Una mostra e un convegno a Padova in ricordo di Jérôme Lejeune

2012-02img1[1]L’Associazione Down Dadi e l’Associazione Cilla, in collaborazione con il Comune di Padova, e con il Patrocinio dell’Università di Padova e dell’Ulss 16 di Padova presentano:

Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?
Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune

Centro Culturale San Gaetano (Corridoio Scamozzi) - Via Altinate 71
domenica 17 marzo – domenica 24 marzo 2013

 

Orari mostra: tutti i giorni 8.00 - 20.00, ingresso libero.

Prenotazioni visite guidate nella sede della mostra oppure chiamando dalle 9 alle 16 i seguenti numeri: tel. 049-8303024 049-8033878

La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino proponendo un’indagine sulla “natura umana”: a partire dalla testimonianza di Jérôme Lejeune, fondatore della genetica clinica, attraverso gli sviluppi di questa disciplina e le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.

Il percorso espositivo si articola in tre parti. Nella prima si prende in esame l’uomo Lejeune e la fondazione della genetica clinica. Viene ripercorsa la sua formazione scientifica nel contesto delle conoscenze biomediche del suo tempo. Viene quindi descritta la sua attività scientifica, il suo approccio alla ricerca e le sue scoperte: in particolare, come è arrivato a dimostrare nel 1958 il nesso tra sindrome di Down e trisomia 21.

Nella seconda parte del percorso si esaminano gli sviluppi della genetica clinica. Dalle scoperte di Lejeune ad oggi la genetica ha fatto enormi progressi. Oggi conosciamo la gran parte dei geni dell’uomo e l’intera sequenza del suo DNA; è possibile quindi individuare le basi genetiche di numerose malattie. Ma questa conoscenza è per curare meglio, come affermava Lejeune, o è per selezionare (eugenetica)?

Infine la mostra propone una domanda: il nostro destino è scritto nei nostri geni? Viene sottoposta a critica l’idea, peraltro molto diffusa, che ci sia un “gene per” ogni caratteristica (capita spesso di leggere: “scoperto il gene per l’altruismo, il gene per l’aggressività, il gene per l’intelligenza ecc.”). La moderna biologia evolutiva ci dice che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altre fonti di informazione, per costruire la sua vita.

Giovedì 21 marzo 2013 alle 15.00 nella sala Paladin di palazzo Moroni a Padova si terrà inoltre un convegno di presentazione della mostra in occasione della Giornata mondiale della sindrome di Down, dal titolo “Jerome Lejeune e la scoperta del trisoma 21 (sindrome di Down)”.

Interverranno Carlo Soave, professore ordinario di Fisiologia vegetale all’Università di Milano, Pierluigi Strippoli, professore associato di Biologia applicata all’Università di Bologna e Corrado Viafora, professore ordinario di Bioetica all’Università di Padova.

La locandina dell’evento


Il mistero della materia: il bosone di Higgs

Francesco Lo Sterzo2Sabato 9 marzo incontro a Padova con Francesco Lo Sterzo, ricercatore italiano 27enne del Cern di Ginevra che ha fatto parte dell’equipe di scienziati responsabile dell’importante scoperta

L’hanno chiamata “particella di Dio”, ma solo per un equivoco. Il bosone di Higgs teorizzato da Peter Higgs nel 1964 e confermato sperimentalmente il 4 luglio dell’anno scorso dagli scienziati del Cern di Ginevra, non ha direttamente che fare con l’esistenza di un Essere Superiore. Il nome fantasioso è stato prodotto da un fatto del tutto casuale: quando fu presentato, nel 1993, il libro divulgativo sulla sensazionale scoperta, l’editore cambiò il titolo da “The Goddam Particle” (la particella maledetta, chiamata così perché nessuno riusciva a trovarla) in “The God Particle”, anche se l’altro nome sembrava più appropriato.

Tutto ciò evidentemente non rende meno sensazionale la scoperta e avvincente la storia dell’équipe che ha lavorato al progetto. Per questo motivo l’Associazione culturale universitaria Antonio Rosmini, in collaborazione con il Liceo scientifico Romano Bruni propone

sabato 9 marzo 2013 alle ore 10.45
nell’aula P300 di via Paolotti 2 a Padova

IL MISTERO DELLA MATERIA: IL BOSONE DI HIGGS
Storia di una scoperta raccontata da un protagonista

Incontro con Francesco Lo Sterzo del Cern di Ginevra.

