al kairòs dell’irreversibile congedo del cristianesimo dalla ambiguità della violenza religiosa, il tratto di svolta epocale che esso è obiettivamente in grado di istituire, nell’odierno universo globalizzato».
Il cristianesimo, purificato e criticamente consapevole della sua storia, non ha bisogno della parabola dei tre anelli di Lessing per divenire tollerante. La tolleranza, il rispetto, il desiderio di pace sono alla sua origine. «L’evento cristologico falsifica - in radice - ogni appello alla giustificazione religiosa della violenza, proprio mentre essa vorrebbe imporre a Dio di confermarla. Il Figlio, nel suo amore per il Padre, attira la violenza su di sé risparmiando amici e nemici (ossia tutti gli uomini). Il Figlio, che affronta e vince la morte ignominiosa, allestita come dimostrazione della sua impotenza, annienta in un solo atto il potere del peccato e la giustificazione della violenza».


“Vita di don Giussani”, il video dell’incontro padovano

vdg 024Un politico, un uomo di chiesa e un giornalista si confrontano a viso aperto su “Vita di don Giussani”. Tre voci non provenienti dalla storia di Cl ne descrivono il fondatore, ognuno dal suo peculiare punto di vista. Con loro, l’autore del volume, Alberto Savorana, che ha operato per vent’anni al fianco di don Giussani, ma che per scrivere questo volume ha dovuto ripartire da zero, o quasi.

Ecco il video dell’incontro che si è svolto il 6 febbraio 2014 a cura dall’Associazione culturale Rosmini con Luciano Violante, monsignor Danilo Serena e Antonio Ramenghi e con i saluti del sindaco reggente di Padova Ivo Rossi e del rettore della basilica del Santo padre Enzo Pojana.

 


Vita di don Giussani, le immagini dell’incontro

Don Giussani visto da tre persone che non l’hanno mai conosciuto, ma che si sono misurate senza riserve con la sua vita, a partire dalla sua biografia. Con loro, l’autore del testo: uno che su don Giussani aveva promesso (per discrezione) di non scrivere più una riga. Ma che poi ha dovuto riconoscere «l’irrompere del Mistero» in una richiesta che andava in senso esattamente opposto: scrivere un’opera che ha richiesto quasi sei anni di ricerche e di (appassionanti) scoperte.

Le immagini della serata di giovedì 6 gennaio al Centro congressi “A. Luciani” di Padova con Luciano Violante, monsignor Danilo Serena, Antonio Ramenghi e Alberto Savorana. Foto Carola Bruno.