1516, il primo Ghetto. Storia e storie degli Ebrei veneziani

È stato il primo ghetto della storia, ma nella sua storia ha assunto un significato e un vissuto radicalmente opposti rispetto al messaggio negativo impressogli specie dalla barbarie nazista, e simbolicamente identificato in quello di Varsavia. Quando la Serenissima istituisce il ghetto, cinquecento anni fa, dà vita a un’esperienza di reciproca contaminazione che per quasi tre secoli caratterizzerà una realtà unica nel suo genere. Di questo straordinario percorso si parlerà

giovedì 6 aprile alle 17.30
nella sede del Museo della Padova Ebraica

via delle Piazze 26, Padova

in occasione della presentazione del libro di

Francesco JORI
1516, il primo Ghetto – Storia e storie degli Ebrei veneziani
(Edizioni Biblioteca dell’Immagine)

Iniziativa a cura dell’Associazione culturale Antonio Rosmini, del Museo della Padova Ebraica e di CoopCulture.

Dopo il saluto del presidente dell’Associazione Rosmini, Andrea PIN, ne parleranno

Enzo PACE, docente di Sociologia delle religioni all’Università di Padova,

Gadi LUZZATTO VOGHERA, direttore del Cdec di Milano, il principale istituto italiano di storia e documentazione dell’ebraismo contemporaneo

Sarà presente l’AUTORE.

Il libro di Jori prende le mosse dalla scelta di Venezia che va controcorrente rispetto a tutte le grandi potenze dell’epoca: la Serenissima li tiene, sia pur assegnando loro una zona specifica della città. Nasce da lì una storia che propone uno spaccato di una Venezia in cui convivono razze, fedi, mestieri, tipi umani e stili di vita diversi, e nella quale il Ghetto rappresenta un singolare universo limitato nello spazio ma affollato nelle situazioni.

Dai 700 abitanti iniziali si passa a 5mila, il che dà vita a una singolare sky-line con case alte fino a sette piani. Uno spazio in cui si prega e si fa festa, si studia e si sgobba, si osservano i riti e si ricevono visite di tutti i tipi. In un simile contesto si sviluppa un intenso rapporto tra ebrei e veneziani, che poggia su due grandi pilastri: l’economia, attraverso l’attività ebraica dei banchi di pegno, ma anche la cultura, con la straordinaria stagione del libro.

Nelle pagine del testo gli eventi principali si intrecciano con la narrazione della vita quotidiana, documentando il grande contributo della comunità ebraica al luogo in cui vive.

 

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