Francesco Lo Sterzo, 27 anni, giovane ricercatore abruzzese, ha fatto parte dell’equipe di scienziati responsabile dell’importante scoperta. È nato a Roma, città in cui si è laureato in Fisica delle particelle all’università La Sapienza. Subito dopo la laurea si è trasferito a Chicago per la laurea specialistica, quindi a Ginevra, dove ha effettuato il dottorato di ricerca. In Svizzera, assieme ad altri scienziati italiani dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, Lo Sterzo comincia a lavorare nell’ambito di «Atlas», uno dei mega-esperimenti lungo l’anello sotterraneo del Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle più grande del mondo.

Il giovane ricercatore italiano spiegherà a un pubblico non necessariamente composto da addetti ai lavori in cosa consiste l’importanza della scoperta di cui hanno parlato – a proposito o a sproposito – i media di tutto il mondo (l’autorevole rivista Science l’ha scelto quale Breakthrough per l’anno 2012) e del fascino dell’avventura scientifica da lui vissuta in prima persona.

Significative al proposito le parole con cui Fabiola Gianotti, responsabile del progetto ATLAS che il 4 luglio 2012 ha avuto il privilegio di annunciare la prima osservazione di una particella che è compatibile con il celebre bosone di Higgs. «Sono una scienziata e, in quanto tale, sono davvero convinta che la modestia e l’umiltà siano caratteristiche fondamentali per chi fa un lavoro come il nostro», ha raccontato in un’intervista la ricercatrice italiana.

«Anche se straordinari», ha proseguito, «tutti i passi in avanti che facciamo ci ricordano sempre che conosciamo ancora così poco della fisica delle particelle. Ci rimane ancora tanto da studiare, che non posso far altro che rimanere ben salda con i piedi per terra, e continuare con umiltà il mio percorso di ricerca».

bosone.invito

Scarica la locandina dell’incontro.


Uno straordinario affresco sul Concilio (reale)

papa«Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come il Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale. Ed è nostro compito, proprio in questo Anno della fede, cominciando da questo Anno della fede, lavorare perché il vero Concilio, con la sua forza dello Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa». Nessun modo migliore per farlo che riprendere le parole di Benedetto XVI pronunciate a braccio al clero romano giovedì 14 febbraio 2013. Un affresco straordinario, una sintesi potente sui principali documenti e i contenuti del Concilio Vaticano II e insieme un giudizio puntuale sul presente della Chiesa nel mondo.

Leggi qui il testo dell’intervento dal sito internet del Vaticano

Guarda il video dal sito di Radio Vaticana.


Rapporto Eurispes/ Borghesi: il progressismo vuoto di una destra che avanza

800px-JuergenHabermas[1]La fotografia di un paese che cambia. In peggio. Il Rapporto Eurispes 2013 parla chiaro: al di là dei pur significativi e in alcuni casi drammatici dati economici, che mostrano l’acutizzarsi della crisi per individui, famiglie e imprese, sono gli orientamenti morali degli italiani a far registrare una crisi ben più grave, quella della completa - o quasi - perdita di senso dei valori spirituali, primo fra tutti la dignità trascendente della vita umana, ridotta a mero corpo biologico, oggetto di trasformazione, merce di scambio. «La concezione di tipo naturalistico non è altro che il prodotto della secolarizzazione», spiega a ilsussidiario.net il filosofo Massimo Borghesi (leggi qui l’intervista del 2 febbraio 2013 sul sito de Il Sussidiario.net). (Nella foto: Jürgen Habermas)

 

Come interpreta i dati dell’Eurispes?

Confermano il fatto di una società profondamente secolarizzata, in cui da un lato i legami sociali e la capacità di dedizione si riducono e, dall’altro, assistiamo ad una inflazione di sentimento e di emozioni che vivono della loro precarietà. Un mondo timoroso di esistenze bloccate, nella loro energia vitale, da infermità o dalla prospettiva della morte. Una società che si affida alla tecnica e alle pratiche biomediche per rimuovere gli ostacoli di una esistenza naturalisticamente concepita come “corpo”, corporeità vissuta, eros, sanità biologica e psichica. Tale concezione è giustificata in chiave liberale, quasi costituisse una promozione dei valori democratici.

E, invece, che cos’è?

In generale, siamo di fronte ad un processo “darwiniano”, di selezione che parte dagli individui e non più dagli Stati anche se questi, come dimostra il caso dell’Inghilterra, hanno tutto l’interesse a risparmiare, come nel caso dei malati terminali che sono chiamati a “scegliere” di poter morire. Questo processo di selezione, per cui un anziano malato non ha diritto di essere e un bambino down non ha più diritto di nascere, viene chiamato “progresso”. In realtà si tratta di una selezione che, non potendo venir imposta dall’alto viene promossa dal basso secondo l’idea, falsamente liberale, per la quale il potere deve assecondare i desideri dell’individuo. L’eugenetica liberale, nel suo mirare ad un mondo di perfetti, entra però in contrasto - come Jürgen Habermas ha mostrato molto bene nel suo “Il futuro della natura umana” - con i fondamenti egualitari dello Stato democratico. L’eugenetica “migliorativa”, non quella curativa, è selettiva, aristocratica. È una posizione di destra che si ammanta, falsamente, di progressismo.

Quale può essere il ruolo della Chiesa in una società di questo tipo?

La concezione di tipo naturalistico non è altro che il prodotto della secolarizzazione. Questa dà luogo ad una “mutazione antropologica” che Pasolini (nella foto, ndr) aveva, alla metà degli anni 70, diagnosticato lucidamente. La società non è più cristiana. Non lo è più nel modo di sentire. Il che impone un ripensamento della presenza della Chiesa la quale non può non riprendere, come dinamica, il modello dei primi secoli.

Quale modello rimane?

Quello di una testimonianza cristiana che si ripropone nella sua semplicità essenziale. I giovani di oggi, per intenderci, non hanno la più pallida idea di cosa sia il cristianesimo. Siamo, sostanzialmente, in una terra pagana che ha un vago ricordo della sua storia cristiana documentata da chiese ed opere d’arte, residui gloriosi di un mondo passato. Nel presente rimane solo un’ostilità senza motivo. Colpisce, per esempio, l’ostilità verso il Papa,verso questo Papa che è un uomo buono e mite, verso la Chiesa accusata delle peggiori nefandezze da persone che non hanno la minima conoscenza dei processi storici. Il cristianesimo, in un mondo siffatto, non ha coperture di sorta. Può solo riproporsi nella semplicità di testimonianze, di piccole comunità capaci di veicolare la bellezza e la verità della tradizione cristiana. Ciò non significa, ovviamente, che la Chiesa sia morta.

E sul piano pubblico cosa deve fare una presenza cristiana?

Deve sviluppare una riflessione culturale all’altezza della situazione e, al contempo, valorizzare quelle espressioni del mondo laico che avvertono lo stesso quadro drammatico. Un dialogo che, senza scartare nessuna voce, sia mirato particolarmente alla sinistra, la quale, fuori dal progressismo ideologico, presenta voci dissonanti di grande interesse. Penso al manifesto sulla “Emergenza antropologica”, pubblicato su Avvenire, firmato da Giuseppe Vacca, Pietro Barcellona, Paolo Sorbi e Mario Tronti. Penso alla “teologia politica”, richiesta da Tronti e da Pasquale Serra, come argine e possibilità di ripresa ideale di fronte ad una secolarizzazione che spinge la società sempre più a destra. La Chiesa ha qui qualche opportunità di far valere le sue ragioni, che non sono meramente ragioni “particolari”, solo se saprà intercettare e porsi in dialogo con queste voci. Diversamente il trend dominante porterà ad etichettare la sua posizione semplicemente come “reazionaria”, mettendola così fuori gioco.

Qual è, quindi, il compito dei cattolici presenti nei vari schieramenti?

La tutela e la valorizzazione della persona nella integralità delle sue dimensioni. E questo secondo una dimensione ideale che permetta di far comprendere dove sta la destra, incurante dei più deboli, e dove il vero progresso.